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Redazione

Il sentiero del viaggio interiore di Vincenza Sollazzo. La nostra recensione

Edizioni Psiconline ha pubblicato nella collana Punti di Vista "Il sentiero del viaggio interiore. Conosciti, amati, guarisciti" di Vincenza Sollazzo. (408 pagine, 26,00 Euro).


 copertina-il-sentiero-del-viaggio-interioreIl saggio si rivolge a tutti coloro che presentano il desiderio di conoscere se stessi.
È un bisogno che riguarda tutti, perché è un bisogno che nasce con l’uomo.



La sofferenza è il tema de "Il sentiero del viaggio interiore", intesa, oltre che come penoso fardello, come chiamata iniziatica o malattia creativa dell’anima e le strategie psicoterapeutiche per trasformarla e favorire il naturale percorso psicologico, le attitudini vocazionali, la “Bellezza” dell’esistenza, preclusa dai sintomi, devitalizzanti, coercitivi.
Quale motivazione, profonda e significativa, spinge un soggetto sofferente a chiedere l’aiuto dello psicologo del profondo o psicoterapeuta?
Il malessere contingente ed oppressivo di cui il soggetto è colpito ed il bisogno di autoconoscenza, presente nella sua anima ed in ognuno di noi.
Quando il malessere del presente, in particolare, diventa insopportabile, il soggetto sente di “toccare il fondo”, la sensazione di smarrimento e sgomento, quel momento di estremo disagio, fa scattare dentro di sé una spinta intensa ed irresistibile a risalire.
In quel preciso momento decide allora, irrevocabilmente, di “prendere in mano le redini della propria vita”.
Non vuole soggiacere al malessere né esserne governato.




[caption id="attachment_2639" align="alignright" width="210"]FIRMALIBRO di Vincenza Sollazzo FIRMALIBRO di Vincenza Sollazzo "Il sentiero del viaggio interiore"

Ne scaturisce un bisogno di interrogarsi sul malessere, per conoscere l’opprimente disagio, nel tentativo, comprendendolo, di esorcizzarlo.
La sofferenza psicologica turba tutte le sfere della vita dell’uomo, da quella cognitiva a quella affettiva, spirituale, relazionale.
La psicoterapia diventa quindi un viaggio, simile a quello dantesco, dove la Conoscenza si intreccia con la Cura. Lo psicoterapeuta guida questo viaggio, come l'autrice, Vincenza Sollazzo, ne "Il sentiero del viaggio interiore" guida il lettore alla scoperta della propria interiorità, ed in tal senso diventa un invito al lettore a non fermarsi di fronte ai blocchi inaccettabili, imposti dal dolore.


Vincenza Sollazzo nasce in Calabria nel 1965, si laurea in Psicologia alla “Sapienza” di Roma nel 1988 e si specializza in Psicoterapia individuale, presso l’ ISP (International School Psicologhy), nel 1994.
Prosegue la sua formazione con Masters di 2° livello su infanzia e adolescenza e partecipa a numeri corsi di aggiornamento studiando Sanscrito, Storia delle religioni, Filosofia della scienza.




[caption id="attachment_2748" align="alignleft" width="300"]Vincenza Sollazzo Vincenza Sollazzo


Dal 1986 inizia con la guida eccellente del prof. Aldo Carotenuto lo studio e l’approfondimento dell’inconscio tramite la Sincronicità e le discipline inerenti (ipnosi, meditazione, immaginazione attiva, spiritualità, epistemologia), con un approccio speculativo (scrivendo articoli specifici e divulgativi) e pragmatico, legato quest’ultimo anche all’attività di psicoterapeuta che svolge a Trento ed in provincia di Venezia, da lungo tempo.

 

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Intervista a Matteo D'Angelo. Dal BUK 2014

Edizioni Psiconline ha intervistato Matteo D'Angelo  autore di "La stella alpina e la farfalla. I riflessi dell'anima", al Modena BUK Festival 2014


[caption id="attachment_2638" align="alignleft" width="240"]Matteo D'Angelo e Roberta Sorrentino Matteo D'Angelo al BUK 2014

Incontriamo Matteo D'Angelo al Modena BUK 2014, ha appena concluso la presentazione del suo libro “La stella alpina e la farfalla, I riflessi dell'anima”.
Lo raggiungiamo al tavolo dove il pubblico si avvicenda per far firmare la propria copia, appena acquistata allo stand, le shopping bags di Edizioni Psiconline testimoniano la recente sosta allo stand per l'acquisto.



È difficile davvero avvicinarlo, perché tantissimi ammiratori affascinati dalla presentazione non lo lasciano andare via, sono curiosi, vogliono conoscere meglio Matteo D'Angelo, probabilmente perché "La stella alpina e la farfalla" lascia ai lettori tantissimi spunti di riflessione, e questa particolarità è emersa già durante la presentazione, perché è un libro che ti impone di fermarti a riflettere, ricco di spunti e di "semini" (come dice l'autore), dove i lettori stessi danno il senso ad ogni singola parola con la carica che solo il vissuto personale può dare.
Nella introduzione definisce questo libro "un manuale di sopravvivenza per giovani e meno giovani “principi” sperduti nella giungla femminile, ma che non si rassegnano a ricercare quel calesse anche solo provato". e conclude con un invito "ascoltate il vostro corpo perché esso vi comunica costantemente ciò che è meglio per voi, sentiatevi uno e riuscirete a non mentirvi".




[caption id="attachment_2633" align="alignright" width="300"]Presentazione di Presentazione di "La stella alpina e la farfalla" e incontro con il pubblico

Il tema dell'Uno e del Tutto appunto, è il filo conduttore e la ricerca incessante dell'Io. Protagonista è Marianna, coinvolta in un confronto quotidiano con gli altri e con se stessa, e alla costante ricerca di un equilibrio, convinta che tutti siamo Uno e, quindi, se miglioriamo noi stessi miglioramo gli altri. Interpreta i segni che la vita le manda, cerca in tutti modi di comprenderne il significato: sa che essi indicano la via.
C'è poi il vecchio saggio che nessuno sa chi sia, ma che ha molto da dire.
Piegato dalle fatiche e dai dolori di una vita che sentiva avergli tolto, più che dato, aveva passato la sua vita a chiedere alla vita stessa qualcosa che sentiva mancasse dentro di sé e questo gli aveva impedito di dare alla vita ciò che, invece, dentro sé aveva.
Aveva passato una vita a chiedere di ricevere e non aveva mai compreso che doveva dare ciò che aveva e smetterla di guardare ciò che non aveva. Guardava ciò di cui aveva paura e puntualmente si realizzava, non aveva capito che è dove la mente, prima e lo sguardo, poi, si posano che il corpo arriva. L’Universo realizza ciò che davvero vuoi.
Un libro profondo che fa riflettere, e impone una ulteriore lettura, perchè ogni pagina va riletta e ripensata, perché il senso ad ogni singola parola, ad ogni “semino” (come lo chiama l’autore), lo dà proprio chi legge, con la sua unicità.


L'autore è qui vicino a noi, possiamo finalmente intervistarlo




[caption id="attachment_2732" align="alignright" width="168"]1474775_10202531619640186_598913724_n Il FIRMALIBRO

D. Grazie Matteo per la tua disponibilità, ti chiediamo soltanto qualche minuto, tra poco potrai tornare al FIRMALIBRO con i tuoi lettori. Come è nata l'idea di scrivere questo libro?
R. Ho sempre scritto nella mia vita, vuoi per attività politica, vuoi per lavoro. A scuola, poi, i temi di italiano erano per me una valvola di sfogo, seppur nei limiti delle tracce fornite. Insomma, i miei pensieri sono sempre stati pubblici, sia oralmente che per iscritto. Poi, verso fine del 2012, mi sono detto: "Eppure c'è qualcosa di cui non ho mai espresso, scrivendolo, pubblicamente: non ho mai parlato di Vita.".
Ero arrivato ad un punto in cui sentivo il bisogno di condividere un mio punto di vista fino ad allora condiviso solo verbalmente con le persone con cui mi trovavo ad interloquire sull'argomento.
Sentivo il bisogno di lanciare un semino.


D. Ci hai pensato a lungo prima di scriverlo, o è stato scritto di getto quindi è il frutto di una ispirazione improvvisa? E quanto tempo hai impiegato per scriverlo?
R. L'ho scritto di getto, ho raccolto le idee e qualche spunto scritto qui e lì (tratto da qualche mia affermazione scritta via sms o via facebook) ed in un mese era pronto, ma il lavoro di "preparazione", per così dire, durava da anni.
Più di qualche persona a me vicina, nel tempo, ha dimostrato interesse per ciò che scrivevo e per come lo scrivevo e, spesso, l'invito era "dovresti scrivere un libro".
E così è stato.
I miei genitori pensavano che stessi scherzando quando risposi loro che stavo scrivendo un libro: mi vedevano scrivere freneticamente e solo l'arrivo del contratto da firmare li convinse.




[caption id="attachment_2731" align="alignright" width="210"]15974_5000590225224_1807319412_n La stella alpina e la farfalla

D. Perchè nella introduzione affermi che questo libricino è un manuale di sopravvivenza? Quale aiuto può dare ai lettori?
R. È una "mappa di segni", come dico nella prefazione: vorrei che i lettori letteralmente interloquissero con il libro in modo tale da trovare da sé stessi le risposte.
Posso dir loro (soprattutto ai maschietti) come accendere il fuoco, ma sta a loro capire se, nel determinato momento e posto in cui si trovano, possono accenderlo o, eventualmente, quali accorgimenti prendere.
Ecco perché "manuale di sopravvivenza".


D. Che cosa è possibile vedere, cogliere in questo libro?
R. La tensione. Tensione tra generi, tensione tra appartenenti dello stesso genere, tensione interiore.
La protagonista è in conflitto con se stessa e con gli altri, ma non perché sia una cattiva persona, ma perché ha intrapreso un percorso di cambiamento.
Per cominciare a camminare c'è un momento in cui devi perdere l'equilibrio, ma l'equilibrio in sé è una tensione perché per trovare l'equilibrio devi oscillare costantemente, fino a rendere l'oscillazione impercettebile. Proprio come durante un cammino.
Se poi questo cammino è interiore, beh, capirete come la tensione sia estrema...


D. Perchè la scelta di una figura femminile principale (Marianna)?
R. Lo dico nella prefazione: all'universo femminile è dedicato tutto il mio amore. A loro "pago un pegno", riconosco loro la forza generatrice della vita.
Le donne si immedesimeranno e si scontreranno con il libro per le affermazioni in esso contenute, molto più degli uomini, per questo c'è bisogno che certe affermazioni siano sostenute da una giovane donna.
E poi Marianna è la parte femminile di ogni uomo.


D. Ci puoi spiegare questo brano dal tuo libro: “Ascoltate il Vostro corpo perché esso Vi comunica costantemente ciò che è meglio per Voi, sentiateVi uno e riuscirete a non mentirVi”.
R. Sono convinto che il linguaggio del corpo sia indispensabile nella comprensione di sè. Si parla tanto dell'interpretazione del prossimo tramite il linguaggio del suo corpo, ma dell'interpretazione di se stessi quasi nessuno si interessa.
Man mano che aumenterà la comprensione di noi stessi diminuiranno le tante piccole/grandi bugie che costantemente diciamo a noi stessi. L'onestà con se stessi va di pari passo con l'onestà nei confronti del prossimo ed una incentiva l'altra.
Ecco perché "sentiatevi uno": sentiamoci una sola cosa con il prossimo e diventerà più difficile mentire a lui. E quindi a noi stessi.
Cosa c'è scritto sull'Oracolo di Delfi? "Uomo, conosci te stesso e conoscerai l'Universo e gli Dei".
Insomma, la strada da percorrere è indicata e l'indice non punta fuori da noi stessi.


D. “...aveva passato la sua Vita a chiedere alla Vita stessa qualcosa che sentiva mancasse dentro di sé e questo gli aveva impedito di dare alla Vita ciò che, invece, dentro sé aveva” parole davvero profonde quasi un monito per il lettore. Quale messaggio si cela in queste parole? E a chi è rivolto?
R. È rivolto all'ingordigia. Per me è fondamentale il concetto di "Tutto/Uno". È l'ingordigia di averi, di affetti che caricano la persona. Avere avere avere avere avere. Ma è nel Dare che si cela il Benessere. Dare dipende esclusivamente da se stessi, mentre Avere presuppone che qualcun altro ci dia, ma perché mai dovremmo pretendere qualcosa dagli altri? Dove sta scritto? Se il tentativo perenne di accumulo ha portato l'Umanità nelle condizioni attuali, non è che magari è sbagliato qualcosa alla base? Ecco, per me è nel rapporto con gli altri che dobbiamo cambiare approccio.
Bisogna invertire la direzione delle forze: non per (tentare di) prendere, ma per dare.
Se tutti dessimo, tutti riceveremmo.


D. Marianna, il vecchio Saggio, due personaggi diversi, si intravedono speranza, fiducia, amore per la vita nelle parole di Marianna,  tristezza, delusione, angoscia nel saggio. Quali spunti di riflessione lasciano al lettore?
R. Vero ciò che nelle due figure si intravede, ma alla fine è il Vecchio Saggio che aiuta Marianna. Leggendo il libro il lettore deve tenere sempre presente il concetto di Unità. Nulla è in contrapposizione, nulla è diverso, nulla è altro (o altrove), ma è tutto Uno.
Il libro è un semino: quando piantate un seme mica andate a vedere di quali cellule è composto, lo sapete che è composto da miliardi di cellule diverse e con funzioni diverse, ma l'unica cosa che a voi interessa è che il seme germogli e che, poi, la pianta dia i suoi frutti.
Tutto è Uno: voi con me, io con il libro, il libro con i suoi personaggi, i personaggi con voi.
Non facciamo forse tutti parte di qualcosa di più grande?1489082_207964792722620_1999871519_n


Ti ringraziamo per questa intervista che sicuramente non lascerà indifferenti i nostri lettori. Come il tuo libro che lascia un "seme" in chi lo legge. Un libro che fa molto riflettere, una guida per chi ha intrapreso un percorso di cambiamento e di crescita interiore.


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Come in un film, al BUK 2014. Intervista ad Eleonora Capitani

Eleonora Capitani ha presentato "Come in un film. Il cinema come mezzo di espressione di sé" tra le novità di Edizioni Psiconline al Modena BUK 2014.


[caption id="attachment_2716" align="alignleft" width="143"]Eleonora Capitani Eleonora Capitani

Un percorso di autoconoscenza, di consapevolezza e di trasformazione interiore. Nel laboratorio descritto nel suo libro, ogni partecipante ha la possibilità di costruire gradualmente il proprio personaggio, utilizzando la scrittura creativa come mezzo di espressione di sé, condividendo poi con gli altri le proprie emozioni e i propri vissuti nei gruppi di condivisione regolarmente svolti alla fine di ogni sessione, per poi giungere infine alla messa in scena dei lavori svolti.


Eleonora Capitani, laureata in Psicologia clinica e della salute, ha condotto corsi di meditazione e gestito gruppi di condivisione.
Ha frequentato il corso di Regia Cinematografica presso la SNCI e il corso di Sceneggiatura presso CinEuropa.
Ha partecipato a vari cortometraggi come aiuto regista e segretaria di edizione e ha scritto soggetti e sceneggiature per cortometraggi e lungometraggi.
Abbiamo incontrato l'autrice a conclusione della sua presentazione, nel salone affollatissimo del BUK di Modena, ma è stata una impresa ardua, perchè il laboratorio proposto nel suo libro ha affascinato moltissimo il pubblico presente, che malvolentireri ci ha concesso di prendere la parola per intervistare la nostra autrice, sottraendola per un po' alla sua curiosità, al suo affetto e al FIRMALIBRO.




[caption id="attachment_2635" align="alignright" width="300"]Eleonora CApitani Eleonora Capitani al Modena BUK 2014

D. Innanzitutto grazie Eleonora per il tempo che ci stai dedicando, nonostante tu debba intrattenerti con il tuo pubblico che non vuole farsi sfuggire questa fantastica occasione di parlare con te del tuo libro, cercheremo di concentrare in poche domande la nostra intervista.
Come nasce il progetto di Come in un film, che unisce le tue grandi passioni: la psicologia, il cinema, la meditazione?

R. L’idea di elaborare il corso descritto in questo libro è nata in primo luogo da un’esperienza che ho avuto durante un tirocinio formativo per l’abilitazione alla professione di psicologo.
Stavo seguendo Anna e un giorno mi è venuto in mente di chiederle di raccontarmi la sua vita, così da poterne un giorno fare un film. Abbiamo iniziato il lavoro quasi per gioco.
Immaginare insieme il film della sua vita è stata per Anna un’esperienza importante: mi ha detto molte volte che è stato per lei un po' come se il suo pesante bagaglio di ricordi si fosse alleggerito.
Dopo questa esperienza ho pensato che tutti noi in realtà ci portiamo dietro un bagaglio di vissuti  chi più e chi meno pesante, e a tutti noi può far bene alleggerirsi un po', lasciandosi aiutare da qualcuno che possa condividere con noi il peso di questo bagaglio.
Ho anche pensato che normalmente, in contesti quotidiani non è facile fermarsi a riflettere su se stessi e trovare la modalità giusta per condividere le proprie esperienze e dare un senso alla continuità del nostro essere, quindi l’idea è stata quella di creare uno spazio appositamente dedicato all’espressione profonda di sé, utilizzando e integrando le mie conoscenze.
Io sono psicologa clinica e della salute e mi sono laureata con una tesi dal titolo: "La meditazione come metodologia d'approccio all'unità mente-corpo".
Ritengo che la meditazione sia uno strumento fondamentale per  familiarizzare con la nostra mente, per conoscerci meglio; non è evasione o fuga, tutt'altro, consiste nell'essere completamente onesti con noi stessi, aiuta a vedere dentro di noi con maggiore chiarezza e più in profondità.
Inoltre favorisce il rilassamento e migliora il benessere psico-fisico.
Il cinema è sempre stata una mia grande passione: fin da piccola amavo guardare film e io stessa scrivevo poesie evocative di immagini, che mi sarebbe piaciuto un giorno vedere su un grande schermo.
Ho avuto quindi l'idea di integrare in questo progetto anche le conoscenze che ho acquisito in corsi di sceneggiatura e di regia cinematografica, perchè sono convinta  che le tecniche cinematografiche possano essere un valido ausilio in un percorso di autoconoscenza se si pone  l'accento sul processo creativo, più che sul prodotto artistico finale.
Lo scopo principale di questo progetto è quindi quello di fornire strumenti e applicarli per contribuire allo sviluppo delle capacità immaginative, espressive e creative dei partecipanti e adesso anche dei lettori!




[caption id="attachment_2717" align="alignleft" width="200"]copertina-come-in-un-film-x-sito Copertina di "Come in un film"


D. Quale metodologia hai usato nel corso descritto in questo libro?
R. La metodologia che ho pensato di utilizzare in questo corso è una metodologia a carattere pratico-esperenziale.
Si parte da un’introduzione teorica generale su come si realizza un prodotto audio-video, a partire dall’idea iniziale fino alla messa in scena, ponendo molta attenzione, durante i vari passaggi, alla costruzione psicologica dei personaggi; si utilizzano esercitazioni pratiche in cui ogni partecipante costruisce il proprio personaggio; si fanno poi gruppi di condivisione sulle esperienze pratiche effettuate e sui relativi vissuti emotivi associati.
Per finire c’è la realizzazione di un cortometraggio in cui si mettono in scena i lavori prodotti durante il corso.
Come dicevo, lo scopo principale di questo progetto è essenzialmente quello di fornire strumenti e applicarli per contribuire allo sviluppo delle capacità immaginative, espressive e creative dei partecipanti.
I partecipanti di questo corso hanno avuto la possibilità di mettersi in gioco in prima persona per realizzare un prodotto audio-video completo in cui hanno potuto esprimere simbolicamente parti di sé difficilmente esprimibili solo con le parole.
Come ho scritto nel libro:
"Questo non è un corso per diventare sceneggiatori, ma per utilizzare la tecnica utilizzata per la sceneggiatura per esplorare noi stessi più in profondità ed esprimere parti di noi difficilmente esprimibili nella vita di tutti i giorni".

D. All'interno del libro ricorrono spesso questi  termini, che tra l'altro danno anche il titolo ad un  capitolo: il tempo e le emozioni. Che cosa rappresentano il tempo e le emozioni?
R. Penso che l’arte cinematografica sia intimamente collegata con il tempo, con il nostro essere nel tempo e la nostra percezione del tempo.
Possiamo nel cinema manipolare il tempo, cambiare la realtà delle cose, controllarle.
Questo non è qualcosa che possiamo fare facilmente nella realtà quotidiana, ma è qualcosa che possiamo fare concretamente e sempre nel nostro mondo interiore, possiamo diventare i registi della nostra mente, scrivere e riscrivere le nostre storie, prenderne il controllo, dar loro un significato profondo.
Sappiamo tutti che la nostra percezione del tempo cambia anche in base al nostro stato emotivo, delle volte il tempo sembra volare, altre invece non passa mai. Noi possiamo imparare a gestire e ad utilizzare il tempo soggettivo per il nostro star bene.
Passando adesso alle emozioni, possiamo notare che i termini “emozione”, “emotivo”, “emotività” compaiono spesso nei nostri discorsi.
Ciascuno di noi avverte le emozioni come qualcosa che ha un ruolo importante nella propria vita.
Le emozioni spesso determinano il modo di vedere la realtà, di vivere molte delle nostre esperienze.
Nel corso descritto in questo libro il primo passo nel lavoro con le emozioni è riconoscerle nel momento in cui affiorano.
Tutti noi possiamo imparare ad entrare sempre più in contatto con la nostra vita emotiva.
Tuttavia dobbiamo essere consapevoli del fatto che prima di poter entrare in un luogo di pace dobbiamo necessariamente entrare in contatto con le nostre emozioni, in particolare con la nostra sofferenza, dobbiamo provare ad abbracciarla ed a sostenerla.
La nostra sofferenza non scompare quando ne diventiamo consapevoli, ma cambia il nostro modo di rapportarci ad essa, cambia ciò che pensiamo, ciò che proviamo e ciò che facciamo di fronte a questa sofferenza.
Iniziamo a non aggiungere più sofferenza alla sofferenza.
Senza una consapevolezza della natura più intima di noi stessi continuiamo ad agire in base ai nostri vecchi schemi mentali e a ricreare sempre le stesse sofferenze.
Possiamo imparare a non giudicare le nostre emozioni, ma ad accettare ciò che è in noi.
Possiamo anche gradualmente imparare ad essere presenti alla nostra vita interiore senza giudicarla.
Fintanto che non riusciamo ad entrare in contatto con le nostre emozioni, esse continueranno ad avere il controllo della nostra vita.
Sono profondamente convinta che la responsabilità di iniziare un processo di trasformazione interiore, di crescita personale sia nelle mani di ognuno di noi, abbiamo tutti la possibilità di farlo, basta solo scegliere gli strumenti giusti.
Lavorando sul tempo e le emozioni abbiamo ripercorso l'intero arco della vita con gli occhi della consapevolezza.
Ad esempio,  per quanto riguarda il passato, se ci sono dei nodi che ci tengono ancora legati, rivivendoli, ascoltandoli, consolando le parti di noi che hanno bisogno del nostro sostegno, riusciamo più facilmente a scioglierli e a lasciarli andare, liberandoci.
Come diceva una grande poetessa russa: Anna Akmatova, l’uomo con l’infanzia nutre tutto il suo potenziale creativo, tutta l’attività creativa del periodo adulto.
L’infanzia è un periodo della vita ricco di immaginazione e creatività, spesso però nel corso degli anni perdiamo il contatto con questa parte di noi, ce ne dimentichiamo, lasciando che giaccia addormentata nelle profondità di noi stessi, ricoperta di polvere.
Con l'esercizio descritto in questo libro proviamo a riprendere il contatto con la nostra infanzia, con questa parte di noi spesso dimenticata o perlomeno trascurata, a cui non diamo più tanta importanza.
L’esercizio sul presente si propone invece di aumentare la nostra consapevolezza delle risorse che possediamo nel momento presente.
Il tempo presente è il qui e ora, è il tempo in cui dimorano tutte le nostre risorse e potenzialità.
Difficilmente riusciamo a stare veramente nel presente, troppe cose ci distraggono, ricordi del passato, progetti futuri e molti altri fattori fanno sì che non riusciamo a vivere questo tempo pienamente e profondamente.
Il futuro è il tempo in cui si realizzano i nostri progetti.
Il tempo in cui i semi che abbiamo piantato ora, qui nel presente, sbocceranno e daranno i loro frutti permettendoci di uscire dalle gabbie che spesso noi stessi ci siamo creati nel corso della vita.
Infine, per mettere insieme i tre tempi c'è un esercizio che riguarda tutto l’arco della vita, basato sul recupero dalla memoria dei momenti significativi.
In questo esercizio è possibile ripercorrere tutta la vita come se fosse un sentiero che parte dalla nascita ed arriva fino ad oggi, questo è utile per dare continuità e significato alle nostre esperienze.

D. Un altro capitolo è incentrato sul personaggio e sulla crescita del personaggio. In che modo, lavorare sul personaggio aiuta il lavoro sulla persona?
R. Lavorando sul personaggio siamo più liberi dalle difese psicologiche che potrebbero ostacolare un percorso di autoconoscenza se si lavorasse nello stesso modo sulla persona.
Lavorare sul personaggio favorisce una certa distanza che aiuta ad essere più obiettivi e a fare maggiore chiarezza in noi favorendo la crescita personale.
In genere nei film la crescita ha a che fare con la reazione del personaggio ad un conflitto in cui è coinvolto.
Un personaggio può crescere facendo la scelta corretta, così come anche facendo la scelta sbagliata.
Inoltre un personaggio deve avere un obiettivo, da raggiungere.
L’obiettivo in un film è di solito legato ad un bisogno interiore del protagonista che cerca in qualche modo di soddisfare superando degli ostacoli che si trova di fronte nel suo percorso.
Attreverso alcuni esercizi possiamo individuare i bisogni del nostro personaggio, che può essere una proiezione della persona o anche solamente una proiezione di una parte della persona a cui vuole dar voce.
Una volta individuati questi bisogni possiamo definire l'obiettivo che il personaggio vuole raggiungere e gli ostacoli che sono sul suo cammino, per giungere infine al superamente di questi ostacoli.15104_10203241469784498_1097551703_n

D. Quello che hanno in comune la psicologia e la cinematografia è il racconto. Quanto è importante il racconto nella vita di ognuno di noi?
R. Come dicevo, sono profondamente convinta che la responsabilità di iniziare un processo di trasformazione interiore, di crescita personale sia nelle mani di ognuno di noi, e penso che possiamo iniziare questo processo proprio raccontando la nostra storia, possiamo così a poco a poco integrare tutte le parti di noi stessi e vivere la vita più profondamente.
In un racconto è possibile mettere un intero mondo interiore, storie, emozioni, sensazioni.
L'importanza del racconto si può evincere anche dalle parole di una persona con cui ho fatto questo percorso seguendola individualmente via Skype:
"Cercavo qualcosa che avesse un inizio, una fine e una concretezza. Cercavo una chiave, una piccola crepa nel guscio e nelle convinzioni che mi ero creata e dentro le quali, alla fine, non mi sentivo nè a mio agio nè a casa".
"Questa esperienza è stata come accendere dei cartelli stradali. Alla fine ho trovato una direzione e ho scoperto che il labirinto mi riportava a casa. Una casa mentale ed emotiva, che non riuscivo mai ad afferrare".
"È stato divertente cimentarsi nella scrittura di un film. Avevo bisogno di qualcosa che mi permettesse non solo di buttare fuori pensieri ed emozioni, ma anche che mi aiutasse a vedere e focalizzare. Avevo bisogno di dargli una forma.
La storia che ne è venuta fuori non è un racconto un po' folle figlio dell’analisi di paure e frustrazioni, ma il frutto di un’osservazione di se stessi fatta con amore.
Ho visto tanti film, e siamo tutti delle grandi case di produzione cinematografiche dentro di noi, per una volta mi sono presa cura di uno di questi miei film e dentro ci ho scoperto, come Alice, il mio paese delle meraviglie".
"Non è che ci sono effetti speciali miracolosi che possono risolvere problemi e situazioni, ma possiamo quotidianamente dare un senso a quello che facciamo e prendercene cura con amore.  Questo sì.
Siamo tutti seduti sopra dei tesori che non vediamo. Ed è davvero un peccato non prendere una torcia ed avventurarsi per andarli a cercare.
Adesso ho la torcia e sono partita all’avventura.
Augurami buon viaggio".
Francesca
Così come l'ho augurato a Francesca, auguro di cuore buon viaggio a tutti i lettori!


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Redazione

Intervista a Luca Paolo Libanora autore di "Trovare lavoro e vivere per sempre felici" dal Modena BUK 2014

Sabato 22 febbraio al Modena BUK 2014, Luca Paolo Libanora, ha presentato il suo  "Trovare lavoro e vivere per sempre felici" .


[caption id="attachment_2637" align="alignleft" width="300"]FIRMALIBRO con Luca Paolo Libanora Luca Paolo Libanora "Trovare lavoro e vivere per sempre felici"

Salone affollatissimo, pubblico in fermento, l'argomento trattato è sicuramente di attualità, molto, molto sentito e vissuto da molti presenti in sala, che già prima dell'inizio si sono avvicinati curiosi a sbirciare un po' tra le righe del volume cercando qualche spunto per il dibattito, alcuni l'avevano già comprato.



Una breve introduzione del nostro autore è dovuta: Libanora è psicologo e imprenditore, si occupa di clinica, formazione aziendale nell'ambito delle risorse umane ha dedicato parte della sua formazione agli aspetti collegati all'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ha creato modelli di intervento nell'ambito del recluting e della selezione del personale.


Il mondo del lavoro è cambiato rapidamente riscrivendo le regole di ricerca di occupazione, i canali informali che sono difficile da intercettare.
Le offerte di lavoro, sempre meno vengono veicolate per i canali tradizionali perdendosi attraverso tanti canali informali che sono difficili da intercettare.
Il libro suggerisce come sfruttare i canali meno conosciuti per orientare in modo vantaggioso la propria ricerca consentendo a chi si appresta ad offrire la sua candidatura una quantità enorme di informazioni che può sfruttare a proprio vantaggio. Vengono inoltre toccati aspetti difficilmente trattati nella letteratura specialistica su come affrontare l'ingresso lavorativo, creare legami stabili con colleghi e superiori per essere in grado di superare le normali difficoltà.
Nei primi capitoli vengono riportati principi guida per orientarsi nell'attuale mercato del lavoro, come e dove cercare, come proporsi alle aziende e come affrontare il colloquio di selezione, come conoscere i trucchi per saper prevedere le mosse dell'avversario (il reclutatore) insomma imparare a capire che tipo di azienda è, cosa cerca cosa si aspetta dal  candidato lavoratore.
Una sezione molto curata è dedicata alla guida alla stesura del cv della lettera di presentazione e soprattutto la guida al colloquio. Consigli per vincere l'ansia ed affrontare al meglio il colloquio imparando a non commettere gli errori tipici di chi cerca lavoro.
Per finire: "Cogliere le opportunità dalla crisi" Cinque storie di chi l'ha fatto e un'utilissima appendice con modelli di cv lettera di presentazione, domande consuete nell'intervista di selezione.
Ma a questo punto è meglio dare la parola a Luca Paolo Libanora.


D. Perché ha sentito l'esigenza di scrivere questo libro?
R. La storia di questo libro è un po’ la sintesi dei passaggi della mia attività professionale: sin da quando mi è stato chiesto di dedicarmi al sostegno psicologico di persone che vivono la difficoltà della mancanza di lavoro, mi sono reso conto che un supporto terapeutico non era la risposta migliore per persone che vivevano spesso un dramma personale e familiare, oltre che economico. Insomma è necessario dare alle persone risposte pratiche: aiutarle a rientrare nel mercato del lavoro e sicuramente fornire loro strumenti efficaci che consentano di riformulare un progetto di vita. Spesso, infatti, molti vedendo appassire i loro progetti lavorativi temono di non avere più un futuro personale. Oppure i più giovani non riescono neppure a formulare un futuro lavorativo e di vita faticando a muoversi nell’incertezza del mercato del lavoro, della formazione formale e delle scelte che devono fare. La consapevolezza che il corso degli eventi può invertirsi è un processo terapeutico più efficace di qualunque altro.
Così, abbiamo iniziato ad inserire in tutte le attività (formazione, bilancio delle competenze, orientamento professionale…) dei training per insegnare a orientarsi efficacemente nel mercato del lavoro, conoscendone tutte le dinamiche, i canali meno conosciuti, i processi di recruiting e selezione. Insegniamo a rintracciare le opportunità, a sfruttare le debolezze di reclutatori non particolarmente competenti, ad affrontare i colloqui di selezione... Inizialmente abbiamo creato una piccola dispensa per fornire un supporto cartaceo che, anche su consiglio degli stessi corsisti, si è mano a mano arricchito di contenuti e strumenti. Il libro, pertanto, riporta i contenuti del training che ha consentito a molte persone, e consente tutt’ora, di ottenere un’occupazione coerente con le loro aspettative di vita proprio sfruttando le criticità del mercato del lavoro.


D. Quali sono le novità del suo libro rispetto ai manuali di consigli e dritte per cercare un lavoro?
R. Nel redigerlo abbiamo seguito due principi, proprio perché abbiamo voluto che rappresentasse una novità: il primo è quello di fare in modo che il lettore riesca a porsi dall’altra parte della barricata, vale a dire dalla parte di chi gestisce il processo di reclutamento e selezione, di chi ha – in pratica – lo scettro per decidere se accettare o meno una candidatura in base alle caratteristiche del candidato e della mansione da ricoprire. Questo per farne comprendere gli aspetti più intriganti e potersi orientare anche sfruttando le debolezze ed i paradossi del sistema. Sin dall’inizio, infatti, abbiamo scelto di non andare “a testa bassa” contro i meccanismi talvolta paradossali del mercato ma, al contrario, di studiarli e sfruttarli a vantaggio di chi cerca un’occupazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, la selezione del personale viene svolta da persone che non hanno competenze e formazione specifiche e pertanto si affidano a meccanismi stereotipici ed emotivi che possono essere facilmente aggirati, conoscendoli. Quindi la novità sostanziale è quella di svelare un po’ i “trucchi del mestiere”. La seconda novità risiede proprio nel fatto che abbiamo cercato di inserire elementi originali, cioè che non derivano da letteratura più o meno specialistica, ma dall’esperienza quotidiana del nostro lavoro e dall’osservazione dei meccanismi e le dinamiche più implicite delle organizzazioni e delle aziende.
L’idea stessa del libro, comunque, pensiamo sia innovativa: il fatto di pensare all’incontro domanda-offerta come un matrimonio (da qui il titolo, e la prima copertina della dispensa auto-prodotta) illustra bene la visione che ribalta l’idea che tutti hanno del fatto che “vince il candidato migliore”. Non è così: tutti noi possiamo essere attratti da un uomo o una donna affascinanti ma poi finiamo per sposare non chi ci ha inizialmente sedotto, ma chi è riuscito anche a persuaderci che era il “candidato” più coerente con le nostre aspettative di chi dovrà condividere la nostra vita. Le persone, quando cercano lavoro, sono troppo preoccupate di sedurre i loro valutatori e troppo poco di persuaderli. Si aspettano così “proposte di matrimonio” che inevitabilmente non arrivano, semplicemente (ad esempio) rendendo attraente il loro c.v. Poi, se le persone non si conoscono bene, i matrimoni sono purtroppo destinati a fallire, esattamente come i rapporti di lavoro, causando sofferenze in entrambi i casi…




[caption id="attachment_2660" align="alignright" width="200"]La copertina del volume La copertina del volume

D. È cambiata la tipologia di chi oggi cerca un lavoro rispetto ad esempio a 15-20 anni fa? Chi si mette oggi alla ricerca di un lavoro conosce meglio la realtà circostante, il mondo del lavoro, è più preparato rispetto a chi lo cercava 15-20 anni fa o al contrario è disorientato e non sa bene come cercare e dove cercare?
R. Con una battuta potrei dirle che 20 anni fa il lavoro non occorreva, probabilmente, neppure cercarlo. Il contesto economico, sociale e culturale era senz’altro diverso, l’economia non era globalizzata e tecnologicizzata come quella attuale e il modello più efficace era quello della micro impresa, che aveva caratterizzato il secondo boom economico localizzato specialmente nel Nord-Est italiano, dove fra l’altro opero. Posso senz’altro dirle che è cambiata molto (e sta cambiando velocemente) non solo rispetto a quell’epoca ma anche rispetto ad epoche molto più recenti. Basterà dire che, per quanto il libro sia stato scritto abbastanza velocemente, ho dovuto più volte modificare cifre e concetti per rincorrere i cambiamenti. Un dato può esemplificare questo passaggio: nel piccolo territorio dove lavoro e risiedo, all’estremo Nord del Veneto, non moltissimi anni fa (parliamo di 6-7 anni) il tasso di disoccupazione era il 3,7%, vale a dire inferiore addirittura al tasso fisiologico del 4% (per definizione quello che riguarda le persone che si iscrivevano ai centri di collocamento in attesa di trovare una nuova occupazione). Oggi i numeri parlano di cifre decuplicate, addirittura oltre il 40% per alcune categorie di lavoratori.
I numeri, però, non raccontano una realtà ancora più drammatica: quella di un modello, quelle delle PMI, che non resiste alla globalizzazione, di un’industria che non è in grado di offrire forza lavoro e, al contrario, sta pensando a una seconda fase di delocalizzazione, di interi distretti (nella mia zona quello dell’occhiale, del mobile, della sedia, della coltelleria…) in crisi profonda se non, in qualche caso, spazzati via in pochi anni.
Ma se la sua domanda è: “come sono cambiate le persone, anche nelle dimensioni implicite e nei comportamenti?” le posso dire che noto un atteggiamento fatalistico e arrendevole che a volte è frutto del disorientamento, a volte nel disinvestimento nel valore del lavoro che, a causa di passaggi politici ed economici, è (come notava Dubin ancora molti anni fa) sempre meno il veicolo per ottenere una gratificazione personale, ancora prima che economica.
Troppe persone si limitano a mandare curricula generici ed attendere una telefonata che non arriva mai, poche quelle che investono in nuovi percorsi formativi o che superano le incertezze di una nuova carriera lavorativa. In pratica, mi sembra che il mondo del lavoro sia cambiato così velocemente che le persone si trovano senza strumenti efficaci e troppo spesso si trovano a subire quella che non chiamerei più “crisi”, ma cambiamento strutturale, che ha cambiato profondamente gli atteggiamenti delle persone, prima ancora dei comportamenti. Molte persone non sono più disposte a lottare per investire nel loro futuro lavorativo, come accadeva fino alla generazione precedente, figlia o nipote del boom del dopoguerra, perché la realtà che le circonda è l’unica che conoscono, ed è una realtà che non premia l’impegno personale, che invita a “sopravvivere” perché il successo è affidato a dimensioni evanescenti (come la fortuna o ciò che fanno gli altri) che non sono predeterminabili.


D. Nella difficile fase della ricerca di un lavoro, ci troviamo spesso di fronte a richieste di personale non ben definite o a pretese esagerate tipo "segretaria laureata in economia e commercio”, “esperta di paghe e contributi”, conoscenza di due lingue straniere di cui inglese fluente, conoscenza di programmi gestionali specifici, esperienza fatturazione bollettazione... non c'è in questo caso confusione di mansioni? Richieste esagerate per la posizione?
R. Dipende dalla posizione. In linea generale, però, posso dire che spesso l’organizzazione non è in grado di descrivere efficacemente la mansione che il candidato deve ricoprire, questo è un lavoro molto complesso – che richiede competenze specifiche – e che precede il reclutamento. Prima della selezione, infatti, passiamo molto tempo in azienda per la cosiddetta “analisi della domanda”. In realtà tutte le aziende, in questo momento, sono fortemente sottodimensionate per cui si richiede alle persone di essere trasversali, perché devono agire mansioni che spesso sono ai margini, o li superano, del loro ruolo professionale.
Per questo insistiamo molto perché i candidati investano nelle competenze trasversali, quelle che già secondo Novara e Serchielli sono i veicoli più efficaci per rendersi utili in più contesti (visto che nelle organizzazioni ci sentiamo costantemente rispondere che “nessuno è indispensabile, neppure il titolare…”). Le competenze trasversali forse non consentono di trovare lavoro, ma sicuramente di mantenerlo. Se l’azienda deve ridimensionarsi, infatti (evento tutt’altro che inconsueto, oggi) più difficilmente rinuncerà ad un lavoratore che si è reso utile in più ruoli o mansioni, perché dovrebbe essere sostituito con un lavoratore altrettanto trasversale o, in alternativa, con altrettanti lavoratori competenti in ciascuna di quelle mansioni.


D. Perchè le aziende non investono nella fase di selezione del personale accontentandosi di adottare metodi non proprio professionali? Per esempio basandosi sull'esperienza del candidato…
R. Usano metodi poco professionali solo apparentemente per vincoli economici: non conoscendo le criticità del processo di reclutamento si affidano a risorse interne o allo stesso titolare, persone che generalmente fanno altri mestieri. Questo accade quasi sempre nelle PMI, ma anche se nell’immaginario il posto di lavoro ideale è nella grande impresa va detto che, in realtà, la probabilità di essere impiegati in una piccola, media o micro impresa è ben maggiore, visto la diffusione di questo modello nel territorio italiano. Nelle piccole aziende non vi sono generalmente competenze e strumenti adeguati alla criticità dei processi e non si è in grado di quantificare il danno economico di un insuccesso sul medio e breve periodo. Il lavoratore che non corrisponde alle aspettative dell’organizzazione è un lavoratore poco efficace con un contratto psicologico uguale o inferiore a quello normativo, che medita l’uscita dall’azienda e quando lo fa, la costringe ad un nuovo reclutamento, ad una nuova socializzazione, all’erogazione di nuova formazione, senza contare che le conoscenze acquisite le va poi a riportare ai concorrenti diretti... Secondo alcuni osservatori questo costa alle aziende fino al 400% del pacchetto retributivo annuo medio del lavoratore sostituito, fra costi diretti e costi indiretti.
Inoltre, il successo della selezione è proporzionale all’ampiezza del panel di candidati ma per poterlo gestire è necessario accedere a canali che le piccole imprese non conoscono e si affidano così all’amico dell’amico e, più raramente, ai c.v. presenti in azienda.
La richiesta di esperienza, poi, è uno dei tanti paradossi del mercato del lavoro, non solo nelle sue dimensioni più evidenti: si richiedono lavoratori che costano poco (giocoforza quelli più giovani) ma li si vuole esperti (che non possono certo essere i più giovani). In realtà il paradosso è ben più intrigante: dimostra l’incapacità dell’organizzazione di fare una valutazione sulla persona, cosa che richiede strumenti specifici, e predirne l’adattabilità alla mansione, dato che lei stessa non è in grado di descriverla dettagliatamente. Così si affida alla “speranza” che un’esperienza fatta in un contesto possa essere tradotta in un altro simile ma mai uguale, senza considerare che questa possibilità dipende in buona parte dalle caratteristiche personali. In altre parole, se un annuncio di reclutamento riporta: “… con esperienza di almeno X anni”, l’organizzazione sta scaricando sul candidato la responsabilità non solo di intuire di cosa l’organizzazione ha bisogno, cosa difficile dato che la stessa organizzazione la descrive solo per aspetti strumentali, ma anche di dimostrare di essere il candidato più idoneo a quella mansione.


D. Il suo Trovare lavoro e vivere per sempre felici  potrebbe essere indirizzato non solo a chi cerca ma anche a chi offre lavoro? Io consiglierei la lettura anche a chi è dall'altra parte proprio perchè c'è molta confusione… Chi cerca lavoro oggi deve essere molto preparato: per muoversi nella giungla delle offerte di lavoro, per compilare un CV efficace ed accattivante, per superare nel migliore dei modi un colloquio di selezione… ma non trova che la stessa cosa dovrebbe fare chi offre lavoro?
R. Sono d’accordo. Lo spero naturalmente ma in questo momento ho notato nelle organizzazioni una risposta alle incertezze con un ulteriore irrigidimento, un arroccamento su modelli conosciuti e ripetitivi, proprio perché conferiscono maggiori certezze, anche se non sono necessariamente i più efficaci. È una naturale risposta alla confusione e all’evanescenza delle relazioni causa-effetto, del resto ampiamente conosciuta nella letteratura del cambiamento organizzativo e trattata da autori importanti come Schein, ad esempio.
Mi rendo conto che in questo momento moltissime aziende vivono sull’orlo della marginalità, ma è anche vero che in un’epoca di terziarizzazione non investire sulle risorse umane è un errore grave, drammatico sul lungo termine. Del resto, è evidente che in questo momento i consumatori non sono attratti dalla qualità del prodotto ed il suo successo è basato su elementi legati al commercio e alla diffusione del prodotto, al marketing e alla comunicazione, insomma tutte condizioni basate sull’uomo e non sulla macchina. In pochi anni ho visto aziende che hanno invertito il rapporto addetti produttivi – addetti amministrativi, che ora sono la maggioranza. E questo è un ulteriore paradosso del mercato (nel libro è dedicato un ampio capitolo su questi aspetti) che rischia di mettere ai margini non solo le singole imprese ma l’intero apparato economico. Del resto, anche se evidentemente non sono questi gli unici motivi, i risultati sono purtroppo evidenti con la perdita costante di competitività delle nostre aziende nel mercato globale…


D. Quali errori si compiono solitamente quando si è alla ricerca di un lavoro?
lavoro1R. Errori se ne commettono molti ma non ci sono degli errori in senso assoluto: ciò che funziona in un contesto può non funzionare in un altro. Se esiste un errore comune è non aver ben compreso che la ricerca del lavoro è un vero e proprio lavoro e richiede conoscenze, capacità e investimento su sé stessi, come qualsiasi altra attività. È un po’ come avere in mano un prodotto potenzialmente vincente ma dover ideare una campagna commerciale e di comunicazione per far conoscere il prodotto, valutandone l’appetibilità sul mercato e farne conoscere l’efficacia. In pratica è necessario fare “marketing di sé stessi” senza aspettare che il mercato recepisca da solo il prodotto perché è evidente che non accade così. La visione sight-seeing non è più attuale. Il primo passo è, pertanto, essere informati sui meccanismi del mercato del lavoro, quelli peraltro ampiamente svelati nel libro, per fare scelte migliori o non commettere gravi errori: ad esempio molte persone con una formazione importante ed una carriera lavorativa potenzialmente prestigiosa inizialmente accettano lavori nel settore produttivo senza prospettiva di ulteriore crescita, magari con contratti brevi o in somministrazione, rischiando di esserne intrappolati. Mi rendo conto che a volte è necessario un principio di realtà, ma credo che valuterebbero meglio le opportunità che si presentano sapendo che nelle aziende è diffusa una credenza per cui un lavoratore non può transitare da un ruolo produttivo a un ruolo amministrativo o manageriale (e viceversa), perché le due culture sono completamente distanti. Il principio forse non è del tutto sbagliato, ma va evidentemente valutata la persona, cosa che non accade quasi mai.


D. Lei afferma che l'azienda non cerca il migliore candidato in assoluto ma quello che si avvicina meglio al “prototipo”. Ma come può chi è alla ricerca di un lavoro a capire qual è questo prototipo?
R. Questo l’aspetto forse più intrigante, a cui è stato dedicato ampio spazio nel libro. È anche un argomento che ha incuriosito molto chi ha avuto l’occasione di leggerlo perché svela probabilmente un aspetto del tutto sconosciuto. Ma la cosa è molto meno complessa di quanto sembra: del resto, tutti noi quando dobbiamo scegliere qualcosa (che sia un prodotto o il partner per la vita) abbiamo in mente un “prototipo” a cui fare riferimento. Poi stabiliamo dei criteri e decidiamo quanto allargare o restringerne i confini secondo l’importanza del singolo criterio. Ad esempio potremmo desiderare un’auto sportiva di un certo tipo ed avere un criterio molto rigido su questo aspetto (cioè, non accetteremo mai di acquistare un’utilitaria). Su criterio colore siamo disposti ad allargare di più la scelta in base alle opportunità presenti. Però, se il venditore ci propone un’offerta economica irrinunciabile possiamo anche modificare i criteri più rigidi. In pratica chi valuta il candidato ha definito dei criteri che descrivono il candidato (età, sesso, competenze, abilità…), ne ha stabilito un ordine gerarchico e l’ampiezza dei confini. Ciò che fanno i selezionatori professionisti è quello di esplicitare questi criteri e la loro ampiezza che generalmente è maggiore rispetto ai selezionatori non professionali, che non dispongono di strumenti adeguati. Bisogna tener conto che i criteri di esclusione e i loro confini sono tuttavia sempre maggiori di quelli di inclusione: chi valuta è infatti preoccupato soprattutto di non commettere il cosiddetto “errore di primo tipo” (cioè individuare falsi positivi) perché se commettesse l’errore contrario (vale a dire lasciarsi sfuggire i candidati migliori) nessuno lo noterà, come avverrebbe nel caso contrario (cioè inserire nell’organizzazione un candidato che non funziona).
Nel libro sono spiegati molti metodi, trucchi e a volte “furberie” per comprendere quale idea abbia in testa il reclutatore: uno, molto banale, che consiglio sempre, è quello di portare il c.v. a mano invece che spedirlo, oppure visitare l’azienda (anche con una scusa) prima di candidarsi. Potremo così osservare come si comportano i dipendenti, come si vestono, con che ritmi lavorano e qual è lo stile della comunicazione e delle relazioni interne ed esterne… avremo delle informazioni fondamentali sulla cultura organizzativa di cui il famoso prototipo è un componente reale e non virtuale. Le aziende sono infatti create sulla base della personale visione dell’imprenditore, spesso con una gestione familiare, ed è comunque un gruppo sociale con le sue regole per cui chi le condivide viene accolto, chi non lo fa viene inizialmente coinvolto nel processo di normalizzazione e, se questo non ha successo, alla fine viene escluso. In altre parole, già la receptionist a cui consegniamo il c.v. o chiediamo una qualsiasi informazione non è altro che la personificazione del famoso prototipo…
Del resto, senza scomodare René Girard e il suo desiderio mimetico, se ci pensiamo bene è una cosa che facciamo sempre se aspiriamo ad essere integrati in un gruppo, ma quando cerchiamo una collocazione la sottovalutiamo e ci presentiamo magari in giacca e cravatta esibendo termini forbiti mentre chi ci valuta è vestito in tuta blu, non ci stringe la mano perché la sua è sporca di grasso e comunica in dialetto!


D. Se paradossalmente il turnover si estende, esistono però molte opportunità di cui non si viene a conoscenza, perchè non pubblicizzate. Quale consiglio darebbe a chi cerca lavoro per venire a conoscenza anche di queste opportunità? E come valuta la possibilità di autocandidarsi se non si ha una rete di conoscenze tale da raggiungere le opportunità nascoste?
cercare-trovare-offrire-lavoroR. Alcuni osservatori autorevoli che ho citato nel libro, come ad esempio Giaconi, condividono l’opinione e riportano dati che dimostrano che in realtà le opportunità lavorative non sono quelle che compaiono negli annunci di pubblicazioni specializzate e generaliste o sulle vetrine delle agenzie di lavoro interinale. Nonostante l’opinione comune, infatti, le maggiori opportunità provengono dalle piccole e medio aziende (che hanno una diffusione maggiore rispetto all’industria) che sfruttano maggiormente canali informali come il passaparla. Nel libro è spiegato come intercettarlo e come sfruttare il turnover fisiologico presente in tutte le aziende, nonostante la crisi del mercato del lavoro.
Un consiglio importante è valutare le opportunità che consentono di entrare in azienda anche semplicemente per stage formativi, mansioni non necessariamente coerenti con le proprie aspettative (ma coerenti con il ruolo lavorativo), o non necessariamente gratificanti dal punto di vista economico perché comunque questo consente di avere informazioni, conoscere persone, avere sentore di opportunità, chiedere aiuto e consigli, conoscere strumenti e modalità nuove… Una cosa che l’esperienza ci ha insegnato è che è molto più difficile trovare lavoro quando il lavoro non lo si ha. Può sembrare una battuta ma nel momento in cui si entra in un’azienda, poi le opportunità magicamente si moltiplicano.


D. E in questo caso quali sono le mosse giuste da fare e quali quelle da evitare?
R. Come dicevo non ci sono mosse giuste e mosse sbagliate in assoluto. Alcune mosse possono diventarlo, come ad esempio inserire nel c.v. informazioni ambigue o poco oggettive che possono essere interpretate in modo diverso, se non opposto, da chi lo valuta secondo la sua personale visione (ad esempio la fotografia, se non è richieste, è meglio non metterla). Ciò che bisogna fare è ricercare più informazioni possibili sull’azienda in cui ci si candida per capire qual è la modalità migliore per compilare il c.v., per candidarsi e per gestire il colloquio e le prove di selezione. Talvolta basta visitare il sito Internet o chiedere informazioni agli amici del social network: difficilmente non troveremo qualcuno che conosce l’azienda, chi ci lavora o ci ha lavorato. I social sono una fonte importante di informazione se la si sa sfruttare… del resto anche le aziende e i reclutatori li utilizzano per avere informazioni sui candidati.


D. Perchè spesso dopo un colloquio positivo si interrompono i contatti?
R. Per vari motivi: a volte le aziende non hanno posizioni aperte ma si stanno creando un panel di candidati a cui attingere per gestire il naturale turnover, oppure semplicemente sono stati scelti altri candidati. Spesso, inoltre, le agenzie di lavoro interinale propongono i candidati con vere e proprie operazioni commerciali senza aver avuto un esplicito incarico da parte delle aziende. Ma un ulteriore motivo è che nonostante riusciamo a fornire un’impressione generale buona o ottima, grazie alle nostre competenze e alle nostre caratteristiche personali, in realtà il già citato prototipo è un po’ troppo distante dalla valutazione per cui è possibile venga scelto un candidato non necessariamente più competente e preparato ma, semplicemente, più coerente con gli obiettivi dell’azienda ed i criteri di inclusione del selezionatore.
Non sempre le aziende comunicano i motivi della mancata scelta e questo contribuisce a lasciare i candidati disorientati e senza risposte e soprattutto senza la possibilità di fare esperienza per candidature successive.


D. Perchè spesso dopo aver inviato i c.v. non si viene convocati oppure non si è mai convocati ad un colloquio? Quale errore si sta facendo?
curriculum vitaeR. L’errore è semplicemente aver inviato curricula generici in modo generico ad aziende scelte a caso sull’elenco telefonico senza avere idea di cosa stiano cercando quelle aziende o, addirittura, se le aziende stiano o meno cercando personale. Questa, purtroppo, è la modalità più utilizzata da chi cerca lavoro ma anche la meno efficace. Fra le centinaia di corsisti che abbiamo formato e aiutato a collocarsi non abbiamo trovato mai nessuno (salvo la classica eccezione che finisce inevitabilmente per confermare la regola) che abbia ottenuto grazie a questo un minimo risultato. L’unico garantito è quello di abbattersi e demotivarsi una volta constatato il crollo delle speranze basata su una errata interpretazione delle regole statistiche: è vero che per la legge dei grandi numeri più ampio è il campione più si approssima alla popolazione ma è importante accertarsi a quale popolazione si fa riferimento.
È
preferibile concentrare i propri sforzi ad individuare opportunità concrete, studiarle ed individuare le modalità più corrette per candidarsi e per affrontare la selezione, produrre documenti coerenti con le caratteristiche della candidatura. Nel libro è più volte riportato che non esiste un c.v. efficace: per ogni candidatura deve esserne prodotto uno coerente con l’azienda e la mansione per cui ci si propone. Nel libro sono inoltre riportati molti “trucchi” per ottenere, ad esempio, lettere di referenze e altri documenti, che hanno un peso importante nella scelta del candidato.


D. Le dinamiche di una intervista di selezione sono tante come fare per dare la risposta giusta?
R. Anche in questo caso il consiglio è che non esistono risposte giuste o sbagliate in assoluto. Nel libro abbiamo dato ampio spazio a questo argomento così come facciamo nei training, in cui insegniamo ad affrontare i colloqui e le altre prove di selezione come ad esempio i focus-group. Il colloquio di selezione è solo una parte del processo di reclutamento ed inserimento lavorativo che non si ferma una volta entrati in azienda e firmato un contratto. Perciò, come anticipato, ogni opportunità va studiata e condotta nel modo coerente con le caratteristiche della candidatura. Importante, ad esempio, sapere in anticipo (e nel libro viene spiegato come farlo) se il selezionatore sarà un professionista o no, le caratteristiche del decisore, le sue aspettative e le modalità con cui è condotto il colloquio e prepararsi ad alcune domande standard conoscendone il significato e l’obiettivo che spesso è tutt’altro rispetto a quello più intuibile. Le cose cambiano molto in base a chi condurrà l’intervista: il selezionatore professionista non farà mai domande dirette, un colloquio condotto con il titolare dell’aziende sarà basato soprattutto su aspetti tecnici. Poiché solo raramente abbiamo a che fare con reclutatori competenti, abbiamo descritto le situazioni più comuni in categorie che fanno riferimento alle esperienze dirette che riguardano la nostra professione e le narrazioni dei corsisti: dal titolare egocentrico che per un’ora parlerà solo lui concedendo al candidato al massimo di annuire all’impiegato che rivolgerà le solite domande standard come “dove si vede lei fra 10 anni?” senza avere idea di cosa questa voglia e possa effettivamente indagare. Oppure il futuro datore di lavoro super-indaffarato o iper-controllante (che cerca sostanzialmente un clone di sé stesso), quello che si sente minacciato da persone più preparate di lui o quello gentile e disponibile ma che in realtà sta cercando un candidato su criteri che non esistono, o almeno non sono contemporaneamente presenti nello stesso candidato… Sono tutte situazioni che sicuramente chi ha affrontato colloqui di selezione ha incontrato ma difficilmente ha gli strumenti per decifrare. Le categorie riportate nel libro, in realtà, descrivono debolezze e punti critici di chi gestisce il colloquio di selezione, che se sono ben comprese possono essere aggirate a vantaggio di chi si candida.


D. Come fare ad esempio per descrivere noi stessi e conoscere i nostri punti di forza e di debolezza?
R. Avere la reale consapevolezza delle proprie caratteristiche professionali e umane è una necessità che va oltre riuscire a rispondere efficacemente ad alcune domande che vengono poste durante l’intervista. Poiché, come anticipato, il successo si realizza nel favorevole matching fra domanda e offerta, come è importante conoscere approfonditamente a chi proponiamo la nostra candidatura è altrettanto importante conoscere ciò che offriamo, cioè noi stessi. La cosa non è scontata perché non è facile disporre di meta-conoscenze oggettive e reali per una serie di motivi che vanno da meccanismi di difesa intra-psichici allo scontro fra aspettative personali e quelle familiari o la difficoltà di dare un peso reale a competenze e abilità. In realtà è un passo fondamentale non solo se si desidera ottenere un’occupazione ma soprattutto per ottenere un’occupazione soddisfacente, due aspetti che secondo il nostro punto di vista sono imprescindibili perché se non si realizzano entrambe prima o poi il lavoratore si ritroverà nello stato di disoccupazione o di sofferenza.
Esistono vari strumenti come il bilancio delle competenze e l’orientamento professionale, che richiedono personale competente e modalità maieutiche per individuare le opportunità più coerenti con il profilo professionale e personale e le modalità per sfruttarle in aree specifiche di mercato. Nel libro abbiamo descritto alcuni strumenti, alcuni di nostra realizzazione, per consentire ai candidati di auto-descriversi in maniera più realistica possibile, prendendo spunto da vari ambiti (anche quello clinico psicologico) proprio per consentire risultati importanti e realistici.


D. Quali sono i metodi più efficaci per superare l'emozione dell'impatto con il valutatore e quindi vincere l'ansia da colloquio?
colloquio-lavoroR. Anche a questo aspetto abbiamo dato risalto perché a volte un’eccessiva reazione ansiogena finisce per impedire al candidato di dimostrare le sue qualità. Al di là della reattività personale, va detto che essere valutati non piace a nessuno, soprattutto nella nostra cultura latino-mediterranea, un po’ edonistica ed eco-centrista. Il valutatore professionale lo sa bene e cerca di mettere a suo agio il candidato perché non è interessato a conoscerlo in preda ai sintomi di una crisi acuta da stress ma come agirebbe nella quotidianità. Non sempre questo accade e spesso il candidato finisce per offrire di sé un’impressione di incertezza. Nessuno affiderebbe un qualsiasi ruolo lavorativo ad una persona incerta e in situazione di ampia disponibilità di candidature il selezionatore non avrebbe interesse ad approfondire caratteristiche personali in quel momento celate dall’agitazione e l’incongruenza fra canali comunicativi: non viene pagato per farlo e cerca sempre di evitare di commettere errori di inclusione. Per questo motivo illustriamo vari strumenti prelevati da differenti modelli per riuscire ad affrontare il colloquio in modo efficace.
Un aspetto interessante, però, è che se c’è il rischio di affrontare il colloquio in modo ansiogeno esiste anche il problema contrario: troppo spesso si presentano candidati tutt’altro che coinvolti e forniscono l’impressione di essere persino disinteressati. Alcuni probabilmente fanno molti colloqui senza avere mai risultati positivi e, secondo il mio parere, si è creato una sorta di “professionista dell’intervista”, che risponde in maniera quasi automatica e presenta comportamenti stereotipati quasi come fosse un attore all’ennesima rappresentazione.


D. Una volta entrati in azienda come fare per mantenere il posto di lavoro ed essere sempre "indispensabili"?
R. Questo è un aspetto a cui teniamo molto, che rappresenta uno degli argomenti più importanti e innovativi del libro. Notiamo che troppo spesso i candidati, una volta ottenuto un contratto di lavoro, si adagiano sulla credenza di “avercela fatta”. In realtà oggi è molto più difficile mantenerlo, il lavoro, piuttosto che ottenerlo. Raramente infatti abbiamo a che fare con persone che non hanno mai lavorato: al contrario la situazione più frequente è di persone, anche relativamente giovani, con molte esperienze lavorative, tutte piuttosto brevi. Non è possibile sintetizzare qui le condizioni di mercato (principalmente di ordine economico) che favoriscono questa situazione ma ci sono anche motivazioni che riguardano certamente la capacità delle persone di gestire la propria carriera.
Abbiamo studiato a fondo le dinamiche della socializzazione lavorativa e delle modalità con cui le persone possono riuscire a rimanere nell’organizzazione anche dopo la naturale scadenza dei contratti. Non riusciranno probabilmente a rendersi indispensabili, anche perché (come detto) nelle organizzazioni è diffusa la credenza che nessuno lo possa diventare. Ma è possibile rendersi utili in più contesti, più mansioni, in ruoli trasversali investendo su competenze non necessariamente legate al ruolo professionale. Abbiamo collocato persone che, nell’ambito amministrativo, avevano ricevuto competenze (anche di tipo legale o di comunicazione persuasiva) sul recupero del credito o cassieri che, in località turistiche, riuscivano a colloquiare in lingue straniere oppure magazzinieri che, in caso di assenza di un collega, potevano sostituirlo estendendo la mansione di bollettazione a quella di fatturazione. Non è sufficiente disporre di queste competenze ma anche cogliere tutte le occasioni per dimostrare di possederle.
È un aspetto fondamentale: in questi giorni, ad esempio, abbiamo ricevuto la notizia che un’azienda nel settore grande distribuzione organizzata che seguiamo sta automatizzando le casse e sta quindi licenziando cassiere esperte che nella loro vita lavorativa avevano fatto solo quello, e null’altro sapevano fare, mentre ha confermato i contratti di risorse che abbiamo inserito e che sono in grado di transitare per tutti i ruoli della GDO, dalla cassa alla scaffalatura, dal magazzino all’amministrazione, avendo ricevuto competenze anche nell’ambito del visual mercandising, dello stoccaggio delle merci deperibili, della contabilità e anche in lingue straniere… è un esempio sintomatico del funzionamento attuale del mercato del lavoro e di come devono essere gestite le opportunità, non tanto di ottenere un’occupazione, quanto di conservarla.


D. Se invece il lavoro non è per sempre? Come incoraggiare chi, soprattutto in età avanzata, perde il posto di lavoro, a non perdere la speranza di trovarne un altro? Quali sono le mosse giuste per rientrare nel mondo del lavoro?
R. Oggi è evidente che il modello del “lavoro per sempre” è sostituito da forme di lavoro più incerte e mutevoli. Nella generazione precedente era raro cambiare occupazione e ancora di più iniziare una nuova carriera lavorativa in età matura. Oggi è la regola: per qualcuno può rappresentare un’opportunità, per qualcun altro una costrizione. Ma la realtà è che il mercato attuale non garantisce affatto ottenere un’occupazione che poi porterà alla quiescenza. A chi ha il lavoro consigliamo sempre di avere un piano B (se non C) nel cassetto, magari sviluppando competenze e abilità particolari o valutando di trasformare in opportunità di reddito conoscenze extra lavoro ed evitare di agire in condizioni di emergenza. Quotidianamente sui giornali si legge infatti di aziende, anche di grandi dimensioni e apparentemente solide, che si ridimensionano, chiudono o delocalizzano. Questo ha come conseguenza che troppo spesso lavoratori maturi o intere famiglie perdono il posto di lavoro e faticano a rientrarvi. Anche se non si può negare che alcune categorie di lavoratori sono particolarmente svantaggiate, non esistono situazioni senza speranza. Ciascuno di noi ha qualcosa da offrire e che può garantire un’occupazione: i lavoratori più giovani oneri economici più vantaggiosi, quelli meno giovani competenze ed esperienze. è necessario operare con consapevolezza valutando le opportunità coerenti con le proprie caratteristiche ed individuare le modalità migliori per candidarsi, proporsi e gestire il processo di selezione e la socializzazione successiva, ma soprattutto agire sul mercato in modo attivo e non passivo (in altre parole, cercando e creando le opportunità, non attendendo che queste trovino noi).
A volte, come dicevo, è necessario creare nuove carriere lavorative, fornendo nuove competenze e abilità poiché quelle precedenti non sono più spendibili nel mercato del lavoro. è un operazione complessa, soprattutto perché non sempre le persone sono entusiaste di questo passaggio. Anzi, solitamente antepongono comprensibili paure e resistenze. Talvolta è necessario far prendere loro consapevolezza che questa trasformazione è necessaria. Anche le organizzazioni pubbliche del lavoro condividono questa visione e stanno spingendo molto sullo start-up di nuove aziende, come alternativa al modello assistenzialista.
In conclusione del libro sono riportate alcune storie di persone che hanno compiuto questo passaggio con il nostro aiuto. Fra questi ricordo con maggior piacere quello di Tiziano (il nome non è reale) che a causa di un trasferimento non riusciva più a spendere nella nuova zona di residenza le sue competenze, molto elevate e specialistiche. Durante la fase di bilancio di competenze è emersa la sua passione per l’apicoltura e subito abbiamo intuito che questa poteva diventare la sua futura occupazione, visto che non poteva più essere un ingegnere esperto di controllo qualità. Non è stato un percorso facile soprattutto perché Tiziano non voleva deludere le aspettative della sua famiglia, ma oggi Tiziano ha un’azienda che produce e commercializza miele, è soddisfatto della qualità della sua vita ed ha ormai raggiunto un buon livello economico. Non ha rinunciato a fare l’ingegnere ma siamo sicuramente riusciti a trasformare un ingegnere infelice in un apicoltore felice!


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Le ali di Christina di Stefano Mosca - Edizioni Psiconline. L'intervista della nostra redazione

Edizioni Psiconline ha intervistato Stefano Mosca autore di "Le ali di Christina", nella collana A Tu per Tu ( 70 pagine € 10,00).


[caption id="attachment_2676" align="alignright" width="270"]1800389_530759037031595_1157988587_n Stefano Mosca

Le ali di Christina è il romanzo d'esordio di Stefano Mosca di cui ha realizzato anche le illustrazioni.
Stefano Mosca
è un critico letterario e recensore cinematografico. Nutre grande interesse per la psicologia.



Le ali di Christina è una metafora sulla libertà, raccontata con stile fiabesco.
La piccola Christina, rinchiusa in una pericolosa torre, inizia un percorso utopistico verso la consapevolezza e la trasformazione di se stessa.
Attraverso esperienze surreali, arriverà a imporsi su una società che la vuole identica agli altri e a far valere la sua personalità.
Spogliatasi delle paure e incertezze, orgogliosa per essere riuscita a non diventare come gli altri e a reagire davanti al male e alla corruzione del mondo, ha superato il suo ostacolo e ha capito che non bisogna aspettare il momento giusto, ma si deve agire immediatamente. Vola via, Christina, verso l’orizzonte, sgombro da ogni nuvola, in cerca di un futuro diverso da quello che le era stato imposto. Vola verso la libertà.
Un racconto breve che custodisce un messaggio profondo e che vuol portare il lettore alla riflessione: avere il coraggio di andare oltre ciò che ci è stato imposto. Ciò che ci è stato concesso. Avere coraggio, di buttarsi giù dalla torre e andare oltre.


Abbiamo incontrato Stefano Mosca in occasione della presentazione del suo libro, sala affollatissima, pubblico attento, una breve intervista prima di lasciarlo al suo affezionatissimo pubblico.




[caption id="attachment_2677" align="alignright" width="225"]10341_339433729497461_517665462_n Stefano Mosca

D. Grazie Stefano per averci concesso di intervistarti durante questa presentazione, ti rivolgeremo qualche domanda prima di lasciarti a quelle del tuo pubblico.
Le Ali di Christina è il tuo romanzo d'esordio. Perché scrivere un romanzo? E perché il
tema della libertà?
R. Scrivo da quando ero piccolo e quando è arrivato “Le ali di Christina” ho capito che era giunto il momento di pensare realmente a una pubblicazione perché non tutto ciò che si scrive deve essere pubblicato. È stata la storia a scegliere il tema, nulla di organizzato. Quando ho un’idea non penso al tema che potrebbe affrontare, mi lascio trasportare dal personaggio che piano piano mi suggerisce la sua storia.


D. Come mai hai scelto di "mischiare" parole ed immagini, disegni, per di più tuoi? Non sembra un eccesso, una sovraesposizione personale...quasi egocentrica?
R. Quando ho finito di scrivere questo racconto (in 1 mese circa) non ero pienamente soddisfatto, sentivo che c’era qualcosa che mancava e non erano parole, la storia in sé era finita. Qualche giorno dopo ho pensato di realizzare la copertina, e infatti è stato il primo disegno che ho fatto, e da lì è nata l’idea di inserire immagini anche all’interno che potessero fare da supporto visivo e comunicare, in certi casi, qualcosa oltre le parole. Ogni immagine è al suo preciso posto. Non potrebbero essere spostate. Terminati i disegni avevo davanti la perfetta realizzazione della mia idea. Credo che già scrivere il proprio nome in copertina sia egocentrico! Ho dovuto necessariamente inserire i disegni perché altrimenti non avrei mai potuto proporre una storia a cui mancava qualcosa.


D. Nel libro racconti la storia di una adolescente in fuga verso la libertà, verso la sua emancipazione. Quanto hai detto di te e della tua vita in quello che hai scritto?
R. Credo che Christina possa essere ognuno di noi. Chiunque abbia fatto nella propria vita un percorso personale è Christina.


D. Le esperienze di Christina nella sua fuga sono davvero tante e a volte terribili. E' così duro il mondo con gli adolescenti?
R. Le ostilità che Christina incontra nella torre sono surreali, viaggiano quindi sul mondo della fantasia. Ho cercato di metaforizzare le complessità che un adolescente incontra nel suo percorso, certo non tutti gli adolescenti, ma chi ha difficoltà, come Christina, a trovare se stesso, e giungere alla consapevolezza della propria personalità, il che comporta necessariamente un duro lavoro.


D. Il tuo libro è pubblicato da Edizioni Psiconline che nasce come editrice di psicologia. Come mai hai pensato a loro?
R. Cercavo una Casa Editrice che potesse non solo pubblicare il mio libro, ma che fosse anche attinente con la tematica del racconto stesso. Lessi su facebook alcune citazioni che portavano la firma di Edizioni Psiconline. Fui incuriosito dal nome e così feci una ricerca su internet andando a curiosare sul loro sito e mi resi conto che erano gli Editori che stavo cercando. Psicologia, scienze umane, niente di più attinente col mio libro.


D. Scrivi che la libertà è come una folle corsa in discesa, come il volo di un uccello. Siamo in grado di conquistarla e/o goderla davvero?
R. I limiti spesse volte sono nella nostra testa. La torre di cui parlo nel libro è dentro di noi il più delle volte. Crediamo che l’esterno ci chiuda in un labirinto senza uscita, ma molte volte la soluzione e la forza di reagire alle difficoltà sono sotto il nostro naso o agli angoli, laddove non guardiamo mai. Siamo attratti dalle cose grandi e ci dimentichiamo delle piccolezze. Spesse volte è nella fessura la strada di uscita e non nel grosso varco davanti a noi. Solo così riusciremmo a trovare vie sempre più facili e di conseguenza essere più felici.


D. Raccontaci in breve, adesso che il tuo romanzo è sugli scaffali delle librerie, quali sono le tue sensazioni e se ti senti soddisfatto del tuo lavoro.
R. Sì, sono soddisfatto, anche se non sono ancora arrivato alla consapevolezza che sia accaduto. Ho come la sensazione che non sia vero e questo mi porta a una straordinaria forma di felicità perché è come essere al centro tra il reale e il non reale.




[caption id="attachment_2470" align="alignright" width="169"]Le_ali_di_Christ_52cdadc15a890 Le ali di Christina

D. Un po’ come la fiaba che racconti, a mezz’aria tra il vero e il fantastico. Come mai hai scelto questo stile?
R. Non l’ho scelto, è innato. Diciamo che non riuscirei a scrivere diversamente. Adoro raccontare il reale attraverso il non reale. Lo trovo affascinante, lo trovo immenso perché ognuno può trovare il significato più vicino a se stesso senza che io l’abbia suggerito.


D. In conclusione, chi pensi possa essere interessato al libro e perché qualcuno dovrebbe comprarlo? che vantaggi ne avrebbe?
R. Il vantaggio di una fiaba che si presta a infinite interpretazioni, quindi credo che possa essere letto da chiunque, partendo da un’età preadolescenziale (i bambini troppo piccoli potrebbero essere terrorizzati dai corvi). La trama è in superficie e chi vorrà potrà scavare nel sottosuolo ponendosi domande, identificarsi con Christina, riflettere sulle varie vicende o godere solo della storia come racconto illustrato.


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Trovare lavoro e vivere per sempre felici di Luca Paolo Libanora - Edizioni Psiconline. La nostra recensione

Da poche settimane è in libreria e on line “Trovare lavoro e vivere per sempre felici” di Luca Paolo Libanora-Edizioni Psiconline (320 pagine € 20,00).


[caption id="attachment_2660" align="alignleft" width="200"]La copertina del volume "Trovare lavoro e vivere per sempre felici" - La copertina

Il volume che mancava nella nostra libreria, perchè in un mondo del lavoro che sta cambiando molto rapidamente, in quest'epoca in cui la ricerca di un lavoro è diventata essa stessa un lavoro, e rischia di diventare purtroppo l'attività principale di molte persone in età lavorativa, è necessario conoscere le regole che governano questo processo complesso, aggirandone i vincoli e sfruttandone le debolezze, allora quale migliore strumento se non questa guida utilissima e peraltro davvero originale nel suo genere, l'alternativa ai soliti manuali con consigli e “dritte”, che spesso però lasciano un po' di insoddisfazione a chi non si accontenta di accettare acriticamente i “consigli di esperti” che pretendono di essere validi e adattabili in qualunque situazione.


Anche se nel libro vengono svelate molte strategie e modalità ritenute corrette per affrontare un percorso di selezione con maggiori possibilità di successo, la raccomandazione che l'autore fa è proprio quella di non accettare acriticamente i suoi consigli, perchè ogni contesto è differente e nessuna regola è generalizzabile in termini assoluti.
Questo libro vuole essere invece una guida per comprenderne i meccanismi, scoprirne i criteri, apprenderne i “trucchi”, consente di orientare al meglio la propria ricerca di lavoro, evitando molti errori che pregiudicano le opportunità ma soprattutto aumentando le possibilità di ottenere un’occupazione gratificante e duratura, vengono svelate molte strategie e modalità ritenute corrette per affrontare un percorso di selezione con le maggiori possibilità di successo.


I lavoratori riferiscono che spesso, i bisogni delle aziende non sono molto chiari.
Termini come "Domanda e offerta di lavoro" vengono spesso confusi. Chi è che offre? Il lavoratore che esibisce le proprie competenze, o l’azienda che dispone di un posto di lavoro? Chi domanda? Il lavoratore che chiede lavoro o l’azienda, che cerca un lavoratore?
Tutto ciò accade perchè nella importantissima fase dell'analisi della domanda cioè l'analisi delle caratteristiche della posizione per cui si ricerca il candidato, l'azienda non è supportata da professionalità e strumenti dedicati, che aiutino a esaminare le caratteristiche della posizione per cui si ricerca il candidato stabilendo i criteri per la selezione.
Da qui il ricorso a metodiche non appropriate, infatti le aziende spesso non dispongono degli strumenti per fare analisi approfondite, temendo che questi siano eccessivamente costosi, e trovandosi poi a subire i costi del turnover, stress, conflittualità e demotivazione a causa del mancato adattamento del lavoratore ai processi produttivi. Allo stesso modo, molte persone sperimentano l’insoddisfazione lavorativa proprio perché non è stato ben gestito il processo di selezione e di socializzazione (l’ingresso, la formazione, l’integrazione nel gruppo di lavoro...) che è qualcosa ben più complesso rispetto al semplice incontro di domanda ed offerta.
Questi sono i risultati di un mercato del lavoro, quale è il nostro, con regole (scritte e non scritte) decisamente “vecchie”, che faticano ad adeguarsi – soprattutto a causa di vincoli economici ed ideologici – e risultano perdenti rispetto ad un mercato ormai globalizzato.
A farne le spese soprattutto i giovani, le figure più esposte ad incertezze e difficoltà del mercato del lavoro e paradossalmente (contrariamente a quanto avviene in altri Paesi europei) sono anche quelle meno protette dal nostro welfare-state. Altrettanto si può dire per i lavoratori più anziani che perdono il lavoro uscendo, per vari motivi, dal mercato (che sta progressivamente riducendo i suoi numeri) non riuscendo a rientrarvi perché eccessivamente onerosi.
Perchè sta avvenendo tutto questo?
Molte aziende, piuttosto che assumere personale anche se il mercato dei prodotti lo richiederebbe, preferiscono agire in condizioni di sottodimensionamento chiedendo agli occupati di “fare da cuscinetto”, aumentando la loro produttività (ad esempio con orari di lavoro dilatati).
Questo libro è dedicato allora a tutti coloro che in questo momento stanno vivendo la difficoltà della mancanza di lavoro e dell’insoddisfazione della propria occupazione.
Il lettore troverà, oltre a consigli, “riflessioni a voce alta” fatte da chi si trova spesso dall’altra parte della barricata ad interpretare le ansie e le incertezze di chi cerca un’occupazione o vuole migliorare la sua condizione lavorativa, così come strumenti utili ma, soprattutto, l’opportunità di ampliare il campo di conoscenze per poter orientare proficuamente la ricerca e creare opportunità.
Troverà inoltre rivelati molti dei “trucchi” del mestiere di reclutatore.
Perché si è reso necessario svelare i trucchi del mestiere? Perchè Libanora cerca di fare gli interessi di entrambe le categorie coinvolte nel processo di selezione (il candidato e l’azienda) poiché è convinto che la soddisfazione dei bisogni di una categoria non possa prescindere dalla soddisfazione dei bisogni dell’altra.


Nei primi capitoli vengono riportati principi guida per orientarsi nell'attuale mercato del lavoro, come e dove cercare, come proporsi alle aziende e come affrontare il colloquio di selezione, come conoscere i trucchi per saper prevedere le mosse dell'avversario (il reclutatore) insomma imparare a capire che tipo di azienda è, cosa cerca, cosa si aspetta dal candidato lavoratore.
Una sezione molto curata è dedicata alla guida alla stesura del CV, della lettera di presentazione e soprattutto la guida al colloquio. Consigli per vincere l'ansia ed affrontare al meglio il colloquio imparando a non commettere gli errori tipici di chi cerca lavoro.
Per finire: "Cogliere le opportunità dalla crisi” Cinque storie di chi l'ha fatto e un'utilissima appendice con modelli di CV, lettera di presentazione, bilancio delle competenze, domande consuete nell'intervista di selezione.


Sicuramente una novità nel panorama delle pubblicazioni del settore, consigliato a chi è in cerca di una prima occupazione e vuole orientarsi in un mondo ancora sconosciuto, chi ha perso il lavoro o vuole rientrare nel mondo del lavoro dopo un periodo di inattività, e vuole conoscere le regole di ricerca di occupazione e soprattutto di un'occupazione redditizia e soddisfacente, e perché no, consigliato anche a chi è dall'altra parte e spesso si lascia sfuggire il candidato migliore perché non è stato in grado di individuarlo.


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Edizioni Psiconline al Modena BUK 2014

Edizioni Psiconline ha partecipato al Modena BUK 2014 il Festival della Piccola  e Media Editoria il 22 e 23  febbraio 2014 al Foro Boario di Modena.


[caption id="attachment_2630" align="alignleft" width="127"]BUK 2014 BUK 2014

Sabato 22 e domenica 23 febbraio siamo stati per la prima volta al BUK FESTIVAL di Modena con i nostri libri e con i nostri autori per cercare ancora una volta un contatto diretto con il nostro pubblico di lettori e di amici che costantemente ci seguono nella nostra avventura editoriale e nel nostro tentativo continuo di crescere e diventare un punto di riferimento nel panorama della editoria di qualità italiana.


1912465_10201346395854576_469345977_nCi avevano decisamente magnificato le possibilità offerte dal BUK FESTIVAL ma siamo rimasti sorpresi positivamente sia dalla quantità che dalla qualità dei visitatori che hanno affollato durante i due giorni le immense sale del Foro Boario di Modena. Oltre 20 mila visitatori in soli due giorni, 101 case editrici della piccole e media editoria,  e noi eravamo lì, Edizioni Psiconline era allo STAND 30 con gli appassionati Marisa ed Alessandro a fare da guida ai curiosi lettori e agli autori che in tanti si sono affollati intorno al tavolo carico di volumi.




[caption id="attachment_2636" align="alignleft" width="192"]FIRMALIBRO con Enrico Magni FIRMALIBRO con Enrico Magni "Tecniche di distensione immaginativa"

Due giornate intense a contatto con i nostri lettori affezionati in cerca di novità, ma anche i visitatori incuriositi dalla presenza dei nostri autori allo stand.


I visitatori non si sono lasciati sfuggire la fantastica occasione di conoscere di persona gli autori che hanno assicurato la loro presenza al nostro stand per parlare dei loro libri, rispondere alle loro domande e soprattutto firmare le copie acquistate.


Il FIRMALIBRO di Edizioni Psiconline ha attirato moltissimi curiosi che hanno affollato lo STAND attratti dalla simpatia e dal calore dei nostri gentilissimi autori: Matteo D'Angelo, Leonardo Angelini, Vincenza Sollazzo, Eleonora Capitani, Luca Paolo Libanora, Enrico Magni, che li hanno accolti e parlato amabilmente con loro.




[caption id="attachment_2638" align="alignright" width="210"]Matteo D'Angelo e Roberta Sorrentino Matteo D'Angelo e Roberta Sorrentino

È stato poi difficile resistere al fascino del nostro STAND ricco di sorprese e novità, e delle nostre presentazioni al salone Il Signor Novecento.


Sabato mattina Matteo D'Angelo e Roberta Sorrentino con "La stella alpina e la farfalla. I riflessi dell'anima".
Introdotto da Alessandro Fortunato, collaboratore di Edzioni Psiconline. È la storia di Marianna e del suo confronto con gli altri e con se stessa. Molti sono i temi affrontati: la provocazione verso l’ universo femminile, le relazioni di genere e intragenere, la ricerca dell’io e il tema dell’ uno e del tutto, che è appunto il filo conduttore dell’ intero scritto. L’autore vuole  lanciare un messaggio, aprire una riflessione, lasciare un sentiero di semini che il lettore può decidere se seguire o meno.
Il pubblico ha raccolto questo messaggio e si è lasciato trasportare dalla scorrevolezza della prosa, dalle frasi semplici ma pregnanti. Ha partecipato con interesse, intervenendo spesso con domande interessanti alle quali l'autore ha risposto con altrettanto calore e considerazione.


Nel pomeriggio Luca Paolo Libanora introdotto da Marisa Ciamarone, collaboratrice della casa editrice ha affrontato un tema di cui si discute molto, quello della ricerca del lavoro in un mondo del lavoro che sta cambiando e che impone sia a chi cerca, sia a chi offre lavoro, di  saper riconoscere questi cambiamenti per orientarsi senza problemi in questa realtà. Il suo "Trovare lavoro e vivere per sempre felici", è quindi una guida per comprenderne i meccanismi, scoprirne i criteri, apprenderne i “trucchi”, per orientare al meglio la propria ricerca di lavoro, evitando molti errori che pregiudicano le opportunità ma soprattutto aumentando le possibilità di ottenere un’occupazione gratificante e duratura.
Le domande sono state numerosissime, così come gli interventi del pubblico davvero molto interessato, le domande all'autore sono infatti proseguite anche durante il FIRMALIBRO.

Nel salone affollatissimo di un pubblico vivace e variegato, Eleonora Capitani ha concluso le presentazioni di Edizioni Psiconline, domenica 23, con "Come in un film. Il cinema come mezzo di espressione di sé". Un percorso di autoconoscenza, di consapevolezza e di trasformazione interiore. Nel laboratorio descritto nel suo libro, ogni partecipante ha la possibilità di costruire gradualmente il proprio personaggio, utilizzando al scrittura creativa come mezzo di espressione di sé, condividendo poi con gli altri le proprie emozioni e i propri vissuti nei gruppi di condivisione regolarmente svolti alla fine di ogni sessione, per poi giungere infine alla messa in scena dei lavori svolti.
Il tempo a disposizione non è bastato per contenere la curiosità del pubblico, e fortunatamente la nostra autrice è riuscita a rispondere in maniera esaustiva alle tantissime domande che le venivano rivolte.

Questi due giorni al Modena BUK Festival 2014 sono davvero volati!!!!

Non vediamo l'ora di poter incontrare di nuovo i nostri lettori e i nostri autori alla prossima grande manifestazione il Salone del Libro di Torino 2014.

Noi ci saremo con nuove ed entusiasmanti sorprese!!!!!

 

 

 

 

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[caption id="attachment_2639" align="alignleft" width="300"]FIRMALIBRO di Vincenza Sollazzo FIRMALIBRO di Vincenza Sollazzo "Il sentiero del viaggio interiore"


[caption id="attachment_2631" align="alignleft" width="225"]15104_10203241469784498_1097551703_n Alessandro e Marisa con Eleonora Capitani


[caption id="attachment_2634" align="alignright" width="263"]Leonardo Angelini Leonardo Angelini "Quando Saremo e Reggio Emilia"


[caption id="attachment_2635" align="alignleft" width="248"]Eleonora CApitani FIRMALIBRO con Eleonora Capitani "Come in un film"
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Anoressia e Bulimia. Quali Emozioni? di Paolo Palvarini. Intervista all'autore

IMG 1296Edizioni Psiconline ha intervistato Paolo Palvarini autore di "Anoressia e Bulimia. Quali emozioni? L'approccio dinamico esperienzale" nella collana "Strumenti" (398 pagine € 28,00).

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Anoressia e bulimia. Quali emozioni? - Paolo Palvarini

Anoressia e bulimia. Quali emozioni. L'approccio dinamico esperienziale di Paolo Palvarini 398 pagine € 28,00, in libreria e on line. La nostra recensione


[caption id="attachment_2481" align="alignleft" width="180"]Anoressia e Bulimia. Quali emozioni? La copertina del volume

Anoressia e bulimia sono disturbi dell’alimentazione che condividono la medesima psicopatologia centrale, che riguarda sopravalutazione del cibo, peso e forme corporee, e le pazienti passano da una categoria diagnostica all’altra.


Come afferma il prof. Ferruccio Osimo, nella sua prefazione al libro, i disturbi legati al cibo pongono di fronte a una sfida da far tremare le vene e i polsi a qualsiasi terapeuta. Le ferite mortali ostentate dai corpi straziati dell’obesa e dell’anoressica restrittiva, la violenza delle pratiche purgative sono altrettanti schiaffi alla pretesa della cura e, sul piano relazionale, sembrano disegnati appositamente allo scopo di tenere in scacco il terapeuta.



Egli prende in considerazione ricerche e ipotesi circa il ruolo delle emozioni nello strutturarsi e nel mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare, cercando di interpretare il vissuto soggettivo della paziente con un disturbo del comportamento alimentare, sono infatti numerosi gli autori che si sono occupati della psicoterapia di queste pazienti, ad avere evidenziato l’utilità e/o l’indispensabilità di adottare delle modalità tecniche capaci di aiutare le pazienti sia ad acquisire maggiore consapevolezza delle loro emozioni che a regolare il funzionamento emozionale.




[caption id="attachment_2597" align="alignright" width="300"]Paolo Palvarini Paolo Palvarini

Il suo obiettivo è cercare di spiegare e giustificare perché a suo avviso, questo modello di psicoterapia sia particolarmente indicato nel trattamento delle patologie del comportamento alimentare, soffermandosi su due costrutti ritenuti centrali nel modello dinamico-esperienziale, e cioè i concetti di relazione reale e di esperienza emozionale correttiva.


Le pazienti con disturbi del comportamento alimentare presentano infatti problemi nella regolazione delle emozioni, e il presentarsi del sintomo assolve perlopiù la funzione di evitare emozioni spiacevoli, dolorose, intollerabili da qui l’utilità di adottare delle modalità tecniche capaci di aiutare le pazienti sia ad acquisire maggiore consapevolezza delle loro emozioni, che a regolare il funzionamento emozionale.


Numerosi autori nella conduzione della psicoterapia delle pazienti con disturbi del comportamento alimentare hanno rilevato la necessità che il terapeuta debba essere caldo e onesto, rispettoso e capace di manifestare un proprio interesse personale mostrarsi umile e modesto, franco e aperto, possedendo tatto, delicatezza e calore affettivo, essere empatico e responsivo. Questi autori rendono perciò evidente la necessità che il terapeuta che si occupa di queste pazienti debba mettere in campo qualità personali ritenute fondamentali nella terapia di bulimiche e anoressiche.


La psicoterapia dinamico-esperienziale, con la sua valorizzazione della relazione reale, umana, tra terapeuta e paziente, può essere considerata una terapia d’elezione per il trattamento di questi disturbi.


Alcuni autorevoli autori hanno inoltre rilevato la necessità con queste pazienti, in particolare con le anoressiche, di maneggiare con cautela l’attività interpretativa, affinché il terapeuta non si ponga come colui che sa già tutto della realtà interna della paziente, così come invece è stato nel passato tra la paziente e i genitori. L’approccio dinamico-esperienziale, per sua natura, fa un uso parco dell’interpretazione. Infatti, il lavoro esperienziale con la paziente, che porta all’attivazione emozionale, non viene preceduto da un’attività interpretativa.


Il libro include anche un glossario, che consente al lettore, non avvezzo alla terminologia dinamico-esperienziale, di chiarire il significato di alcuni termini che sono specifici di questo approccio, e lo aiuta a seguire al meglio l’esposizione dei casi clinici.


Il testo non vuole diventare un manuale per il trattamento psicoterapeutico delle pazienti con disturbi del comportamento alimentare, il modello che Palvarini presenta nel suo libro non vuole perciò porsi come alternativo agli approcci psicoterapeutici esistenti e validati nel trattamento delle patologie di cui si sta parlando, ma vuole invece rappresentare una modalità integrativa e complementare a quelli che sono i modelli esistenti.


Il lettore troverà la trascrizione dettagliata di alcune sedute, tratte da due prove di relazione – la prima con una paziente bulimica e la seconda con un’anoressica restrittiva – e da una psicoterapia, durata complessivamente venticinque sedute, con una paziente bulimica.


La trascrizione minuziosa delle sequenze verbali e non, accompagnata dai commenti dell'autore, vuole rispondere a due esigenze.
In primo luogo quella di mettere il più possibile insieme aspetti che riguardano teoria, tecnica e clinica.
In secondo luogo il desiderio di presentare al lettore, nella maniera più fedele possibile, quale sia il modo di operare del terapeuta dinamico-esperienziale.


Grazie alla trascrizione delle sedute, Palvarini ci mostra l’applicazione delle tecniche dinamico-esperienziali a psicoterapie reali, proponendo delle strategie terapeutiche adatte alla gestione di specifiche situazioni cliniche.
Il lettore può così verificare in prima persona l’efficacia delle strategie utilizzate, in base al ricco corredo di materiale clinico puntualmente riportato. I casi clinici sono descritti in modo chiaro e coerente con quanto spiegato teoricamente nella prima parte del libro e nel glossario. I commenti intercalati al dialogo clinico descrivono bene la relazione terapeuta-paziente e gli interventi dinamico-esperienziali.
Palvarini è generoso nel mostrare gli aspetti di se stesso che entrano nel gioco relazionale della terapia, mettendo in luce tra l’altro come forza e dolcezza possano coniugarsi per ottenere effetti terapeutici straordinari nel tempo reale di qualche ora di seduta.
(Prof. F. Osimo).


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Edizioni Psiconline a BUK 2014 - Modena 22-23 febbraio 2014

locandina_buk-modena-2014-1272Alla continua ricerca di visibilità e contatto con i propri lettori, quest'anno, per la prima volta in assoluto, Edizioni Psiconline sarà presente a BUK 2014, il  Festival della piccola e media editoria in programma sabato 22 e domenica 23 febbraio 2014, al Foro Boario di Modena.



Saremo allo STAND 30, dove troverete una ampia selezione dei libri presenti nel nostro catalogo e soprattutto dove potrete acquistare le ultime novità fresche di tipografia. Saremo lieti di accogliere i visitatori, guidarli all'acquisto dei volumi (tutti scontati del 20% per l'occasione) e completando il tutto con un piccolo gadget della Casa Editrice per chi vorrà sostare e chiacchierare con noi.


Il pbuk1unto focale della manifestazione, per Edizioni Psiconline, oltre alla presenza dello Stand, saranno le presentazioni in anteprima nazionale delle novità della nostra Casa Editrice, che si svolgeranno tutte presso la Sala C.


Infatti, sabato 22 febbraio alle 11.00Matteo D'Angelo presenterà il suo nuovo volume "La stella alpina e la farfalla. I riflessi dell'anima".
Sempre sabato alle 18.30, Luca Paolo Libanora presenterà il suo "Trovare lavoro e vivere per sempre felici".
E per finire Eleonora Capitani ci parlerà di  "Come in un film. Il cinema come mezzo di espressione di sé", domenica 23 febbraio alle ore 16.00

Ma il BUK 2014 non è solo questo, è un'occasione imperdibile, per conoscere più da vicino i nostri autori che, in un fantasmagorico FIRMALIBRO, assicureranno la loro presenza allo stand per parlare dei libri, rispondere alle domande, e soprattutto firmare e dedicare le copie acquistate durante la manifestazione.


Vogliamo rendere la partecipazione al Festival e soprattutto la visita al nostro Stand un momento indimenticabile, per rivedere sempre più lettori alle prossime iniziative e soprattutto per conoscere meglio il nostro pubblico, ricevere impressioni, consigli che ci aiutino a lavorare meglio, perchè la nostra voglia di fare, le nostre idee, crescono ogni giorno anche grazie a tutti i lettori che ci seguono sempre più numerosi.


Appuntamento Sabato 22 e Domenica 23 a Modena, a BUK 2014, il  Festival della piccola e media editoria. Vi aspettiamo allo STAND 30!!!!

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Patologia della coppia di Virginia Maloni.

Patologia della coppia. Relazioni e dintorni  dell'autrice Virginia Maloni è in libreria e on line da qualche settimana, 70 pagine in formato 15×21 al costo di € 12.00.


[caption id="attachment_2556" align="alignleft" width="200"]Patologia della coppia La copertina del libro Patologia della coppia

Patologia della coppia è un testo di circa 70 pagine ma ricchissime di spunti di riflessione per chi si interroga oggi sul fenomeno che si verifica sempre più di frequente nella nostra società e cioè la difficoltà di vivere e mantenere vivo il rapporto di coppia.
Si parla infatti di “crollo” della coppia e di conseguenza della famiglia, perchè la vita a due sembra essere sempre più soggetta a crisi e rotture.
La coppia sembra avere difficoltà a formarsi e durare nel tempo, ha difficoltà a stare assieme e quindi a costruire famiglie e fare figli.
La vita di coppia oggi si trova a vivere un conflitto, un dilemma, una dissonanza tra il soddisfacimento di bisogni personali (aspetto positivo) dello stare insieme e la sensazione di una diminuzione, di un blocco della propria individualità (aspetto critico).



Sono innumerevoli infatti le rotture e le disconnessioni che portano i due membri della coppia a non incontrarsi sul piano affettivo e mentale.
Alcune domande vengono pertanto spontanee:
Quali sono le capacità di riparare a tali rotture oggi?

Se ciò che spinge l’individuo alla ricerca di una relazione è il senso di sicurezza individuale di un legame emozionale, cos’è che oggi ci tiene uniti, cos’è che giustifica e legittima l’esistenza di un legame relazionale duraturo e autentico nel tempo?
L’incontro tra due persone, che tipo di incontro è e in esso cosa si verifica e che cosa non si verifica più?
Cosa diventa un rapporto subito dopo i primi mesi di innamoramento?
Quali obiettivi comuni è possibile porsi?
Dove rintracciare il senso dello stare assieme al di là delle gratificazioni personali e di coppia (finite le quali si interrompe la coppia)?




[caption id="attachment_2542" align="alignleft" width="256"]L'autrice Virginia Maloni L'autrice Virginia Maloni

L'autrice prova a dare risposte a questi quesiti, analizzando gli aspetti che caratterizzano un rapporto di coppia che implica inevitabilmente la valutazione di molteplici dimensioni e sistemi motivazionali che, interagendo tra loro, creano complesse combinazioni.
L'analisi è molto accurata e ripercorre quelle che sono state le trasformazioni dei codici di rappresentazione soggettivi e sociali della struttura socio-relazionale della coppia post-moderna, la post-modernità ci ha messo di fronte ad una metamorfosi di tutti i legami relazionali tra noi e l’ambiente, i codici morali, l’altro da noi ed il mondo circostante.
Ne scaturisce la consapevolezza che si stia sviluppando sempre più un'emergenza in questo campo che è quella della dipendenza affettiva, soprattutto nelle relazioni e più in generale patologie dei legami che rendono il legame di coppia instabile e generano frustrazione e sofferenza almeno ad un elemento della coppia se non ad ambo le parti.


Significativi i casi clinici riportati: la relazione di Norma e Loris, persone molto diverse evidentemente incombatibili, ma cosa li unisce? Cosa spinge Norma a fare a Loris richieste a cui lui puntualmente non risponde? Norma uscirà dalla dipendenza affettiva a cui è soggetta nelle sue relazioni superando il vuoto dei dintorni sociali?


Questa breve trattazione anche se ricchissima di spunti di riflessione, non esaurisce di certo l'argomento attualmente molto sentito, perchè così come la società in cui viviamo è soggetta a cambiamenti e trasformazioni anche talvolta radicali, anche il rapporto di coppia si trasforma di conseguenza, e l'autrice sembra intravedere nell'attualità la nostalgia dei valori tradizionali della coppia, a cui i dintorni della postmodernità sembrano non rispondere così la conclusione è che  “Forse le risposte ci sono ma nel frastuono globale non si colgono più”.


Guarda la scheda del volume sul sito.


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Patologia della coppia. Relazioni e dintorni. Intervista a Virginia Maloni

cop patologia coppiaAbbiamo intervistato Virginia Maloni,  l'autrice di Patologia della coppia. Relazioni e dintorni - Edizioni Psiconline,  70 pagine in formato 15x21, prezzo 12,00 euro.


L'autrice analizza gli aspetti che caratterizzano un rapporto di coppia, ripercorrendo quelle che sono state le trasformazioni dei codici di rappresentazione soggettivi e sociali della struttura socio-relazionale della coppia post-moderna,  mettendo insieme storia ed esperienza clinica, perchè se la famiglia nucleare va in crisi e si apre verso nuove forme di socialità allargata: questo non vuol dire per forza dissoluzione della famiglia, ma l’esigenza di strutture famigliari più forti in grado di andare oltre il modello famigliare.

2Questa breve trattazione anche se ricchissima di spunti di riflessione, non esaurisce di certo l'argomento attualmente molto sentito, perchè la società in cui viviamo è soggetta a cambiamenti e trasformazioni anche talvolta radicali, per cui molto c'è ancora da studiare e analizzare.
Per questo abbiamo ritenuto opportuno intrattenere una piacevole conversazione con l'autrice Virginia Maloni, selezionando domande che pensiamo rappresentino un po' la curiosità dei lettori.

La nostra gentilissima autrice ci riceve nel primo pomeriggio nel suo studio, dedicandoci  un po' del suo tempo. Certo il viaggio ci ha un po' affaticati e ci ha fatto venire anche un po' di appetito per cui volentieri assaporiamo i pasticcini speziati che si accompagnano molto bene ad una fumante tazza di tè nero.
Così quasi senza accorgercene è trascorsa quasi mezz'ora dal nostro arrivo e ci rendiamo conto che non possiamo sottrarre altro tempo al lavoro della nostra autrice, quindi iniziamo con le domande... la ragione della nostra visita, che credo non sarà l'unica data l'ospitalità di Virginia Maloni.

D. Ti ringraziamo innanzitutto per la tua ospitalità e veniamo alla prima domanda.
Un tempo il progetto era sposarsi e mettere su una famiglia; oggi è vivere insieme un’intensa vita amorosa e agire a fianco a fianco nel mondo. Si nota spesso una equazione coppia=famiglia. Il legame di coppia per essere perf
etto deve sempre generare una famiglia?
R. No, il legame di coppia non deve generare per forza una famiglia, se i partner sono in sintonia ed il loro progetto di vita non prevede un figlio e quindi una trasformazione in un nucleo famigliare, parliamo di coppia e di relazione e non di famiglia. Probabilmente le coppie sono meno pronte di una volta per questo passaggio evolutivo.

D. Tu affermi che il sesso servirebbe principalmente ad alleviare sentimenti spiacevoli derivanti da un senso di inadeguatezza personale, per provare la propria attrattiva fisica o desiderabilità sessuale e per esorcizzare l’età che avanza, quanto ritieni importante la sessualità nella vita di coppia? Quale posto dovrebbe occupare in una relazione?
R. Affermare che il sesso riempia momenti di inadeguatezza, significa inserire questa frase in un contesto di non serenità e di non equilibrio della coppia. Parliamo appunto di patologia. In che senso? Come spiego nel libro, ritenendo che la sessualità è una componente di scambio molto importante, cosi come l'affettività, l'accudimento e la complicità, ritengo che quando si entra in coppia proiettando sull'altro solo i propri bisogni e i propri disagi, anche il sesso viene vissuto in maniera non naturale e del tutto come un' "acting", che allontana dalla piena consapevolezza e percezione sana delle proprie percezioni.

D. Un dramma tipico dei nostri tempi è l’innamoramento da fuga. L’innamoramento esplode, quando due persone sono insoddisfatte della situazione in cui vivono, dei rapporti che hanno e sono pronte a mutare. Questo tipo di innamoramento è più frequente negli uomini o nelle donne? E davvero genera solo fallimenti?
R. L'innamoramento da fuga, tipico della nostra epoca, è diffuso sia negli uomini ma anche nelle donne. Non sempre sono dei fallimenti, molte relazioni che nascono da una pura attrazione sessuale si trasformano in coppie solide e complici. Ma, se il presupposto che mi apre verso una conoscenza è solo la fuga, sicuramente non possiamo parlare di "Noi", di coppia, di famiglia.

D. I casi clinici che tu hai riportato hanno come protagoniste figure femminili, le patologie dei legami si riscontrano con più frequenza nelle donne?
R I casi clinici da me riportati, evidenziano come la sensibilità e la fragilità femminile risenta maggiormente della precarietà delle relazioni di coppia. Per quanto la donna si sia emancipata e l'uomo abbia ricoperto ruoli diversi, rimane il desiderio di sicurezza e di stabilità che come ho detto prima, non per forza porta alla creazione della famiglia, ma deve inevitabilmente portare alla costruzione di un qualcosa insieme, di un progetto comune che non lasci la sensazione del "nulla" e dell'aver passato solo un po' di tempo insieme.

D. Quale futuro è possibile prevedere per la coppia moderna, in questa società soggetta a rapidi e significativi cambiamenti?
R. La coppia moderna sta cambiando ancora mentre noi parliamo e attraversa molte difficoltà, dovute alla labilità dei dintorni economici, valoriali e sociali. Ma sono fiduciosa che l'individualismo che ci sta caratterizzando, possa avere su di noi, un effetto di una sensazione talmente di chiusura, che tornare alla comunità, alla chiesa ed al senso di appartenenza, ci verrà naturale poichè, citando Freud, siamo "animali sociali", fatti per stare insieme, condividere, costruire. Ogni paura va affrontata, nonostante periodi bui e decisioni che non sempre vengono prese con lucidità, visti i molteplici matrimoni che finiscono non appena iniziano le difficoltà. La vera passione, i veri sentimenti, l'autenticità delle proprie scelte, senza giudizi morali, può portare alla costruzione di "NOI STESSI AUTENTICI", che incontriamo "UN ALTRO AUTENTICO", con il quale condividere uno spazio reale.

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Redazione

Su YouTube i libri e gli autori di Edizioni Psiconline

Potenziato negli ultimi giorni  su YouTube il canale video di Edizioni Psiconline con l'inserimento di nuovi filmati. Un mezzo che verrà decisamente utilizzato al meglio nelle prossime settimane.


[caption id="attachment_2532" align="alignright" width="300"]Il Canale Youtube di Edizioni Psiconline Il Canale Youtube di Edizioni Psiconline


Edizioni Psiconline ha deciso di potenziare decisamente la propria presenza su YouTube attraverso una massiccia utilizzazione del proprio canale presente online da vari anni ma che non è stato mai usato concretamente e pienamente.
Forse per difficoltà tecniche, forse perché pensare all'immagine per chi pubblica su carta è sempre difficile ma di fatto una presenza su YouTube era stata attivata ma mai decisamente sfruttata.



Adesso, invece, abbiamo deciso di farlo concretamente e, giorno dopo giorno, cercheremo di arricchire e migliorare la nostra offerta di video online così da fornire ai nostri lettori ulteriori spunti di riflessione e di conoscenza dei nostri libri e dei nostri autori.



Sul nostro Canale Youtube troverete interviste agli autori, booktrailer, Presentazioni dei volumi in giro per l'Italia, resoconti filmati e tanto altro materiale che cercheremo di mettere a vostra disposizione per poterne sapere di più su quello che facciamo, su come lo facciamo e far conoscere meglio i nostri autori e i loro libri.

Approfittiamo, anzi, per chiedere a chi avesse materiale filmato registrato durante le nostre presentazioni di inviarcelo così da poterlo inserire immediatamente sul Youtube e renderlo disponibile a tutti i lettori.

Seguiteci in tanti e siamo certi che riusciremo, insieme, a crescere ancora!



Clicca subito qui per vedere il nostro Canale su YouTube!
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Redazione

Incontro con Maja Ricci Andreini

È da poco in libreria "L'enigma della nostra vita" - Edizioni Psiconline, di Maja Ricci Andreini. La nostra intervista con l'autrice.


[caption id="attachment_2510" align="alignleft" width="229"]majaricci Maja Ricci Andreini, autrice del volume

Un testo molto agevole e di facile lettura (118 pagine in formato 15x21 al costo di 12 euro), che nella sua semplicità dà ottimi suggerimenti e spunti di riflessione nella difficile arte della conoscenza di se stessi e del nostro prossimo e  aiuta a districarci nella intricata maglia dei rapporti interpersonali.
Perchè se è vero che ognuno di noi è unico e irripetibile e ciascuno di noi è diverso ogni attimo della propria esistenza come possiamo conoscere noi stessi e chi abbiamo difronte senza perderci nei nostri e altrui cambiamenti?
Davvero originale il modello che l'autrice propone, denominato A.F.N.I.B. acronimo dei cinque modelli relazionali: Alchimista, Folletto, Nobile, Inquisitore, Barbaro.



Per scoprire quale modello è più vicino a noi, ci assomiglia di più, l'autrice ci propone un test, invitiamo i nostri lettori a cominciare la lettura proprio dal test, ma per sapere qualcosa di più su questo libro e sul modello proposto, abbiamo deciso di incontrare l'autrice,  Maja Ricci Andreini.


Comodamente seduti sulle poltroncine della nostra redazione,  in questa piovosa giornata di fine gennaio, mentre sgranocchiamo cookies e sorseggiamo un buon cioccolato caldo, rivolgiamo alla nostra simpatica e brillante autrice alcune domande sul suo libro:


D. Innanzitutto ti ringraziamo per la tua disponibilità, vuoi spiegare ai nostri lettori  come nasce il tuo libro?
R. Il mio libro nasce dalla mia esigenza di comprendere il perchè dei comportamenti umani. Questa è stata la motivazione che mi ha portato a compiere gli studi di psicologia, studi che, però, non hanno fornito risposte esaurienti alle mie domande. Insoddisfatta, ma con un background psicologico alle spalle, mi sono rivolta al mio prossimo, alle persone che incontravo quotidianamente sia per la mia professione che non. Loro mi hanno ispirato il libro, un libro che mira a essere un mezzo di presa di consapevolezza dei meccanismi non consapevoli che regolano le relazioni con se stessi e con gli altri.




[caption id="attachment_2519" align="alignright" width="200"]copertina-enigma-vita-sito La copertina del volume

D. Per questa ragione hai sentito l’esigenza di elaborare il modello A.F.N.I.B.?
R. Ho sentito l'esigenza di elaborare il modello afnib perchè, per quanto i modelli riducano sempre la realtà dei fatti costringendoli in uno schema, organizzano
il sapere e lo rendono più semplice e accessibile alla comprensione. Il modello afnib, consapevole dei propri limiti, fornisce, a mio avviso, una griglia di lettura semplice dei processi inconsapevoli e automatici che condizionano la nostra vita quotidiana. A me e chi l'ho proposto è stato molto utile. Da qua la mia decisione di pubblicarlo.


D. Quali sono state le esperienze più significative dalle quali è scaturito il tuo modello?
R. Le esperienze significative da cui è scaturito il mio modello sono molteplici. Di fondo, ogni incontro ed ogni esperienza di vita avuti in questi anni hanno contribuito in modo sostanziale al mio modello. Questo perchè ho cercato di comprendere ogni persona in cui mi sono imbattuta,  di capire perchè dicesse una cosa e non un'altra, avesse un comportamento e non un altro. Contemporaneamente ho studiato l'impatto su di me delle sue parole e comportamenti e osservato dall'esterno il nostro interagire. Sicuramente, peró, l'esperienza che più ha segnato il mio modello è un periodo di crisi personale che mi ha portato a scontrarmi con il lato oscuro di me stessa. Questa esperienza mi ha aperto l'orizzonte su come sia impossibile prescindere dagli aspetti inconsci e non consapevoli della nostra personalità.


D. Tu affermi che spesso i rapporti e le relazioni acquistano, per molti versi, “vita propria” e ci sfuggono di mano, quali consigli daresti ai tuoi lettori per aiutarli a mettere ordine nell’intricata e complessa maglia dei rapporti interpersonali?
R. L'unico modo per impedire ai rapporti e alle relazioni di acquisire vita propria è la presa di consapevolezza dei meccanismi non consapevoli e automatici che li regolano. Per poter giungere a questo è necessario però, in primis, imparare a osservarci dal di fuori quasi fossimo un'altra persona. Una volta riusciti in questo è necessario chiedersi che effetto farebbe a noi il nostro comportamento se agito da un'altra persona. Questo è il primo passo. Ogni individuo è diverso però. Può accadere, quindi, che le reazioni siano diverse. Ne consegue che sono necessari anche curiosità e rispetto per l'universo altrui.Aspetti necessari a comprendere, grazie al dialogo, il nostro prossimo.


D. Poste le basi per una migliore conoscenza di sé, come fare a relazionarsi con altre persone che non hanno ancora raggiunto tale consapevolezza?
R. ...è difficile per chi ha raggiunto una buona consapevolezza di sè e delle relazioni confrontarsi con persone che non l'hanno. I rischi sono la noia e la "perdita della pazienza", posizioni entrambe "sbagliate" se così possiamo dire e che possono condurre a un atteggiamento simile al rancore dell'ex fumatore. Posizioni entrambe sbagliate, ma comprensibili dato che chi non ha consapevolezza di sè e delle relazioni chiede all'altro di impersonare i personaggi che gli mantengono il sistema di convinzioni consce e incosce automatiche attuali. Il segreto è non farsi trascinare in questo gioco, rimanere sempre nella logica del rispetto, essere "saggi" senza mai apparirlo o ostentarlo. C'è da dire, peró, che chi ha raggiunto una buona consapevolezza di sè e delle relazioni cerca persone al suo pari livello e, spesso, puó arrivare a prediligere la solitudine se non le trova.


D. Tu affermi che ciascuno di noi si crea nell’infanzia, nel rapporto con le figure di accudimento, una “modalità relazionale originaria”, caratterizzata da specifici processi automatici per muoversi, in seguito, perennemente verso altre modalità relazionali in relazione agli eventi e incontri in cui si imbatterà. Quindi non sarà mai statico. È possibile invece che tutto ciò non accada, ma al contrario, che si rimanga troppo ancorati alla primitiva modalità, tanto da non riuscire ad adeguarsi alle nuove relazioni, eventi, ecc.?
R.certo che puó accadere di rimanere troppo ancorati alla modalità primitiva. Dipende da una scarsa capacità di essere aperti nei confronti del nuovo. Purtroppo quando accade c'è un elevato rischio di scontrarsi con i disturbi psichici propri della modalità originaria cui apparteniamo.




[caption id="attachment_2499" align="alignleft" width="255"]enigma-vita Volumi nelle scatole, pronti per l'invio in libreria

D. Nella elaborazione del tuo modello, delle caratteristiche dei gruppi di modalità relazionali, hai provato ammirazione per l’una o per l’altra, simpatia per un gruppo, o al contrario fastidio?
R.Sinceramente sì. Ho provato ammirazione per una modalità relazionale e mi sono sentita più o meno vicina alle altre. Non posso entrare nel dettaglio perchè influenzerei il lettore. Nel mio libro c'è un test da fare ed è bene vi arrivi ignaro delle caratteristiche delle varie modalità. C'è da dire, peró, che, nel corso della mia vita  e del periodo di crisi individuale cui ho accennato, io le ho agite tutte per cui le sento tutte un po' mie. Io sono la dimostrazione lampante di come si possa cambiare.


D. Quali consigli daresti alla coppia per imparare a metabolizzare i cambiamenti individuali, a rispondere alle esigenze profonde dell’altro e continuare a suscitarsi emozioni forti e complementari ed evitare che a causa dei cambiamenti, l’amore finisca?
R. Mantenere vivo l'amore è sicuramente difficile. L'amore è un gioco di stasi e cambiamento, di avvicinamento e allontanamento. L'amore si fonda sulla complicità e su un desiderio psicofisico. Aspetti che spesso non vanno di pari passo... Sicuramente un buon dialogo è fondamentale in una coppia, ma non basta. I miei consigli sono due: in primis, mettersi nei panni dell'altro per capire cosa prova e uscire così da una prospettiva egocentrica; in secundis, mostrare l'anima "in sottoveste". Mostrarsi al partner nudi infatti puó portare al crollo dell'interesse, del desiderio e a un processo di "parentizzazione" per cui si diventa fratello e sorella.


La nostra conversazione purtroppo termina qui, è stata davvero piacevole speriamo di poterti rivedere presto, e scambiare quattro chiacchiere, magari sul tuo prossimo lavoro.


 Arianna Ciamarone


 Guarda su YouTube il video di presentazione del volume:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=mXrhsW0WoRc&w=420&h=315]
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Redazione

L'enigma della nostra vita

enigma-vitaL'enigma della nostra vita. Orientarsi nei rapporti interpersonali, è il nuovo volume pubblicato da Edizioni Psiconline e scritto da Maja Ricci Andreini.
100 pagine in formato 15x21 al costo di € 12.00, disponibile in libreria e online da qualche settimana.
Abbiamo provato a leggerlo e a farcene una opinione così da poterne parlare con i nostri amici online. Ed ecco il risultato!


Avere una “buona lettura” di noi stessi, del nostro prossimo e della relazione con lui, è alla base della serenità.



Purtroppo non è affatto semplice avere una “buona” lettura di questi aspetti fondamentali della nostra vita, ogni individuo, infatti, è unico e irripetibile non solo nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di se stesso e della sua storia, ciascuno di noi è diverso ogni attimo della propria esistenza perché ogni esperienza, inevitabilmente, ci cambia.


Come è possibile allora, conoscere se stessi e chi ci sta innanzi senza “perderci” nei nostri e altrui cambiamenti?


Come possiamo prevedere le “mosse” del nostro prossimo o comprenderne sino in fondo le emozioni e sentimenti?


Come possiamo rispondere efficacemente alle domande che spesso ci poniamo sui  nostri rapporti e relazioni: «Mi ama o non mi ama?», «Perché si comporta così?»


L'autrice, in questo testo, cerca di risolvere questo enigma, sintetizzando la realtà personale e i giochi relazionali che comporta, in un modello pratico molto semplice da attuare, un modello che ci aiuta ad interpretare i processi mentali consapevoli e inconsapevoli che fanno sì che i rapporti e le relazioni acquistino, per molti versi, “vita propria” e ci sfuggano di mano. Tutto questo perché senza esserne pienamente coscienti, spesso adottiamo, nei vari contesti sociali, modalità relazionali che fanno scattare nel nostro prossimo, in automatico, emozioni, sogni, conclusioni, reazioni e comportamenti che spesso non vorremmo.


Attraverso un test l’autrice ci aiuta allora a prendere consapevolezza di chi siamo e di come tendiamo a impostare le nostre relazioni, spesso senza rendercene conto, ad individuare il gruppo cui appartiene la nostra “modalità relazionale predominante” ovvero la modalità relazionale che tendiamo a “usare” di più, per scegliere realmente chi essere, chi avere accanto, che relazioni instaurare.


Arianna Ciamarone


La scheda del volume

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Le ali di Christina presentato a Maddaloni

Stefano Mosca ha presentato, presso la Libreria Hamletica di Maddaloni (CE) il suo romanzo d'esordio "Le ali di Christina", pubblicato da Edizioni Psiconline.


Le ali di christinaSi è tenuta domenica 19 gennaio, presso la Libreria Hamletica a Maddaloni, la prima presentazione del libro “Le ali di Christina” di Stefano Mosca, un autore emergente campano. Una domenica mattina piovosa che però non ha fermato l’affluenza di persone che si sono recate lì per assistere all’incontro con l’autore, accompagnato dalla sua relatrice Anna Lerro, psicologa psicoterapeuta.



La presentazione era strutturata in due momenti, nel primo l’autore ha esposto la trama del libro, mentre nella seconda parte la relatrice ha approfondito le vicende che coinvolgono la piccola Christina e altri personaggi della storia, con un’analisi personale dal punto di vista psicologico.

Il pubblico alla presentazione di MaddaloniL’autore e la relatrice hanno organizzato una presentazione informale, che potesse mettere a proprio agio il pubblico e il dibattito che è seguito è stato l’esempio di come, fin da subito, esso si sia interessato alla surreale esperienza della protagonista.

Dopo la presentazione ufficiale di domenica 19, sono in programma ulteriori iniziative per consentire ai lettori di conoscere Le ali di Christina e il suo giovane autore.

Attraverso incontri, presentazioni, interviste sulla stampa, radiofoniche e televisive Stefano Mosca ed Edizioni Psiconline contano di raggiungere un vasto pubblico e di favorire la diffusione di un libro così particolare ed interessante.

Nello stesso giorno Stefano Mosca è stato anche intervistato dal TG di Televomero ed ecco la sua intervista:



Per il programma completo sulle prossime presentazioni collegati su www.nellastanzaconlamosca.it oppure seguici su Facebook e su Twitter!
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Anoressia e bulimia. Quali emozioni?

Edizioni Psiconline si occupa ancora di anoressia e bulimia con un libro importante e con un diverso punto di vista.


[caption id="attachment_2481" align="alignleft" width="200"]Anoressia e Bulimia. Quali emozioni? La copertina del volume


"Anoressia e Bulimia. Quali emozioni? L'approccio dinamico esperenziale", di Paolo Palvarini, è la nuova proposta editoriale realizzata da Edizioni Psiconline e da poco in libreria e online.
Un corposo volume, inserito nella Collana Strumenti, di quasi 400 pagine in formato 15x21 e rilegato in brossura fresata che, al costo di 28 euro, cerca di portare il lettore in modo completo ed esaustivo all'interno delle tecniche di intervento specifiche per problematiche così complesse come anoressia e bulimia.

L’ipotesi di partenza che ha ispirato questo libro è che le pazienti che soffrono di anoressia e bulimia presentino un deficit nella regolazione delle emozioni, e che i sintomi costituiscano delle modalità disfunzionali atte a regolare le emozioni stesse.



Il testo propone un modello di trattamento che utilizza come ingrediente fondamentale il lavoro esperienziale sulle emozioni, finalizzato all’aiutare le pazienti a prendere contatto con le proprie emozioni conflittuali inconsce e a esprimerle in seduta. Il saggio offre ampio spazio all’ambito clinico-pratico, riportando trascrizioni di vignette tratte da psicoterapie svolte con pazienti anoressiche e bulimiche.

Il testo è suddiviso in tre parti. La prima parte è prettamente teorica, e affronta questioni quali: inquadramento diagnostico dei DCA, incidenza dei disturbi, motivazione al trattamento da parte delle pazienti, teorie eziopatogenetiche, approcci psicoterapici a orientamento psicodinamico; viene inoltre documentata la ricerca che ha ampiamente confermato quanto desunto dall’esperienza clinica, e cioè che le pazienti che soffrono di questa patologia presentano difficoltà nella consapevolezza e nella regolazione delle emozioni.

La seconda parte entra nello specifico di teoria e tecnica di un modello di psicoterapia – la psicoterapia dinamico-esperienziale – applicata nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. La psicoterapia dinamico-esperienziale da un lato nasce come naturale evoluzione del lavoro pioneristico di Davanloo – capace di mettere a punto un approccio psicoterapeutico breve non focale – e dall’altro si radica saldamente nella scienza psicodinamica come definita da Malan. La psicoterapia dinamico-esperienziale promuove con il paziente un lavoro focalizzato su consapevolezza, esperienza ed espressione delle emozioni, considerando centrale l’esperienza viscerale delle emozioni profonde, vissute nel qui e ora della seduta.

Nella terza parte viene presentata la trascrizione dettagliata di alcune vignette tratte da due primi colloqui – con una paziente bulimica e con un’anoressica restrittiva – e da una psicoterapia, durata complessivamente venticinque sedute, con una paziente bulimica. La trascrizione minuziosa delle sequenze verbali e non, accompagnata da commenti, vuole rispondere alle esigenze di collegare teoria, tecnica e clinica e, inoltre, di presentare al lettore, nella maniera più fedele possibile, il modo di operare del terapeuta dinamico-esperienziale.

Paolo Palvarini è psicologo e psicoterapeuta e da anni si occupa di psicoterapia dei disturbi del comportamento alimentare. Lavora presso il Dipartimento Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova, svolgendo al contempo attività libero professionale.

E’ membro della IEDTA (International Experiential Dynamic Therapy Association) e socio fondatore dell’APDE (Associazione di Psicoterapia Dinamico-Esperienziale). Ha pubblicato articoli, riguardanti tematiche inerenti la psicoterapia, su riviste scientifiche italiane e internazionali.

 

 

 

 

 

 
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Le ali di Christina

In libreria il primo romanzo di Stefano Mosca, giovane autore campano, pubblicato da Edizioni Psiconline nella Collana A Tu per Tu.


Ancora una volta Edizioni Psiconline, piccola Casa Editrice con molto impegno e molto coraggio, ha scelto di dare spazio ad uno scrittore esordiente e ad un romanzo particolarissimo sia nello stile che nella concreta realizzazione.



Le ali di Christina Le ali di Christina, di Stefano Mosca, somma, infatti, testo e disegni realizzati dall'autore per raccontare la storia di una ragazzina che affronta con coraggio e passione il suo quotidiano alla ricerca dell'autonomia e della libertà.

La piccola Christina, rinchiusa in una pericolosa torre, inizia un percorso utopistico verso la consapevolezza e la trasformazione di se stessa. Attraverso esperienze surreali, la piccola donna arriverà a imporsi su una società che la vuole identica agli altri e a far valere la sua personalità.

Quando la consapevolezza di chi siamo realmente inizia a farsi strada nel nostro animo non ci resta che liberarci da ciò che ci limita e iniziare quel viaggio, quel volo, che ci porta finalmente ad essere noi stessi. In un mondo che si contamina l’unico modo per non cadere è liberarci di ogni cosa.

La materialità ha seminato la vita dell’uomo, ammalandolo. La salvezza è nascosta davanti ad ognuno di noi: trovarla e crederci al punto da spiccare il volo.

Le Ali di Christina è una piccola metafora sulla libertà, raccontata con stile fiabesco. Un racconto breve che custodisce un messaggio profondo e che vuol portare il lettore alla riflessione.

[caption id="attachment_2472" align="alignright" width="208"]Stefano Mosca Stefano Mosca


Stefano Mosca è nato a Maddaloni (CE) nel 1982, è un critico letterario e recensore cinematografico. Ha maturato esperienza nel teatro come attore e nella lettura espressiva di brani poetici. Nutre grande interesse per la psicologia e l’interpretazione dei sogni. È appassionato di illustrazioni.

Attivista per i diritti umani, collabora come redattore volontario con Ong italiane ed internazionali.

“Le Ali di Christina” è il suo racconto d’esordio di cui ha realizzato anche le illustrazioni.

Le ali di Christina - pag. 70 - € 10.00 - Edizioni Psiconline - Collana A Tu per Tu
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Grande serata con Il Futuro che non c'era alla Feltrinelli di Pescara

Lunedì 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Edizioni Psiconline ha voluto organizzare un incontro alla Libreria Feltrinelli di Pescara per parlare di femminicidio e violenza di genere con esperti del settore e con gli autori del libro "Il futuro che non c'era. Storie di donne e di vite negate".


Circa 2 anni fa Alessandro Greco, giovane scrittore pescarese, immagina a cerca di realizzare un progetto editoriale innovativo con l'obiettivo di parlare diffusamente di femminicidio e violenza di genere non seguendo i soliti schemi fino ad allora visti e rivisti sia nella cronaca quotidiana che nella saggistica inerente il problema ma attraverso la creazione letteraria che guarda al futuro con il desiderio di cambiare concretamente o di aiutare il lettore a farlo, ove possibile.



Il futuro che non c'eraNasce così IL FUTURO CHE NON C'ERA. STORIE DI DONNE E DI VITE NEGATE, una antologia di racconti scritta da otto giovani autori (maschi) che scelgono, non senza interne difficoltà, di confrontarsi con il terribile mondo dove sopraffazione, femminicidio e violenza di genere la fanno da padroni.

La lunga gestazione del libro (che qui non vale la pena raccontare ma che è facilmente recuperabile in rete) incontra infine la nostra piccola Casa Editrice che entusiasticamente sposa il progetto e lo porta a compimento trasformandolo da idea a pagine scritte da sfogliare, leggere e tenere nella propria biblioteca domestica. Per saperne di più sul volume e sulla sua storia vi invitiamo a leggere la scheda e a sfogliarne virtualmente alcune pagine.

Il libro è stato presentato in tantissime librerie italiane ed ha avuto il suo battesimo ufficiale al Salone del Libro di Torino, nel maggio 2013, dove è stato presentato nello stand della Regione Abruzzo.

Lunedì 25 novembre, invece, abbiamo voluto finalmente presentarlo a Pescara in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, organizzando un piccolo incontro fra esperti del settore, autori del volume e lettori. La Libreria Feltrinelli ci ha gentilmente ospitato e la serata, ricca di spunti e di valori, è stata un importante momento nella vita culturale, oltre che editoriale, della nostra piccola Casa Editrice.

presentazione a pescara de il futuro che non c'eraErano presenti all'incontro, per dibattere di femminicidio e violenza di genere, la Professoressa Chiara Berti, docente di Psicologia Giuridica all'Università G. D'Annunzio di Chieti-Pescara, l'avvocato Valentina Pierfelice, del Foro di Pescara, e Alessandro Greco, ideatore e curatore del volume oltre che autore di uno dei racconti presenti. Moderava l'incontro fra esperti, autori e pubblico Maria Rosaria La Morgia, bravissima giornalista del TG3.

Il folto pubblico presente (impavido e coraggioso, vista l'inclemente situazione atmosferica della giornata) ha partecipato attivamente all'incontro appassionandosi ai temi del libro e al suo tentativo di parlare in modo completamente diverso di argomenti così complessi come quelli di femminicidio e violenza. Oltre 2 ore di incontro hanno lasciato in tutti i presenti il desiderio di impegnarsi "oltre" per cambiare a fondo la cultura di morte che oggi domina trasformandola in una concreta cultura di vita così da restituire alle donne il diritto al "futuro che non c'era".

Qui di seguito un breve filmato sulla serata.

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Redazione

Appuntamento a Più Libri, Più Liberi 2013

Dal 5 all'8 dicembre Edizioni Psiconline sarà presente a Più Libri, Più Liberi, la Rassegna della Piccola e Media editoria che si svolge ogni anno a Roma.


[caption id="attachment_2427" align="alignleft" width="300"]Più Libri, Più Liberi - L'ingresso Più Libri, Più Liberi - L'ingresso


Fra pochi giorni si svolgerà a Roma la XII Fiera della Piccola e Media Editoria "Più Libri, Più Liberi" e, come di consueto, Edizioni Psiconline sarà presente con il suo Catalogo e le sue proposte.

Quest'anno, però, ci sarà una grande novità che ci rende orgogliosi e fieri del nostro lavoro. Finalmente siamo riusciti a conquistare uno spazio tutto nostro dove accogliere i nostri lettori e metterli in diretto contatto con i nostri libri e con i nostri autori.
Non solo, siamo anche inseriti nel programma ufficiale della manifestazione con un nostro specifico evento che ci permetterà di far conoscere a tutto il pubblico di questa importantissima Fiera uno dei nostri ultimissimi volumi.



Edizioni PsiconlineDal 5 all'8 dicembre saremo presenti in forze allo STAND A03 dove troverete tutto il nostro Catalogo editoriale, il nostro motivatissimo Staff e, sopratutto, i nostri Autori.

Sarà un grande momento di confronto e di incontro fra i lettori e i nostri amici autori che saranno presenti in forze per tutto il periodo della Fiera per parlare con i visitatori dei loro libri, delle loro idee, di loro stessi e per firmare e dedicare tutte le copie che verranno acquistate in quei giorni.

Ci saranno Tania Croce, Massimo Bisotti, Antonio Di Giovanni, Carmela Ferrara, Carmine Monaco, Alex Pietrogiacomi, Tiziana Campanella, Gabriella Giordanella Perilli e tutti gli altri amici che abbiamo avuto il piacere e l'onore di pubblicare in questi nostri anni di attività editoriale. Amici che, tutti, ci hanno consentito di crescere, farci conoscere, conquistare uno spazio sempre più importante sia nel cuore e nelle librerie dei lettori che sugli scaffali delle librerie.

Allo STAND A03, vicinissimi all'ingresso, ci saranno anche Marisa, Aurelia e Alessandro (il nostro efficientissimo Staff rodatissimo dalle precedenti esperienze) che saranno a completa disposizione dei visitatori con i volumi e tante, tante sorprese per rendere la visita della Fiera, e in particolare del nostro Stand, una esperienza unica ed indimenticabile.

[caption id="attachment_2433" align="alignleft" width="200"]Nella mente di Jane - Tiziana Campanella Nella mente di Jane - Tiziana Campanella


Saremo anche in Sala Turchese, venerdì 6 dicembre, alle ore 11, con Tiziana Campanella per la presentazione del suo volume "Nella mente di Jane. Emergere dal silenzio". Insieme a lei  la Dott.ssa Rosaria Filoni, Docente e membro del direttivo SIAB, Direttrice della rivista Grounding.

Vi aspettiamo tutti, perciò, dal 5 all'8 dicembre 2013 a Più Libri, Più Liberi, la Fiera dei piccoli Editori che vogliono crescere e vogliono diventare importanti con le loro proposte e con il loro entusiasmo.

Non mancate e non fateci mancare il vostro appoggio ed il vostro entusiasmo così che, da parte nostra, ci possa essere la possibilità di trarre sempre linfa vitale da un rapporto così intenso e fecondo con chi ci segue e ci vuole sostenere.

Appuntamento a Roma, quindi, a Più Libri, Più Liberi per  confrontarci, scambiare esperienze e incontrare i nostri migliori amici, autori e lettori. Vi aspettiamo in tantissimi e insieme a voi sarà una grandissima e bellissima festa per i nostri libri e per il nostro impegno quotidiano.
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