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Redazione

L'uomo che correva vicino al mare di Ciro Pinto - Intervista all'autore

Edizioni Psiconline, ha intervistato Ciro Pinto autore del romanzo "L'uomo che correva vicino al mare" nella collana A Tu per Tu (256 pagine € 18,00).
Dal 20 marzo in libreria e on-line.


[caption id="attachment_2769" align="alignleft" width="240"]Ciro-Pinto-2-1024x768 Ciro Pinto

Da poco in libreria e già se ne parla. In molti lo aspettavano. Molti lo hanno richiesto diverse settimane prima della sua uscita.
Noi di Edizioni Psiconline non potevamo non rispondere alle richieste dei lettori, ci siamo affrettati ad intervistare il nostro simpatico autore per farlo conoscere meglio.
Ciro Pinto è stato davvero entusiasta del nostro invito e come potevamo deludere la sua richiesta di fare l'intervista vicino al mare?



Il nostro Mare Adriatico, che accompagna il personaggio nell'intero romanzo.
Una piccola introduzione del libro è dovuta per comprendere le domande che rivolgeremo all'autore.
Un uomo corre vicino al mare per sfuggire alla malattia, alle iatture della vita e alla morte.
La sua vita si sgretola pian piano, la sua corsa lo porta dentro i suoi ricordi, mentre la mente si sfoca e si perde nella nebbia di un precoce invecchiamento.
In questa corsa all’indietro ritrova innanzi a sé i dilemmi mai risolti: la perdita della madre quand’era ancora bambino, il ricordo del padre, abbandonato troppo frettolosamente dentro una morte improvvisa e rapida, come uno schiaffo talmente forte da ammazzare persino il dolore.1237376_10201481940002677_306385397_o
Tenta di ricostruirsi un futuro, ma l’impresa si presenta più ardua di quanto previsto e sullo sfondo una verità che non vuole accettare.
Una storia d’intima sofferenza, con riflessioni e spunti.
I temi del ricordo, della famiglia e della riflessione sulla vita molto intensi e toccanti si sviluppano attraverso luoghi e momenti diversi, seguendo la trama del romanzo.
La storia termina con la proiezione nel futuro di qualche anno, che dona alla fine una luce di speranza: la possibilità che l’umanità ha di tramandare se stessa rende possibile il perpetuarsi della vita e il superamento della morte.


Ciro Pinto è nato a Napoli nel novembre del 1953, dove tuttora risiede. Ha lavorato sempre nel settore bancario e finanziario, dove ha svolto ruoli dirigenziali e di responsabilità nazionali. Ha girato l’Italia e ha vissuto diversi anni a Firenze. Lasciato il lavoro e ritornato a Napoli, oggi si può dedicare alla passione che coltiva da sempre, scrivere. Ha pubblicato nel settembre del 2012 il suo primo romanzo: Il problema di Ivana, Edizioni Draw Up. Menzione d’onore al Premio Internazionale di Letteratura, 27ma edizione Phintia 2013. Terzo classificato, sezione editi, al Premio di Letteratura Circe, I edizione. Menzione speciale dell’Asso Artisti Nazionale nell’ambito del Premio Circe. Ha pubblicato due racconti su Storie brevi de La Feltrinelli nel 2013 e un racconto nell’antologia Crisalide, Edizioni Draw Up, Ottobre 2012, di cui ha curato l’editing ed è stato coordinatore editoriale. È inoltre autore di diverse poesie, tra cui alcune premiate e pubblicate in antologie Artemuse e Circumnavigarte.


L’uomo che correva vicino al mare si è classificato al secondo posto, nella sezione inediti, al Premio di Letteratura Circe, I edizione 2013 (primo classificato dalla Giuria dei lettori).




[caption id="attachment_2773" align="alignleft" width="140"]L'uomo che correva vicino al mare L'uomo che correva vicino al mare

Incontriamo quindi Ciro Pinto comodamente seduti sulla veranda di uno stabilimento balneare, in questa stupenda giornata di primavera. Abbiamo ordinato un gelato con tanta panna e poi un caffè, decidiamo però di proseguire la nostra conversazione passeggiando sulla spiaggia sotto il sole di marzo, ma la temperatura è davvero superiore alle medie stagionali, quasi viene voglia di tuffarsi...


D. Ringraziamo innanzitutto Ciro Pinto, perché nonostante i suoi molteplici impegni, (stanno per iniziare le presentazioni del suo romanzo in varie librerie un po' in tutta Italia), ha accettato il nostro invito. Come nasce l’idea del suo romanzo?
R. Beh, devo dire che ho scritto L’uomo che correva vicino al mare nella primavera del 2012, pochi mesi dopo aver terminato Il problema di Ivana, la mia prima opera.
Era giusto un anno che avevo lasciato il lavoro per un’opportunità di pre-pensionamento, e il mio tempo, improvvisamente libero, era stato conquistato dalla passione per la scrittura. Mi pareva di essere ringiovanito fino al punto di sentirmi un ragazzo, una sensazione davvero piacevole. Proprio per questo mi hanno colto tutte le paure che possono assalire un uomo di cinquantotto anni che vede avvicinarsi il declino. Allora ho scritto questo romanzo per esorcizzarle.


D. Il dolore del vivere, l’ineluttabilità della sofferenza e della morte, percorrono tutta la trama, ma la speranza si fa strada, anche se a fatica, nella vitalità dei personaggi che non si danno per vinti, nonostante tutto. Qual è il messaggio che vuole lasciare?
R. Non amo lanciare messaggi, anzi diffido di chi lo fa. Abbiamo già tanti falsi profeti e venditori di felicità effimere. Sono fondamentalmente un romanziere, mi piace costruire storie partendo dalla vita reale, dal quotidiano. Poi, se dalla mia narrativa si possono cogliere spunti e riflessioni ne sono felice. Sì, nonostante le tante ombre che aleggiano nella loro vita, i protagonisti della mia storia sono ricchi di vitalità. A sostenerla è proprio la speranza.
Io penso che la speranza sia l’unico patrimonio inestinguibile che esista al mondo. Ed è un bene libero da leggi di mercato: è a disposizione di tutti. Il peccato più grave sta nel non riuscire a tenere accesa questa fiammella che può farci superare ogni difficoltà o quantomeno accettarla.


D. Che cosa dà quella spinta vitale ai suoi personaggi, dove trovano il coraggio per andare avanti?
R. Nel rispetto di se stessi e nella consapevolezza della propria identità. Nel patrimonio di esperienze, di legami che arricchiscono la nostra vita si possono trovare le ragioni per andare avanti.
I miei personaggi lottano per qualcosa che dia un senso ai loro giorni. Io credo fermamente che ognuno, nei vari periodi della sua vita, debba avere una mission, che può mutare nel tempo a seconda delle diverse circostanze e delle peculiarità di ogni individuo, ma che risponde sempre a quella visione dell’esistenza che ciascuno di noi porta dentro.
Però è solo nella condivisione e nel mutuo soccorso con gli altri che ci circondano che si può trovare la forza di cercare sempre un’altra chance.


D. Il tema del mare accompagna tutto il suo romanzo. Di certo la scelta non è casuale. Che cosa rappresenta, cosa vuole significare? C’è qualcosa di autobiografico in questa scelta?
R. Come diceva Pascoli: Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Il cielo e il mare sono altro dalla terra, che ci è più familiare, siccome la calchiamo tutti i giorni. Ma, rispetto al cielo, il mare ci è più vicino: possiamo immergerci, sostare dinanzi a lui, o corrergli accanto. Per me il mare è catarsi, rigenerazione, ricerca interiore; non a caso nel romanzo, proprio all’inizio, si cita il gabbiano Jonathan.
Ma è anche l’elemento più vicino alla nostra natura biologica, non dimentichiamo che il nostro corpo è composto in media per il 60% di acqua.
Sicuramente di autobiografico c’è il mio amore immenso per il mare. Sono nato e ho vissuto buona parte della mia vita in una città che ad esso è indissolubilmente legata. Di sicuro le mie origini napoletane mi hanno sempre fatto sentire il mare come un ingrediente irrinunciabile della mia vita.
Spesso sulla mia barca non resisto alla tentazione di spegnere i motori e tuffarmi al largo, con gli occhi aperti. L’azzurro profondo che ti si para davanti non ha eguali. Un’esperienza imperdibile.


D. A volte i dialoghi in italiano sono intercalati a quelli in napoletano, lei è molto legato alla sua città di origine? Quale è il merito della sua città nella sua formazione artistica di scrittore?
R. Beh, come dicevo prima, sono sicuramente molto legato alla mia città, anche se ho con lei un rapporto conflittuale. In pratica la amo per la ricchezza di emozioni che offre, per la varietà delle sue voci. Napoli è per sua stessa natura una fucina inesauribile di creatività, di idee, di suggestioni.
La odio per la sua irritante abulia, per l’imperante vittimismo e per l’incapacità, o meglio, la non-volontà a risolvere i suoi atavici problemi.
Ad ogni modo, sento di non poterne fare a meno. Probabilmente porto nella mia genetica il suo marchio, come del resto ognuno porta dentro di sé la sua città.
Di Napoli forse esprimo la visceralità, i sentimenti, e forse la drammaticità.
Posso solo aggiungere che se si eccettuano pochissime poesie in vernacolo e un racconto, ancora inediti, e ovviamente gli sprazzi di vita napoletana di Giorgio, il protagonista del romanzo, non ho mai scritto, né ambientato storie nella mia città. Per me scrivere di Napoli è sempre molto difficile, si rischia di cadere in luoghi comuni e stereotipi. È troppo pregna di creatività, in ogni gesto, in ogni allocuzione del suo popolo.
Scriverne è un’impresa ardua. Ci sto provando col mio quinto romanzo, sto cercando di vederla con gli occhi di Goethe. 1441454_363217017158043_709500147_n


D. "Correre era il suo talismano mattutino, la sua risposta a tutte le angosce della vita, ogni falcata gli ridava fiducia. Al diavolo la malattia, la vecchiaia e la morte, lui era più forte di tutto". C’è un po’ di Ciro Pinto in Giorgio?
R. Tanto. Come ogni partenopeo ricorro spesso ad amuleti e ho le mie ritualità per scongiurare la sfiga, e poi amo l’attività fisica. Mi scarica, mi rilassa e mi fa sentire vivo, e qualche volta, non mi vergogno a dirlo, invincibile. Il benessere che procura, quella stanchezza salubre che ti prende dopo una fatica, sono portatori di ottimismo.
Di Giorgio ho anche la sua fissa di programmare la vita, il voler dominare e controllare ogni cosa, anche gli eventi che lo sovrastano. Mi appartengono pure la sua sensibilità e la sua tenacia.


D. Colpisce molto il legame del personaggio Giorgio Perna con la moglie Eva. Un amore che sopravvive alla morte, che sconfigge la morte. Eva rimane una presenza costante nella vita di Giorgio, come se fosse ancora in vita. Ho trovato pagine molto toccanti e commoventi, i lettori concorderanno con me.
Il tema dell’amore e del dolore per la madre prematuramente scomparsa, poi per il padre, per la moglie, per la malattia del nipote è una presenza costante. Perché nel romanzo si
associano amore e dolore? È un voler esorcizzare il dolore per la perdita o la sofferenza delle persone amate?
R. Beh, senza arrivare alla visione tragica dei nostri padri greci, ritengo però che la nostra vita sia sempre intrisa di bene e male, di gioia e di dolore. Del resto tutti i grandi temi dell’esistenza si intrecciano, sono l’uno l’altra faccia dell’altro. Nel romanzo l’amore e il dolore sono strettamente correlati perché è il tema della perdita, dell’abbandono inteso nel modo più lato, che segna le pagine del libro. Ed è proprio a una certa età che il processo naturale della vita che porta alla sua fine diventa improvvisamente reale, e prossimo. Come dicevo all’inizio, è stata proprio l’inattesa consapevolezza del declino a indurmi a scrivere la storia di Giorgio, come un outing che mi liberasse da tutte le paure.


D. Qual è il senso dell'esistenza di Giorgio, e degli altri personaggi e più in generale quale il senso del passaggio, del fugace passaggio dell’uomo su questa terra?
R. Questa è una macro domanda, di portata così universale, che è davvero difficile rispondere in poche parole. Per me, che non ho il dono della fede o, almeno, non l’ho ancora trovato, rispondere è ancora più difficile.
Parliamoci chiaro, l’uomo ha un destino davvero beffardo: è strutturato biologicamente per un tempo limitato di vita, eppure pensa, prova emozioni e sentimenti che non hanno confini temporali. Non credo nell’aldilà, credo nell’Umanità. Penso che la grande forza dell’Umanità risieda nella sua capacità di tramandarsi. Come dice David Grossman nel suo bellissimo libro: Che tu sia per me il coltello, gli antichi saggi ebrei credevano che esistesse in ogni organismo umano un ossicino, chiamato luz, indistruttibile e che ci sopravvivrà. Ecco, credo nella testimonianza, nella memoria!
Penso che ognuno di noi possa tramandare la sua umanità, attraverso un figlio, attraverso il ricordo che vive in chi gli sopravvive, attraverso tutto ciò che riesce a fare in vita. È questa davvero l’unica arma che abbiamo contro la morte.


D. Ora che il romanzo è concluso ed è in libreria, è soddisfatto del suo lavoro? C’è qualcosa che cambierebbe?
R. Sì, grazie a Edizioni Psiconline, che ha creduto in questo progetto editoriale, questa mia seconda creatura ha visto la luce. Provo una grande soddisfazione ma anche tanta apprensione, come ogni genitore che osserva i primi momenti di vita del proprio figlio.
No, non cambierei nulla, e non certo per presunzione. Penso che un romanzo, una volta terminato, a parte le rivisitazioni di revisione e di editing, non sia più manipolabile, perché è la testimonianza di suggestioni e di riflessioni, in parole povere è il frutto di una creatività, dei momenti che lo hanno generato. Penso che da subito il libro diventi un mondo a sé, altro dal suo autore; appartiene ad ognuno di noi, che lo legge e lo vive secondo le sue personalissime percezioni.


D. Quali parole userebbe per invogliare il lettore a leggere il suo romanzo. A chi si rivolge in particolare?
R. Sarei tentato di dire: Accattatevillo! come la grande Sofia Loren invitava a fare in una pubblicità di qualche anno fa.
Scherzo…
Penso che sia un romanzo che possa far vivere emozioni e far riflettere. Farci staccare solo un po’ dalla nostra corsa forsennata verso chissà che, farci restare un po’ a pensare a tutto quello che va oltre le nostre beghe quotidiane.
È una storia per tutti, per gli adulti, ma anche per i giovani.
I temi della famiglia, dell’invecchiamento, della malattia, ma anche dell’amore, dell’abnegazione, della lotta, sono temi universali che non hanno età e non la chiedono a chi li affronta.


Si potrebbe continuare per ore a conversare con Ciro Pinto, purtroppo il tempo a nostra disposizione è troppo breve, quindi dobbiamo concludere augurandoci di poterlo incontrare  di nuovo tra pochissimo tempo.


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Redazione

L'uomo che correva vicino al mare di Ciro Pinto. La nostra recensione

Dal 20 marzo in tutte le librerie "L'uomo che correva vicino al mare" di Ciro Pinto - Edizioni Psiconline nella collana A Tu per Tu (256 pagine € 18,00).
Lo abbiamo recensito per i nostri lettori


[caption id="attachment_2766" align="alignleft" width="168"]Ciro Pinto Ciro Pinto

Il gabbiano si staccò dal mare e cominciò a salire in alto con potenti battiti d’ali, a una certa quota si assestò e continuò nel volo orizzontale […]
Sotto di lui, un uomo correva con un’andatura media...

Correva lungo la battigia. Si sentiva sempre più leggero, si sentiva sempre più giovane
e il corpo gli rispondeva, gli rispondeva alla perfezione.
...



Correva e aveva sempre corso, dovunque la vita lo avesse
portato, nei suoi viaggi di lavoro e in quelli di piacere.
...
Correre era il suo talismano mattutino, la sua risposta a
tutte le angosce della vita, ogni falcata gli ridava fiducia.
Al
diavolo la malattia, la vecchiaia e la morte, lui era più forte
di tutto.




[caption id="attachment_2773" align="alignleft" width="200"]L'uomo che correva vicino al mare L'uomo che correva vicino al mare

Pochi e brevi passaggi, per introdurre il protagonista Giorgio Perna e il tema del romanzo.
Un uomo che tenta di aggrapparsi alla vita con tutte le sue forze, che cerca di rinnovare ogni giorno, quelle che per molto tempo erano state le sue abitudini di vita.
Vita trascorsa accanto alla moglie, Eva, che aveva amato profondamente: i suoi ricordi di lei parlano di trasporto, passione, tenerezza, ammirazione, di un amore che li avrebbe tenuti insieme per sempre, ma troppo prematuramente la morte di lei li divide.
Giorgio rivive una tragedia già vissuta e conosciuta troppo bene. Era ancora molto piccolo infatti, quando perse la madre, giovanissima, poi il padre morì improvvisamente.
Così dopo la morte della moglie la sua vita era proseguita, cercando di sfuggire al dolore, cercando di esorcizzarlo, continuando a fare tutto quello che faceva prima della morte di Eva, quasi non avesse consapevolezza di quanto accaduto.
Correre lo aiutava a sentirsi giovane, e il corpo che lo assecondava ancora, gli confermava che aveva ancora molto da vivere, che non tutto era perduto, che lui era più forte di tutto. Correva quando voleva ricacciare i pensieri angosciosi che spesso lo assalivano prepotentemente. Anche le ultime ore di vita della moglie aveva corso, sperando di tornare a casa e scoprire che era stato tutto un brutto sogno.
Eppure la sua vita sta cambiando, la sua vita si sta disgregando, un precoce invecchiamento sta cancellando i suoi ricordi.
Tenta allora, di ricostruirsi un futuro, di concedersi una nuova opportunità di vita,  ma nulla è più come prima e deve fare i conti con la malattia che non ha pietà di lui.
È solo davanti al suo destino, neanche l'amore e le cure della figlia, anche lei  provata a sua volta dal dolore per la malattia del suo bambino, lo aiuteranno a non piegarsi all'inesorabile.


foto(43)I temi del ricordo, della famiglia e della riflessione sulla vita, percorrono la trama del romanzo.
Ciro Pinto li ha sviluppati sapientemente in pagine toccanti, leggendo le quali il lettore non può rimanere estraneo, ma partecipa egli stesso delle vicende e dei travagli del protagonista.
L'autore alterna parti descrittive, narrative e dialogiche, perfettamente inserite nella trama. Fanno da sfondo diversi ambienti (Rimini, Bologna, Ferrara, Napoli) e il mare che accompagna il protagonista, come se nel mare, cercasse il mito dell'immortalità.
Una immortalità che a dispetto del destino infelice del personaggio, trionfa attraverso l'amore e la speranza.
L'amore (per la vita, per la moglie, per la figlia), che non farà morire la speranza nel domani.
Una nuova luce si accende infatti negli ultimi capitoli, proiettati nel futuro, e ci lascia un messaggio forte, la missione dell'uomo non si esaurisce con la sua esistenza, ma sopravvive alla morte se qualcuno ancora è pronto a riceverne l'eredità.5


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Redazione

L'enigma della nostra vita

enigma-vitaL'enigma della nostra vita. Orientarsi nei rapporti interpersonali, è il nuovo volume pubblicato da Edizioni Psiconline e scritto da Maja Ricci Andreini.
100 pagine in formato 15x21 al costo di € 12.00, disponibile in libreria e online da qualche settimana.
Abbiamo provato a leggerlo e a farcene una opinione così da poterne parlare con i nostri amici online. Ed ecco il risultato!


Avere una “buona lettura” di noi stessi, del nostro prossimo e della relazione con lui, è alla base della serenità.



Purtroppo non è affatto semplice avere una “buona” lettura di questi aspetti fondamentali della nostra vita, ogni individuo, infatti, è unico e irripetibile non solo nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di se stesso e della sua storia, ciascuno di noi è diverso ogni attimo della propria esistenza perché ogni esperienza, inevitabilmente, ci cambia.


Come è possibile allora, conoscere se stessi e chi ci sta innanzi senza “perderci” nei nostri e altrui cambiamenti?


Come possiamo prevedere le “mosse” del nostro prossimo o comprenderne sino in fondo le emozioni e sentimenti?


Come possiamo rispondere efficacemente alle domande che spesso ci poniamo sui  nostri rapporti e relazioni: «Mi ama o non mi ama?», «Perché si comporta così?»


L'autrice, in questo testo, cerca di risolvere questo enigma, sintetizzando la realtà personale e i giochi relazionali che comporta, in un modello pratico molto semplice da attuare, un modello che ci aiuta ad interpretare i processi mentali consapevoli e inconsapevoli che fanno sì che i rapporti e le relazioni acquistino, per molti versi, “vita propria” e ci sfuggano di mano. Tutto questo perché senza esserne pienamente coscienti, spesso adottiamo, nei vari contesti sociali, modalità relazionali che fanno scattare nel nostro prossimo, in automatico, emozioni, sogni, conclusioni, reazioni e comportamenti che spesso non vorremmo.


Attraverso un test l’autrice ci aiuta allora a prendere consapevolezza di chi siamo e di come tendiamo a impostare le nostre relazioni, spesso senza rendercene conto, ad individuare il gruppo cui appartiene la nostra “modalità relazionale predominante” ovvero la modalità relazionale che tendiamo a “usare” di più, per scegliere realmente chi essere, chi avere accanto, che relazioni instaurare.


Arianna Ciamarone


La scheda del volume

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OCCHIALI PER LA FELICITA'. UN LIBRO PER INDOSSARLI

FRANCAVILLA. Sette giorni per dare una svolta. Ognuno può farlo ma   spesso s'arrende, senza neanche aver tentato, e aspetta che tutto cambi a prescindere da una propria azione. Il successo, però, non piove dall'alto. Allora, inerzia al palo, il primo passo è capire se  stessi e i propri limiti. Gianpaolo Pavone, esperto di comunicazione  aziendale e formazione motivazionale da oltre 20 anni, chiede solo 10   minuti al giorno per aiutarci a vivere meglio.
Nasce così il libro "Occhiali per la felicità. Strategie per ottenere  il meglio da te e dalla tua vita", 153 pagine, 18 euro, in libreria  con Edizioni Psiconline, casa editrice di psicologia, psicoterapia e  scienze umane. Dell'autore abbiamo già pubblicato un'intervista.



Sull'onda del problem solving propone un training di svolta che dura  sette giorni. Il lettore
sfoglia le pagine del libro e al tempo stesso  fa esercizi e riflessioni che al termine delle 153 pagine, fitte di  consigli e dritte, gli regalano la giusta grinta. Il primo giorno  impari come dare potere, valore ed energia alla tua vita, il secondo  a gestire le emozioni e trovare armonia in ogni situazione. Il terzo  sperimenti tecniche che aiutano a stare meglio, poi vai avanti con il  potenziamento della vita nel quotidiano, impari anche a gestire e  superare al meglio i momenti difficili. Fino ad arrivare a come  sviluppare una memoria efficace ed accrescerne potenzialità e  longevità, così come ad acquisire strategie efficaci per stabilire una  direzione giusta, la tua. In questo libro c' è un programma di  riabilitazione dell'esistenza? "Più che riabilitazione", risponde  Gianpaolo Pavone, "parlerei di uno strumento per poter essere più  vicini a se stessi. Ognuno di noi ha dentro di sé le potenzialità per  essere felice ma spesso non sa a chi rivolgersi e cosa fare. Questo 
libro nasce per rilanciare quell'innata  e irrinunciabile esigenza di  sfida dell'uomo verso una vita migliore". Un libro può davvero far indossare gli occhiali per la felicità?
"Senz'altro è un punto di riferimento, una occasione con strumenti per  poter partire e lavorare efficacemente su se stessi. Nasce da un  assunto di vita che da sempre ho seguito, sia nel campo privato che  nel mio lavoro. E cioè essere consapevoli che la vita non è ciò che si  ha ma come la si vive. Un libro, dunque, può essere uno strumento per  il lettore, utile ad affrontare con determinazione le tematiche esistenziali di rilancio e affermazione". Il resto è lettura.


Ufficio stampa Edizioni Psiconline

 

 

 

 

 

Cenni curriculari autore

Gianpaolo Pavone ha 44 anni è un esperto di comunicazione aziendale e  formazione motivazionale da oltre 20 anni,  laurea in Marketing e  studi approfonditi in Psicologia della Comunicazione e P.N.L. Ha  formato oltre 5.000 persone (Manager, Imprenditori, Professionisti,  Studenti ecc.) con un innovativo metodo di E-Learning che sintetizza 
collaudate tecniche di strategia della comunicazione e  comportamentali, attuate con successo in tutto il mondo. Ha lavorato  per il Sole 24 ore e Telemontecarlo nel settore pubblicitario.  Attualmente forma e gestisce gruppi di persone in ambito nazionale ed 
estero nel settore delle risorse umane. Nel 2008 fonda il progetto  no-profi  “Help for Children” in aiuto ai Bambini vittime di abusi  sessuali in Thailandia e Brasile e che coinvolge numerosi V.i.p.,  Calciatori e personaggi dello spettacolo di fama nazionale ed 
internazionale. Ha scritto e pubblicato: “Persuasione strategica”, "Anima nuda”, “La vendita persuasiva”. In Italia e all’estero oltre  1.800 siti e blog parlano dei suoi articoli di tecniche di  comunicazione persuasiva.


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COSA SIGNIFICA PER ME L'ALTRO? Intervista a Cecilia Mariotto, autrice di "Relazioni d'amore", Edizioni Psiconline.

FRANCAVILLA. Ha percorso le segrete vie dell'affetto per raccontare come una relazione d'amorosi sensi può trasformarsi in una preziosa scoperta dell' Io. Cecilia Mariotto, psicologa ed esperta di Shiatsu, nel suo libro "Relazioni d'amore. Star bene con se stessi e con gli altri", 120 pagine, 16 euro, scritto per Edizioni Psiconline, casa editrice specializzata in psicoterapia e scienze umane, invita a un viaggio nuovo nell'anima. Una chiacchierata con l'autrice ci aiuta ad entrare meglio nelle pagine del libro.


IL TITOLO. Perché questo libro? "L'idea", risponde l'autrice, "è stata quella di  voler guardare in una nuova ottica a relazioni e rapporti d'amore in tutte le forme, da coppia a famiglia e altre dimensioni. Con uno sguardo inedito che vede la relazione come opportunità. Il rapporto affettivo, allora, avrà vita e durata fisiologica, solo se si parte con l'idea che punta a realizzare un progetto insieme per un'opportunità condivisibile ma al tempo stesso singolarmente efficace. Non importa il tempo che durerà ma cosa riusciamo a costruire ". Così anche la fine di un rapporto o gli eventuali fallimenti periodici, avranno una forza rivitalizzante senza pari, che nel libro emerge di netto.

IL CONTESTO. Un libro di 120 pagine può aiutare a cambiare davvero? "Per lo meno può spingere a pensare di poter cambiare", sorride Cecilia Mariotto, "le ricette in 120 pagine non possono esistere ma l'idea, per esempio, di mettere esercizi pratici per far germogliare il desiderio di guardare in maniera nuova dentro di sé, questo sì".

LA FAMIGLIA. La cellula sociale per eccellenza nel libro della Mariotto  acquista aggettivi che incuriosiscono. La famiglia, oltre che biologica, diventa anche di elezione e di azienda. Che signfica? "Sono tutte quelle relazioni che in qualche modo creiamo nella nostra vita a prescindere dai legami familiari", risponde Mariotto, "di elezione o di azienda, diventa intuitivo capire a cosa mi riferisco. Capita spesso di dire "sto a lavoro più che in famiglia". Viene naturale allora pensare che in fondo anche qui, o con gli amici, si instaura una relazione affettiva che va oltre. Un gruppo di persone o colleghi che condividono un obiettivo comune in maniera positiva e costruttiva, anche se si tratta di casi non diffusi come dovrebbero nella società individualistica contemporanea, finiscono col creare un luogo degli affetti in grado di creare calore e soddisfazione pari a quello familiare". Tutto perchè nelle relazioni affettive l'IO non affondi ma emerga.

IL TRADIMENTO. Nel testo emergono i vizi delle relazioni affettive. Tra queste il tradimento che diventa paradossalmente anche il modo per acquisire fiducia in se stessi e negli altri. Come? "Di fronte alle attese tradite, alla presenza negata, all'amore abbandonato", risponde Cecilia Mariotto, "ci sono due strade sostanziali che il soggetto può scegliere. Una è quella di non avere più fiducia negli altri e l'altra di elaborare la ferita per rivalutarla. Io suggerisco la seconda strada anche perché con la prima si finirebbe col perdere la fiducia in se stessi nella capacità di amare, che poi è il motore primo dell'esistenza di tutti noi. Se di fronte al tradimento reagiamo entrando a fondo nel risultato della ferita emotiva e sullo scudo protettivo che abbiamo creato per sottrarci a nuove sofferenze analoghe, riusciremo non sono ad aiutare noi stessi ma anche gli altri. Nel libro con diversi esercizi e mappe dialogiche ho voluto offrire strumenti per iniziare questo cammino".

Ufficio Stampa Edizioni Psiconline.
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Antonio Vita conduce un forum su Psiconline.it

Il Dott. Antonio Vita
Il Dott. Antonio Vita


Nuovo importante impegno per Antonio Vita che ha deciso di collaborare ulteriormente con noi "guidando" un forum professionale su Psiconline.it dedicato alla psicologia infantile.

Naturalmente la sua competenza e l'esperienza maturata negli anni lo aiuteranno a confrontarsi con il vasto mondo presente nei forum e nello specifico con i tantissimi utenti che quotidianamente affollano i forum di Psiconline.it

Nello spazio "attrezzato" dalla Redazione di Psiconline, come lo stesso Dott. Vita ha scritto "verranno esposti, svolti e approfonditi temi generali che chiunque potrà trattare, sia dagli addetti ai lavori, e cioè psicologi e psicoterapeuti, sociologi, pediatri e neuropsichiatri infantili, sia da genitori e da familiari di bambini, fanciulli e adolescenti, cioè da tutti quelli che sono interessati a problematiche generali da sottoporre all'attenzione di altri che potranno intervenire apportandovi le loro conoscenze, le loro opinioni, le loro ipotesi e le loro esperienze.
Tali temi saranno anche oggetto di articolata esposizione, di analisi, di dibattito teorico e di discussione.

Questa sarà una palestra in cui tutti potranno presentare e discutere le loro conoscenze e le loro esperienze relative a questa disciplina che, come ogni altro ramo di una scienza, è in continuo sviluppo e costante progresso.

Il nostro discorso si svilupperà come un confronto corretto, garbato, cordiale e disponibile, con una dialettica franca e libera, esente da pregiudizi e da posizioni dogmatiche, rigide ed inflessibili.

Questo forum non prenderà in considerazione richieste di consulenza psicologica in quanto non si pone tale finalità (sul sito potrete trovare, invece, un apposito spazio per tali richieste). Potranno essere trattati, tuttavia, argomenti riguardanti gli aspetti patologici della personalità.

A puro titolo indicativo, quindi, vi potranno apparire temi riguardanti lo sviluppo dell'area intellettiva, del ragionamento logico, dei vari fattori dell'intelligenza, del linguaggio, della creatività, dell'area affettiva, emotiva e sociale, degli aspetti psicodinamici, delle relazioni tra soggetti, dei rapporti tra mente e corpo e delle interrelazioni fra queste due complesse e basilari strutture, e di ogni forma di patologia che possa riscontrarsi nella fase dello sviluppo del soggetto dalla nascita all'adolescenza."

E' un modo ulteriore di ampliare gli spazi presenti nello splendido volume "Diventare nonni è un evento straordinario. Consigli e risposte per vivere al meglio il rapporto con i propri nipoti" che è uno dei maggiori successi della nostra realtà editoriale e che continua a destare interesse nei lettori e nella critica letteraria e di cui, a breve, sarà disponibile anche la versione e-book in formato epub.

Vi invitiamo decisamente a collegarvi con il forum, registrarvi e, se lo desiderate, partecipare al dibattito in corso fra gli utenti presenti.
Questo è l'indirizzo per esserci subito: www.psiconline.it/forum
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