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I blog di Edizioni Psiconline

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Redazione

Costruttori di cerchi:ancora una presentazione a Reggio Emilia

copertina-costruttori-di-cerchi-sitoCostruttori di cerchi di nuovo a Reggio Emilia il 27 marzo scorso, dopo la presentazione alla biblioteca Panizzi dello scorso febbraio.
Questa volta il testo è stato ospitato e promosso dalla Associazione Amici di Gancio, che si occupa, in continuità con un'esperienza che nel complesso copre oltre 25 anni di lavoro, di progetti di counselling scolastico, volontariato giovanile, supporto alle scuole per attività psico-educative.



ANZIVINO1Alla presenza di un gruppo di addetti ai lavori, prevalentemente psicologi e psicologhe impegnate nel lavoro sul territorio all'interno di progetti di vario tipo, Massimiliano Anzivino ha presentato il suo testo condividendo con i colleghi le difficoltà ma anche le risorse del momento attuale.


Si è parlato molto di scuola ma anche delle sfide che la professione di psicologo sta affrontando, prima fra tutte quella di trovare un equilibrio tra gli aspetti più tecnici e quelli più relazionali.


ANZIVINO2Costruttori di cerchi è infatti il tentativo di proporre una metafora, un concetto che sappia rimettere in primo piano gli aspetti più semplici ma spesso più dimenticati per la promozione del benessere delle persone e delle organizzazioni nelle quali si opera come professionisti: uscire dalle proprie stanze, dai propri ruoli, dalle proprie identità radicate per ricordare quanto l'essere umano abbia bisogno prima di tutto di contatto umano, di occasioni di fiducia, di gruppi su cui contare.


Dal cerchio predisposto per l'occasione dai padroni di casa, Leonardo Angelini e Deliana Bertani, sono nate domande e discussioni, spunti per arricchire la visione della professione di psicologo e del difficile e raffinato lavoro che gli viene richiesto.


Questa presentazione è stata per certi versi un ritrovarsi tra amici, in un gruppo di lavoro di cui l'autore ha fatto parte nella prima fase della sua carriera come counsellor scolastico all'interno del progetto Free Student Box nelle scuole medie superiori di Reggio Emilia.


 Nel mese di maggio sono in programma altre presentazioni: una ancora a Reggio Emilia all'interno di un percorso di dialogo tra scuola, amministrazione pubblica e associazioni di cittadini; l'altra a Bologna presso la sede dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna


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https://www.youtube.com/watch?v=Rlno1XO9SwM

 
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Redazione

Intervista ad Alberto Vito autore di Affetti Speciali. Uno psicologo (si) racconta

copertina vito2Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Cosa fa “riuscire” una terapia? Quante curiosità suscita il libro di Alberto Vito "Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta"!
Per rispondere a queste e ad altre domande abbiamo intervistato il Dott. Alberto Vito al termine della presentazione che si è tenuta alla Casa delle Culture di Ancona lo scorso 13 marzo.


D. Ringraziamo il Dott. Alberto Vito per la disponibilità dimostrata e cominciamo subito l'intervista prima dell'inizio del firmacopie. Quando e come nasce il suo libro?
R. Il libro nasce inizialmente dalla presentazione di alcuni casi clinici a fini didattici. Nel realizzare una comunicazione ad un Convegno decisi di adottare una formula narrativa, scegliendo di leggere un racconto di fantasia, tratto da un reale caso clinico. Mi sembrò che la formula funzionasse ed ho scritto poi altre “novelle” ispirate dalla mia attività di psicoterapeuta. I commenti sono stati positivi ed un po’ alla volta ho raccolto le storie che unite hanno creato la struttura del libro.

D. Le storie narrate sono attuali o del passato?
R. Il libro raccoglie 10 storie. Si narrano due settimane di uno psicoterapeuta, vito2immaginando che ogni giorno, dal lunedì al venerdì, incontri un paziente diverso. Prevalentemente sono resoconti di terapie svoltesi recentemente, negli ultimi anni, ma vi sono anche un paio di storie ispirate da pazienti incontrati oltre dieci anni fa. Non sono i casi clinici più importanti, ma quelli che, messi insieme, potevano dare ai giovani colleghi  un quadro il più ampio possibile del mio modo di lavorare. Li ho scelti per esemplificare come inizio una prima seduta, come  affronto certe patologie, quali sono le metafore che mi piace utilizzare più spesso… Bisogna tener conto che sono più di venticinque anni che svolgo questa professione!

D. Quanto può incidere il rapporto terapeuta-paziente nel terapeuta?
R. È ormai noto quanto la relazione terapeuta-paziente sia uno dei fattori più rilevanti, decisivi sull’esito e sull’andamento del percorso clinico, quale che siano l’approccio teorico ed i modelli operativi utilizzati. Nella trascrizione di alcuni dialoghi e nella descrizione dei miei vissuti, durante le sedute, mi sono sforzato di mostrare proprio quanto una psicoterapia, pure all’interno di ruoli asimmetrici, sia un percorso costruito insieme, dalle individualità, dalle personalità, dalle risorse e dai limiti, sia del paziente che del terapeuta.

D. Come è cambiata la sua vita di terapeuta nel corso degli anni?
R. Il libro probabilmente nasce proprio dalla mia esigenza e dal piacere di descrivere proprio questo. Se facciamo riferimento esclusivamente al mio modo di lavorare credo che negli anni sono diventato più sicuro, grazie all’esperienza acquisita, sforzandomi di non far diventare mai il mio lavoro “routine”. All’inizio si rischia di essere spaventati, ma dopo molti anni si rischia di diventare superficiali o stanchi. È invece importante rispettare ogni persona come individualità, ricordando che ogni esperienza umana ha una specificità. A volte, poi, all’inizio della carriera si rischia di essere rigidi nel considerare il proprio modello teorico come “migliore”, mentre nel corso degli anni si acquista anche una maggiore duttilità. Nel libro, ringrazio sia i miei insegnanti più significativi, i miei colleghi, gli allievi ed i pazienti. Tutti, anche se ovviamente in modo diverso, mi hanno aiutato a migliorarmi, sia come persona che come professionista.

D. La professione di terapeuta l'ha cambiata?
R. Se vi è originalità nel mio testo, forse dipende dal mio tentativo di raccontare non solo l’esito dei percorsi clinici dal punto di vista dei pazienti, ma anche da quello del terapeuta. Pur sempre in forma romanzata, racconto i miei pensieri ed i miei comportamenti, in attesa di una seduta ed al suo termine.
È pure formulata qualche ipotesi sui cambiamenti avvenuti nel mio stile di vita rispetto a diversi anni fa e che io attribuisco, a torto o a ragione, all’attività professionale. Nella parte conclusiva del libro, descrivo quelli che secondo me sono i “10 ingredienti”  indispensabili per essere un buon terapeuta. La mia convinzione è che il terapeuta debba possedere tutte queste capacità almeno nello spazio circoscritto della seduta, durante lo spazio temporale limitato della terapia. Per questo motivo, reputo che la valenza trasformativa dell'attività clinica per il terapeuta sia insita proprio in questo sforzo continuo di attenzione, consapevolezza e coerenza nel provare ad essere il più possibile simile al se stesso che vorrebbe essere. Inoltre, a meno che il terapeuta non sia completamente scisso, è impossibile non aiutare gli altri ad essere più integri e coerenti, accettando le conseguenze delle proprie scelte, senza che ciò non influenzi positivamente la vita del terapeuta. Per fare un esempio un po’ banale, è certamente un cattivo medico quello che prescrive ai suoi pazienti di smettere di fumare, ma poi continua a fumare, sia in presenza che in assenza dei suoi assistiti.

D. Esistono problematiche del paziente che un terapeuta si rifiuta di affrontare?
Quando alcune problematiche sono difficili da affrontare come si comporta il terapeuta?
R. Innanzitutto, occorre considerare che alcuni approcci sono più utili per alcune problematiche e quindi bisognerebbe sempre delimitare il proprio ambito di intervento, riconoscendo in quali situazione il proprio modo di operare può risultare elettivo e quando è meglio inviare ad un collega con una specifica diversa competenza. Poi bisogna tener conto della richiesta del paziente, se più interessato ad una risoluzione dei sintomi o anche ad un percorso di ristrutturazione più ampio. Infine, il terapeuta dovrebbe essere consapevole dei propri limiti e delle proprie difficoltà ad affrontare certe specifiche situazioni. Io, ad esempio, mi occupo con una certa frequenza, in ambito psicogiuridico, di consulenze, sia da CTU che da CTP. Ma sono perito quasi esclusivamente nelle situazioni di affido controverso dei minori all’interno di separazioni coniugali conflittuali, mentre ho scelto di non occuparmi dei casi di sospetto  abuso.

 

D. Tra le storie da lei narrate può individuarne alcune che l'hanno coinvolta profondamente?
R. È la specificità del nostro lavoro, dove in fondo noi stessi siamo l’unico attrezzo del mestiere, ad imporre un coinvolgimento profondo. È evidente che la nostra attività comporta un’esperienza di intimità (si pensi solo a quante persone raccontano a noi i loro segreti più nascosti) pur rimanendo all’interno di un contesto professionale. Il titolo del libro, “Affetti Speciali”, fa proprio riferimento, oltre che alle vicende  affettive dei pazienti, che a volte sono particolari e dolorose, proprio alla particolare relazione che si crea tra pazienti e terapeuta, e viceversa. Per questo motivo, sentirei di fare un torto a qualcuno se dovessi  scegliere  qualche vicenda clinica in particolare. Ovviamente, come avviene in qualsiasi incontro fra esseri umani, sono sempre diversi, anche per intensità e colorazione, i sentimenti che gli altri suscitano in noi.


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Redazione

La tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile di L. Bosco e L.G. Grandi

la tecnica del villaggioLa tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile è il libro di Luca Bosco e Lino G. Grandi nella Collana Strumenti di Edizioni Psiconline.


Il volume nasce da un vivo interesse degli autori per lo strumento del Villaggio, nonché dalla constatazione della grossa difficoltà a reperire del materiale per conoscerlo e studiarlo in modo approfondito. Vuole quindi sopperire al vuoto della letteratura scientifica italiana sull'argomento e accompagnare il lettore alla scoperta di questo test sconosciuto a molti, ma estremamente ricco, approfondendo i diversi e multiformi aspetti e fornendo esemplificazioni cliniche, corredate da molte immagini.
Il Test del Villaggio è poco considerato e ancor meno utilizzato, quindi non è fatto oggetto di ricerche o studi che ne promuovano, a livello di pubblicazioni scientifiche, l’apertura al mondo dei professionisti della psicologia e della psicoterapia. Rimane, pertanto, uno strumento di nicchia, per quegli operatori che ne hanno intuito la straordinaria potenzialità e utilità, e che hanno saputo fare proprio e ampliare l’insegnamento di Arthus e dei primi Autori che studiarono il Villaggio.
A partire dal classico Test del Villaggio viene presentato un manuale operativo per l'utilizzo di uno strumento psicodiagnostico che può avere un'ampia rilevanza all'interno del setting clinico tra terapeuta e paziente.
Si tenta di mostrare come l’utilizzo del Villaggio, nel corso della psicoterapia, consenta – se letto in modo dialettico con quanto via via emerge nelle sedute – di avere sempre un quadro aggiornato di quanto si muove nel mondo interno del bambino e di cosa succede nella relazione terapeutica. Questo, naturalmente, potrebbe essere fatto anche con gli altri test; ma il Villaggio, rispetto ad essi, ha la peculiarità di essere fondamentalmente un gioco di costruzioni: rappresenta, dunque, per il bambino, un “compito conosciuto”, nel quale si sente “competente”, ed è da questi vissuto in maniera tendenzialmente meno ansiogena e valutante, fino al punto da potersene appassionare, richiedendo a più riprese di poterci “giocare”.
Nella prima parte, gli autori hanno ripercorso sinteticamente la storia del Test del Villaggio e riscontrato ciò che emerge dal dibattito attuale.
Hanno quindi ricercato e tentato di stabilire un legame tra gli apporti di Arthus alla lettura del Villaggio e gli apporti della Psicologia Individuale Comparata, a partire da Adler, fino ai giorni nostri (Dreikurs, Ansbacher, Parenti, Grandi); segue poi una carrellata sugli Autori e sulle concettualizzazioni che vengono ritenute fondamentali per il lavoro clinico e per l’analisi dei villaggi.

Stefano 300ppiOltre ad aver compiuto una sistematizzazione degli apporti teorico-metodologici all’utilizzo del Villaggio, servendosi della letteratura disponibile sull’argomento, ma soprattutto delle riflessioni, delle rielaborazioni e degli apporti originali al lavoro sul Villaggio (per lo più tramandati oralmente) dell’équipe di Psicoterapia dell’Infanzia dell’Istituto Adler.
Parallelamente è stato proposto un “modello integrato” per l’analisi del Villaggio, che permette un’analisi multidimensionale, attraverso cioè più piani e più lenti sovrapposte, integrate e fatte dialogare: tale modello si basa essenzialmente sulla teoria adleriana, anche se vi sono altri apporti che consentono di completare le osservazioni secondo tre criteri: strutturale (o di organizzazione/integrazione), tematico (o psicodinamico-relazionale), dinamico (o topografi cotopologico); nonché attraverso una complessa teoria sul simbolismo delle zone e delle linee direttrici.
Nell’ultimo capitolo della seconda parte sono riportate alcune esemplificazioni tematiche a partire dall’analisi dei Villaggi di alcuni bambini e pre-adolescenti di diverse età, che gli autori hanno incontrato nell’ambito di una valutazione psicodiagnostica.
Nella terza parte, più prettamente clinica, sono stati presentati tre “casi”, fornendo un’ampia descrizione e un’approfondita analisi dei diversi Villaggi costruiti dai tre bambini nel corso di alcuni anni di psicoterapia, supportate: (a) da integrazioni anamnestiche o provenienti dai dati ricavati da altri test; (b) da alcuni stralci di sedute, con situazioni
di gioco o sequenze verbali; (c) da riflessioni su temi specifici emersi nel corso dell’evoluzione della terapia.
Il Villaggio può essere utilizzato proficuamente in ambito scolastico, ad esempio come gioco “proiettivo” e/o “relazionale” nella scuola dell’infanzia, sia come strumento utile a favorire determinate dinamiche di scambio e cooperazione all’interno del gruppo classe o di una parte di esso.
Il Villaggio si propone come uno strumento che non disturba il bambino, ma che al contempo ci permette di rilevare eventuali precursori di difficoltà scolastiche (di apprendimento, di comportamento, di relazione ecc.) che egli potrebbe incontrare nell’accedere alla scuola primaria.

 

"Per giudicare un uomo non è sufficiente osservarlo: bisogna osservarlo
«vivere» ed è per vederlo vivere che gli si fa costruire un villaggio".
(Henri Arthus)

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Redazione

Oltre le stelle di Rachele Magro, al Nato Rapid Deployable Corps Italy

Oltre le stelleIl giorno 16 marzo 2015, nella caserma “Ugo Mara” di Solbiate Olona (VA), sede del NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA), è stato presentato dall’Associazione Nazionale L’Altra metà della Divisa – Rete Supporto Famiglie militari, il libro “Oltre le stelle. Vissuti ed emozioni di famiglie militari italiane”- Edizioni Psiconline.


foto profilo paginaIl volume, curato da Rachele Magro, Responsabile del Servizio Psicologico alle famiglie, è in distribuzione dallo scorso 2 ottobre ed è stato presentato a Torino al Salone del Libro 2014 su preciso invito dello Stato Maggiore della Difesa.
All’appuntamento hanno preso parte, oltre alla curatrice, Rachele Magro, la Dott.ssa Santoro, Responsabile del Marketing e la Dott.ssa Emanuela Serra, pubbliche relazioni dell’Associazione.


Oltre le stelle rappresenta un’iniziativa all'interno del progetto dell’Altra metà della Divisa, associazione no profit, cui sarà devoluto totalmente il ricavato delle vendite, nata per volontà di un gruppo di donne, compagne, e familiari di militari, consapevoli dell’indispensabilità di una rete di supporto, con l’obbiettivo di condividere esperienze e difficoltà, sensibilizzare e sostenere le famiglie militari, indipendentemente dalla Forza Armata di appartenenza e dal grado rivestito.


Oltre le stelle nasce quindi dall’idea di raccontare le storie, le esperienze di queste donne che per scelta o per familiarità, vivono accanto ad un uomo in divisa. Le testimonianze, raccolte e curate dalla dott.ssa Rachele Maria Magro, parlano della forza, del coraggio e della determinazione nell’affrontare scelte difficili che spesso hanno come conseguenza la solitudine e la sofferenza, esperienze uniche vissute attraverso gli occhi delle protagoniste. Le fragilità e le paure, i momenti di tensione e le difficoltà raccontati, vengono inquadrati in una cornice che, analizzando in modo professionale la psicologia e la capacità di reazione agli eventi imprevisti, sono in grado di catapultare il lettore nella quotidianità di ciascuna di queste protagoniste; una quotidianità complessa e spesso complicata dalle regole della vita militare, una quotidianità spesso taciuta, sconosciuta ai più, ma che rivela quanto sia saldo e indissolubile il legame, seppure a volte conflittuale, che c’è tra loro e la divisa.


L’incontro per la presentazione del libro è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione NRDC Italy Women’s International Club (NIWIC), nata con lo scopo di riunire ed integrare le donne della comunità multinazionale di NRDC-ITA tra loro e con il territorio, molto attiva ed attenta ad iniziative volte alla valorizzazione delle famiglie militari.


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http://issuu.com/edizionipsiconline/docs/oltre-le-stelle/1
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Intervista a T. Tringali e F. Cataldi autrici de "Il Tarlo e la Quercia" in tutte le librerie e online

copertinailtarloEdizioni Psiconline ha intervistato Teresa Tringali e Felicia Cataldi autrici del volume: "Il Tarlo e a Quercia. Strategie di cura del pedofilo" nella collana Ricerche e Contributi in Psicologia, che nasce da un’esperienza concreta ed ha l’obiettivo, di affrontare ed analizzare in modo innovativo, una delle più controverse e spinose problematiche che l’umanità si è trovata a fronteggiare: la pedofilia.

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Redazione

Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta di Alberto Vito alla Casa delle Culture di Ancona

copertina-affetti-speciali-x-sitoVenerdì 13 marzo alle ore 18,30 Alberto Vito presenta “Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta” presso la Biblioteca Casa delle Culture di Ancona in Via Valle Miano, 46.
La presentazione di Affetti speciali è inserita nel ciclo di iniziative denominato “Fuori dalle gabbie”.



Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Questa professione modifica la vita di chi sceglie di esercitarla? Cosa fa “riuscire” una terapia?
locandina vitoIl lettore trova in Affetti speciali le risposte personali di un clinico esperto che mette a nudo con sincerità il proprio modo di lavorare e le proprie debolezze.
Il volume narra 10 storie cliniche. Si raccontano in modo romanzato, ironico, ma rispettoso delle procedure scientifiche, due settimane di lavoro di un terapeuta, immaginando che ogni giorno incontri un paziente diverso e descrivendo ciò che avviene in seduta. Brevi considerazioni su quanto accade nella vita dello psicologo, tra una seduta e l’altra, fanno da collante alla narrazione. Pur partendo da effettive esperienze cliniche, i racconti sono espressione di fantasia e sono nascosti i riferimenti alle vicende concrete.
I 10 pazienti presentano alcuni tra i disturbi più frequenti per i quali ci si rivolge ad uno psicologo (problemi di coppia, ipocondria, ossessioni, dipendenze, ansia) e dalle sequenze di sedute il lettore accede alle questioni più importanti sottese ad una psicoterapia. I malintesi, l’irrazionalità di alcune  paure, le contraddizioni dello psicologo riescono a strappare più di un sorriso.
Il libro è scritto con un duplice scopo. Da un lato, avvicina il lettore non tecnico al mondo della  psicoterapia provando a smitizzare alcune false credenze. Esso appaga l’interesse di chi è attratto da questa particolare esperienza umana, sempre più frequente, ma tuttora oggetto di incomprensione e fantasie inappropriate. D’altro canto, costituisce un complemento letterario per gli specialisti che intendono arricchire le competenze professionali confrontandosi con un testo in cui, in prima persona, si racconta ciò che avviene in seduta e cosa prova un terapeuta.
Le indicazioni illustranti lo stile di conduzione e gli obiettivi degli interventi forniscono la cornice entro cui collocare la clinica presentata.
Il volume termina con un breve saggio, a chiarire ulteriormente gli ingredienti indispensabile per essere un buon terapeuta.
L’autore esprime in modo evidente il suo rispetto assoluto verso chi, narrandogli di se stesso, lo ha aiutato a migliorarsi come persona. È proposta una visione della attività clinica richiedente innanzitutto umiltà, poi sincero interesse verso gli altri ed infine chiarezza sia degli obiettivi che dei limiti del proprio intervento.
Alberto Vito, Psicologo, Psicoterapeuta familiare, Sociologo.
Dirige l’Unità Operativa S.D. di Psicologia Clinica presso l’A.O.R.N. Ospedali dei Colli (NA).
È stato Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli per oltre 10 anni; Componente Commissione Nazionale per la lotta contro l’Aids presso il Ministero della Salute dal 2002 al 2006; Supervisore didatta dell’Equipe Inter-Aziendale di Terapia Familiare ad Ancona presso la Clinica Psichiatrica dell’Università Politecnica delle Marche dal 2001 al 2009.
Ha svolto attività formativa e didattica presso Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Familiare, Corsi di Mediazione Familiare, Master di Psicologia Giuridica ed attività di supervisore clinico in diversi contesti pubblici e privati. Attualmente è didatta della Scuola Romana di Psicoterapia Familiare.
Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche, inerenti la terapia familiare, la psicologia giuridica e la psicologia ospedaliera, tra cui i volumi: “La perizia nelle separazioni. Guida all’intervento psicologico” (F.Angeli, Milano, 2009) e “Vicende familiari e giustizia” (Ed. Sallustiana, Roma, 2005). Collabora con riviste nazionali di salute.


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Gabriella Giordanella Perilli ci guida nell'immaginario oltre noi stessi

copertina sogno o son destoDa pochi giorni è in libreria “Sogno o son desto? Guida per viaggi nella Galassia dell’Immaginario oltre l’Universo percepito” di Gabriella Giordanella Perilli.
Il titolo ci ha incuriosito moltissimo così ci siamo affrettati a contattare l'autrice per intervistarla, e abbiamo scoperto che vale proprio la pena leggere il suo nuovo libro, così come consigliamo a tutti i nostri lettori di leggere attentamente l'intervista che la bravissima Gabriella Giordanella Perilli ci ha rilasciato.

Siamo sicuri che dopo aver letto l'intervista i nostri lettori non sapranno resistere alla tentazione di leggere "Sogno o son desto".

 


 

D. Ringraziamo la Dott.ssa Gabriella Giordanella per la sua disponibilità e le chiediamo subito come e quando nasce questo volume?
R. Può sembrare strano quello che sto per dire ma è la verità: questo volume nasce nei tempi della mia infanzia quando, ascoltando rapita e meravigliata, le storie narrate dai miei genitori, mi immaginavo di vivere in quei mondi, così diversi dal mio e, allo stesso tempo, per me così reali, tanto da farmi gioire o piangere insieme ai protagonisti. Negli anni difficili della mia vita non avrei saputo immaginare la strada da percorrere per raggiungere obiettivi che, per cause esterne a me, mi erano stati preclusi: quando a 15 anni dovetti interrompere gli studi, compreso quello del pianoforte, non avrei immaginato di poter conseguire titoli di studio e affermazioni professionali, come accaduto nella realtà. Da tutto quanto vissuto e dalle riflessioni sulle mie esperienze, mi sono resa conto che l’immaginario comprende aspetti imprevedibili ma potenzialmente da sviluppare, per aprirci orizzonti oltre le nostre limitate speranze.
Nel tempo, quelle esperienze sono state alla base dei miei studi sulle funzioni e sulle potenzialità dell’immaginario. Mi è stato sempre più evidente, grazie ai dati di ricerche condotte da eminenti scienziati e alla loro applicazione nel campo della salute e della crescita bio-psico-spirituale dell’individuo, come l’utilizzo mirato e specifico dell’immaginario fosse un potente mezzo nel tortuoso e spesso invisibile cammino per migliorare la qualità di vita di noi esseri umani.


D. Ci spieghi il significato del titolo
R. “Sogno o son desto? Guida per viaggi nella Galassia dell’Immaginario oltre l’Universo percepito” è un titolo con il quale ho voluto spiegare l’intenzione della mia proposta: indirizzare il “viaggiatore” oltre l’orizzonte spazio-tempo dell’Universo di conoscenza di noi stessi; poiché è mia opinione, consolidata in anni di approfondimento e di pratica clinica,  che anche nel nostro Universo soggettivo accade qualcosa di simile a quello che avviene nell’Universo cosmico: è visibile soltanto quella parte di noi che ci arriva attraverso la luce trasmessa dai “corpi celesti”, costituiti dai nostri pensieri consapevoli. Ma questo non ci consente di dire se oltre ci siano in noi altri “universi”, o se il nostro conosciuto sia finito o infinito! Così il titolo indica una guida per andare oltre la conoscenza consapevole e scoprire, mediante l’immaginario, le potenzialità di innumerevoli nostre “galassie” ancora sconosciute. È bene ricordare che anche in un luogo con confini ben definiti, come la nostra Terra, possiamo fare “infiniti” viaggi, scoprire ogni volta nuove prospettive e ampliare le nostre capacità di resilienza e creatività per superare difficoltà e sofferenza.


D. A quale pubblico si rivolge
R. Il pubblico al quale si rivolge il mio lavoro è, nel mio immaginario, un pubblico il più possibile vasto ed eterogeneo. Infatti il mio sogno ambizioso è divulgare questo argomento affinché il maggior numero di persone ne possa essere informato e, per quanto possibile, trarne benefici.


D. Ci parli  dei metodi immaginativi, del loro scopo e della loro applicazione
R. È  plausibile pensare che modalità immaginative abbiano costituito il ponte attraverso cui è avvenuto il passaggio all’homo sapiens sapiens. Le culture più antiche, i miti e le leggende ci offrono esempi di metodi immaginativi a scopi iniziatici, religiosi, per lo sviluppo di potenzialità e di conoscenza, per fare previsioni ed elaborare scenari alternativi in situazioni problematiche: un esempio per tutti può essere l’attribuzione di una forma ed un nome dovuti all’immaginazione di popoli diversi ad agglomerati di stelle, per cui l’orsa dei Greci era un carro per i Romani, una pentola per i Cinesi, un ippopotamo per gli Egizi e un ventilabro, lo strumento usato per mondare il grano, per gli Ebrei.
Nella vita quotidiana noi utilizziamo metodi immaginativi per sentirci più sicuri e abbassare ansia e tensione, oltre che per programmare in anticipo soluzioni e comportamenti in modo da affrontare “preparati” nuove esperienze. Può capitare di frequente immaginare un incontro con una persona alla quale teniamo affettivamente, dialogare con lei, fantasticare le sensazioni che proveremo; nel caso di una precedente discussione immaginiamo quali parole usare per addolcire l’atmosfera e far ritornare l’intesa amorosa.Numerosi sono i metodi immaginativi utilizzati in ambito sportivo, educativo e terapeutico: es. visualizzare i movimenti prima di effettuare un tuffo, pensare alla sequenza delle note in preparazione all’esecuzione di una sonata, immaginare se stessi in una situazione valutata con ansia e, quindi, modificarla pensando a qualcosa di piacevole, fino a poterla vivere con tranquillità.
Di conseguenza gli scopi differiscono secondo il contesto e gli utenti. L’applicazione dei metodi immaginativi spazia da situazioni quotidiane (sociali, relazionali, lavorative, ecc.) a quelle più propriamente riabilitative e terapeutiche, con una consistente applicazione nell’ambito dello sviluppo e della crescita di potenzialità insite in ciascun essere umano (es. esercizi di brain storming per sviluppare nuovi prodotti o utilizzi alternativi di oggetti già in uso, modalità spesso praticata nel gioco dai bambini per cui una scopa è come se fosse un cavallo da mandare al galoppo o un raggio laser per difendersi dagli alieni).


D. Sembra particolarmente interessante la tecnica  di Immaginario e Musica.
R. In effetti, anche per me le esperienze con l’Immaginario e la Musica sono state da subito molto interessanti: mi hanno aperto, in modo privilegiato, diretto e sublime, quella porta per entrare nel mio mondo costituito da sensazioni movimenti ed emozioni, serbatoio di memorie costituenti la mia identità più nascosta. A dare maggiore consistenza al metodo ci sono una miriade di dati forniti dalle neuroscienze: l’anno scorso durante un convegno a Riva del Garda sull’emergere del Sé, il prof. Antonio Damasio mi ha detto che, nelle loro ricerche sul cervello, la musica è considerata l’Arte per eccellenza: anch’essa è organizzata con ritmi come il nostro corpo e la nostra mente, il nostro Sé, quindi evoca risposte emotive, motorie e cognitive su larga scala e permette esperienze utili a modificare e rendere più funzionali i nostri circuiti cerebrali. Pertanto l’utilizzo dell’Immaginario, associato a rilassamento e musica, risulta particolarmente efficace per sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, delle proprie risorse e di soluzioni innovative per affrontare situazioni problematiche. Nel libro ho dedicato ampio spazio per illustrare il metodo di Immaginario Evocato con la Musica, proprio in considerazione della rilevanza che può rivestire nella nostra vita. Mi auguro che gli Scenari proposti offrano esperienze significative per molti lettori.


D. Quali sono le finalità? Quali cambiamenti può apportare?
R.
Le finalità fanno parte della perenne ricerca degli esseri umani di conoscere meglio se stessi in modo da rendere il mondo più vivibile, le relazioni più autentiche e significative, la società più rispettosa della dignità di ciascuna persona. Se ognuno operasse un cambiamento nel suo modo di pensare, agire e provare emozioni, potremmo realisticamente sperare che ciò avrebbe  conseguenze nel contesto sociale di appartenenza, con la modifica di stereotipi e pregiudizi che innalzano barriere verso l’altro, il diverso. Prima di tutto bisogna che cambiamo l’atteggiamento, le aspettative rigide e poco realistiche verso noi stessi, fino ad accettarci come esseri umani fallibili e, nel contempo, ricchi di potenzialità da sviluppare.

D. Oltre ai metodi immaginativi utilizzati a scopi terapeutici, è possibile un impiego anche autonomo di tali tecniche?
R. Posso rispondere affermativamente in quanto la maggior parte delle tecniche proposte è basata su capacità naturali che ciascuno pratica nella vita quotidiana, magari le tecniche presentate sono maggiormente strutturate e integrate con elementi di conoscenza scientifica su funzioni e processi dell’essere umano, come ad esempio la capacità riflessiva sui propri pensieri, comportamenti ed emozioni.


D. Qual è la risposta all'utilizzo di tali tecniche in casi di patologie e nei casi "normali"?
R. Ho tenuto a specificare che, in casi di sofferenza patologica, l’utilizzo delle tecniche proposte  nel libro va praticato da professionisti specializzati: le risposte ottenute sono generalmente soddisfacenti ad esempio nei disturbi dell’umore, nelle nevrosi, nei disturbi di ansia e nei disturbi da stress post traumatico. In genere è consigliabile affiancare l’utilizzo dei metodi immaginativi, nella pratica terapeutica, a metodi e tecniche verbali. Nei casi cosiddetti normali, si ottengono apprezzabili benefici per la scoperta di risorse e con lo sviluppo di atteggiamenti resilienti che consentono di imparare da esperienze dolorose per modificare il proprio stile di vita e renderlo più funzionale e coerente.


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Redazione

Antonio Rinaldi ha presentato "Leggere il silenzio" presso la Libreria Arcadia di Roma

rinaldi_arcadiaSabato 21 Febbraio presso la Libreria "Arcadia" di Roma,  Antonio Rinaldi ha presentato il suo ultimo lavoro "Leggere il silenzio, lavorare con i bambini autistici".
Al termine della presentazione, lo abbiamo intervistato per conoscere meglio il suo libro e il metodo da lui ideato.


rinaldi_arcadia2Numerosa l'affluenza all'evento, vario il target dei presenti in platea, dall'educatore, allo psicologo, ai docenti a semplici interessati all'argomento in questione, ovvero l'autismo ed in particolare l'approccio A.T.D.R.A. messo a punto dal Dott. Rinaldi.
Grazie alla attenta introduzione di Giorgio Gizi, coproprietario della libreria e alle mirate domande si è creato un' importante occasione di riflessione condivisa.
Dal libro alla filosofia dell'approccio A.T.D.R.A. al metodo e agli strumenti di intervento, Rinaldi è arrivato a descrivere oltre alla terapia in acqua (piscina), la Surf-Therapy ("Surfing Voice"), per la quale risulta essere pioniere in Italia e per certi versi a livello internazionale.
Sul finale è stata narrata l'esportazione di questa innovativa tecnica di intervento alle Isole Canarie (Tenerife), prima tappa di diffusione all'estero di Surfing Voice.
Presto partirà sul territorio romano un corso di formazione sul metodo A.T.D.R.A. al fine di rafforzare la rete di lavoro che vede già presenti nella città di Roma, alcuni operatori formati nell'approccio.


Di seguito l'intervista che Antonio Rinaldi ci ha gentilmente concesso.


logo edizioni miniInnanzitutto, una spiegazione sul titolo: cosa voleva intendere con l’espressione “Leggere il silenzio”?


logoDi primo istinto pensai ad un titolo come "ascoltare il silenzio", ma immediatamente pensai che non sarebbe stato veritiero o comunque completo. Il silenzio non va solo ascoltato ma anche compreso, così come si fa con una versione di latino, si legge pensando immediatamente al significato che nel globale riusciamo a carpire indipendentemente dai singoli significati delle parole.
Il silenzio è spesso pieno di significati sebbene lo si veda vuoto per la difficoltà di riconoscere i significanti.


logo edizioni miniPerché ha scelto di parlare dell’autismo? Si sente coinvolto, a livello professionale, da questo argomento?


rinaldiSono stato da sempre incuriosito dall'atipicità dell'essere autistico e durante i miei studi accademici oltre ai libri di testo di psicopatologia dello sviluppo iniziai a documentarmi con altri volumi sull'argomento sino ad elaborare una mia ipotesi di intervento legata all'utilizzo dell'elemento acqua.
Iniziando questo tipo di intervento nelle piscine della mia città iniziai a ricevere nel mio "studio liquido" sempre più bambini con tale patologia, sino ad arrivare ad occuparmi principalmente di tale ambito.


logo edizioni miniCome riesce a descrivere così accuratamente le caratteristiche dell’autismo, tanto da parlare di una iper-logicità e di una iper-sensibilità?


rinaldiCome dicevo sopra, vivo da anni in diretto contatto con soggetti con tale particolarità e grazie ai tanti casi da me trattati e confrontando i miei risultati con studi sull'argomento ed esperienze altrui, posso con certezza parlare di iper-logica e iper-sensibilità come punti di forza di tali soggetti. Chiunque li viva al di là di una scrivania, non può che riconoscere questi loro aspetti.


logo edizioni miniQuanto può essere difficile relazionarsi con un bambino autistico?


copertina-leggere-il-silenzio-x-sitorinaldiIn realtà può esser impossibile come semplicissimo a seconda di come ci poniamo per primi nel cercare la relazione con loro. Pretendere il loro plasmarsi ad un nostro modo di percepire, di comprendere la realtà, non è assolutamente la giusta via per creare un ponte relazionale e comunicativo con loro. Una capacità empatica e plastica è il presupposto di base per operare con soggetti autistici.


logo edizioni miniSecondo la sua esperienza, i genitori come reagiscono e come agiscono con un figlio con diagnosi di autismo?


rinaldiIn tale ambito di intervento ritengo sia fondamentale strutturare in parallelo al lavoro con il bambino, un altrettanto importante lavoro di ascolto e sostegno genitoriale.
Il metodo "a.t.d.r.a." da me ideato e strutturato in questi anni fonda il suo operare su questo doppio binario di intervento. dalla consegna della diagnosi risulta fondamentale dapprima accogliere, ascoltare ed accompagnare il genitore attraverso un percorso delicato quanto di enorme crescita personale, dai duri passaggi di sofferenza e rabbia ma anche di amore e riscoperta del proprio figlio.


logo edizioni miniIn base a quanto da lei osservato, chi ha più difficoltà a capire e relazionarsi con un bambino autistico? Al contrario, chi arriva prima al suo mondo e può trovare più facilmente un canale comunicativo?


rinaldiA mio parere troverà più difficoltà a capire e a relazionarsi con un bambino autistico chi per primo dimostrerà rigidità di pensiero e poca disponibilità ad andare oltre l'etichetta diagnostica che lo caratterizza.
Al contrario chi avrà voglia di scoprire, di ascoltare, di non ergersi in cattedra di fronte ad esso potrà godere di quel privilegio speciale del ricevere e del poter donare.


logo edizioni miniCome è arrivato ad adottare il trattamento integrato in acqua? Può spiegarci brevemente in cosa consiste e come può essere applicato?


rinaldiPer mia personale esperienza il contatto con l'elemento acqua è stato costante della mia crescita.
Il trattamento in acqua secondo il metodo  a.t.d.r.a.® (approccio terapeutico dinamico relazionale in acqua), da me creato e strutturato negli anni, è stato il punto di partenza del mio lavoro con soggetti affetti da disturbo dello sviluppo e tutt'oggi è il principale contesto nel quale conduciamo interventi. tale terapia sfrutta le peculiarità percettive, contenitive dell'elemento acqua, per operare in maniera integrata sulle chiusure relazionali e comunicative e sulle conseguenti difficoltà comportamentali dei bambini.
Questo tipo di intervento utilizza la relazione come principale strumento di cura e come la surf-therapy pone la motivazione e l'attivazione emotiva come motori del sistema dinamico che si innesca tra chi opera ed il bambino.


logo edizioni miniCi sono indicazioni particolari per questo tipo di trattamento? Possono esserci delle controindicazioni, invece, per cui non sempre può essere messo in opera?


rinaldiElemento fondamentale del lavoro in acqua risulta esser il coinvolgimento genitoriale nel tipico ruolo di "feedback".
La piscina, così come ogni altro contesto nel quale si applica a.t.d.r.a. secondo il metodo stesso infatti risulta esser la placenta di un nuovo rapporto genitore-figlio, dove entrambi guidati dall'operatore che lavora con il piccolo, possano riscoprire se stessi e l'altro all'interno di quella diade che per natura appare di difficile consolidamento.
Indicazione particolare per questo tipo di intervento dunque riguarda l'alleanza con il genitore rispetto agli assiomi dell'operare.
Non esistono controindicazioni né soggetti per i quali tale terapia non sia indicata,  in quanto ciò che caratterizza l'intervento è una personalizzazione del programma nelle modalità e nei fini di ogni sessione.


logo edizioni miniQuanto la sua esperienza ha influito nella stesura di questo libro? E quanto essa si è discostata ed ha arricchito i sempre più numerosi studi sullo spettro autistico?


rinaldiDirei che la mia esperienza professionale ha influito totalmente sulla stesura del volume "leggere il silenzio". Sfogliarlo ancora oggi mi rimanda immediatamente a quella sensazione di speciale spettatore di grandi passi compiuti da questi bambini spesso poco riconosciuti nel loro meraviglioso potenziale umano e cognitivo.
A dir la verità leggo moltissimo sull'autismo e ogni tanto qua e là trovo analogie con il mio modo di vedere il disturbo e correlatamente gli interventi destinati ad esso, ma per la maggior parte dei casi, eccetto per i romanzi, la letteratura scientifica rimane per lo più ricalcante il quadro diagnostico che purtroppo schematizza il soggetto evidenziando i suoi limiti e le difficoltà ad essi correlate.
Nella stesura di questo volume come nei corsi di formazione sul metodo a.t.d.r.a. in particolar modo tengo a ribadire che un buon lavoro terapeutico deve vertere sui punti di forza del soggetto non sui suoi deficit affinché si possa innescare quel meraviglioso processo di apertura e rafforzamento di competenze ed abilità.


logo edizioni mini A chi si sente di rivolgere le indicazioni contenute nel suo libro?



rinaldiIn particolar modo a chiunque lavori con l'autismo o lo viva direttamente, quali familiari, amici, ma anche insegnanti di sostegno, educatori, operatori, colleghi psicologi e perché no, non me ne vogliano, anche qualche neuropsichiatra.
In realtà penso con sincera umiltà che questo libro possa non piacere ma altrettanto ritengo che possa esser letto anche dai non addetti ai lavori, perchè parla della vita, del rispetto che ognuno di noi ha diritto di ricevere e soprattutto obbligo di portare, parla dei silenzi di ognuno di noi, della dolcezza di quel non detto tanto chiaro quanto incontriamo la voglia di esser ascoltati.
Un leggero tocco, un sussurro, uno sguardo, di queste cose è fatta la vita e in queste pagine questa è la protagonista.

logo edizioni miniVorrebbe aggiungere qualche commento o considerazione finale?



rinaldiRingrazio voi per questa possibilità di raccontare ciò che vivo.
"Leggere il silenzio" inizialmente era molto più ampio, poi lo ridussi a neanche un centinaio di pagine, nonostante sia nel suo aspetto molto fine ha per me un enorme valore, per cui ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto le loro impressioni e anche chi non mi ha rimandato alcun feedback ma mi ha permesso di riposare su un comodino, di andare in vacanza in una valigia, di stare in compagnia di altri volumi in una grande libreria.
Dentro queste pagine c'è tanto di me, della mia vita, del mio cuore.
Grazie.


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"Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi" il nuovo libro di Annamaria Improta è in libreria

intervento-psicologico-scuolaxsitoIntervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell'intervento è il nuovo lavoro di Annamaria Improta nella Collana Strumenti  - Edizioni Psiconline  e propone una metodologia di intervento davvero innovativa.



Il libro ha l'intento di suggerire vie e modalità per la risoluzione dei conflitti.
L'autrice propone metodi operativi concreti, basati sulla conoscenza di sé per arrivare alla conoscenza e all'accettazione della diversità dell'altro.
Il metodo utilizzato nel presente lavoro è la narrativa autobiografica e nel corso del testo viene argomentata una riflessione sull’utilizzo di tali metodi in ambito scolastico. Nell’articolazione del testo si propone, infatti, la valorizzazione dell’esperienza personale degli allievi a partire dalle loro narrazioni e, attraverso l’istituzione di un setting di gruppo, ci si propone di portarli ad acquisire chiavi di lettura del contesto, finalizzate all’attribuzione di senso.
ragazzi e rahazzeAttraverso il metodo narrativo-autobiografico gli studenti vengono invitati a raccontarsi allo scopo di avviare una riflessione volta a ricostruire e, dunque, riconoscere come apprendono, attribuendo senso a tale processo.
Paolo Gritti (Professore di Psichiatria Seconda Università degli Studi di Napoli) nella sua prefazione al libro afferma : "è singolare quanto spesso i ricordi di scuola siano oggetto della conversazione terapeutica. La propria esperienza di studente, dall’infanzia alla giovane età adulta, rimane impressa nella memoria di ciascuno di noi in maniera vivida. Molti avvenimenti, anche importanti della nostra vita, sono destinati all’oblio ma gli anni di scuola non vanno mai perduti, dunque c’è qualcosa di quella esperienza che sostiene il ricordo e che alimenta aspetti della nostra identità. (...) Molti anni dopo, ricordiamo i nostri anni di scuola non per le nozioni che allora avevamo appreso, spesso del tutto dimenticate, ma per dei legami di allora con gli insegnanti ed i compagni di classe. Dunque raccontare genera legame duraturo fra narratore ed ascoltatori".


Il testo consta di tre parti che simboleggiano la teoria, la prassi e la riflessione sulla prassi che orienta l’azione clinica.


Nella Parte Prima: Paradigmi teorici vengono presentati i modelli portanti dell’Intervento psicologico per la scuola nella società complessa (cap. 1) e del Metodo autobiografico (cap. 2), utilizzato nel corso dell’intervento.


La Parte Seconda: Intervento psicologico per la scuola:
l’autobiografi a come metodo formativo e il resoconto come strumento di orientamento dell’intervento rappresenta il medium di congiunzione, in ottica costruttivistica, tra la teoria e la pratica dell’intervento, con una riflessione sui perché di una scelta metodologica e professionale (capitolo 3).


Nella Parte Terza: Intervento in una scuola secondaria inferiore viene articolata invece la fase progettuale della Costruzione dell’intervento (cap. 4) e della Riflessione sull’Intervento (cap. 5), avvenuta contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento stesso, in cui vengono sottolineati gli aspetti di circolarità che hanno reso possibile la costruzione dell’intervento stesso.
Nelle Conclusioni, infine, viene presentato un bilancio sintetico dell’intera esperienza.


"Leggerlo per il lettore sarà apprendere una metodologia di intervento assolutamente innovativa, che ha dimostrato essere efficace e che può entrare a far parte di contesti scolastici altri, al fine di rendere l’alunno e l’insegnante sempre più responsabili nei processi di costruzione e ricostruzione delle identità. Leggere il libro sarà un’occasione per riflettere sulla necessità di valorizzare la capacità degli alunni di riflettere in solitudine ma anche di confrontarsi con l’altro in un rapporto di estraneità che valorizzi le diversità come 'valore aggiunto'." Linda Scognamiglio (Psicologa - Dottore di Ricerca in Scienze della mente - Centro di Psicologia Clinica Territoriale di San Giorgio a Cremano - Essebi )

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Parliamo di autismo con Antonio Rinaldi sabato 21 febbraio - Libreria Arcadia Roma

copertina-leggere-il-silenzio-x-sitoSabato 21 febbraio alle ore 19,00, ANTONIO RINALDI parla ancora di autismo durante la presentazione del suo libro Leggere il silenzio. Lavorare con i bambini autistici, presso la Libreria Arcadia in Via Senofane 143 – Roma.
Nel corso della presentazione di Leggere il silenzio, l’autore parlerà anche della Surfing Therapy.


Rinaldi, pioniere della Surfing Therapy nel nostro paese, è il fondatore del progetto "SURFING VOICE", diretto ai bambini autistici e alle loro famiglie. Questa forma di intervento terapeutico si è poi estesa fino a curare o lenire forme di disagio, le più diverse (stati d’ansia, insicurezza cronica, disabilità post traumatiche, etc. ).


L’autismo negli ultimi anni sembra diffondersi in maniera iperbolica e con esso la correlata ricerca eziologica e di intervento.
Un’opportunità di riflessione, dalla analisi della stessa definizione di disturbo “pervasivo dello sviluppo”, passando per il concetto di diagnosi e di intervento, su un modo di essere, di “funzionare”, tipico dello spettro certificato, atipico rispetto alla norma, tanto affrontato nella letteratura scientifica, quanto dal pensiero comune dei libri e delle pellicole, ma forse non così diverso da una componente di ognuno di noi.
Riconoscere per curare, è il motto per poter intervenire con un bambino affetto da fotoautismo, riuscire empaticamente a comprendere e scorgere un potenziale per lo più celato, per alimentarlo e coltivarlo, proponendo attività motivanti e diffondendo consapevolezza tra chi vive o lavora con il piccolo, primi tra tutti i genitori incatenati ed imprigionati dalla visione diagnostica del proprio figlio e per questo poco speranzosi e fiduciosi di ogni suo poter divenire.
Un libro sul sentire umano ma dagli spunti pratici su come poter insegnare nell’autismo, per come approcciarsi a lui, indipendentemente dall’attività o dal contesto contingente, solo riflettendo sul suo peculiare modo di leggere il mondo, gli altri, se stesso, nel silenzio.


Antonio Rinaldi nato a Livorno il 4/07/1978 è Psicologo esperto in autismo.
Ha messo a punto un trattamento terapeutico-educativo-riabilitativo ad approccio integrato, basato su un modello a valenza relazionale, in acqua (piscina e in mare sfruttando l’attività del surfing) caratterizzato dal fondamentale coinvolgimento genitoriale.


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Presentazione a Trento del libro "Nell'immensa città mia, la notte" di Gabriella Stanchina

ICop_Immensa_citta_mia_nottexsitoGiovedì 19 febbraio 2015 alle ore 17,30, GABRIELLA STANCHINA presenta il suo ultimo romanzo Nell’immensa città mia, la notte presso la Sala degli Affreschi della Biblioteca Comunale, Via Roma 55, Trento.
Ne parla con l’autrice Don Marcello Farina.



locandina trentoIl romanzo, che prende il titolo dal verso di una poesia di Marina Cvetaeva, poetessa geniale e sofferente che fino alla morte ha lottato contro la “belva acquattata nel folto”, è ambientato in una clinica circondata dalla campagna. In questo microcosmo raccolto intorno a un giardino, l’autrice, ricoverata per una grave forma di depressione, racconta in prima persona il percorso che dall’inferno della malattia la conduce verso l’inaspettata salvezza, restituendole una comprensione nuova del mistero della vita.



“Ciò che a distanza di anni ancora mi riempie di stupore è l’assenza di ogni indizio e presagio. Molti temono la follia, e ciò che li inquieta non è l’inferno, ma il suo lento e graduale annunciarsi, l’orrore di un lento disfacimento dell’essere. Non temete, vorrei dire loro. Non vi sarà nulla, assolutamente nulla, se non il cedimento istantaneo del mondo, lo schiocco sordo di una lastra di ghiaccio che si incrina, e il silenzio sterminato del tempo che non cesserà più di ritornare”.

E anche nell’avveniristica città notturna, immersa in un silenzio di vetro e acciaio, che le appare sempre in sogno, un giardino segreto inizia a germogliare.



«Ci sono forze in noi più antiche dell’umano. Macchine per uccidere che devastano la nostra mente. Deserti che crescono e circondano la fragile cinta di mura che abbiamo eretto intorno al nostro giardino. Eppure, in un modo enigmatico e terribile, anche loro ci sono madri, anche da loro dobbiamo rinascere. E se qualcosa dell’umano è degno di resistere di fronte all’eterno, se c’è qualcosa che per un breve istante lo rende smisurato come le galassie, è questa capacità di chiamare madre ciò che lo distrugge e accettare di morire per rinascere ancora. Sarò sempre cittadina di due città, sempre sospesa sull’orlo del mondo, con le torri alle mie spalle e il deserto di fronte a me. A volte guardo le cose che mi circondano e so che non sono reali. So che tutto sarà cancellato, come impronte di gabbiani sulla sabbia. So che la vita è un’illusione. Ma è un’illusione bellissima, ed è tutto ciò che abbiamo.»

L'autrice
Dopo il dottorato in filosofia e alcuni anni di lavoro come bibliotecaria, il suo interesse per il pensiero cinese l’ha portata a Venezia, dove si è laureata in Lingue Orientali, e a Shanghai, dove sta continuando i suoi studi.
Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di racconti Ufficio mondi smarriti e nel 2012 l’e-book illustrato Universi sospesi.
Ha pubblicato racconti su Inchiostro, Delos Science Fiction, Marea, e un diario di viaggio da Pechino sul sito di Nazione Indiana.


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A Firenze la presentazione di Come in un film di Eleonora Capitani

come-in-un-filmGiovedì 5 Febbraio 2015 alle 21,00 ELEONORA CAPITANI presenta "Come in un film. Il cinema come mezzo di espressione di sé", presso l'Associazione Culturale Alma, in via De Ginori 19, Firenze.




come in un fimUtilizzando tecniche psicologiche, cinematografiche e meditative, Eleonora Capitani accompagna il pubblico in un percorso di autoconsapevolezza.
Si parlerà del libro e a seguire l'autrice sarà disponibile per una sessione di domande e risposte e per guidare una delle meditazioni contenute nel libro.

L’Arteterapia consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica di pensieri, vissuti ed emozioni. Si tratta di un percorso di autoconoscenza, di consapevolezza e di trasformazione interiore, essa è infatti principalmente un’efficace metodologia di crescita personale.
Nel laboratorio descritto in Come in un film è stata utilizzata una metodologia a carattere pratico-esperenziale in cui ogni partecipante ha la possibilità di costruire gradualmente il proprio personaggio utilizzando la scrittura creativa come mezzo di espressione profonda di sé, condividendo poi con gli altri le proprie emozioni e i propri vissuti nei gruppi di condivisione regolarmente svolte alla fine di ogni sessione, per poi giungere infine alla messa in scena dei lavori svolti.

Eleonora Capitani è psicologa e si occupa di condurre corsi di meditazione e gestire gruppi di condivisione.
Ha frequentato il corso di Regia Cinematografica presso la SNCI ottenendo la qualifica di “Tecnico della ripresa e del montaggio di immagini ...”, e il corso di Sceneggiatura presso CinEuropa.
Ha scritto e diretto i cortometraggi: La tenda del tempo e Invito al concerto.
Ha partecipato a vari cortometraggi come aiuto regista e segretaria di edizione e ha scritto soggetti e sceneggiature per cortometraggi e lungometraggi.
Attualmente lavora come libera professionista.
Partecipa regolarmente a convegni e corsi di formazione per rimanere sempre aggiornata in ambito psicologico e cinematografico.

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Intervista a Marco Minelli autore di 101 Anagrammi Zen

foto minelli2Cosa accade quando uno psicologo, che è già impegnato nell’attività clinica di tutti i giorni, si appassiona anche all’enigmistica classica?
Per avere delle risposte a questa e ad altre domande, scaturite dalla lettura del libro 101 Anagrammi Zen nella collana Punti di Vista di Edizioni Psiconline, abbiamo intervistato l'autore Marco Minelli.

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Costruttori di cerchi di Massimiliano Anzivino - La recensione

copertina-costruttori-di-cerchi-sitoIn occasione della presentazione presso la Libreria Feltrinelli Point di Messina del libro Costruttori di cerchi. Psicologia possibile per una scuola felice di Massimiliano Anzivino, (Edizioni Psiconline, 2014, nella collana Ricerche e Contributi in Psicologia), pubblichiamo la nostra recensione a cura della Dott.ssa Alice Fusella.




LOCANDINA_MESSINAAnzivino cerca, innanzitutto, di catturare l’attenzione del lettore, presentandogli un’immagine inusuale e suggestiva: i costruttori di cerchi, arte antica e sicuramente poco conosciuta, insinuando già una prima riflessione su come queste due tematiche possano intrecciarsi tra di loro e, a loro volta, con quella della psicologia.

Da qui, comincia a trasportare chi legge nel mondo che vuole rappresentare: una scuola, frammentata essa stessa in piccoli gruppi: c’è il gruppo-cerchio degli studenti, a cui si contrappone il gruppo-cerchio degli insegnanti, sottoposto al gruppo-cerchio dell’amministrazione (preside, funzionari, impiegati…) e, più isolati, al margine della vita scolastica, il gruppo-cerchio dei bidelli/operatori e, sempre più lontano, quello dei genitori.
La scuola, dalla descrizione fornita dall’autore, si presenta, quindi, come un mondo frammentato e formato da tanti tasselli sparpagliati, uniti solo da alcuni elementi “scotch”: il tempo, ovvero il programma scolastico standardizzato; lo spazio, ovvero le aule, nelle quali si riversano tutte le dinamiche scomposte di questo puzzle incompleto; il denaro, fonte unica di sostentamento ed interesse cardine di tutta l’istituzione.
Tutte queste cose, ovviamente, non bastano mai a soddisfare tutti i bisogni della scuola stessa e sono le cause principali di corse, ritardi, malesseri vari e della chiusura estrema di questo mondo, le cui conseguenze sembrano riversarsi, secondo l’esperienza diretta dell’autore, sul gruppo-cerchio degli psicologi, al quale ogni membro della società scolastica sembra rimandare la soluzione.

Ma può una sola persona avere la chiave o, come dice Anzivino, la “bacchetta magica” che risolve tutti i problemi che si presentano?

La risposta non può che essere negativa e l’autore, cercando di spiegarne le motivazioni e di fornire quella che ritiene essere la “giusta” soluzione, descrive, in modo minuzioso, ciò che potrebbe essere davvero utile per cambiare o, almeno, migliorare, la situazione scolastica attuale.
Anzivino fornisce, insomma, un modello esemplare, nel quale poter ricongiungere ognuno dei singoli cerchi, ora disgiunti, e formare una rete salda e collaborativa, fatti di scambi reciproci e costruttivi, attraverso delle tecniche, ormai riconosciute e convalidate a livello empirico, come gli sportelli d’ascolto, la peer education, i progetti d’accoglienza, il circle time, l’educazione alla salute ed i vari progetti per la prevenzione, nonché i corsi di formazione per i docenti e gli incontri con i genitori.
Ovviamente, è l’autore stesso a riconoscere come potrebbe essere difficile applicare, a tutto campo, un progetto così articolato e ribadisce l’importanza di una buona pianificazione tra le parti coinvolte, per ottenere un risultato il più efficace possibile.

Massimiliano Anzivino, psicologo e consulente scolastico con un’ampia esperienza sul campo, ci accompagna, insomma, in quello che egli stesso definisce un viaggio, in cui conoscere le criticità, ma anche le risorse, nell’ambito scolastico, utili anche per la realizzazione di una rete più efficiente ed al servizio di un contesto in cui si promuovono non solo le competenze, ma anche i “valori” importanti nella/della vita, inclusa l’utilità della psicologia, intesa non più come un rimedio che guarisce quei problemi, di cui nessuno si può più occupare (per mancanza di tempo, di spazio, di risorse, di importanza?), ma come aspetto dinamico ed integrato nell’ambito, più generale, della salute e del benessere della persona. Obiettivo, quest’ultimo del benessere, che la scuola, in quanto ente che si prefigge la formazione e l’educazione dell’individuo, non può ignorare, ma, anzi, deve perseguire, servendosi di quelle figure professionali, idonee a tal fine, che diventano uno degli anelli di questa grande rete. Un viaggio critico, quindi, in cui viene rivalutata l’importanza di quell’ovvio, che, per l’autore, è stato sempre etichettato come superfluo e di competenza altrui, ma che, invece, sembra essere proprio ciò che conta davvero nel futuro di ogni persona.

Anzivino sembra usare un tono duro, ma, ad un’analisi attenta di tutto lo scritto, il suo stile risulta anche propositivo, pieno di speranza, di tanta praticità ed anche di un po’ di umorismo, rendendo questa dissertazione una guida utile e concreta, lontana dalle solite raccomandazioni fini a se stesse. Egli, infatti, usa la sua esperienza per far capire al lettore cosa intende dire e fargli vedere chiaramente di che cosa sta parlando. Non si limita alla “solita ramanzina” sul come le cose non funzionino, ma fornisce un modello, altrettanto pratico, da poter, anzi dover, utilizzare, viste le numerose approvazioni e la sua efficacia, già ampiamente dimostrata in quei contesti in cui è stato applicato.

a cura della Dott.ssa Alice Fusella

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101 Anagrammi Zen di Marco Minelli è finalmente in libreria e on-line

Dopo il successo di Manuale di Psicologia del Fumetto. Eroi di carta e lettori appassionati, Marco Minelli torna a divertirci e stupirci con 101 Anagrammi Zen nella collana Punti di Vista dal 20 novembre in tutte le librerie e on-line.




copertina-101-anagrammi-zen-sitoIl titolo 101 Anagrammi Zen, è ispirato alle 101 storie zen raccolte da Nyogen Senzaki e Paul Reps.
Marco Minelli è sia psicologo che enigmista e ha compilato questa piccola antologia, cercando un nesso tra le coppie o triadi di parole anagrammabili o tra i cosiddetti anagrammi divisi; un nesso che raramente può essere evidente (e in questo caso parleremo di anagrammi pertinenti: attore-teatro, bibliotecario-beato coi libri) ed altrettanto raramente è del tutto inesistente, in quelli che egli definisce impertinenti (sirenetta-trentasei, signorsì-grissino), ma il più delle volte rintracciabile col metodo freudiano delle libere associazioni profondo.
Attraverso questo esercizio di stile, che costituisce il filo conduttore di questo volumetto, l’Autore passa in rassegna alcune delle maggiori teorie psicoanalitiche, modelli di psicologia sociale e temi della psicologia cognitiva.
Oltre alla psicologia, non mancano i riferimenti alla politica italiana, visto che alcuni degli schemi anagrammatici la riguardano direttamente.
Gli schemi anagrammatici presentati in questo volumetto diventano un pretesto per discorrere anche di scienze umane, in particolare di psicologia e psicoanalisi, nonché soprattutto di storia contemporanea, ovvero delle ultime pagine della politica italiana, con particolare riguardo al malaffare e alla corruzione esercitati in maniera particolare dal pentapartito fino al 1993 e dal berlusconismo nell’ultimo ventennio. Non mancheranno inoltre riferimenti al cinema, a pellicole arcinote che hanno fatto breccia nell’inconscio collettivo, come ad esempio “Rain Man” o “Non ci resta che piangere” e a pellicole meno note del panorama nazionale. Non esiste un ordine cronologico ben definito, pertanto questo volume si può sfogliare a piacere, anche leggendo i centouno anagrammi al contrario o in ordine sparso, cercando nelle pause di trovarne un centoduesimo, magari inedito, da tematizzare; sempre a piacere, di seguito alcuni interessanti anagrammi.

Attore-teatro. È uno degli anagrammi più antichi e più noti, il padre di tutti gli anagrammi, rintracciabile già su diversi testi medioevali, il più pertinente, primatista dell’attinenza dei due termini. Sembrerebbe quasi fatto apposta, ma alla luce di tutte le ricerche etimologiche possibili, dobbiamo concludere che il fatto che queste due parole nella lingua italiana  sono anagrammabili è oggettivamente del tutto casuale.

Attenzione-Tentazione. L’attenzione è uno dei grandi temi della psicologia cognitiva:
il significato principale del termine attenzione è quello di applicazione mentale intensa, sforzo di concentrazione rivolto ad un’attività o ad un oggetto. L’attenzione può essere
comandata interamente dalla volontà, oppure attratta da stimoli esterni: è la sorpresa, ciò che esce dalla norma, a colpire l’attenzione. In psicologia, l’attenzione è il processo mentale che sceglie in base alla loro importanza le informazioni che arrivano al cervello. Che l’attenzione sia un fenomeno misurabile ha un certo peso: la cosiddetta soglia di attenzione può diminuire per molte cause, come la stanchezza o la noia. Una soglia d’attenzione è dunque il tempo massimo in cui siamo capaci di mantenerci impegnati sullo stesso stimolo o attività.
La tentazione è quindi antagonista all’attenzione e lo sanno bene gli insegnanti e gli altri operatori che in questi anni stanno assistendo allo smisurato aumento dei disturbi
denominati “Disturbi Specifi ci dell’Apprendimento” (DSA), il più noto dei quali è la dislessia.

Incerto - Recinto - Cretino. Non sa cosa fare, continua ad esitare, è come se fosse
bloccato… chi non riesce a prendere una decisione ha rimandato qualsiasi azione; l’incerto vive in un recinto. Lo sa bene chi è stato combattuto nell’effettuare una scelta e si è ritrovato a camminare avanti e indietro dentro una stanza come un cretino, in un recinto appunto.
Alcune delle decisioni che dobbiamo prendere nel corso della vita, per fortuna non tutte, sono dicotomiche: o bianco o nero, o lo faccio o non lo faccio, o la va o la spacca, prendere o lasciare. Sono proprio queste le decisioni più difficili per un essere umano di intelligenza media o superiore; i cosiddetti bivi o sliding doors, ben illustrati nell’omonimo film; quelli che il filosofo danese Soren Kierkegaard chiamava “aut aut”,
in opposizione agli “et et” che ci consentono di tenere il piede in due scarpe. 
Le decisioni “aut aut” hanno tutte una scadenza, anche se non sempre dichiarata con la formula “entro e non oltre”, per cui quando l’incerto si trova davanti ad uno di questi bivi lo scorrere del tempo diventa minaccioso e per contro la fretta resta proverbialmente cattiva consigliera: questi due elementi costituiscono un doppio legame.

101 Anagrammi Zen è dedicato a tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno giocato ad anagrammare le parole che passavano nel cervello o nelle orecchie.

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Grande serata con Il Futuro che non c'era alla Feltrinelli di Pescara

Lunedì 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Edizioni Psiconline ha voluto organizzare un incontro alla Libreria Feltrinelli di Pescara per parlare di femminicidio e violenza di genere con esperti del settore e con gli autori del libro "Il futuro che non c'era. Storie di donne e di vite negate".


Circa 2 anni fa Alessandro Greco, giovane scrittore pescarese, immagina a cerca di realizzare un progetto editoriale innovativo con l'obiettivo di parlare diffusamente di femminicidio e violenza di genere non seguendo i soliti schemi fino ad allora visti e rivisti sia nella cronaca quotidiana che nella saggistica inerente il problema ma attraverso la creazione letteraria che guarda al futuro con il desiderio di cambiare concretamente o di aiutare il lettore a farlo, ove possibile.



Il futuro che non c'eraNasce così IL FUTURO CHE NON C'ERA. STORIE DI DONNE E DI VITE NEGATE, una antologia di racconti scritta da otto giovani autori (maschi) che scelgono, non senza interne difficoltà, di confrontarsi con il terribile mondo dove sopraffazione, femminicidio e violenza di genere la fanno da padroni.

La lunga gestazione del libro (che qui non vale la pena raccontare ma che è facilmente recuperabile in rete) incontra infine la nostra piccola Casa Editrice che entusiasticamente sposa il progetto e lo porta a compimento trasformandolo da idea a pagine scritte da sfogliare, leggere e tenere nella propria biblioteca domestica. Per saperne di più sul volume e sulla sua storia vi invitiamo a leggere la scheda e a sfogliarne virtualmente alcune pagine.

Il libro è stato presentato in tantissime librerie italiane ed ha avuto il suo battesimo ufficiale al Salone del Libro di Torino, nel maggio 2013, dove è stato presentato nello stand della Regione Abruzzo.

Lunedì 25 novembre, invece, abbiamo voluto finalmente presentarlo a Pescara in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, organizzando un piccolo incontro fra esperti del settore, autori del volume e lettori. La Libreria Feltrinelli ci ha gentilmente ospitato e la serata, ricca di spunti e di valori, è stata un importante momento nella vita culturale, oltre che editoriale, della nostra piccola Casa Editrice.

presentazione a pescara de il futuro che non c'eraErano presenti all'incontro, per dibattere di femminicidio e violenza di genere, la Professoressa Chiara Berti, docente di Psicologia Giuridica all'Università G. D'Annunzio di Chieti-Pescara, l'avvocato Valentina Pierfelice, del Foro di Pescara, e Alessandro Greco, ideatore e curatore del volume oltre che autore di uno dei racconti presenti. Moderava l'incontro fra esperti, autori e pubblico Maria Rosaria La Morgia, bravissima giornalista del TG3.

Il folto pubblico presente (impavido e coraggioso, vista l'inclemente situazione atmosferica della giornata) ha partecipato attivamente all'incontro appassionandosi ai temi del libro e al suo tentativo di parlare in modo completamente diverso di argomenti così complessi come quelli di femminicidio e violenza. Oltre 2 ore di incontro hanno lasciato in tutti i presenti il desiderio di impegnarsi "oltre" per cambiare a fondo la cultura di morte che oggi domina trasformandola in una concreta cultura di vita così da restituire alle donne il diritto al "futuro che non c'era".

Qui di seguito un breve filmato sulla serata.

[video width="568" height="320" mp4="http://www.edizioni-psiconline.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/magisto-movie.mp4"][/video]
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Marco Minelli e la Psicologia del fumetto

Intervistiamo Marco Minelli, psicologo e autore per i tipi di Edizioni Psiconline del libro "La Psicologia del Fumetto. Eroi di carta e lettori appassionati" per cercare di comprendere le motivazioni profonde del suo lavoro.


Il "Manuale di Psicologia del Fumetto" che ha scritto si avvia a diventare un punto di riferimento in ambito psicologico per lo studio e la comprensione delle dinamiche presenti nei cartoons e per le successive ricerche che già sono in via di definizione e incontrandolo diventa facile comprendere come mai abbia scelto di dedicare i suoi studi ai fumetti e sugli stessi abbia voluto promuovere un dibattito che cresce ogni giorno di più sui social network.
Noi abbiamo voluto incontrarlo e abbiamo voluto cercare di capire, insieme a lui, il senso vero della sua scelta.
Marco Minelli è affabile, immediato, concreto e ben volentieri si dispone a rispondere alle nostre domande sul suo lavoro professionale pubblicato da Edizioni Psiconline.
Ecco la sua intervista.

[caption id="attachment_2260" align="alignleft" width="200"]copertina-manuale-psicologia-fumetto-sito La copertina del volume


Il tuo lavoro segna un momento particolare in campo psicologico. Dopo tantissimi anni vede la luce un lavoro sul fumetto che analizza in profondità le dinamiche ed i meccanismi che si sviluppano nelle strisce e in chi le legge. Cosa ti ha spinto a volertene occupare?

Sono stato bambino negli anni '70, quando ogni mese erano oltre cinquecento le testate disponibili in edicola e come tanti miei coetanei trascorrevo molto tempo a leggere albi a fumetti o a monitorare mercatini dell'usato per incrementare le conoscenze e le collezioni. Da adulto ho cercato d'integrare questa passione con la professione di psicologo clinico, andandomi a cercare pazientemente prima alla Biblioteca Nazionale di Roma ed anni dopo nell'oceano di internet, tutte le occasioni in cui gli psicologi si sono interessati agli albi a fumetti e cercando contatti con tutti coloro che se ne sono occupati.

Sappiamo che è stata una passione antica che hai coltivato e poi accuratamente "nascosto". Perché, pensavi non potesse essere interessante parlarne in modo approfondito e soprattutto scientificamente corretto?

E' vero, per alcuni anni ho "nascosto" i miei studi settoriali e perfino la mia tesi di laurea per la quale ringrazio il compianto Aldo Carotenuto che mi ha insegnato ad operare mediante un approccio non solo analitico ma specialmente storico-culturale. Tuttavia già nel 2002 ero uscito allo scoperto con un sito internet grazie al quale sono riuscito a raccogliere altri contributi anche stranieri, ma soprattutto di molti studenti, non solo di psicologia, che stavano scrivendo tesi di laurea sul fumetto.

Il tuo libro ha interessato sia i professionisti che il pubblico appassionato di fumetti e la pagina su Facebook che hai avviato ne è una pratica dimostrazione. Pensavi (speravi) potesse accadere o invece credevi che la risposta sarebbe stata più settoriale?

Già prima dell'uscita del manuale avevo diversi contatti grazie al sito internet ( http://digilander.libero.it/romanzi/ ). Quest'estate, dopo l'uscita del libro si sono moltiplicate email e richieste anche mediante i social network. Pertanto ho avviato il gruppo di facebook per circoscrivere lo spazio in cui parlarne e raccogliere nuovi contributi; sono particolarmente attratto dai giovani con un'adeguata preparazione psicologica che presentano i nuovi generi di albi, in quanto il panorama della letteratura a fumetti è molto dinamico, e bastano pochi mesi o un personaggio nuovo e l'intero mondo del fumetto ha bisogno di un'immediata ricategorizzazione.

Dopo l'uscita del volume, molti ne hanno parlato e ci sono state varie recensioni positive, in particolare nel mondo di chi è appassionato di comics. Fra i tantissimi apprezzamenti che ti sono stati rivolti c'è però una piccola critica: l'assenza del mondo manga. Vuoi spiegarci come mai?

Per anni ho riaggiornato e risistemato la classificazione non descrittiva dei periodici a fumetti mediante parametri psicologici. I manga sono arrivati in Italia una ventina d'anni fa per poi "esplodere" recentemente e diffondersi a tappeto specialmente tra gli adolescenti: Ho provato ad esaminarne alcuni ma non abbastanza per integrarli nel manuale. Molti lettori mi hanno segnalato questa mancanza di cui ero in parte consapevole; attraverso i seminari ed i gruppi di ricerca ho trovato un paio di giovani con cui ho iniziato a collaborare per colmare questa lacuna.

Una delle considerazioni più importanti che il tuo libro ha sollevato è che riesce a stabilire "un metodo" con cui affrontare lo studio psicologico del fumetto e che getta le basi per tutta una serie di successive elaborazioni. Ti senti un "padre fondatore"?

matiteNo, non credo di essere io il "padre fondatore" della psicologia del fumetto in Italia; Penso che questa qualifica spetti di diritto al Prof. Antonio Imbasciati dell'Università di Torino che ho contattato qualche anno fa. Imbasciati ora si occupa d'altro, è un grande enciclopedista della psicologia e vede il suo libro del 1975 come un "peccato di gioventù" e non ha più aggiornato la teoria dei contenuti delle fantasie degli appassionati di fumetti in base alla classificazione non descrittiva dei generi di fumetto. Imbasciati ha posto le basi per il mio lavoro e di quello di altri psicologi che vorranno occuparsene ed il suo metodo, quello del mettere a confronto il contenuto degli albi con il vissuto emotivo e la ricerca del piacere da parte dei lettori, sia tutt'ora quello che dovrebbe guidare ogni contributo di ricerca.

Perchè è importante, da un punto di vista psicologico, comprendere le dinamiche che un fumetto mette in moto nel lettore?

E' importantissimo: Il fumetto ancora più del cinema riflette i bisogni, le fantasie ed i valori di chi ne usufruisce. Un giovane che oggi trovasse in soffitta o in cantina una collezione dell'"Avventuroso" ad esempio, potrebbe avere una serie di informazioni sul nonno ben diverse da quelle del "romanzo familiare": Inoltre possiamo avere informazioni su intere generazioni anche precedenti alla nostra data di nascita; non mi stancherò mai, come ho fatto anche nel manuale, di citare l'esempio dei cento eroi neri degli anni della contestazione e della sopravvivenza nelle edicole di soltanto uno di loro: Diabolik, che proprio adesso sta compiendo 50 anni.

Abbiamo detto che il successo del volume si è sviluppato anche fra i "lettori non professionali" (a cui in molti modi ti sei rivolto nel corso del libro) e lo stesso si sta verificando sulla pagina Facebook che hai attivato. Hai anche in progetto una serie di incontri dedicati al tema. Vuoi parlarcene?

[caption id="attachment_2261" align="alignleft" width="300"]marco-minelli Marco Minelli


Da anni svolgo seminari sulla psicologia del fumetto cercando di trasmettere le conoscenze che ho acquisito, avvalendomi della proiezione di immagini e filmati. Il pubblico di questi incontri è sempre stato composto soltanto in minoranza da colleghi o studenti di psicologia: La maggior parte degli interessati sono lettori accaniti di albi a fumetti. Con l'uscita del manuale ho dovuto accorciare la durata degli incontri ed aumentare la loro frequenza.

Visto il successo del libro e l'interesse che ha stimolato, pensi di ampliarlo o di prepararne un secondo sui più recenti sviluppi del mondo dei cartoons?

Un manuale come questo avrà sempre bisogno di aggiornamenti periodici; il lavoro che sto facendo adesso è quello di raccogliere tutti i contributi di ricerca anche quelli recentissimi, in particolare la ripetizione di ricerche che effttuai negli anni '90 su Dylan Dog e l'elaborazione del lutto. L'ampliamento del manuale potrebbe essere realizzato tra pochi anni, soprattutto nella raccolta dei contributi di ricerca e l'inserimento dei manga.

Grazie per la tua disponibilità...
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Leggere il silenzio. Lavorare con i bambini autistici

Nella Collana Strumenti è stato appena pubblicato "Leggere il silenzio. Lavorare con i bambini autistici", un nuovo volume dedicato al problema autismo ed in particolar modo al mondo infantile.


[caption id="attachment_2209" align="alignright" width="200"]leggere-il-silenzio La copertina del nuovo libro sull'autismo pubblicato da Edizioni Psiconline

Edizioni Psiconline prosegue nella sua mission di diffusione di cultura psicologica on&off line e pubblica in questi giorni un nuovo volume inserito nella Collana Strumenti, espressamente dedicata a chi opera professionalmente in campo psicologico: "Leggere il silenzio. Lavorare con i bambini autistici", scritto da Antonio Rinaldi, psicologo toscano che opera a Livorno ed è esperto in autismo.


L'autore ha infatti messo a punto un trattamento terapeutico-educativo-riabilitativo ad approccio integrato, basato su un modello a valenza relazionale, in acqua (piscina e in mare sfruttando l’attività del surfing)  caratterizzato dal fondamentale coinvolgimento genitoriale.



L’autismo negli ultimi anni sembra diffondersi in maniera iperbolica e con esso la correlata ricerca eziologica e di intervento.


Un’opportunità di riflessione, dalla analisi della stessa definizione di disturbo “pervasivo dello sviluppo”, passando per il concetto di diagnosi e di intervento, su un modo di essere, di “funzionare”, tipico dello spettro certificato, atipico rispetto alla norma, tanto affrontato nella letteratura scientifica, quanto dal pensiero comune dei libri e delle pellicole, ma forse non così diverso da una componente di ognuno di noi.


Riconoscere per curare, é il motto per poter intervenire con un bambino affetto da autismo, riuscire empaticamente a comprendere e scorgere un potenziale per lo piú celato, per alimentarlo e coltivarlo, proponendo attività motivanti e diffondendo consapevolezza tra chi vive o lavora con il piccolo, primi tra tutti i genitori incatenati ed imprigionati dalla visione diagnostica del proprio figlio e per questo poco speranzosi e fiduciosi di ogni suo poter divenire.


Un libro sul sentire umano ma dagli spunti pratici su come poter insegnare nell’autismo, per come approcciarsi a lui, indipendentemente dall’attività o dal contesto contingente, solo riflettendo sul suo peculiare modo di leggere il mondo, gli altri, se stesso, nel silenzio.

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SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2013

Anche quest'anno Edizioni Psiconline sarà presente al SALONE DEL LIBRO DI TORINO  con i suoi libri e i suoi autori per incontrare i lettori.


torino2013

Edizioni Psiconline ha deciso, anche per il 2013, di partecipare attivamente al Salone del Libro di Torino, una delle più importanti manifestazioni europee dedicate ali libri e all'editoria.

Per la nostra piccola Casa editrice la presenza in una kermesse così importante ha sempre avuto il segno della "crescita", della sfida, del voler far conoscere ad un pubblico sempre più vasto la propria produzione e le proprie proposte editoriali, insieme agli autori che man mano entravano a far parte del gruppo di lavoro.



E' un impegno importante, anche da un punto di vista finanziario, che però ci permette di essere presenti "nel vivo" della produzione editoriale nazionale e di far conoscere ad un pubblico vastissimo i nostri libri ed il nostro lavoro quotidiano.

Da giovedì 16 maggio Edizioni Psiconline sarà presente allo STAND E10 - Padiglione 1, dove potrete trovare i nostri libri ed il personale della Casa Editrice pronto ad accogliervi e a farvi scoprire le nostre ultime pubblicazioni.
Insieme ai libri sarà possibile anche incontrare i nostri autori che nei giorni del Salone saranno a Torino per incontrare i lettori e parlare con loro dei propri libri e del loro profondo significato.


Anche quest'anno, come negli anni precedenti, saremo ospiti dello Stand della Regione Abruzzo dove presenteremo, anche al pubblico del Salone, i nostri volumi.

Questo il Calendario previsto
(Stand REGIONE ABRUZZO - S76 - Padiglione 3):

- Giovedì 16 Maggio ore 12,00/12,30
Dipendenze del piacere e autoterapia.
Franco Riboldi

-Giovedì 16 Maggio ore 13,00/13,30
Il cercatore di stelle. I sentieri della rinascita.
Daniela Curreli

-Venerdì 17 Maggio ore 12,00/12,30
Parole Pallottole. Difendersi dalla violenza delle parole.
Antonella Lucato

-Venerdì 17 Maggio ore 15,00/15,30
Un record... d'amore. Alla conquista dell’autostima.
Tania Croce

-Venerdì 17 Maggio ore 15,30/16,00
Il futuro che non c'era. Storie di donne e di vite negate.
Alessandro Greco, Andrea Malabaila, Sergio Aquino, Alberto Gherardi, Alex Pietrogiacomi, Massimo Bisotti, Carmine Monaco, Paolo Zardi

-Domenica 19 Maggio ore 15,00/15,30
Attimi paralleli. Una storia a due voci.
Antonio Di Giovanni, Carmela Ferrara

Non mancate, vi aspettiamo numerosissimi!

torino2013
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Un record... d’amore. Alla conquista dell’autostima

In libreria dall'11 aprile il nuovo romanzo di Tania Croce, giornalista e scrittrice, pubblicato da Edizioni Psiconline con la prefazione del compianto Pietro Mennea.

Un record... d’amore. Alla conquista dell’autostima (ISBN: 9788898037179, Collana: A Tu per Tu, Pag. 120, formato 15x21 cm., rilegato in brossura, Prezzo: € 14.00) è il nuovo libro di Tania Croce che dopo il successo del suo precedente volume ci prova di nuovo con un bellissimo romanzo scritto in una forma particolarissima ed accattivante, pienamente inserita nella realtà di oggi.

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