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I blog di Edizioni Psiconline

Gli autori, le recensioni, le novità e le informazioni sulla nostra Casa Editrice
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Intervista a Rossella Sardi autrice del volume La mia vita con un «PADRE DOC». Il racconto di chi ha vissuto da vicino il disturbo ossessivo compulsivo

copertinae foto autrice padre docIl DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo) è un disturbo subdolo e poco noto tra la gente comune e, oltre che alla persona che ne soffre, può nuocere pesantemente anche ai suoi familiari. Rossella Sardi autrice del volume La mia vita con un «PADRE DOC» (A Tu per Tu - Edizioni Psiconline, in tutte le librerie) è una di questi: una figlia che ha combattuto la sua piccola ma difficile lotta contro l’inconsistenza e l’illogicità del «disordine sotto forma di ordine» che affliggeva suo padre. Ne riporta la testimonianza, presentando le proprie esperienze di vita, a tratti disperanti, e le sue riflessioni. Racconta una storia dagli aspetti curiosi, in modo sincero e senza pudori e timori, analizzando i pro e i contro e cercando di mantenere una certa obbiettività. Il bisogno di condividere è stato fondamentale nella stesura di questo libro e il grande auspicio dell’autrice è che possa essere utile anche ad altri che si confrontano con gli stessi problemi.

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Redazione

Alla ricerca delle emozioni conquista grandi e piccini!

[caption id="attachment_1905" align="alignleft" width="200"]Alla ricerca delle emozioni La copertina del volume


Uscito solo lo scorso mese di luglio, "Alla ricerca delle emozioni. Aiutare i bambini a vivere bene felicità, tristezza, rabbia e paura" (Edizioni Psiconline, 2012) ha già conquistato, con i suoi bellissimi disegni e con le sue schede avventurose, grandi e piccini.

I bambini amano Dino, il simpatico personaggio del libro, e attraverso le attività proposte dal volume si divertono a colorare, disegnare, scrivere e si immergono totalmente nel loro mondo emotivo.

I grandi riconoscono il potenziale del libro, l'importanza di educare i bambini alle emozioni, e molte insegnanti stanno adottando "Alla ricerca delle emozioni" come libro di riferimento nei progetti di educazione affettiva nelle scuole materne e primarie.



Dino, con le sue magiche avventure, ha raggiunto il cuore di tanti e la speranza è che raggiunga più bambini possibile per aiutarli a vivere bene le emozioni.

“Alla ricerca delle emozioni. Aiutare i bambini a vivere bene felicità, tristezza, rabbia e paura” di Davide Viola, psicologo e psicoterapeuta, con le bellissime illustrazioni di Luigi Carretta, interior design, è disponibile in libreria e nelle principali librerie on line.

 La scheda del volume

 
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Aiutare i bambini a vivere bene la felicità

Aiutare i bambini a vivere bene la  felicità è lo scopo del nuovo libro di Davide Viola, illustrato da Luigi Carretta e pubblicato da Edizioni Psiconline.


[caption id="attachment_1905" align="alignleft" width="200"]Aiutare i bambini a vivere bene la felicità La copertina del volume


"Alla ricerca delle emozioni. Aiutare i bambini a vivere bene felicità, tristezza, rabbia e paura" (Edizioni Psiconline, 2012) è una guida psicoeducativa che mira ad aiutare i bambini a potenziare e a utilizzare in modo funzionale le proprie emozioni.

Il bambino è guidato da un buffo dinosauro, Dino, alla ricerca delle emozioni perdute a seguito di un incantesimo di Tiranno, un dinosauro geloso e per nulla simpatico.

Dino dovrà affrontare varie sfide per riconquistare la felicità, la tristezza, la rabbia e la paura, con l'obiettivo di fornire al bambino uno spazio avventuroso per potenziare la propria abilità cognitiva di processamento delle informazioni emotive.



Ma perchè aiutare il bambino a vivere bene la felicità? Si può educare alla gioia?

La risposta è sì.

Il bambino deve essere educato a una felicità meno identificata con il raggiungimento di un desiderio immediato, meno proiettata a un godimento a breve termine.

La vera gioia è l'autorealizzazione dei propri obiettivi, soprattutto in riferimento alle relazioni affettive, ai propri sogni e alle proprie speranze.

Durante la ricerca della felicità, Dino aiuterà il bambino a conoscere profondamente se stesso, le proprie capacità, a riconoscere i propri desideri, le proprie speranze, e a lottare per raggiungere i propri obiettivi.

La vera felicità consiste, infatti, nel trovare e riconoscere una ragione di vivere.

"Alla ricerca delle emozioni. Aiutare i bambini a vivere bene felicità, tristezza, rabbia e paura" di Davide Viola, psicologo e psicoterapeuta, con le bellissime illustrazioni di Luigi Carretta, interior design, è disponibile in libreria e nelle principali librerie on line (amazon, ibs, bol, psychostore, libreriauniversitaria).
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Prevenire l'abuso sessuale sui minori: il ruolo della scuola

Domani, giovedì 5 maggio, ricorre la terza edizione della Giornata nazionale contro la pedofilia e il presente articolo vuole presentare un modello di prevenzione dell'abuso sessuale in ambito scolastico tratto dal volume “Progetti di Psicologia. Scuola, Professione, Esame di Stato”, Ed. Psiconline.

L'abuso sessuale sui minori

Ad alcuni bambini capita di subire importanti violenze, diventando vittime di aggressività e prepotenza. Quando succede i bambini si sentono indifesi, spaventati e soli, e spesso si ha paura di reagire o di chiedere aiuto, rimanendo in balia del lupo cattivo.
Il lupo cattivo può essere l’adulto abusante, attore di atroci violenze.
Quando un minore viene coinvolto in un’attività connotata sessualmente da una persona più grande siamo di fronte a un caso di abuso sessuale. L’abuso sessuale sui minori è un male antico, un lutto dell’anima, un oltraggio ai valori socialmente condivisi e collettivamente riconosciuti. È una ferita aperta nel cuore dei bambini e nel futuro dell’umanità.
Tale situazione consente quasi sempre di identificare queste caratteristiche comuni ai fenomeni di vittimizzazione:

La mancanza di consenso.
La mancanza di eguaglianza tra le due parti.
L’imposizione.
La segretezza.

L’abuso sui minori costituisce una storia a sé e ciascun bambino presenta caratteristiche che rendono estremamente variabile la sequele delle conseguenze che l’abuso si lascia dietro nella vita delle giovani vittime.
Premettendo perciò che nulla è generalizzabile esistono tuttavia alcuni tratti tipici ricorrenti che connotano il modo in cui la vittima reagisce alla propria storia:

La negazione dell’esperienza.
La normalizzazione dell’esperienza.
La consapevolezza silenziosa dell’esperienza subita.

L'abuso sessuale: il ruolo della scuola

I bambini devono imparare a stare attenti al lupo cattivo e, in un periodo storico come questo in cui con una frequenza sempre maggiore i media ci raccontano di drammatici episodi di abuso sessuale sui minori, la scuola si pone come luogo privilegiato per interventi a carattere preventivo e di promozione del benessere di bambini.
Obiettivo fondamentale della scuola deve essere anche quello di facilitare l’acquisizione di strumenti utili ai fini della prevenzione dell’abuso sessuale. Attraverso specifici progetti di prevenzione, gli alunni dovranno acquisire la capacità di riconoscere situazioni a rischio per il loro benessere emotivo e fisico e dovranno esercitare la capacità di “dare parola” ai loro vissuti. Nello specifico, gli obiettivi primari che un progetto di prevenzione dell'abuso sessuale dovrebbe perseguire e quelli secondari che dovranno essere implicitamente promossi, sono i seguenti:

Obiettivi primari:

fornire agli alunni conoscenze su cos’è un abuso sessuale;
incrementare le informazioni sul proprio sviluppo;
imparare ad ascoltare le proprie emozioni, bussola fondamentale per riconoscere situazioni di disagio;
aumentare la propria capacità di autodeterminazione nell’affrontare una situazione vissuta come problematica e ansiogena;
migliorare la capacità di chiedere aiuto ad adulti di fiducia;
modificare eventuali comportamenti di eccessiva fiducia verso persone conosciute e conosciute che si comportano in modo anomalo.

Obiettivi secondari:

migliorare il proprio livello di autostima;
aumentare la capacità di comunicare;
accrescere la capacità di risolvere conflitti.

Destinatari dei progetti di prevenzione dovranno essere gli alunni, i genitori e gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado e, con gli opportuni accorgimenti del caso, anche gli alunni della scuola primaria.

Il progetto di prevenzione: un modello

Il progetto di prevenzione dell'abuso sessuale proporrà tre fasi di azione: un corso di formazione per insegnanti, un corso per genitori e un laboratorio per gli studenti.
Il laboratorio per gli studenti si strutturerà in almeno quattro incontri, in ognuno dei quali si promuoverà un rafforzamento delle competenze di autoprotezione e di autodifesa dei ragazzi. Gli studenti saranno accompagnati nel riconoscimento delle emozioni, nella loro descrizione e saranno invitati a parlare e a riflettere sul fatto che ciascuno deve riconoscere le persone fidate con cui poter parlare delle proprie esperienze e dei propri vissuti.

Primo incontro: Le mie emozioni sono tesori preziosi. Nel primo incontro gli studenti saranno invitati ad esprimere le emozioni e di ascoltare quelle degli altri attraverso il racconto di un proprio evento di vita positivo e negativo.
Secondo incontro: Il mio corpo è un' isola segreta. Nel secondo incontro i ragazzi saranno invitati a rappresentare graficamente il proprio corpo su un foglio al fine di rafforzare l'immagine corporea e la conoscenza delle trasformazioni in corso nello sviluppo di ciascuno, prendere coscienza del proprio corpo, riconoscere le differenze tra maschio e femmina, imparare a valorizzare e a rispettare il proprio corpo e quello degli altri, riconoscere le varie modalità di relazione corporea con le altre persone.
Terzo incontro: Io dico di NO! Durante il terzo incontro gli allievi avranno la possibilità di rafforzare la loro capacità di “dire NO” nelle situazioni ansiogene, attraverso giochi di ruolo.
Quarto incontro: Io ti posso aiutare. Nel quarto e ultimo incontro gli studenti saranno invitati, attraverso simulate e role-playing, a manifestare sentimenti di solidarietà e capacità di ascolto.

Conclusioni

La scuola dunque è chiamata a intervenire nell’ambito della prevenzione in termini di promozione del benessere globale del bambino offrendo supporto in particolare agli alunni che manifestano un disagio. E' importante inserire nelle scuole progetti specifici di prevenzione dell’abuso sessuale realizzati da persone competenti con l’obiettivo primario di rafforzare i fattori protettivi e di facilitare l’acquisizione, il mantenimento e lo sviluppo, anche in età successive, di competenze sociali, benessere emozionale e comportamento adattivo.
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Come nascono le sinergie...

Pascale Chapaux-Morelli, coautrice del volume.

Dacia MARAINI, scrittrice, autore della prefazione.

Eugenio Murrali, studioso specialista del teatro marainiano, ha curato la traduzione del volume dal francese.

Un bel "tris" per "La manipolazione affettiva nella coppia" in versione italiana... !
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Il pensiero del giorno, con Pascale Chapaux-Morelli

"Aimer, c'est se surpasser" : "Amare significa sorpassare se stessi", scrisse Oscar Wilde. E' vero. Nell'amore, diamo il meglio di noi stessi, attingiamo alle nostre risorse più profonde per offrire la punta di diamante del nostro essere. Ma.....  il partner manipolatore sfrutta questa nostra propensione per spingerci sempre più in là: non gli basta mai. E' la "sindrome" del pozzo senza fondo. Così, si finisce con l'esaurirsi a cercare di soddisfare colui (o colei) che non sarà mai soddisfatto (a). Quando ci accorgiamo che avviene proprio questo nel nostro rapporto, conviene fermarsi un attimo per ... riprendere fiato !

PCM :-)

"La manipolazione affettiva nella coppia- Riconoscere ed affrontare il cattivo partner", traduzione dal francese del Dott. Eugenio MURRALI  e di Pascale CM.
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FINE DELL’ANNO, FINE DELLA VITA. LA TRAGEDIA ANORESSICA DI ISABELLE CARO

 

La modella Isabelle Caro nella campagna pubblicitaria di O. Toscani contro l'anoressia



L’esile, fragile modella non c’è più. Se n’è andata in chiusura d’anno (17 novembre, ma la notizia pubblica è del 29 dicembre), in chiusura di vita. Al termine di soli ventotto anni: una vita breve, spezzata, ma soprattutto martoriata. Una vita aggredita da un male solo apparentemente incurabile ed inguaribile, solo apparentemente esterno. In realtà: interno, curabile e guaribile. Difficile, certamente. Faticoso da gestire. Ma si può fare molto: se preso in tempo, e con decisione.

L’anoressia consuma. Non sempre uccide; ma ci prova. Mentalmente, inconsciamente, l’anoressico ci prova. E ci prova con livore ed aggressivitàdistruttività.

La modella Isabelle Caro nella campagna pubblicitaria di O. Toscani contro l'anoressia



A distanza, lo psicologo, lo psicoterapeuta, il medico, il nutrizionista, il clinico non possono dire granché su chi non è stato un loro paziente. Non possono e non debbono entrare in particolari che non conoscono di prima mano. Ma non possono tacere, non debbono tacere sugli aspetti generali del disturbo anoressico: altrimenti si rischia di non fare informazione, di non fare prevenzione, al limite si rischia - indirettamente - l’“omissione di soccorso” per chi è a rischio (e non ne è consapevole).

Isabelle: non solo “anoressia” (mancanza di appetito”), ormai anche “cachessia” (stato di grave deperimento organico). Morire a ventotto anni, di consunzione, di starvation, di anoressia adolescenziale ormai divenuta (nella mai raggiunta fase adulta) cachessia. Cachessia (cattiva disposizione, ovviamente nei confronti del cibo, ma probabilmente anche nei confronti della Vita Affettiva, dell’Amore, della Tenerezza verso di sé e verso gli altri).

Dal greco “kakós”: e quindi “cattivo”, nei variegati significati di malato, pieno di Male, malevole; inoltre, prigioniero (“captivus”, in latino: prigioniero della malattia), e anche cattivo, nel senso emozionale ed affettivo: ci si tormenta il corpo, ci si tormenta l’anima, si aggredisce rabbiosamente se stessi (e anche gli altri). E’ un suicidio differito. E’ anche una richiesta di aiuto; è anche una richiesta di amore: però, purtroppo, spesso, due richieste mal poste dai malati, due richieste non capite dalle persone sane.

Isabelle: dati statistici (e clinici). Dati brutali. Dati e concetti che fanno riflettere, che devono far riflettere. Peso: Kg. 31. Altezza: m. 1,64. IMC (Indice di Massa Corporea): 11,48. Ma cinque anni fa, con conseguente stato di coma, era giunta a pesare (!?) Kg. 25 (IMC = 9,26!). Quando la diagnosi di anoressia viene formulata al di sotto di 17,50!).

Come si può sopravvivere, con questi dati organici? Come si può negare il tremendo attacco (fisico e psicologico) al proprio corpo, alle proprie emozioni, alla propria psiche, alla propria vitalità? Come si possono ignorare la rabbia e l’odio contro tutto, contro tutti? Come si fa a non comprendere il poderoso Senso di Morte che possiede l’anoressico conclamato? L’anoressico non è libero: è “posseduto”. È posseduto dalla propria malattia, dalla quale pesantemente dipende. Come si fa a trascurare la Morte perseguita con metodica ed ossessiva precisione?

Adieu Isabelle, che avevi fatto della tua personale anoressia la tua personale battaglia, mediante lo slogan “Bisogna smetterla di sacralizzare la magrezza".

Adieu Isabelle, la petite fille qui ne voulait pas grossir. Che non voleva ingrassare, che non voleva ingrossare, che non voleva diventare grande, che non voleva crescere.

Adieu Isabelle, il tuo choccante messaggio mediatico non è servito a te stessa. Ma potrebbe servire ad altri.

Luciano Peirone ed Elena Gerardi
psicologi e psicoterapeuti, autori del libro ANORESSIA RABBIOSA. La ribellione muta e i sentimenti repressi (Edizioni Psiconline).
Maggiori informazioni sul volume possono essere trovate qui oppure qui
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Redazione

Il dramma dell'anoressia

il dramma dell'anoressia



Alcuni, fra i nostri studenti e lettori, ci hanno domandato di specificare meglio il concetto di “rabbia”.

Proviamo a farlo in estrema sintesi, ovviamente invitando il lettore a coglierne le intime connessioni con la patologia anoressica.

La rabbia è una emozione generalmente negativa, in quanto risposta sbagliata a problemi magari legittimi: però è spesso generatrice di confusione, fa salire il livello di conflittualità, e non si capisce più niente.

Una rabbia correttamente espressa, nel giusto contesto terapeutico, risulta invece lecita… ma è uno stratagemma da usare con particolare prudenza. La primitività della rabbia rende la persona “rabbiosa” incapace di esprimersi. Inoltre, la rabbia silente (o peggio ancora inconscia) tende a “ribollire” dentro, montando a dismisura, per poi sfociare in esplosioni confusive e distruttive.

La malattia anoressica, sia quella conclamata nel corpo sia quella anche solo accennata nella sfera mentale ed affettiva, risulta non di rado “inquinata” da una “cattiva e sbagliata” espressione della emozione rabbiosa, comportando “riluttanza” (cioè il non volersi far curare) e “resistenza” (cioè il frapporre ostacoli al corretto svolgimento della terapia).

Luciano Peirone & Elena Gerardi
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Gli orchi e l'anima

L’anima per Jung è intesa in due modi: come interiorità dell’uomo, e come ciò che rappresenta la “sua femminilità inconscia”. In altre opere Jung chiarisce il concetto e ci fa comprendere che l’uomo porta con sé gli elementi psicologici che egli attribuisce alla donna, quella che lui ricercherà per tutta la vita. Il suo ideale di donna.

La donna comunque appare all’uomo in diversi aspetti e connotati:
come madre, compagna, moglie, amante, figlia… varie forme della figura femminile su cui nella sua vita la sua anima si proietta. Sono forme archetipiche che lo accompagnano nella sua vita e che gli permettono di esprimere i suoi aspetti inconsci e realizzarli, togliendoli dalla pura sfera dei bisogni, dei desideri, delle aspirazioni, delle attese, delle necessità….

Le figure più importanti della donna sono così riassumibili:
- EVA, la donna primordiale, che genera e che nelle diverse mitologie è sempre presente perché portatrice di prole e di vita;
- ELENA, la donna che rappresenta l’amore profano, in tutte le sue manifestazioni e in tutte le sue forme, sino agli aspetti sessuali e alle tensioni erotiche e carnali;
- MARIA, la donna che rappresenta la maternità, l’amore protettivo e premuroso, la donna mediatrice tra i valori maschili del pensiero e della potenza a quelli della tenerezza e della sensibilità;
- infine SOPHIA, la donna che rappresenta la scienza e gli aspetti più evoluti ed emancipati del sapere e della conoscenza.

Gli orchi sono espressione di anime deviate, i cui archetipi alterati esasperano le forze della psiche. Sono generati dal deterioramento delle espressioni più significative dell’anima, quelle che dovrebbero guidare verso una vita regolata ed equilibrata che sortisce il far bene e che stabilisce l’ordine, secondo regole cariche di elementi positivi. È quell’ordine che non permette la ferocia dei comportamenti umani e la violenza che si perpetuano spesso e che prorompono in deviate forme di violenza, come se fossero generate da una consunta e raggrinzita strega nel cuore inaridito degli uomini.

Gli orchi albergano in noi e noi ne siamo portatori. Uomini e donne. Quando sono gli uomini ad esprimere questa furia omicida, è segno che essi hanno smarrito tutti gli elementi dell’anima e che le quattro figure archetipiche si confondono e portano ad una crudeltà e ad una malvagità delittuosa e criminale. Gli orchi sono nascosti nel cuore degli uomini, vi albergano contrastati dalla ragione e dai sentimenti, cioè dagli aspetti femminili che sono barriere e steccati che non permettono che la ferocia, l’insensatezza e l’imbecillità si affaccino nella vita e producano nefandezze.
Esse si alimentano con i condizionamenti esterni, con la commedia sguaiata che l’industria della superficiale e perversa scelleratezza trasmette anche con accattivanti spettacoli che le ingigantiscono, favorendone la crescita e l' esaltazione.

Quando l’uomo si riapproprierà dei valori del sentimento, della sensibilità e dell’amore, allora nascerà un nuovo umanesimo che libererà l’uomo verso orizzonti più ampi e più umani, più grandi e meno repressi. La libertà d’agire e di pensare sarà ancora una prerogativa degli uomini non condannati ai condizionamenti inferti da parole e da immagini prive di senso e da comportamenti vacui e fatui, superficiali e sciocchi. L’uomo, riprendendo consapevolezza della capacità di pensare e di costruire un mondo fatto da queste qualità femminili, oltre alle proprie, si libererà dagli orchi che premono indisturbati nelle profondità dell’anima.
di Dr. Antonio Vita


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I disegni dei bambini come viaggio alla scoperta delle emozioni

Il secondo capitolo del volume Progetti di Psicologia. Scuola, Professione, Esame di Stato è dedicato a un progetto di educazione alle emozioni nella scuola primaria, dal titolo “Viaggio alla scoperta delle emozioni. Un percorso fatto di colori, musica e tanta fantasia!”. Proporre in una scuola elementare, o in una scuola dell'infanzia, un progetto rivolto all'educazione emotiva vuol dire utilizzare tanti materiali di facile consumo, quali fogli, tempere, colla, colori vari, cartelloni, forbici e pennelli. Questo perchè lo strumento principe che vi troverete principalmente a utilizzare e proporre ai bimbi è il disegno. Il disegno è il modo più naturale di espressione dei bambini che coinvolge fattori intellettivi e affettivi. Attraverso i disegni i bambini ci consentono l'ingresso nel loro mondo affettivo e creativo e ci permettono di comprendere tutti i disagi, le preoccupazioni e i problemi più nascosti che non riescono o non vogliono esprimere verbalmente. Anche uno scarabocchio, un piccolo segno, una leggera macchia, può suggerirci tanto del loro mondo. Attraverso l'analisi dei disegni possiamo capire quello che i bambini vogliono dire.

OLTRE IL LIBRO, LO SCARABOCCHIO. Con questo post vorrei integrare il capitolo del mio libro dedicato al progetto di educazione alle emozioni, con delle informazioni riguardo l'interpretazione dei disegni. La prima attività grafica del bambino è lo scarabocchio, vera e propria espressione corporea che coinvolge l'intero corpo. Verso il primo anno di età, lo scarabocchio consiste in semplici linee verticali, orizzontali e radiali. Verso il secondo anno di età compare il cerchio e l'angolo: è l'età in cui appaiono i primi scarabocchi organizzati. Verso i tre anni, eccezionalmente anche prima, il bambino inizia a dare un nome al proprio scarabocchio, che non rappresenta più soltanto un piacere motorio ma soprattutto un dare voce ad un progetto, un'intenzione, una sensazione. A quattro anni il bambino perfeziona l'abilità di disegnare la casa e il sole e inizia ad abbozzare la figura umana, concludendo la fase dello scarabocchio. Verso i cinque e i sei anni, il bambino diventa più capace di rappresentare la realtà, mentre, verso gli otto anni, acquisisce una maggiore capacità di percezione dello spazio. Tra i dieci e i quattordici anni, passa, invece, al cosiddetto realismo visivo che mette fine all'originalità grafica del bambino.

IL SIGNIFICATO NEL SEGNO. Alcuni oggetti ed elementi che compaiono frequentemente nei disegni dei bambini hanno un preciso significato psicologico:

Il suolo indica la base sicura dei bambini, simbolo di sicurezza e nutrimento.
La montagna indica il seno materno, simbolo di accoglienza e bisogni orali.
Il sole è il simbolo paterno per eccellenza.
Le nuvole, se abbondanti, indicano minaccia e inquietudine.
La pioggia è la minaccia materna.
Le stelle indicano il bisogno di essere valorizzati.
L'acqua è l'immagine della madre.
I fiori indicano femminilità, gioia e spensieratezza.
Gli animali sono spesso utilizzati dai bambini come compensazione di un sentimento di solitudine.

GRANDI E PICCOLI: LE DIMENSIONI. Le dimensioni degli oggetti rispecchiano l'importanza che il bambino attribuisce all'elemento disegnato. La parte più importante è quasi sempre collocata per prima o al centro del foglio, la parte svalorizzata è quasi sempre collocata per ultima o disegnata piccola e senza importanza.

PSICHE E MATITA. Ma qual è il significato psicologico dei disegni più comuni dei bambini, ovvero il disegno della figura umana, il disegno dell'albero, il disegno della casa, il disegno della famiglia? Nel disegnare la figura umana il bambino rappresenta inconsciamente se stesso e quindi la percezione e rappresentazione del proprio schema corporeo. Permette quindi di avere un'idea dello sviluppo psicofisico e del livello di evoluzione grafica del bambino. La dimensione della figura umana è legata alla percezione che il bambino ha di sé: una piccola dimensione sta a indicare timidezza, una grande dimensione o una dimensione "giusta" (compresa tra gli 8 e i 18 cm di un foglio con formato regolare) esprime sicurezza, fiducia, estroversione e una buona percezione di sè. La testa rappresenta i sentimenti che il bambino ha dedotto dal volto della madre; i particolari del viso ci raccontano delle abilità di comunicazione e di scambio con il mondo esterno; il collo è il tramite tra la ragione e l'istinto; le gambe rappresentano sicurezza e stabilità; le braccia e le mani sono il simbolo della comunicazione e del contatto con il mondo; il tronco ci racconta dell'istintualità.

L'ALBERO O LA CASA. Nel disegnare l'albero il bambino ci racconta della sua energia e della sua autenticità. I tre elementi che devono essere osservati nel disegno dell'albero sono le radici, il tronco e la chioma. Le radici rappresentano l'affettività e ci suggeriscono il legame tra madre e bambino. Il tronco esprime la percezione e la sicurezza che il bambino ha di sé. La chioma simboleggia l'apertura verso il mondo, l'adattabilità, la solidarietà e l'amore.

Il disegno della casa ci racconta il modo di vivere del bambino, i rapporti con i genitori e i fratelli, il suo ruolo nella famiglia. Alcuni studiosi associano alla casa il volto materno: il tetto rappresenta la capigliatura, le finestre gli occhi e la porta la bocca. Una casa grande simboleggia accoglienza, spontaneità e apertura alla vita. Una casa piccola significa intimità, introversione e timidezza. La porta rappresenta il modo di entrare in contatto con l'ambiente. Le finestre rappresentano il modo di comunicare del bambino. Il comignolo è simbolo di calore e affetto.

MAMMA E PAPA'. IN FAMIGLIA.  Il disegno della famiglia ci racconta delle dinamiche interne al nucleo familiare. Il personaggio disegnato per primo è quello per cui il bambino prova maggiore ammirazione; disegnare se stesso al primo posto è segno di egocentrismo mentre disegnarsi all'ultimo posto è segno di poca fiducia nelle proprie potenzialità, timidezza e chiusura. L'aggiunta di personaggi alla famiglia reale è indice di compensazione per un senso di solitudine. La dimensione ridotta di un personaggio vuol dire svalutazione da parte del bambino mentre un personaggio sproporzionatamente grande è vissuto come oppressivo e dominante. La collocazione in disparte di un personaggio mette in luce la difficoltà del bambino a stabilire con lui un legame significativo, così come la cancellazione di un personaggio è indicativo di insofferenza che il bambino prova nei confronti di esso. L'aggiunta di animali può indicare che il bambino tende a nascondere l'aggressività che prova nei confronti di uno o più personaggi della famiglia. Escludersi dal disegno è indice di una scarsa autostima e di un senso di esclusione.

I COLORI. Anche la scelta dei colori ha un ruolo importante nello sviluppo psicofisico dei bambini.
I bambini utilizzano i colori per la loro valenza emotiva: sotto i 7 anni usano il colore in modo impulsivo rispetto alla forma, solo verso gli 8 anni iniziano ad associare il colore all'oggetto e solo verso gli 11 anni si accorgono che il colore può variare anche nello stesso oggetto.
Adesso ci concentreremo sui significati simbolici del colore.
Il rosso è il colore della forza e della vita ed è sempre presente nei disegni dei bambini. E' ambizione, energia, passione, coraggio.
Il giallo è il colore del sole, della luce e dell'estroversione. E' il colore dell'aggressività.
Il blu è il colore della calma, del cielo e del mare. E' il colore dell'intelligenza e del ragionamento.
Il verde è il colore della tranquillità e della soddisfazione di sè. E' soddisfazione, equilibrio, speranza.
L'arancione è il colore della vivacità e della serenità.
Il viola è il colore della razionalità e del dominio sulle passioni.
Il bianco è il colore del silenzio, della tranquillità.
Il nero è il colore della paura e della rinuncia. E' riservatezza, pudore, ansia.

Il disegno, dunque, è una porta aperta al mondo del bambino. E' la rivelazione della sua indole profonda e autentica, e quindi una miniera d'informazioni sulla sua struttura psicologica e sul suo carattere.
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Redazione

Uno Psicologo in una scuola superiore

Scrivo in questo blog dopo un'intensa mattinata passata in una scuola superiore di un paese di provincia. Nonostante i tagli, le poche disponibilità economiche, gli immancabili pregiudizi, questa scuola ha investito parte dei finanziamenti ottenuti per le attività didattiche, scolastiche ed extrascolastiche, anche per lo Psicologo, garantendosi la presenza costante del professionista quasi tutti i giorni.

La copertina del volume



Passo così molte ore con i ragazzi, sia attraverso i colloqui individuali che con gli interventi sul gruppo classe. I ragazzi mi cercano, mi domandano, sono incuriositi, sanno che c'è una persona pronta ad ascoltare loro in qualsiasi momento e per qualunque necessità. Gli insegnanti mi cercano per i corridoi, mi fermano, mi illustrano la situazione di alcune classi problematiche, chiedono un consiglio, un intervento o una semplice rassicurazione sul loro operato.

Proprio questa mattina mi ha fermato un'insegnante di sostegno confidandomi perplessità e preoccupazioni riguardo una studentessa disabile e le sue difficoltà di inserimento nel gruppo classe. "La classe sembra non comprendere il problema della compagna, non l'accettano, la escludono", mi riferisce la docente. E poi arriva la famosa richesta "Lei può aiutare la classe ad accettare il diverso?". Ancora, la settimana scorsa una docente di scienze sociali mi illustrava la situazione problematica di una classe "terribile, di difficile gestione" a grave rischio di dispersione scolastica e di comportamenti al limite del deliquenziale, con la fatidica domanda "Cosa si può fare per promuovere il successo formativo e prevenire i comportamenti a rischio?".
Queste richieste dei docenti, il bisogno di "essere visti" dei ragazzi, mi hanno fatto riflettere sulla situazione di eccellenza di questo istituto che ha compreso la necessità di avere una figura esterna di aiuto e di supporto. E' anche vero che lo Psicologo scolastico è soggetto a dure pressioni, a richieste a volte "eccessive", e deve disporre di grandi e ampi strumenti di intervento. Il volume Progetti di Psicologia. Scuola, Professione, Esame di Stato è nato proprio con questo intento: mettere a disposizione di tutti la mia esperienza di progettazione in ambito scolastico, esperienza che potrà risultare particolarmente utile a Psicologi, neolaureati in preparazione per l'Esame di Stato per Psicologi, Docenti, Dirigenti Scolastici, ma anche a genitori, educatori e a tutti quelli che gravitano intorno al mondo della scuola e dell'età evolutiva. Questo perchè lavorare nelle scuole è un'esperienza gratificante e di grande impatto emotivo, ma bisogna avere strumenti giusti e giuste competenze per proporsi, intervenire e confrontarsi.
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violenza sulle donne

Oggi si festeggia, per chi non lo sapesse, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Naturalmente questo accade mentre la cronaca ancora una volta ci vomita addosso la notizia di un'altra giovane donna massacrata (letteralmente: sessantasei coltellate) dal suo giovane uomo. Purtroppo il cervello sessuale maschile è ancora arcaicamente fermo a qualche milionata di anni fa e sembra che l'unica cosa che possa placare la sua  irrazionale smania di possesso sia quella di colpire, colpire fino ad annientare. Tutto questo forse andrebbe fermato una volta e per tutte, ma ancora una volta dovrà essere l'intelligentissima parte femminile dell'evoluzione ad eliminare dal consesso civile quegli uomini-mostri dagli occhi troppo verdi (come suggerisce il poeta), dagli occhi pericolosi, gli uomini troppo innamorati... è l'Amore ai tempi del Genoma che dovrebbe rendere finalmete possibile tutto questo con un processo inesorabile e non più rimandabile dove finalmente le donne potranno liberarsi del fardello disfunzionale dell'inaccetabile violenza maschile.
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Redazione

Carmen

Se a qualcuno dovesse venire in mente di chiedersi cosa c'entra Carmen Consoli con L'Amore ai tempi del Genoma (citata come musical equipment a pag. 12) dirò che c'entra e molto, per almeno due motivi.

Il primo è che quel capolavoro della musica leggera rappresentato dal suo ultimo disco, Elettra, è stato la colonna sonora della scrittura di gran parte del libro (soprattutto della prima parte), la seconda è che il suo modo di cantare l'Amore in tutte le sue sfumature, nel bene e nel male, descrive e trasmette esattamente quel tipo di sensibilità post-moderna che caratterizza l'Amore del futuro che già si approssima e che abbiamo cercato di descrivere nell'Amore ai tempi del Genoma...

Un consiglio di lettura? Leggete il libro ascoltando CarmenConsoli...
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La meditazione nel percorso educativo

Le considerazioni che Sipo Beverelli scrive in riferimento al mio libro:"La meditazione nel percorso educativo" sollecita in me altre riflessioni. Innanzitutto grazie per aver così bene interpretato il senso di quanto raccontato, per avermi suggerito che un libro termina sempre con una pagina bianca per arricchirsi col contributo di altri, da ultimo per spingermi, mio malgrado, ad usare il blog.

Meditare è, per tutti, riuscire a posare i pensieri che la fanno da padrone nella mente, creare uno spazio dove possa emergere qualcosa d'altro, la nostra parte più intima e profonda.

Quando, da adulta, ho capito i cambiamenti interiori che questa pratica porta con sé, ho pensato che ne avrebbero trovato giovamento e serenità anche i bambini, naturalmente mutate le strategie. Per i bambini, infatti, si può parlare di sviluppo di un atteggiamento meditativo. Le strategie sono diverse e sono  descritte nel testo. Immagino tuttavia le obiezioni da parte di chi leggerà il libro perché non sempre ci sono le situazioni ottimali per questo, ma se il genitore o l'insegnante o l'educatore sa  dove vuole portare il bambino trova anche piccoli ma significativi spazi nella realtà in cui opera quotidianamente.

Ecco alcuni esempi:

Spesso i bambini che tornano da scuola devono colorare, soprattutto le fotocopie di schede; piuttosto che gravare il bambino di un lavoro ripetitivo e che niente aggiunge all’apprendimento, in mancanza di un  mandala, il genitore può trasformare quell'occasione in spazio da  gustare col proprio figlio, colorando insieme a lui, nel silenzio della cucina o della cameretta; si crea, così, fra i due un clima complice e un silenzio portatore di significato. Il bambino si sente apprezzato per quello che fa, il genitore gusta quel momento, unico, di intimità.

Un altro momento magico che un genitore può usare è quello di quando il bambino va a letto. Ai bambini piace, anche se non più piccolissimi, ricevere il  bacio della buona notte o ascoltare la lettura di storie. Il genitore potrebbe, qualche sera, usare questo tempo per donare un massaggio al figlio, magari enumerando per gioco, le parti del corpo che tocca. Ai bambini farsi massaggiare piace, entrano così più a contatto col proprio corpo, provano una sensazione di benessere, le tensioni calano e la mente, che si portava tutto il bagaglio della giornata, si cheta.

Un altro esercizio potrebbe essere quello di ricavarsi durante il pomeriggio o la sera, un momento in cui genitore e figlio, ad occhi chiusi giocano a percepire cosa si sente quando si fa silenzio: il ritmo del proprio respiro, il ticchettio dell'orologio, una voce lontana, dei passi sotto casa. Il bambino si abitua così a far caso alla piccola vita che scorre sotto il tumulto del fare frenetico e via via imparerà ad apprezzarla.

Quando, da adulta, ho capito i cambiamenti interiori che questa pratica porta con sè, ho pensato che ne avrebbero trovato giovamento e serenità anche i bambini, naturalmente mutate le strategie. Per i bambini, infatti, si può parlare di sviluppo di un atteggiamento meditativo. Le strategie sono diverse e sono  descritte nel testo. Immagino tuttavia le obiezioni da parte degli educatori perchè non sempre ci sono le situazioni ottimali per questo. Se il genitore o l'insegnante o l'educatore in genere sa  dove vuole portare il bambino trova anche piccoli ma significativi spazi nella realtà in cui opera quotidianamente. Dopo aver letto le riflessioni di Sipo e lasciatele posare mi sono venute in mente alcuni esmpi da suggerire alle famiglie.

Spesso i bambini che tornano da scuola devono colorare, soprattutto le fotocopie di schede; piuttosto che gravare il bambino di un lavoro ripetitivo e che niente aggiunge a sè, in mancanza di un  mandala, il genitore può cogliere quell'occasione per  gustarla col proprio figlio, colorando insieme a lui, nel silenzio della cucina o della cameretta, si crea fra i due un clima complice e un silenzio portatore di significato. Il bambino si sente apprezzato per quello che fa, il genitore apprezza quel momento, unico, di intimità.

Un altro momento magico  che un genitore può usare è quello di quando il bambino va a letto. Ai bambini piace, anche se non più piccolissimi, ricevere il  bacio della buona notte o ascolteare la lettura di storie. Il genitore potrebbe, qualche sera, usare questo tempo per donare un massaggio al figlio, magari enumerando per gioco, le parti del corpo che tocca. Ai bambini farsi massaggiare piace, entrano così più a contatto col prioprio corpo, provano una sensazione di benessere, le tensioni calano e la mente, che si portava tutto il bagaglio della giornata, si cheta.

Un altro esercizio potrebbe quello di ricavarsi durante il pomeriggio o la sera, un momento in cui genitore e figlio, ad occhi chiusi giocano a percepire cosa si sente quando si fa silenzio: il ritmo del proprio respiro, il ticchettio dell'orologio, una voce lontana, dei passi sotto casa. Il bambino si abitua così a far caso alla piccola vita che viene soffocata nel fare frenetico e via via imparerà ad apprezzarla.

Le considerazioni che Sipo Beverelli scrive in riferimento al mio libro:"La meditazione nel percorso educativo" sollecita in me altre riflessioni. Innanzitutto grazie per aver così bene interpretato il senso di quanto raccontato, per avermi suggerito che un libro termina sempre con una pagina bianca per arricchirsi col contributo di altri, da ultimo per spingermi, mio malgrado, ad usare il blog.Meditare è, per tutti, riuscire a posare i pensieri che la fanno da padrone nella mente, creare uno spazio dove possa emergere qualcosa d'altro, la nostra parte più intima e profonda.Quando, da adulta, ho capito i cambiamenti interiori che questa pratica porta con sé, ho pensato che ne avrebbero trovato giovamento e serenità anche i bambini, naturalmente mutate le strategie. Per i bambini, infatti, si può parlare di sviluppo di un atteggiamento meditativo. Le strategie sono diverse e sono  descritte nel testo. Immagino tuttavia le obiezioni da parte di chi leggerà il libro perché non sempre ci sono le situazioni ottimali per questo, ma se il genitore o l'insegnante o l'educatore sa  dove vuole portare il bambino trova anche piccoli ma significativi spazi nella realtà in cui opera quotidianamente. Ecco alcuni esempi:Spesso i bambini che tornano da scuola devono colorare, soprattutto le fotocopie di schede; piuttosto che gravare il bambino di un lavoro ripetitivo e che niente aggiunge all’apprendimento, in mancanza di un  mandala, il genitore può trasformare quell'occasione in spazio da  gustare col proprio figlio, colorando insieme a lui, nel silenzio della cucina o della cameretta; si crea, così, fra i due un clima complice e un silenzio portatore di significato. Il bambino si sente apprezzato per quello che fa, il genitore gusta quel momento, unico, di intimità.Un altro momento magico che un genitore può usare è quello di quando il bambino va a letto. Ai bambini piace, anche se non più piccolissimi, ricevere il  bacio della buona notte o ascoltare la lettura di storie. Il genitore potrebbe, qualche sera, usare questo tempo per donare un massaggio al figlio, magari enumerando per gioco, le parti del corpo che tocca. Ai bambini farsi massaggiare piace, entrano così più a contatto col proprio corpo, provano una sensazione di benessere, le tensioni calano e la mente, che si portava tutto il bagaglio della giornata, si cheta.Un altro esercizio potrebbe essere quello di ricavarsi durante il pomeriggio o la sera, un momento in cui genitore e figlio, ad occhi chiusi giocano a percepire cosa si sente quando si fa silenzio: il ritmo del proprio respiro, il ticchettio dell'orologio, una voce lontana, dei passi sotto casa. Il bambino si abitua così a far caso alla piccola vita che scorre sotto il tumulto del fare frenetico e via via imparerà ad apprezzarla.












Quando, da adulta, ho capito i cambiamenti interiori che questa pratica porta con sè, ho pensato che ne avrebbero trovato giovamento e serenità anche i bambini, naturalmente mutate le strategie. Per i bambini, infatti, si può parlare di sviluppo di un atteggiamento meditativo. Le strategie sono diverse e sono  descritte nel testo. Immagino tuttavia le obiezioni da parte degli educatori perchè non sempre ci sono le situazioni ottimali per questo. Se il genitore o l'insegnante o l'educatore in genere sa  dove vuole portare il bambino trova anche piccoli ma significativi spazi nella realtà in cui opera quotidianamente. Dopo aver letto le riflessioni di Sipo e lasciatele posare mi sono venute in mente alcuni esmpi da suggerire alle famiglie.Spesso i bambini che tornano da scuola devono colorare, soprattutto le fotocopie di schede; piuttosto che gravare il bambino di un lavoro ripetitivo e che niente aggiunge a sè, in mancanza di un  mandala, il genitore può cogliere quell'occasione per  gustarla col proprio figlio, colorando insieme a lui, nel silenzio della cucina o della cameretta, si crea fra i due un clima complice e un silenzio portatore di significato. Il bambino si sente apprezzato per quello che fa, il genitore apprezza quel momento, unico, di intimità.Un altro momento magico  che un genitore può usare è quello di quando il bambino va a letto. Ai bambini piace, anche se non più piccolissimi, ricevere il  bacio della buona notte o ascolteare la lettura di storie. Il genitore potrebbe, qualche sera, usare questo tempo per donare un massaggio al figlio, magari enumerando per gioco, le parti del corpo che tocca. Ai bambini farsi massaggiare piace, entrano così più a contatto col prioprio corpo, provano una sensazione di benessere, le tensioni calano e la mente, che si portava tutto il bagaglio della giornata, si cheta.Un altro esercizio potrebbe quello di ricavarsi durante il pomeriggio o la sera, un momento in cui genitore e figlio, ad occhi chiusi giocano a percepire cosa si sente quando si fa silenzio: il ritmo del proprio respiro, il ticchettio dell'orologio, una voce lontana, dei passi sotto casa. Il bambino si abitua così a far caso alla piccola vita che viene soffocata nel fare frenetico e via via imparerà ad apprezzarla.
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L'Amore ai tempi del Genoma

Finalmente ci siamo, finalmente in libreria L'Amore ai tempi del Genoma.
Tutto quello che avreste voluto sapere sull'amore (comprese forme, funzioni & dimensioni), ma non avete MAI osato chiedere, in direzione ostinata e contraria rispetto alla retorica dell'Amore: perché la retorica è banale, la banalità stupida e la stupidità omicida, perché uccide l'intelligenza, che, come scriviamo nel libro, è qualcosa di invece utile, perché è uno strumento ad alta pervasività che tende a dilatarsi fino ad occupare tutto lo spazio ecologico disponibile...
Il libro è lì che aspetta di confrontarsi per essere  masticato e digerito dall'intelligenza del lettore.
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