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Videogiochiamo a scuola

Videogiochiamo a scuola

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L’insegnamento scolastico utilizza, in maniera quasi esclusiva, un unico canale comunicativo: quello del linguaggio (attraverso i libri e le lezioni dell’insegnante).
È una modalità che è stata utilizzata con successo finché non c’è stato l’avvento delle nuove tecnologie.
In una società che cambia repentinamente, proprio grazie a queste tecnologie, la scuola diventa l’istituzione che meno riesce ad adeguarsi a questi cambiamenti.

L’insegnamento scolastico utilizza, in maniera quasi esclusiva, un unico canale comunicativo: quello del linguaggio (attraverso i libri e le lezioni  dell’insegnante).
    È una modalità che è stata utilizzata con successo finché non c’è stato l’avvento delle nuove tecnologie.
    In una società che cambia repentinamente, proprio grazie a queste tecnologie, la scuola diventa l’istituzione che meno riesce ad adeguarsi a questi cambiamenti.

 Indice

    Introduzione
    Nuove tecnologie didattiche
    Apprendimento e scuola
    Software e videogiochi
    Risorse in rete per la didattica
    Un esempio concreto per la didattica: la teoria evoluzionistica
    Conclusioni
    Bibliografia

Quarta di copertina

L’insegnamento scolastico utilizza, in maniera quasi esclusiva, un unico canale comunicativo: quello del linguaggio (attraverso i libri e le lezioni dell’insegnante).

È una modalità che è stata utilizzata con successo fi nché non c’è stato l’avvento delle nuove tecnologie. In una società che cambia repentinamente, proprio grazie a queste tecnologie, la scuola diventa l’istituzione che meno riesce ad adeguarsi a questi cambiamenti.

Da un recente studio emerge che il 67% degli studenti (due su tre) ritiene poco interessanti i programmi didattici e il 52% ritiene preistorici i metodi d’insegnamento. La maggioranza di essi ritiene, alla fine, la scuola un luogo noioso e poco stimolante. Uno dei punti chiave (ma non l’unico) è che la scuola non “parla” con un linguaggio tecnologico e non “parla” con un linguaggio che i giovani conoscono.

Per il primo non basta sostituire una lavagna con un videoproiettore oppure realizzare tesine con un programma di videoscrittura mentre per il secondo è la difficoltà a dialogare con gli studenti. Se Piaget considerava il gioco come uno strumento fondamentale   per lo studio dei processi cognitivi del bambino, come siamo messi oggi?

A scuola si continua a non giocare. La didattica è rimasta pressoché invariata negli ultimi secoli e, presumibilmente, continuerà ad esserlo, nonostante la profonda crisi che la investe. Eppure, se da un punto di vista psicologico possiamo defi nire l’apprendimento  come un “processo di acquisizione di conoscenze, competenze o abilità sulla base dell’esperienza passata dell’individuo”, ci  ritroviamo di fronte un’istituzione dove di “esperienza individuale passata” davvero non v’è traccia.

Il problema è che la maggior parte degli insegnanti considera la classica lezione frontale come l’unica possibilità di insegnamento. E con l’avvento del computer la situazione non è cambiata: si adatta il nuovo strumento alla vecchia modalità, riducendone di gran lunga le potenzialità. Non è, a questo punto, una questione solo di linguaggio, ma di forma mentis, di cultura, di ambiente (nel senso più ampio del termine) adatti ad una maggiore integrazione tra il mondo esterno alla scuola e quello interno, grazie alla quale  apprendimento e insegnamento possono svolgersi in maniera più fluida, più interessante e, perché no, più divertente.

Allora non è più possibile tralasciare l’aspetto ludiforme, perché consente di mantenere vivi l’interesse e la motivazione. Ciò è possibile attraverso l’utilizzo dei videogiochi. I videogiochi sono stati spesso considerati dannosi eppure possono essere utilizzati in un contesto formativo, con un forte ed immediato impatto sui giovani.

Questo libro vuole essere una guida all’utilizzo dei videogiochi e delle simulazioni per migliorare le modalità di insegnamento e apprendimento.

Autore

Luca Pizzonia, nato a Napoli il 21/07/1969 è Psicologo clinico e di comunità, specializzato in Psicoterapia Sistemico-Relazionale. È Consulente Tecnico presso il Tribunale di Napoli.

Attualmente svolge la libera professione. Ha lavorato nel settore informatico dalla fine degli anni ‘80 e ha maturato una grossa esperienza nel campo della programmazione.
Ha realizzato un software per la gestione di profili di valutazione della disabilità secondo lo standard ICF, in collaborazione con il Dipartimento di Pediatria dell’Università degli Studi di Napoli “II Policlinico”.

È Socio Fondatore dell’Associazione ABIO Napoli e docente nei corsi di formazione per aspiranti volontari. È Socio Fondatore e Presidente dell’A.I.P.P. - Associazione Italiana per la Promozione della Psicologia.

 A chi è rivolto

Studenti, Insegnanti, Educatori, Psicologi, Pedagogisti

Autore
Luca Pizzonia
Anno di pubblicazione
2014
Pagine
114
Rilegatura
Brossura Filo Refe
Formato
15x21
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