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I blog di Edizioni Psiconline

Gli autori, le recensioni, le novità e le informazioni sulla nostra Casa Editrice
Redazione

M. Anzivino conclude il primo anno di presentazioni

presentazione libro albo psicologi2Giovedì 11 giugno presso l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna Massimiliano Anzivino ha presentato Costruttori di cerchi. Psicologia possibile per una scuola felice.
Con questa presentazione si chiude il primo anno di presentazioni di Costruttori di cerchi.


copertina-costruttori-di-cerchi-sitoIl libro è andato in scena quindi a Bologna presso la sede dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, dopo un percorso di validazione del testo per verificare che rispondesse ai criteri deontologici e professionali richiesti. Per l'Ordine degli Psicologi regionale si è trattata di una sperimentazione per permettere agli iscritti di poter proporre proprie pubblicazioni su temi psicologici ai colleghi e alla cittadinanza.
Alla presenza di una consigliera dell'Ordine incaricata, Massimiliano Anzivino ha presentato ad un gruppo di docenti e studenti i contenuti del libro.

Si è parlato quindi soprattutto di scuola, delle difficoltà che questa istituzione sta vivendo nell'affrontare una realtà sociale in profondo e veloce cambiamento. Questo soprattutto in alcuni istituti che hanno risentito più di altri di tali cambiamenti poiché si rivolgono a fasce della popolazione maggiormente sensibili, come ad esempio gli istituti professionali.

Vi è stato modo di articolare un interessante dibattito riguardante anche il momento di protesta e scioperi che stanno attraversando molti istituti e coinvolgendo gran parte del corpo docente bolognese e nazionale.

Si avverte così nelle scuole, specie in quelle medie-superiori, una forte stancanzivino2hezza e difficoltà di articolare programmazioni e progetti di largo respiro senza incorrere nelle contraddizioni raccontate dall'autore ad esempio nei paragrafi provocatoriamente intitolati “il tempo che non c'è”, “lo spazio che non c'è”, “il denaro che non c'è”.

Il cerchio è stato poi presentato come metafora della relazione, la costruzione prioritaria di legami tra le persone che oggi sembra essere una delle strade più interessanti e proficue per il lavoro all'interno dei contesti organizzativi in crisi. Relazioni che spesso passano dalla messa in opera di contesti informali, dall'ascolto paziente delle emozioni e dei punti di vista, dalla costruzione di contesti di confronto e dialogo, dal tempo dedicato ai processi di cambiamento e al suo delicato  accompagnamento. L'idea di base del testo è stata quindi come al solito collegata a situazioni concrete e ad uno stile di lavoro per i consulenti non sempre sottolineato con forza nei contesti accademici e nella formazione professionale.

DSCN3922Naturalmente si è parlato anche della categoria degli psicologi, dei compiti difficili chiamati a svolgere e di situazioni lavorativi spesso appesantite dalla precarietà e dalla caoticità e velocità delle richieste di intervento, alimentate dall'emergenza e dal desiderio, comprensibile ma purtroppo illusorio, di soluzioni rapide e indolori.

Con questa presentazione si conclude un anno di incontri in contesti molto diversi: dalle scuole ai Comuni, dalle librerie alle biblioteche, dalle associazioni professionali ai contesti più formali come quest'ultimo. Sono stati momenti di importante approfondimento e arricchimento delle idee raccontate nel testo soprattutto grazie alla poliedricità delle persone presenti e dei percorsi che li hanno sostenuti.

Per l'autunno sono già in corso contatti per nuovi incontri nel territorio reggiano in alcuni comuni dove opera l'autore e forse in veneto in collaborazione con una cooperativa di servizi psico-educativi.

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[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Rlno1XO9SwM?feature=player_detailpage&w=640&h=360]

http://issuu.com/edizionipsiconline/docs/costruttori_di_cerchi?e=2372380/11209205
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Redazione

Desiderare la genitorialità di E. Ameruoso è in libreria

desiderare-la-genitorialitàDesiderare la genitorialità. Il mondo interiorizzato nel disturbo dell'infertilità di Emmanuella Ameruoso nella Collana Ricerche e Contributi in Psicologia, è in libreria. Il volume indaga in quell'area di difficoltà riproduttive non riconducibili a problematiche mediche conosciute.




L’esordio della genitorialità difficilmente si ritiene associato al periodo dell’adolescenza: è dalla pubertà che, invece, tutto ha origine.
Il mondo adolescenziale si definisce e diviene manifesto in quello adulto, con le sue problematiche, i suoi conflitti e le sue perplessità: l’idea di questo libro nasce dal tentativo di esaminare proprio questi aspetti.
I cinque capitoli di Desiderare la genitorialità, forniscono uno spunto per un’indagine più specifica sul tema dell’infertilità di coppia ad eziologia psicogena e come manifestazione di esperienze legate allo sviluppo psicosessuale. La pubertà e l’adolescenza divengono un percorso
fondamentale per il ridefinirsi della propria identità sia in termini di corporeità che di evoluzione psicologica.
Tramite il riconoscimento del proprio genere sessuale si esplica la capacità generativa, mentre l’identificazione nel proprio ruolo si definisce attraverso la genitorialità una volta che l’individuo è divenuto adulto.
Le relazioni con i propri genitori, la percezione ed il vissuto della propria sessualità, i conflitti interiorizzati, in riferimento ad una identità vissuta come ambivalente, risultano essere, di conseguenza, prodromiche al manifestarsi di alcuni disturbi durante
la crescita.
Con l’aiuto di casi clinici e di storie di vita, oltre che col supporto di una bibliografia mirata, vengono svelati i complessi meccanismi relazionali di una collusione che in realtà va incontro ai bisogni delle due persone che formano la coppia ma non ne consente l’allargamento a un terzo.

Desiderare la genitorialità si rivolge ad un pubblico vasto: Psicologi, psicoterapeuti, studenti di psicologia, futuri genitori, operatori del settore materno-infantile.

Emmanuella Ameruoso è psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico, specialista in psicologia clinica, sessuologia e psicologia forense, già giudice onorario del Tribunale di Sorveglianza di Bari.
È didatta in corsi di formazione clinica e sessuologica in ambito pubblico e privato e collabora con diversi portali web come consulente sessuologo ed editor.
La sua esperienza include la collaborazione professionale con vari consultori nei progetti di educazione alla salute, con associazioni private in qualità di tutore e supervisore di studenti universitari e in attività di sostegno psicologico e cura dell’individuo, della coppia e dell’età dello sviluppo.
Ha svolto per diversi anni il ruolo di Consulente Psicologo presso la Commissione Speciale in materia d’Infanzia e di Minori del Senato della Repubblica e nel settore dell’Adozione nazionale presso la Asl di Roma.
È autrice di diverse pubblicazioni in ambito sessuologico e criminologico e attualmente svolge attività di consulente tecnico di parte in ambito civile e penale e lavora come libero professionista a Roma e Bari.

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Redazione

Come in un film. Presentazione di Eleonora Capitani


come-in-un-filmCome in un film.
 Il cinema come mezzo di espressione di sé, di Eleonora Capitani nella Collana Punti di Vista di Edizioni Psiconline, propone un percorso di riscoperta di sé per rivolgere lo sguardo verso noi stessi in modo nuovo e costruttivo.
Eleonora Capitani presenta Come in un film ai suoi lettori.


come in un film


"L'arte del cinema consiste nell'approcciarsi alla verità degli uomini, non di raccontare delle storie sempre più sorprendenti"
Jean Renoir


Traendo ispirazione da questa affermazione del grande regista francese, ho pensato di utilizzare il cinema come mezzo di espressione profonda di sé, non solo per realizzare progetti cinematografici, ma anche come strumento per aiutare le persone interessate ad elaborare i propri vissuti e le proprie emozioni in forma creativa e artistica, entrando in contatto con la propria dimensione interiore.
Utilizzando tecniche psicologiche, cinematografiche e meditative, cerco di accompagnare i partecipanti ai miei corsi e i lettori di Come in un film, in un percorso di autoconsapevolezza, alla riscoperta di un mondo interiore, troppo spesso trascurato; le persone hanno la possibilità di rivedere con gli occhi della consapevolezza tutta la loro vita, dando così un senso alla continuità delle loro esperienze, sciogliendo dei nodi del passato e sviluppando maggiore chiarezza sulle decisioni da prendere per il futuro.


La mia intenzione è stata quella di creare un luogo non luogo, sospeso nel tempo, in cui tutti si sentano liberi di esprimersi, sapendo che tutto ciò che emerge non sarà né respinto né giudicato, ma solamente accolto e osservato per ciò che è.
Si lavora scrivendo e riscrivendo il proprio copione di vita, osservandosi da più punti di vista.
Senza una consapevolezza della natura più intima di noi stessi continuiamo ad agire in base ai nostri vecchi schemi mentali e ricreiamo sempre le stesse sofferenze.
Scrivendo, invece, esploriamo le possibilità dell’esistenza e attraverso la creatività ci possiamo liberare dalle scelte abituali, dai blocchi e dalle paure, in quanto iniziamo ad essere consapevoli di ciò a cui prestiamo attenzione.


Abbiamo sempre poco tempo e raramente ci fermiamo a guardare veramente gli oggetti attorno a noi, abbiamo perso questa capacità che hanno i bambini, i quali esaminano istintivamente ogni nuovo oggetto che incontrano, con stupore e ammirazione, senza alcun giudizio critico.
Possiamo prendere nuovamente contatto con questa parte di noi che dimora ancora nei sotterranei ricoperti dalla polvere del tempo.
Provate ad immaginare di vedere per la prima volta gli oggetti che vi trovate di fronte, come li vedete adesso? Cosa vi colpisce?
Ciò che ci colpisce è ciò che ci fa conoscere il nostro rapporto emotivo con la vita.
Questo è un importante punto di partenza per ritrovare la propria semplicità e tendere alla semplicità significa tendere alla profondità della vita.
Come dicono i Saggi "una goccia è l'immagine dell'universo, in una goccia si riflettono le nuvole il cielo gli alberi".
Seguendo un percorso di riscoperta di sé, possiamo iniziare a considerare la possibilità di vivere esperienze diverse da quelle abituali e finalmente possiamo rivolgere lo sguardo verso noi stessi in modo nuovo e costruttivo.


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Redazione

Psicosomatica e Psicologia della Salute: intervista a Giovanni Garufi Bozza

copertina la torre di igeaLa Torre di Igea. Psicosomatica e psicologia della salute a cura di Giovanni Garufi Bozza è un testo nato dalle tesine d’esame degli allievi del primo anno di scuola del corso di Psicologia della Salute di Roma, con sede a Orvieto e vuole essere un’occasione di riflessione su questa area psicologica. A pochi giorni dalla sua uscita in libreria intervistiamo Giovanni Garufi Bozza.


D. Il libro si occupa di psicologia positiva, a chi potrebbe interessare la psicologia positiva?
R. Più che di psicologia positiva parlerei di Psicologia della Salute, che è il suo
nome riconosciuto internazionalmente.
Riteniamo possa interessare tanto ai professionisti quanto ai non professionisti. È un approccio che mette al centro il ben-essere personale e il miglioramento della qualità della vita. In tal senso si vedono le risorse di individui e i contesti, si esce dal modello malattia (il dominio di Panacea) e si entra nel modello salute, territorio di Igea. Si esce dall’idea della prevenzione, che implica comunque la presenza di un danno da evitare, e si entra in quella della promozione, che centra l’attenzione sulle potenzialità del singolo e del contesto.
Può dunque essere uno stimolo di riflessone importante per il professionista psicologo e psicoterapeuta, quanto per il “non addetto ai lavori” che voglia promuovere il proprio benessere e scoprire un approccio psicologico che si distanzia dalle idee diffuse nel senso comune sulla psicologia.

Garufi Bozza 2D. È un libro scritto a più mani dai corsisti della Scuola di Specializzazione, non potrebbe risentire di questo e mancare di unitarietà nell'impostazione complessiva?
R. Rispondiamo con una battuta: siamo molto affezionati alle teorie sul campo morfogenetico di Sheldrake e avendo percorso cinque anni di formazione assieme è difficile che l’inconscio collettivo non abbia creato saldi legami tra noi e tra quanto abbiamo scritto.
I focus centrali sono la psicosomatica e la psicologia della salute, ben presentate dalle prefazioni del Professor Bertini e del Professor Solano, e la base teorica è comune. Ognuno poi ha approfondito un aspetto che lo aveva particolarmente interessato.
Il lettore potrà avere l’idea di partire da uno stagno comune verso l’esplorazione di diversi mari. Finita l’esplorazione si torna a casa, al proprio stagno, alla propria torre (di Igea), e si racconta la propria esperienza in un dialogo multi-voce.

D. Nella prefazione vi rivolgete ad un pubblico particolarmente vasto, anche di non specialisti. È una indicazione corretta oppure il libro è interessante solo per chi si occupa di questa materia?
R. È un’indicazione corretta. Personalmente ho inserito riflessioni sulla psicologia della salute anche nei romanzi che ho pubblicato. Ho notato un grande interesse dei lettori sull’argomento e su un modo diverso di concepire la psicologia, come scienza delle relazioni. Oggi c’è fame di psicologia, e se è un bene da un lato, c’è anche il rischio di diffusione di concetti e professionalità iatrogeni. Pensiamo ai counseling condotti da persone non laureate in psicologia, o alle costellazioni familiari dove chiunque può diventare terapeuta. Oltre a ciò, sopravvive nel senso comune il pregiudizio sullo psicologo, come colui che cura la malattia mentale, o si tende a confondere la psicologia con le teorie freudiane. Non è un caso che abbia scelto il lapsus come argomento. In tal senso, essendo anche di facile lettura, può diventare divulgativo, sempre che non spaventi la voluminosità. Magari in futuro penseremo a un bignami della psicologia della salute. Immagino già il titolo di stampo commerciale, Le dieci cose di Igea che ti cambieranno la vita.

D. La pluralità delle voci (degli scritti) presenti può consentire una migliore comprensione della psicologia positiva e quindi un maggior interesse da parte dei lettori?
R. Riteniamo di sì, abbiamo scelto uno stile a metà tra il saggistico e il divulgativo.


D. L'idea di fondo del volume è quella di consentire un approccio che migliori la vita delle persone, pensa che davvero sia possibile farlo, agendo a livello individuale e non sull'intera società?

R. Penso sia possibile se si assume, come proposto nel testo, un approccio bio-psico-sociale, che coinvolge dunque anche il contesto di vita delle persone. Abbiamo nei nostri contesti più risorse di quanto pensiamo e supponiamo di avere, il più delle volte basta ri-attivare o mettere in relazione quello che già abbiamo attorno, più che cercare nuove risorse. Poi un livello non esclude l’altro, ma riteniamo che grossi cambiamenti societari siano presso che inutili se non si parte dal livello individuale. È il perenne scontro tra una visione bottom-up o top-down.

D. Quanto potrebbe essere interessante per la classe medica leggere un libro di questo genere?
R. Molto. Negli ultimi anni la nostra scuola ha avviato un’intensa sperimentazione per l’introduzione della figura dello psicologo di base accanto al medico di medicina generale. I risultati sono importanti e significativi, non da ultimo la soddisfazione dei medici nel vedere migliorato il loro lavoro. Molto dipende dall’aver preso coscienza che l’individuo è un unicum mente e corpo e sul sintomo agiscono emozioni, relazioni, stili di vita e storia di esperienze. Per l’appunto, una serie di cause bio-psico-sociali. In tal senso il libro può essere utilissimo.

D. Perché è così difficile per i medici comprendere la profonda sinergia che esiste tra mente e corpo?
R. Probabilmente per la loro formazione, che ovviamente e giustamente dà una forte prevalenza al livello biologico e farmacolgico. Ma siamo sicuri che anche noi psicologi la possiamo comprendere appieno? Non manca anche a noi una formazione al livello dei processi corporei? Non siamo limitati anche noi a comprendere appieno la sinergia? Pensiamo che la risposta sia affermativa, e non potendo formare tutti i medici alla psicologia e tutti gli psicologi alla medicina di base, ben vengano tutti i limiti e le risorse delle formazioni diverse, purché siano messe in co-presenza al livello delle cure primarie, così da accogliere l’individuo nella sua totalità. A ben vedere, la letteratura dà per consolidata la sinergia mente e corpo, ma a livello pratico è ancora lontana l’effettiva integrazione dei due livelli. C’è una co-locazione, non una integrazione.


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Redazione

Costruttori di cerchi: presentazione presso l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna

presentazione libro albo psicologi2Giovedì 11 giugno alle ore 17.00 presso l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna  Strada Maggiore 24 - Bologna, Massimiliano Anzivino presenterà Costruttori di cerchi. Psicologia possibile per una scuola felice.
Sarà un confronto (probabilmente in cerchio!) tra colleghi psicologi, ma anche con esponenti del mondo della scuola e delle istituzioni bolognesi.



L'evento si colloca all'interno di una nuova opportunità offerta dall'Ordine degli Psicologi di presentare testi di interesse per la professione e la comunità.


copertina-costruttori-di-cerchi-sito"Costruttori di cerchi" racconta l’esperienza diretta di collaborazione con la scuola, in special modo negli istituti medi superiori dell’Emilia Romagna, con particolare riferimento alla provincia di Reggio Emilia.
Vengono descritti i progetti concreti realizzati nell’ultimo decennio, guardando, con un tono volutamente leggero, ai punti di forza e agli aspetti ancora da mettere a punto. Sportelli di ascolto, peer education, interventi di prevenzione, formazione per docenti... sono i pezzi di un puzzle di un approccio integrato al lavoro di promozione del benessere a scuola e per la scuola.
Questa carrellata diviene quindi un’occasione per fare il punto sullo stato di salute della scuola e degli operatori che con essa si interfacciano per rilanciare una visione nella quale tale collaborazione possa essere maggiormente soddisfacente e sensata per entrambi.


Sarà per certi versi un tornare a casa per l'autore, psicologo di professione e iscritto all'ente da oltre 10 anni.
Ma anche per altri motivi si tratta di un contesto familiare visto che da diverso tempo Massimiliano Anzivino collabora con una scuola del territorio bolognese, l'IPSAS Aldrovandi-Rubbiani, e con altre istituzioni sul tema della dispersione scolastica e del benessere a scuola.


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La luna blu e Ti amo anima mia in promozione su Amazon

laluna-tiamoFantastica promozione sul sito http://www.amazon.it, La luna blu di Massimo Bisotti e Ti amo anima mia di Najaa in versione ebook formato Kindle, a soli Euro 2,49, per tutto il mese di giugno 2015.




la luna blu

La luna blu. Il percorso inverso dei sogni un grande successo di Massimo Bisotti pubblicato nella prima edizione cartacea da Edizioni Psiconline nel 2012, dopo numerose ristampe è stato pubblicato nella versione ebook disponibile anche su Amazon.


Una storia, un incontro un racconto: lievi spunti cronologici spazio temporali, eppure i tre protagonisti, Meg, George (il sogno), Demian, (la realtà) tengono sospeso il lettore pagina dopo pagina. Gli interrogativi dominanti: che cosa succederà? Si incontreranno? Si ameranno?
Una traccia che dà via via le risposte che il lettore desidera, inoltre la riflessione incalzante dell’autore, sull’amore, sulla vita, sulle relazioni offre a chi legge una visione profonda e sofferta del vivere quotidiano: “una faccia che dev’essere quella perché quella ormai tutti conoscono e non la puoi tradire”. “Sembra che la felicità non stia nello stare bene ma nel tornare a stare bene, altrimenti nemmeno te ne accorgi se sei felice”. Ciò che colpisce è che Meg, la protagonista per realizzare il suo ” sogno” e per liberarsi di “quell’ombra nera che copre il blu quando ci sentiamo rifiutati, non voluti, incompresi, messi in un angolo”, compie un cammino dentro la sua anima. “Tutta la vita è un viaggio verso e dentro noi stessi”. (Dott.ssa Maria Grazia Principato, psicoterapeuta della coppia e della famiglia)


"Credo che l’amore abbia un punto di non ritorno, un punto che una volta varcato non ci permette di tornare indietro. È in quel preciso istante che ci si spoglia dei vestiti razionali e ci si tuffa in mare, dimenticando il salvacuore, anche se non sappiamo nuotare. E forse quel punto ogni volta diventa l’incoscienza più preziosa della nostra vita"


Ti amo anima miaTi amo anima mia. Una storia di violenza di Najaa è una storia di amore e di violenza.
Una storia d’amore finita male, tra un ragazzo e una ragazza.
Dall’incontro di Najaa con Sajmir, che sembra essere l’uomo più importante della sua vita, all’innamoramento più assoluto, al matrimonio, alla quotidianità e ai successivi problemi di gelosie e convivenza.
Una lotta estrema tra amore e violenza, con tutte le contraddizioni che esse comportano, fino al momento della verità, quando Najaa apre gli occhi e si accorge della realtà, lui ha un’altra vita e un’altra moglie.
Da questo momento inizia la storia fatta di violenza che prosegue con la reale rottura del rapporto, la persecuzione dell’uomo nei confronti di lei, fino alla separazione legale.


“Guarderò spesso il Sole proprio come facevo da piccola. Capirò che il senso della vita è semplicemente viverla. Capirò che è meglio aspettare invece di correre, perché spesso si trova molto di più nell’attesa che nella continua ricerca. Scriverò la parola FINE e mi sentirò assolta.”


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La Torre di Igea. Psicosomatica e psicologia della salute è in libreria

copertina-la-torre-di-igea-x-sitoLa Torre di Igea. Psicosomatica e psicologia della salute nella Collana Ricerche e Contributi in Psicologia, a cura Giovanni Garufi Bozza, dal 4 giugno sarà disponibile in tutte le librerie.


Questo testo raccoglie le tesine d’esame del primo anno svoltosi nel corso del 2011, della
scuola di Psicologia della Salute di Roma, con sede a Orvieto e vuole essere un’occasione di
riflessione su questa area psicologica. Sono riflessioni che hanno come sfondo comune lo stupore di chi ha appena scoperto un settore su cui investire le proprie energie e i propri studi.
Nel mito greco, Igea era la divinità della salute, figlia di Esculapio e sorella di Panacea, dea della Cura. A questa figura mitologica si ispira la Psicologia della Salute, settore che si occupa della promozione del benessere e delle risorse dell’individuo, dei contesti e delle organizzazioni, rinunciando alla semplice cura della malattia. Il sintomo diventa adattivo e occasione di costruzione di un nuovo sé, maggiormente integrato e consapevole.
La definizione di salute come “stato di benessere” esorta le varie discipline ad interrogarsi sul significato di tale termine: che cos’è davvero il benessere? Quali sono le sue dimensioni? Cosa lo avvicina o lo differenzia dal concetto, di matrice filosofica, ma parimenti centrale nella vita di ciascuno, di felicità?
La domanda è sintatticamente semplice, eppure ci si accorge che, entrando nei meandri
dell’argomento, è difficile trovare una risposta esaustiva, ancor di più se ci si auspica
di trovare una definizione onnicomprensiva del concetto.
Nella prima parte del libro, gli autori hanno dato maggior peso alla riflessione filosofica e psicologica, sottesa a questo ambito.
Nella seconda parte del libro, il lettore troverà dei capitoli più propositivi, di progettazione dell’applicazione della Psicologia della Salute in diversi ambiti di intervento. Questa seconda parte si rifà alla psicosomatica, partendo dalla premessa che la Psicologia della Salute si rifaccia al modello bio-psico-sociale, vedendo dunque corpo, mente e contesto come mutualmente influenzatisi.
La mente non è imprescindibile dal corpo e viceversa, ciò che accade all’una ha influsso sull’altro e viceversa.
Tale posizione apre a tutta una serie di interrogativi: quanto lo stress, l’affaticamento mentale, o ancora l’alessitimia (ovvero l’incapacità di esprimere le emozioni) e via dicendo, hanno influenza sul cortisolo e su altre sostanze chimiche dannose presenti nel nostro corpo? Quanto la cura del corpo ha efficacia, se si trascura la salute della mente?
Quanto il medico di base e la nascente figura dello psicologo di base possono lavorare insieme nella promozione del benessere dell’individuo?
I lavori presentati nel libro rappresentano una risposta a questi e a molti altri interrogativi che la psicosomatica propone.
Il trait d’union di tutto il testo, scritto a più mani, è l’idea di una psicologia che si fa scienza delle relazioni.

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La manipolazione affettiva nella coppia e il perverso narcisista, intervista a Pascale Chapaux-Morelli

chapaux-morelliVenerdi 8 maggio 2015 presso la Libreria Feltrinelli di Pescara, Pascale Chapaux-Morelli ha presentato il suo libro La manipolazione affettiva nella coppia. Riconoscere e affrontare il cattivo partner.



chapaux-morelliLa giornalista Lilli Mandara dopo una presentazione dell'autrice, ha introdotto il libro riuscendo fin da subito a focalizzare l'attenzione sui temi centrali che caratterizzano il volume: chi è il cattivo partner, come riconoscere un manipolatore e un manipolatore perverso, cosa si intende per manipolazione affettiva. L'autrice Pascale Chapux-Morelli ha sintetizzato i contenuti del libro dando così la possibilità anche a chi non conosceva il volume, di interessarsi agli argomenti trattati, il pubblico molto interessato è intervenuto con domande e puntualizzazioni fin dall'inizio della presentazione.


Al termine della serata la nostra Redazione ha colto l'occasione per intervistare Pascale Chapaux-Morelli, e volentieri la pubblichiamo per i nostri lettori.


logo edizioni miniIl problema della manipolazione affettiva è un problema che caratterizza  la società odierna o invece è avvenuta una presa di coscienza nella società? Oggi esistono più manipolatori di un tempo?

logoLa manipolazione non è creata dalla società in un determinato periodo; è una delle modalità relazionali che l'essere umano adopera a volte, in tutte le società o epoche. Ma, sicuramente, il comportamento manipolatorio viene favorito da un contesto sociale dove imperversano il culto dell'io, il narcisismo, la competizione, la rivalità, come succede ai giorni nostri.


logo edizioni miniÈ possibile affrontare un cattivo partner?


logoÈ possibile sia perché viviamo in una società sorretta da regole (dove si spera che vengano applicate..), sia perché abbiamo tutti delle risorse personali.

 

logo edizioni miniCosa si intende per manipolazione affettiva?


logoSignifica fare leva sull'affetto, le emozioni, gli slanci e bisogni altrui perchapaux-morelli indurre in lui o lei comportamenti, pensieri, emozioni che non avrebbe provato, fatto o pensato altrimenti. Necessita quindi di aver stabilito prima un rapporto di prossimità affettiva, di avere "creato" e fatto nascere il legame sul quale il manipolatore prende spunto. Per questo, la manipolazione affettiva dipende strettamente dal suo substrato: la dipendenza affettiva.

logo edizioni miniCome si arriva ad una violenza fisica partendo da una violenza psicologica?

logoTra due persone che già hanno un legame, la violenza psicologica è il precursore di quella fisica: la vittima "accetta" o sopporta la violenza fisica proprio perché è fortemente legata affettivamente alla persona violenta. A volte, se il manipolatore sente che la vittima gli sfugge, ritrova quell'antica sensazione di abbandono che non lo ha mai lasciato del tutto e, incapace di subire questo smacco né di sopportare la frustrazione che ne deriva, preferisce aggredire il "suo" oggetto, che ritiene di sua proprietà.


logo edizioni miniCome si affronta una violenza fisica ed una psicologica?


logoSi affronta denunciandola legalmente, confidandosi con parenti e amici stretti, cercando un aiuto esterno presso esperti, ritrovando se stessi.

 

logo edizioni miniQuali coppie sono a rischio?


logoLa manipolazione, se è destinata ad esserci, è presente sin dall'inizio del rapporto, perché uno dei due funziona secondo questa modalità. Non va a colonizzare un rapporto di coppia sano. È solo che… all'inizio non si vede, oppure la vittima impiega tempo a capirlo.

logo edizioni miniQuando si può parlare di manipolatore perverso?


logoQuando vi è un vero "progetto" di distruzione dell'altro sul medio-lungo termine. Quando la vittima perde ogni voglia di vivere, ogni contatto con parenti o amici, quando si sente cambiare senza capire il perché, quando la paura ha il sopravvento.

logo edizioni miniCome avviene il passaggio da manipolazione a manipolazione perversa?

logoNon c'è passaggio, nel senso in cui la perversione c'è o non c'è, sin dai primi passi della relazione. Anche quando non si evidenzia subito: la prima caratteristica del manipolatore perverso è quella di saper nascondere i suoi intenti.


logo edizioni miniLa manipolazione è un processo che ha come vittime sempre le donne?


logoNo.


logo edizioni miniIl perverso narcisista è più frequente negli uomini o nelle donne e come si caratterizza negli uomini e nelle donne?

logoLa perversione relazionale consiste nel negare all'altro la sua sostanza ed esistenza di umano, di soggetto dotato di desiderio autonomo e valido. Insomma, l'altro è solamente un oggetto da manipolare come e quando conviene. Questa non è una definizione legata al genere maschile o femminile, sebbene l'uomo possa avere degli "strumenti" in più: la forza fisica, il potere economico..


logo edizioni miniChi "ama troppo" è a rischio manipolazione?


logoSe "amare troppo" significa vivere in una forte dipendenza affettiva, in perenne ricerca della validazione da parte degli altri, con il desiderio sfrenato di essere amato /a a tutti i costi, sì.

logo edizioni miniChi è l'altro (mi riferisco ad una relazione di coppia) per il perverso narcisista?

logoPer il perverso narcisista, l'altro è un oggetto, e quindi va usato.


logo edizioni miniIl perverso narcisista quindi non sa amare? Sa amare almeno se stesso?


chapaux-morelliIl perverso narcisista non ama nessuno, e nemmeno se stesso, nonostante logometta avanti un'immagine ideale si sé, bello, bravo, ecc.. È proprio la pessima idea di sé che in fondo lo spinge a rovesciare tutto, per cercare di ottenere il contrario. Non lo ottiene mai appieno, è un pozzo senza fondo, quindi ripete all'infinito i suoi comportamenti.


logo edizioni miniDi fronte a fenomeni di questo tipo violenza morale e fisica nella coppia è bene parlarne e quanto è necessario parlarne?

logoÈ ovviamente necessario. La parola è liberatoria e terapeutica di per sé. Serve anche a far condannare legalmente i colpevoli, per fatti avverati.


 

logo edizioni miniIn quanti casi si riesce a sconfiggere/allontanare il cattivo partner?


logoCi si riesce con la volontà, la presa di coscienza, l'aiuto di altri, ritrovando se stessi e riprendendo il controllo della propria vita. Quando la vittima è ormai priva di forze, oppure in un vicolo cieco perché senza risorse economiche, con figli a carico, ecc, è però difficile. Ma la speranza ci può essere sempre.

logo edizioni miniQual è la differenza sostanziale fra Francia e Italia nell'affrontare le problematiche legate alle violenze? (Dato che il libro è venduto anche in Francia)

logoPoca differenza. Siamo tutti uguali, nei fatti.


 

logo edizioni miniQuali sono i mezzi di aiuto messi a disposizione per affrontare le situazioni più difficili?

logoI mezzi legali, ma a volte (spesso) risultano insufficienti. Importanti sono le figure di sostegno presenti nelle istituzioni, organizzazioni, assistenti sociali, psicologi.


logo edizioni miniA chi ci si può rivolgere (meglio uno psicologo, un avvocato,
associazioni, autorità)?

logoA tutti questi insieme, perché ognuno svolge un ruolo specifico.


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Costruttori di cerchi il 18 maggio a Reggio Emilia

copertina-costruttori-di-cerchi-sitoLunedì 18 maggio 2015 alle ore 18,30, presso il Nido di infanzia XXV aprile di Villa Cella ( via Cella all'Oldo 6) a Reggio Emilia, aperitivo dialogato con  Massimiliano AnzivinoCostruttori di Cerchi all'interno di un interessante percorso  di collaborazione tra scuola e territorio.



costruttori di cerchiL'iniziativa si colloca all'interno delle celebrazioni per i settant'anni dalla nascita dell'idea della scuola XXV aprile ed è promossa dal Comune di Reggio Emilia - Assessorato Educazione e Conoscenza, Scuole e Nidi d’Infanzia - Istituzione del Comune di Reggio Emilia, Officina Educativa, Istituto Comprensivo “J. F. Kennedy”, Scuola Primaria Statale “V. Ferrari”, Consiglio Infanzia Città della Scuola Comunale dell’Infanzia “XXV Aprile”, Associazione “Mattone su mattone”.
Dopo il terremoto che ha colpito l'Emilia nel maggio 2012, la comunità di Villa Cella, una frazione del comune di Reggio Emilia, si è attivata per contribuire alla ricostruzione di alcune parti del nido di infanzia e della scuola elementare locali costituendo un'apposita associazione di cittadini denominata Mattone su mattone.


Dopo anni di lavoro e di importanti scambi tra i diversi ordini di scuole, la cittadinanza e l'amministrazione comunale è giunto il momento di celebrare gli esiti di tale esperienza e rilanciare nuovi progetti per il futuro: da qui il titolo “Scuola e territorio, progetti di partecipazione”.
Nell'evento del 18 maggio 2015, sono previsti diversi interventi da parte dei protagonisti di tale collaborazione all'interno di un aperitivo dialogato.
L'obiettivo è di mettere in valore una modalità di attivazione e sinergia tra istituzioni e cittadini per poterla riproporre anche al di là di eventi di emergenza e magari consolidarla come buona prassi anche per altri territori.
La presentazione di Costruttori di cerchi è pensata per offrire uno spunto di riflessione alla discussione prendendo spunto dall'esperienza di lavoro dell'autore con le scuole della città e con un modello operativo di consulenza aperto alla relazione e alla partecipazione.


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Il Tarlo e la Quercia: grande successo a Siracusa

locandina presentazione il tarlo e la querciaVenerdì 17 aprile 2015  alle ore 18,30, con il patrocinio del Comune di Siracusa, si è svolta presso Palazzo Vermexio in Piazza Duomo a Siracusa la presentazione del libro “IL TARLO E LA QUERCIA. Strategie di cura del pedofilo” di Felicia Cataldi e Teresa Tringali, Edizioni Psiconline.




Nonostante vi fossero in contemporanea diverse iniziative culturali di richiamo, hanno partecipato più di cento persone e la sala era piena. L’evento è stato moderato dal Prof. Maurizio Guarneri, docente di Psichiatria dell’Università di Palermo e dell’Istituto di Psicoanalisi di Gruppo.

d01ce856ef4b4b7a41efeb776f6cee68Dopo i saluti dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Siracusa, è intervenuta l’Avv. Sofia Amoddio, Onorevole alla Camera dei Deputati, che ha sottolineato l’importanza del messaggio socio-politico del libro e ha raccontato con entusiasmo la sua visita al gruppo di detenuti protagonisti dell’esperienza riportata nel testo dalle autrici. Si è impegnata a sostenere l’iniziativa  dentro il carcere e fuori nelle varie istituzioni, per una continuità terapeutica.


Dopo l’intervento dell’Avv. Salvatore Bianca, Presidente della Camera Avvocati Tributaristi di Siracusa, che si è soffermato tra l’altro sull’esigenza di creare cultura intorno al tema della cura del pedofilo e sulle esigue risorse investite in tale campo, è stata la volta di Don Fortunato Di Noto, Presidente di Meter  Onlus a tutela dell’infanzia che da tanti anni, a livello nazionale, porta avanti una campagna di informazione e di contrasto alla pedofilia.


Successivamente il Prof. Maurizio Guarneri ha messo in evidenza il valore del libro in quanto, nella letteratura scientifica,  sono pochi  i lavori sulla terapia dei pedofili. Ha rimarcato la validità del metodo della terapia di gruppo come particolarmente indicato nel trattamento di questi pazienti e ha raccomandato il libro, come punto di riferimento, a tutti coloro che si approcciano al problema della pedofilia.


La Dott.ssa Paola Iacono, direttore dell’Unità di Neuropsichiatria infantile dell’ASP di Siracusa, ha rimarcato come sia stata emotivamente coinvolta in occasione di una sua visita in carcere al gruppo terapeutico e come abbia sostenuto ed incoraggiato le autrici nel loro lavoro di elaborazione del libro.


Infine, le autrici hanno concluso con alcune riflessioni relative alle strategie di cura del pedofilo, hanno trasmesso all’uditorio l’intensa partecipazione emotiva che ha accompagnato sia l’esperienza terapeutica sia il lavoro di elaborazione e di scrittura. Hanno inoltre sottolineato come la detenzione, attraverso il trattamento, possa aiutare i pedofili a prendere coscienza del loro disturbo e diventare occasione di cambiamento; il lavoro di gruppo come intervento di cura che di prevenzione.


d73d9e7a6520439e6a1dd987400ee9ccTra gli interventi, l’attrice Valentina Territo ha letto alcuni brani del libro particolarmente significativi, dando così un’idea del "racconto-testimonianza" e mettendo in contatto il pubblico con gli aspetti più intimi dei protagonisti del testo “IL TARLO E LA QUERCIA”.


L’evento ha avuto notevole successo, sia per l’interesse suscitato dal tema, sia perché i vari interventi  sono stati fatti da persone che più o meno direttamente hanno seguito le autrici nel loro percorso.


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Esiste il partner ideale o è solo un'utopia? Intervista a Raffaele Renna autore de Il codice segreto dell'amore

raffaele renna2Il codice segreto dell'amore affronta un tema molto discusso e controverso quale quello dell'innamoramento e dell'amore.
Ci innamoriamo tutti di un modello ideale di partner (e di bellezza).Ognuno ha il suo modello, è in sé perfetto, rimane a livello inconscio, è introvabile nella realtà (ciò comporta problemi e rischi) e per di più ci somiglia.
Il nostro partner ideale esiste davvero o è un'utopia? Quando e come nasce l'amore? Il colpo di fulmine esiste?


 

Intervistiamo Raffaele Renna, per avere risposte ai tanti interrogativi sull'amore, sul partner ideale e sull'innamoramento.

 

RAFFAELE RENNA 2D. Un testo davvero originale, adesso anche in ebook. Quando e come ha concepito questo lavoro?
R. Fin dalla nascita ho avuto un particolare spirito riflessivo e, dentro di me, è rimasto sempre il bambino che chiede alla mamma i tanti “perché” legati alla vita. Ad esempio, quando ho notato che le donne di cui mi innamoravo avevano “qualcosa” in comune (e non solo affinità somatiche), mi è venuta la voglia di indagare sul fenomeno; a maggior ragione quando poi ho scoperto che non riguardava solo me.

D. Si può considerare un manuale?
R. Visti i risultati finali di questi studi, riguardanti le problematiche interne ed esterne
della coppia, il libro è diventato anche un manuale, considerando pure che il 40% delle coppie o si separa o divorzia (e il restante 60% non è che se la passi così bene). Non a caso concludo affermando che la scelta del partner è sempre da considerare un azzardo, una scommessa che però va fatta ed è necessaria.

D. A chi è rivolto?
R. Se l’amore coinvolge tutti, è ovvio che il libro è rivolto a tutti e a tutte le età. In particolare mi rivolgo ai preadolescenti e adolescenti, perché quella è la fase dell’età evolutiva in cui maggiormente va compreso il fenomeno dell’attrazione verso “l’altro” sesso, anche per dare un nome a quelli che possono essere i veri sentimenti nei confronti del potenziale partner. Tra l’altro, è la fase di crescita psico-fisica in cui si matura il proprio sé sessuale/corporeo attraverso il rapporto (un buon rapporto dico io) tra il maschio e la femmina. E questo rapporto (particolare che sfugge ai più) si determina sia tra noi e gli altri, sia all’interno di noi stessi.

D. Il codice segreto dell'amore. L'utopia del partner ideale. Perché questo titolo?
R. Il titolo sta a indicare che ognuno di noi ha una mente strutturata e programmata per innamorarsi di una determinata categoria di persone, ovvero di un certo modello ideale di partner, il quale risulta essere unico, individuale e insostituibile, come se fosse appunto un codice personale di cui non si è consapevoli. E per questo è segreto. Il partner ideale rimane però un’utopia, perché nella realtà non può esistere. Non può esistere, in quanto la mente si attende (e pretende), inconsciamente, sempre la perfezione e una bellezza assolute.

D. Ci parli degli studi che hanno dato vita al suo volume.
R. Sono partito dal fenomeno della somiglianza tra i partner delle coppie, da quelle più famose a quelle più comuni della porta affianco, passando per quelle storie di migliaia di ragazzi e ragazze delle scuole in cui ho insegnato, e non solo, testando anche intere classi campione che danno validità scientifica alle intuizioni e agli assunti di partenza. Il problema era trovare un sistema di misurazioni su vasta scala valido in termini statistici, che alla luce dei risultati si può chiamare biometrico.

D. Cosa è l'amore? E la bellezza?
R. Constatato e verificato il fenomeno delle somiglianze, bisognava capire se bastasse questo fattore a farci innamorare. Ossia: io mi sono innamorato di mia moglie (e viceversa) perché semplicemente somigliamo (nelle vedute, nelle scelte, negli ideali, somaticamente ecc.) o c’è qualcos’altro sotto? Bene è risultato evidente che non basta il fattore somiglianza psico-somato-caratteriale (tra l’altro da chiarire bene). Anzi, tale componente è “subordinata” a un altro fattore che, a ragion veduta, ha una rilevanza addirittura cosmica. Si tratta del fattore BELLEZZA. Come si percepisce la bellezza? Ho preso in considerazione gli studi, ormai millenari, dei parametri di proporzione e di armonia compiuti da scienziati, matematici e artisti, i quali hanno notato una costante geometrico-matematica che ci accomuna tutti nel condividere un senso oggettivo della bellezza. Leonardo da Vinci la chiamò SEZIONE AUREA. Ho preso poi questo valore e ne ho fatto un parametro comparativo e di riferimento tra i vari volti che ho studiato. Chiedendo, in secondo luogo, a migliaia di persone (ai miei studenti liceali in primis) quali fossero i propri idoli della musica, del cinema ecc., ho constatato che tra questi idoli e i volti dei relativi fans ci sono delle affinità somatiche, prima ancora che caratteriali, almeno per come gli idoli vengono immaginati dagli stessi fans che li scelgono. Non a caso, si tratta sempre di personaggi molto famosi che si immaginano come idilliaci, perfetti, bellissimi, eroici e quant’altro.

D. Quando nasce l'amore?
R. L’amore è appunto il richiamo forte e inconscio a questo archetipo, soggettivo e oggettivo insieme, della bellezza attesa e percepita che ci caratterizza in quanto modello a nostro avviso vincente su tutti gli altri, che ci fa sentire gratificati, realizzati, pur nella infinita varietà di livelli. Il parametro della perfezione rimane sempre quello, ma cambiano i modelli: a ognuno il suo, pronto a incontrare il partner giusto che risponda alle nostre “esigenze”. Obiettivo il sublime, quell’irraggiungibile sublime.

D. Di chi e di che cosa ci innamoriamo e perché ci innamoriamo?
R. Per quanto riguarda il partner, ci innamoriamo del maschile e del femminile che ci
manca per completare l’unità primigenia idealizzata da cui proveniamo e di cui ognuno di noi è espressione. Per quanto concerne tutto il resto, ci innamoriamo delle cose con le quali ci identifichiamo e che ci aiutano ad essere ciò per cui siamo nati e su cui sviluppiamo il nostro personale talento.

D. E il colpo di fulmine esiste?
R. Non solo esiste, a variegati livelli, ma rappresenta un segnale, un’indicazione più o meno significativa da parte della nostra mente inconscia. Se mi giro di scatto nel vedere una bella donna al supermercato, evidentemente il mio cervello vuole investire delle energie e rileva inconsciamente degli aspetti interessanti di quella persona, immaginandola poi dentro secondo i propri desideri e le proprie attese.

D. Il proprio modello ideale di partner può cambiare, anche col passare degli anni, o rimane immutato per sempre?
R. Fondamentalmente il proprio modello ideale di partner non cambia mai, ma può solo subire degli adeguamenti, in relazione alle esperienze positive e negative che si hanno sul campo. Infatti, la scoperta di questo studio è proprio questa: “Si nasce e si muore con lo stesso modello ideale, come dimostrano, per altre vie, i tantissimi casi di G.S.A. in cui fratelli e sorelle, adottati alla nascita da famiglie diverse, in età adulta incontrandosi casualmente si innamorano pazzescamente. Ciò succede nel 50% dei casi, una percentuale che da sola dimostra il mio assunto teorico, e cioè che noi nasciamo già predisposti ad essere attratti da persone e cose che abbiano affinità con il nostro mondo idealizzato, un mondo di cui noi stessi siamo espressione imperfetta. Per questo motivo, tutto quello che scegliamo ci assomiglia in qualche modo, dall’automobile al partner, dalla musica ai libri, fino al modello di cellulare.

D. Perché conoscere le radici nascoste dell'innamoramento?
R. Conoscere il proprio codice nascosto dell’amore aiuta a comprenderci fino in fondo e a dare un significato e un senso alla nostra vita.

D. Si può affermare che si è in un certo senso predisposti per l'amore e soprattutto per l'amore duraturo?
R. Siamo predisposti per l’amore e soprattutto per l’amore duraturo e lo assecondiamo in funzione a quello che troviamo nel partner, soprattutto in termini qualitativi, rispetto al modello sognato. Il problema è che, anche nei casi più fortunati, non si è mai soddisfatti al 100%, aggiungendovi, tra le cause, le modifiche somato-caratteriali cui ognuno di noi va incontro con l’avanzare dell’età.

 

ANCHE IN  EBOOK

 

il codice ebook


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Il codice segreto dell'amore. L'utopia del partner ideale in versione Ebook

copertina-codice-segreto-amore-sitoIl codice segreto dell'amore di Raffaele Renna è in Ebook disponibile in tutti i principali book-store.
Il volume è uno studio sull’innamoramento ed evidenzia un’importante novità, che si propone di coinvolgere anche i laboratori delle neuroscienze: ci innamoriamo tutti di un modello ideale di partner (e di bellezza) che nasce in noi da un altrove ignoto, e rimane con noi, in quanto parte del programma genetico, all’interno di una personale visione del mondo. Ognuno ha il suo modello, è in sé perfetto, rimane a livello inconscio, è introvabile nella realtà (ciò comporta problemi e rischi), non “invecchia” mai con l’avanzare dell’età e per di più ci somiglia. Ciò è quanto emerge dai test del presente studio, contraddicendo la teoria freudiana sull’argomento.



Noi tutti ci innamoriamo, o siamo destinati a innamorarci, di una bellezza che in realtà non esiste e che nessuna persona al mondo può possedere, né esteriormente né interiormente.
Il partner ideale che abbiamo in mente è dunque una persona che non esiste. È un’utopia.


il codice segreto dell'amoreDal presente studio emergono due dati sorprendenti:
Il primo dato consiste nel fatto che questa bellissima e unica immagine, che cerchiamo inutilmente in tutti i nostri potenziali partner, nasce dunque con noi. Non ce la danno i nostri genitori (come afferma Freud) né la nostra cultura. Bensì è fondamentalmente innata. Si tratta di una misteriosa “in-formazione” genetica che ognuno di noi
si ritrova già scritta nel dna, suo malgrado, alla nascita e che influenza tutta la nostra visione del mondo. Ogni informazione ha un mittente e un destinatario: il destinatario
siamo noi e il mondo, il mittente non lo conosciamo ma sappiamo che esiste e non appartiene a questo mondo (quello visibile).
Il secondo dato, ancora più eclatante, consiste nel fatto che questa bellissima e unica immagine, questa misteriosa in-formazione genetica che ci viene da chissà dove, somiglia
alla persona stessa. È come dire che questa immagineinformazione inconscia risulta essere la bellissima copia di sé (visto che nessuno è perfetto).


Si tratta di un’immagine mentale idealizzata che inconsciamente cerchiamo negli altri e in noi stessi, sia nell’aspetto, sia a livello interiore, un’immagine-informazione fatta di vedute, di qualità, anche queste completamente idealizzate.
Tutta la nostra psiche è abitata da figure strane e contraddittorie. I cosiddetti archetipi. Uno di questi archetipi (il più “bello” e intrigante) è appunto questa idea straordinaria del mondo che ci suggerisce di volta in volta chi può essere il nostro partner.


Conoscere le radici nascoste dell’innamoramento è  importante per: poter “prevenire” le cocenti e talvolta infauste delusioni d’amore, ovvero evitare angosciosi pentimenti da cui non si può tornare indietro; poter vivere il più intensamente possibile e apprezzare il rapporto di coppia; non attribuire sempre e comunque al proprio partner (ma anche a se stessi) la responsabilità di un’eventuale rottura della storia d’amore e covare di conseguenza sentimenti di odio che, a ben vedere, non hanno motivo di esserci.
Il libro si rivolge a tutti per far sì che nella dimensione coppia esistano gli ingredienti di base e la volontà reciproca per un duraturo rapporto.


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Le prossime pubblicazioni di Edizioni Psiconline tra poche settimane in tutte le librerie

PROSSIME PUBBLICAZIONILa Redazione di Edizioni Psiconline è al lavoro per proporre ai lettori affezionati e ai nuovi amici che giorno dopo giorno diventano sempre più numerosi, le nuove pubblicazioni che nelle prossime settimane arricchiranno il Catalogo di Edizioni Psiconline.




Nella Collana Ricerche e Contributi in Psicologia, una collana dedicata al “pensare” e al “fare” dove la teoria si trasforma in azione e dove l’idea assume un immediato connotato pratico, dedicata ai professionisti, agli studenti, agli appassionati di una materia così bella ed interessante e mai abbastanza indagata nel suo profondo e continuo divenire:

copertina-la-torre-di-igea-x-sitoLa torre di Igea. Psicosomatica e psicologia della salute

Autore: Giovanni Garufi Bozza (a cura di)
ISBN: 978-88-98037-50-6
Collana: Ricerche e Contributi in Psicologia
Pag. 450 circa, formato 15x21 cm., rilegato in brossura
Prezzo: € 28.00

USCITA PREVISTA: MAGGIO 2015



Nel mito greco, Igea era la divinità della salute, figlia di Esculapio e sorella di Panacea, dea della Cura. A questa figura mitologica si ispira la Psicologia della Salute, settore che si occupa della promozione del benessere e delle risorse dell’individuo, dei contesti e delle organizzazioni, rinunciando alla semplice cura della malattia. Il sintomo diventa adattivo e occasione di costruzione di un nuovo sé, maggiormente integrato e consapevole.
Questo testo, nato dalle tesine d’esame degli allievi del primo anno di scuola del corso 2011, vuole essere un’occasione di riflessione su questa area psicologica. Sono riflessioni che hanno come sfondo comune lo stupore di chi ha appena scoperto un settore su cui investire le proprie energie e i propri studi. Nella prima parte del libro, gli autori hanno dato maggior peso alla riflessione filosofica e psicologica, sottesa a questo ambito. Nella seconda parte del libro, il lettore troverà dei capitoli più propositivi, di progettazione dell’applicazione della Psicologia della Salute in diversi ambiti di intervento. Questa seconda parte si rifà alla psicosomatica, partendo dalla premessa che la Psicologia della Salute si rifaccia al modello bio-psico-sociale, vedendo dunque corpo, mente e contesto come mutualmente influenzatisi. Il trait d’union di tutto il testo, scritto a più mani, è l’idea di una psicologia che si fa scienza delle relazioni.


copertina-desiderare-la-genitorialità-v001xsitoDesiderare la genitorialità. Il mondo interiorizzato nel disturbo dell'infertilità

Autore: Emmanuella Ameruoso
ISBN: 978-88-98037-75-9
Collana: Ricerche e Contributi in Psicologia
Pag. 112, formato 15x21 cm., rilegato in brossura filo refe
Prezzo: € 16.00

USCITA PREVISTA: GIUGNO 2015



L’esordio della genitorialità difficilmente si ritiene associato al periodo dell’adolescenza: è dalla pubertà che, invece, tutto ha origine. Nel corso della storia, e in diversi contesti, si è potuto constatare che la fanciullezza ha sempre rappresentato un momento critico al quale veniva attribuito importanza poiché l’individuo, divenuto adulto, acquisiva un ruolo riconosciuto socialmente. È quindi l’ambiente a condizionare fortemente l’evoluzione psicologica in termini di identità di genere e di ruolo sessuale. Ancor oggi saldamente pronunciati, rappresentano un’importante espressione della propria capacità generativa e genitoriale. Mentre il procreare è una predisposizione fondamentalmente biologica ed organica, l’essere genitore ha peculiarità psicologiche e comportamentali ed evidenzia come l’assunzione e la gestione del proprio ruolo sessuale si manifesta, non solo collettivamente ma anche nella coppia, con tutte le sue difficoltà. La scelta del compagno, inoltre, avviene attraverso una modalità inconscia nella quale si intersecano i conflitti connessi alla procreatività ed alla genitorialità: la collusione che ne deriva può manifestarsi, a livello sessuale, con il disturbo dell’infertilità.

copertina-malattia-mentale-sitoChe cos'è la malattia mentale

Autore: Francesco Codato
ISBN: 978-88-98037-74-2
Collana: Ricerche e Contributi in Psicologia
Pag. 208, formato 15x21 cm., rilegato in brossura filo refe
Prezzo: € 20.00

USCITA PREVISTA: LUGLIO 2015

Oggi è possibile prevenire e curare con successo le varie forme di malattia mentale, ma sappiamo cos’è la malattia mentale? Sappiamo definirla? Cogliamo cosa essa rappresenta per la società e per il soggetto che la vive? Il paradosso della modernità si costituisce proprio attorno a tale situazione: infatti, sebbene la malattia mentale venga identificata quale male epocale, non esiste nessuna definizione precisa che persuada tutti gli animi su cosa essa sia.


Nella collana Punti di Vista un modo diverso o personale di vedere gli argomenti della psicologia. Ricerche, contributi, opinioni, punti di vista di chi si interessa di psicologia e di scienze umane:

copertina-conoscersi-meglio-sitoConoscersi meglio. Consapevolezza e assertività

Autore: Federica Curzi
ISBN: 978-88-98037-76-6
Collana: Punti di Vista
Pag. 160, formato 15x21 cm., rilegato in brossura filo refe
Prezzo: € 16.00

USCITA PREVISTA: GIUGNO 2015

L’assertività altro non è che l’affermazione consapevole delle proprie idee, del proprio modo di essere e di agire nel mondo; essere assertivo vuol dire essere consapevole di sé e degli altri, rispettoso di se stesso e allo stesso tempo delle altre persone, positivo, con una buona capacità comunicativa e una forte serenità di fondo.

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Come sta cambiando la comunicazione medico-paziente? Lo chiediamo a Roberta De Bellis autrice del volume "Dalla malattia al paziente"

roberta de bellisDalla  malattia al paziente di Roberta De Bellis nella collana Ricerche e contributi in Psicologia, propone un nuovo modello di comunicazione medico-paziente evidenziando come sia possibile analizzare e valutare gli aspetti comunicativi nella relazione medico-paziente. La “medicina centrata sul paziente” implica una prospettiva in cui il malato è al centro dell’attenzione ed è protagonista.


Come e perché nasce questo volume e come si svolge il colloquio clinico nel modello centrato sul paziente? Per conoscere meglio "Dalla malattia al paziente" abbiamo intervistato Roberta De Bellis.

Roberta De Bellis, nata a Taranto  nel 1975, è Psicologa clinica, Psicoterapeuta e Consulente per il Tribunale di Busto Arsizio nell’ambito del Diritto di Famiglia.
Si occupa di consulenze e perizie relative alla valutazione dell’idoneità genitoriale e dell’affiamento dei minori, del danno psicologico e stalking. Si occupa di valutazione del danno cognitivo in relazione ad alcune malattie degenerative.
Attualmente svolge privatamente la sua professione di psicoterapeuta a Gallarate (VA).
È impegnata da 5 anni nell’Associazione Filo Rosa Auser, che si occupa di prevenzione e tutela delle vittime di maltrattamento domestico.
Svolge inoltre attività formativa

D. Qual è lo scopo di questo lavoro?
R.
Lo scopo del lavoro è mirato ad ampliare la visione della relazione che intercorre tra medico e paziente incentrata prevalentemente sul concetto di malattia quindi sintomo, focalizzando l'attenzione invece sul VISSUTO, sulla PERCEZIONE della malattia da parte dello stesso paziente, unico portatore di sofferenza. Il medesimo lavoro vuole rappresentare pertanto una linea guida teorica e pratica su come articolare una comunicazione efficace tra medico e paziente orientata a cogliere i segnali di malessere legati alla personale condizione di salute; questo rappresenta un presupposto necessario per instaurare un'adeguata alleanza terapeutica che permetta anche un'adesione da parte del malato ad eventuali trattamenti di cura.

 D. Quando e come nasce questo volume?
R. Questo volume nasce sulla scia di una precedente ricerca svolta a cavallo del periodo della mia specializzazione post lauream in Psicologia Clinica e motivata dall'esigenza concettuale ed operativa di trovare adeguati strumenti comunicativi che possano essere sfruttati dagli operatori della salute ed orientati maggiormente su un modello maggiormente "centrato sul paziente".
Una relazione terapeutica efficace tra il medico e il paziente necessita ad oggi del superamento del vecchio modello incentrato sulla malattia che non tiene conto della persona nella sua totalità.


D. A chi è rivolto?
R. Il presente lavoro è sicuramente rivolto a tutti gli operatori della salute ma potrebbe essere anche rivolto a persone non addette ai lavori che in veste di pazienti si saranno trovate ad interagire almeno una volta nella loro vita con un medico. Il valutare infatti l'adeguatezza o la generica "bravura" del medesimo medico in questione dipende tanto da come lo stesso si pone a livello comunicativo con il paziente, cosa è stato in grado di trasmettergli e soprattutto COME ha trasmesso informazioni delicate come quelle relative alla personale condizione di salute.

D.Le differenze fondamentali tra il modello desease centered e il modello patient centered.
R. Il “modello centrato sulla malattia”, su cui fino ad ora si è basata gran parte della medicina tradizionale, fonda i suoi presupposti teorici e pratici sull’individuazione da parte del medico dei sintomi che un paziente manifesta, la possibile associazione causa-effetto paziente attraverso alcuni strumenti.
Il “modello centrato sul paziente” attribuisce grande importanza alla dimensione umana della relazione; è un modello che promuove il “prendersi cura della persona malata” e considera il paziente protagonista della sua salute.

D. Quando viene introdotto per la prima volta il modello incentrato sul paziente?
R. Già a partire dagli '50 Balint aveva introdotto un modello che poneva sulla persona, sottolineando l'aspetto del riduzionismo biologico che contraddistingue invece la medicina classica.

D. Quanta apertura c'è da parte del personale medico ad adottare un metodo incentrato sul paziente e non solo sulla malattia?
R. Il personale medico ad oggi sta sempre maggiormente ampliando la personale visione rendendosi conto dei limiti legati ad un modello centrato solo sulla malattia che deriva soprattutto dalla richiesta ALTRA che i pazienti pongono quando si sottopongono ad una visita medica. Gli stessi richiedono non solo trattamenti farmacologici che curino i sintomi bensì umanamente richiedono comprensione, ascolto attivo, empatia che fino ad ora non sono stati presuppositi della vecchia medicina tradizionale.

D. Analizzare il vissuto del paziente durante la visita vuol dire indagare quattro categorie cioè i sentimenti del paziente, la paura dell’essere malato; le idee e le interpretazioni relativamente a ciò che non funziona; le aspettative e i desideri riguardo a ciò che dovrebbe essere fatto e infine il contesto familiare, sociale e lavorativo. Quanto è frequente oggi un approccio di questo tipo?
R. L'approccio orientato a cogliere i segnali emotivi dei pazienti legati alla propria condizione di salute sta divenendo una condizione necessaria ed assunta sempre più in considerazione da parte del personale medico. Si può affermare che nonostante qualcuno resti fedele all'antica tradizione della medicina e quindi si limiti a somministrare farmaci passivamente non considerando l'aspetto più importante che è quello umano, il modello centrato sul paziente sta divenendo una necessità da parte dello stesso operatore della salute qualora voglia realmente aiutare e guidare il proprio paziente verso una guarigione. Non si può non sottolineare a tale proposito come il benessere psicofisico derivi da un adeguato funzionamento della mente e del corpo e come queste due entità siano interrelate tra loro.

D. Come si svolge il colloquio clinico nel modello centrato sul paziente?
R. Il colloquio orientato su un modello incentrato sul paziente prevede l'acquisizione di competenze comunicative specifiche da parte del medico atte a rilevare aspetti significativi della condizione psicologica che lo stesso paziente sta vivendo in relazione alla propria malattia. Alcuni esempi sono:
nella fase di RACCOLTA DELLE INFORMAZIONI, il medico attraverso le cosiddette active listening skills, incoraggerà il paziente ad esprimere le sue preoccupazioni e il suo stato emotivo relativi alla situazione che vive; è molto utile poiché consente allo stesso di parlare del problema che ha portato in visita con il suo linguaggio.
Altresì in altri momenti del colloquio (fase della restituzione delle informazioni) metterà in atto altre strategie mirate soprattutto a stabilire un'adeguata compliance e relazione terapeutica empatica con il paziente.

D. Quali evoluzioni ha subito il modello incentrato sul paziente?
R. Il modello centrato sul paziente ha subìto nel corso degli anni evoluzioni: i medici che lo abbracciano hanno tentato di costruire e mettere in pratica i colloqui clinici focalizzando sempre più l’attenzione sul paziente piuttosto che sulla malattia.Quindi si può affermare che gradualmente ci si stia avvicinando maggiormente ad un nuova cultura della "cura" della persona, che sta divenendo il centro focale del suo stesso problema.

D. Il modello centrato sul paziente può sostituire il primo incentrato
sulla malattia?
R. L'ipotesi non prevede la sostituzione di un modello bensì l'integrazione di due modelli ugualmente indispensabili nella cura e nel trattamento di una persona portatrice di una malattia e di una annessa sofferenza psichica.

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La manipolazione affettiva nella coppia alla Libreria Feltrinelli di Pescara

manAppuntamento di grande interesse Venerdì 8 Maggio 2015 dalle ore 18:00 alla Libreria Feltrinelli di PESCARA con La manipolazione affettiva nella coppia. Riconoscere e affrontare il cattivo partner - Edizioni Psiconline, di Pascale Chapaux-Morelli e Pascal Couderc.
Con l'autrice, Pascale Chapaux-Morelli, dialoga Lilli Mandara, giornalista.


locandina presentazione La manipolazione affettiva PescaraManipolare l’altro significa sfruttarlo per il proprio vantaggio. La manipolazione ordinaria, i piccoli trucchi, fanno parte della vita quotidiana di ogni coppia; il perverso narcisista, invece, seduce per meglio colpire dopo. Dà l’impressione di farsi in quattro per la sua compagna ma, in realtà il suo scopo è quello di distruggere, e possiede l’arte di rovesciare ogni situazione presentandosi come vittima.
Grazie ad una manipolazione costante ed insidiosa, egli modella, a forza di critiche, la personalità stessa dell’altro, che perde la sua autostima e la sua volontà, sfociando nella depressione, ormai dipendente, incapace di andare avanti…
Questa violenza psicologica è distruttiva quanto la violenza fisica.
Attingendo a molti casi concreti Pascale Chapaux-Morelli e Pascal Couderc aiutano ad individuare questo tipo di profilo e ad uscire dalla dipendenza, per potersi ricostruire.

"Quello che i due autori offrono all’attenzione del lettore potremmo definirlo una specie di vademecum attento e preciso, equilibrato, ma senza sconti e non scontato. Un vademecum che cerca di condurre a un’eventuale presa di coscienza. Un vademecum che divulga, per mezzo della scrittura, la necessità di restare vigili e attenti nel rischioso ambito della relazione di coppia: una messa in allarme che può risultare difficile da comunicare al di fuori di un percorso analitico..." (dalla Prefazione di Dacia Maraini)


Pascale Chapaux-Morelli è presidente della A.A.V.V.P., un’associazione di aiuto alle vittime di violenza psicologica con sede principale in Francia.
Pascal Couderc
è psicoanalista, psicologo clinico e specialista delle dipendenze patologiche.


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Sogno o son desto? di Gabriella Giordanella Perilli all'International Conference Training in Music Therapy in Europe

LOCANDINA CONSERVATORIOIl 24 aprile 2015 alle ore 19.00, la Dott.ssa Gabriella Giordanella Perilli, ha presentato presso il Conservatorio Luisa D'Annunzio di Pescara i suoi libri Sogno o son desto? Guida per viaggi nella Galassia dell’Immaginario oltre l’Universo percepito e La verità sospesa. Tra mente e cuore, tra fantasia e realtà durante l’International Conference Training in Music Therapy in Europe tenutosi nei giorni 24 – 26 Aprile.




GIORDANELLA1
La mattina dello stesso giorno alle ore 11,30 la Dott.ssa Giordanella Perilli ha presentato con il Dott. Cicinelli il metodo IEM all'interno del convegno.
Il Convegno Internazionale organizzato dal Conservatorio di Musica “L. D’Annunzio” di Pescara si è tenuto presso l’Auditorium del Conservatorio venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 Aprile 2015 e ha avuto come titolo “La formazione in Musicoterapia in Europa nelle istituzioni di Alta Formazione Accademica: Università e Conservatori di Musica”.

Sogno o son desto? nasce per offrire una prospettiva su aspetti inusuali di processi di conoscenza dell’individuo, con particolare attenzione all’immaginario, alla metafora, alle emozioni. Tali aspetti contribuiscono, talvolta associati alla musica, a farci contattare e, quindi, evocare contenuti di memorie analogiche, sensoriali ed emozionali, conservate
a livello non consapevole.
Il libro vuole essere  una guida per andare oltre la conoscenza consapevole e scoprire, mediante l’immaginario, le potenzialità di innumerevoli nostre “galassie” ancora sconosciute, indirizzare il “viaggiatore” oltre l’orizzonte spazio-tempo dell’Universo di conoscenza di noi stessi.

GIORDANELLA3La verità sospesa è un complesso romanzo  dove il protagonista affronta un’avventura difficile ma affascinante, per combattere i mostri nascosti negli oscuri meandri della psiche e lì trovare i tesori con i quali arricchire la propria esistenza. È un cammino doloroso, non lineare, né scandito da un tempo oggettivo, ma legato alla personale interiorità del viaggiatore.

La presentazione si è svolta con una conversazione vivace e cordiale per l’interesse e la curiosità delle domande fatte dai partecipanti, ed è durata circa un'ora e mezzo. Gli intervenuti hanno espresso calorosamente il loro apprezzamento e soddisfazione per le ampie informazioni ricevute. Il M.o Silvio Feliciani, organizzatore del convegno, ha definito l’incontro un seminario sull’argomento dell’immaginario più che una semplice presentazione. L’evento è stato introdotto musicalmente dal Dott. Ellery La Torre, psicoterapeuta e musicista, esperto nei metodi immaginativi.

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Parliamo di Scuola e Formazione dei giovani con Elia Rubino autore de "I toni dell'azzurro"

Cop Toni azzurroIntervistiamo Elia Rubino poche settimane dopo la pubblicazione in formato Ebook del suo libro "I toni dell'azzurro. Scuola e formazione personale dei giovani".
I toni dell’azzurro è un’autocritica serrata alla scuola, alla sua educazione, ma anche all’essere ed al divenire umani.


È un invito all’autoriflessione, sia per chi opera come insegnante, ma anche per gli studenti, affinché sappiano prendere dalla scuola tutto il nutrimento intellettivo utile a costruire il loro futuro.
Elia Rubino non solo affronta un tema così delicato, ma lo fa con uno stile diretto e leggero, che rende la lettura fluida, come lo è un pensiero quando si articola nella nostra mente, impreziosito da spunti di una cultura che egli trasforma in messaggi e linee guida per la vita presente e futura.

Ringraziamo Elia Rubino per averci consentito di pubblicare questa interessante intervista che consideriamo un utile contributo ricco di spunti di riflessione.

D. “I toni dell’azzurro” e la formazione dei giovani: come si accostano questi due mondi così lontani?
R. Nelle pedagogie delle "scuole nuove" ( e siamo nel '900) l'istituzione scuola, grigia e noiosa, cede il posto a Summerhill, la casa dei bambini e a tante altre architetture dell'educazione in cui al centro c'è la persona umana nelle sue relazioni, nella voglia di scoperta,  di curiosità e di autocostruzione del sé. Insomma una scuola dove non ci sia solo un colore ma tante tonalità da  ricercare e vivere insieme.

D. Da dove nasce l’idea di parlare della scuola, in modo tanto “rivoluzionario”?
R. Rivoluzionario? Non direi. Realistico. La scuola italiana, come tutto il sistema, è profondamente malata: soffre di una letargite acuta che non pone nulla al passo con i tempi. È come se io pretendessi di costruire la "Cinquecento" ( facciamo un po' di pubblicità al Made in Italy) con le stesse tecnologie di cento anni fa. Il risultato sarebbe desueto ed antiquato e, soprattutto invendibile: come del resto è la scuola italiana, classificata sempre agli ultimi posti nella classifica annuale OCSE.

D. Perché ha scelto questo stile “amichevole” ed umoristico per trattare argomenti complessi? Non ha paura di non essere preso sul serio?
R."Un direttore di teatro si presenta tutto trafelato sulla scena per avvertire il pubblico che è scoppiato un incendio. Gli spettatori, però, credono che la sua comparsa faccia parte della farsa che si stanno godendo: e così quanto più quello urla, tanto più forte si leva il loro applauso". L'aforisma kierkeegardiano  ben risponde alla sua sottile domanda. A volte la vita non va presa sul serio, va giocata, come diceva Baden Powell, fino in fondo, oppure, se preferisce, va testimoniata con serenità, secondo l'eredità che ci ha lasciato Socrate. Del resto c'è un'intera classe politica in giacca e cravatta che ogni giorno ci prende in giro in politichese tra leggi e dibattiti, tutti seri! Io ho trascorso 26 anni nella scuola italiana e ne ho viste di tutti i colori ( a proposito dell'azzurro); ho vissuto esperienze  stupende e pioneristiche a livello umano e didattico, sempre con il sorriso sulle labbra,  al fianco di presidi e colleghi  amabili e preparati. In questi ultimi anni, al contrario, ho sperimentato il fallimento e la solitudine e, realmente, mi sono sentito una Cassandra, anche se, purtroppo, i fatti confermano la deriva di questo nostro contesto sociale.


D.Lei ci parla della sua esperienza diretta: non sarebbe stato il caso di integrare con altre osservazioni o, comunque, di indagare anche in altri contesti e con altri colleghi?
R. Il mio non è un "trattato pedagogico", quanto una denuncia, seppur con toni leggeri, di un malessere che certamente non è solo mio ma anche di studenti, colleghi ( quelli "allegri" come me) e genitori.  Quando  vedo i ragazzi sofferenti e distratti  mi sento realmente male e non capisco perché una realtà così evidente: una scuola noiosa ed inadeguata ai tempi, sfugga a tutti. Vedo "colleghi" spiegare e spiegare per ore, dettare  appunti, compiacersi delle proprie lezioni  frontali,  compunti nella "valutazione fiscale", mentre gli studenti continuano a dormire sui banchi. Certo non tutte le scuole sono uguali, ma le statistiche si fanno con i grandi numeri e di certo la scuola italiana  sta soffrendo. Insomma "i toni dell'azzurro " è un modo ironico  per confermare quello che trovai scritto sul diario di uno studente: "la scuola e come una P...: tutti ci vanno ma nessuno la ama!"


D. Vorrebbe spiegarci meglio quale potrebbe essere un approccio proficuo all’apprendimento da parte della scuola, sia per quel che riguarda gli insegnanti, che gli studenti?
R. Alcuni (pochi in verità) professori che hanno letto la mia riflessioni mi hanno chiesto: perché non espliciti in modo scientifico il "tuo" modello educativo? Potrebbe essere un'idea, ma anocor più sarebbe meglio sperimentare, da parte di una equipe, quello che dico. Eppure nihil sub sole novi: Basta "sincretizzare"  i modelli scientifici delle attuali tecniche dell'educazione e il gioco è fatto. Ancor più semplicemente, basterebbe "osservare" i modelli nord europei per  trovare adeguate soluzioni. Del resto l'Italia non è in Europa? e cosa abbiamo tratto da  questo essere Europa? A me sembra nulla: ci sono modelli funzionali nel campo educativo, giuridico, economico, sanitario, ma noi facciamo finta di niente e continuiamo ad andare... indietro. Del resto i contenuti della scuola italiana sono quelli dei primi del Novecento... e la metodologia? quella si ferma alla seconda metà dell'Ottocento, al così detto frontalismo: SPIEGARE-INTERROGARE-ANDARE AVANTI COL PROGRAMMA.... Tutto il resto è....noia. Certo è, lo ripeto, che non tutte le scuole sono così: ci sono avanguardie pedagogiche in italia (dalle scuole Montessori a quelle di Malaguzzi) che realmente danno il senso di approcci pedagogici centrati sulla persona. E lo Stato italiano perché non recepisce? Semplice: ad una classe politica del genere può corrispondere solo un "popolo anestetizzato", incapace di reagire come  comunità ad un sistema  di sfruttamento sociale. Siamo in uno stato di "sonno intellettuale" e nessun movimento culturale  riesce a rispondere  ai soprusi  a cui siamo sottoposti ogni giorno. Tasse, ingiustizie,  malasanità, ecomafia... mali sociali che ci avvolgono ma non riescono a svegliarci. del resto "panem et circenses" è garantito per tutti e così: "sta bene Rocco, sta bene tutta la Rocca!"

D. Dallo scritto si evince una forte critica rivolta, per lo più, al corpo docente o, se vogliamo, organizzativo, dell’istruzione scolastica. Cosa si sente di dire, invece, sul comportamento degli alunni? Non crede che si stia parlando di uno scambio formativo e, come tale, che anche il corpo studentesco abbia la sua parte?
R. Quando una squadra di calcio non fa goal chi è il primo a saltare? L'allenatore! Partendo dal fatto che io non critico nessuno, cerco solo di chiedermi come mai non ci sia una reazione reale da parte dei professori: mal selezionati, mal pagati, mal considerati, continuano a piangersi addosso o a paventare  agitazioni che non vanno ad intaccare nessun interesse reale. Una volta mi venne da dire: organizziamo uno sciopero della fame e accampiamoci sulle principali arterie della città... Sorrisi di tutti e... punto e a capo. Mi chiedo: come sono selezionati i professori  in altre zone d'Europa? Come sono pagati? Qual è il loro peso sociale? Se devo andare a  prestare servizio nell'esercito la prima selezione è quella psico-attitudinale. Nei "concorsi  a cattedra" che tipo di selezione abbiamo? (io ho avuto la s-fortuna di  essere nominato commissario per i  due scorsi concorsi a cattedra). Ebbene non c'è traccia di una possibile selezione per attitudine alla formazione dei giovani: capacità comunicativa, attitudine all'ascolto delle problematiche, capacità di coinvolgimento... Per non parlare della selezione dei "dirigenti scolastici". In un'azienda privata, ne sono convinto, i cosiddetti  dirigenti non passerebbero nemmeno la prova attitudinale. Insomma lo Stato italiano scimmiotta il modello manageriale in ambito scolastico ma non ne adotta il cuore:  la selezione  attitudinale. Le sorelle Agazzi avvisavano le aspiranti maestre: l'insegnamento è una vocazione, non un mestiere!
In questo bailamme gli studenti chi sono? Paragoniamoli a calciatori, ognuno con una innegabile potenzialità, spesso nascosta e addormentata in un angolo remoto del cervello. Senza voler scomodare il buon Froebel, gli alunni sono  come seme, ognuno sboccerà, grazie alla guida  del giardiniere... MA il giardiniere sa che non potranno essere tutte rose, ogni  seme nasconde un fiore diverso! Ultimo esempio. Se lei  decide di andare in palestra con l'obiettivo di dimagrire e  sborsa fior di euro, pretende dal "personal trainer" di ottenere un risultato? Certo che sì... eh, mi si potrebbe obiettare, ma i ragazzi non sono motivati, sono distratti, assenti... Chiaro, ma anche nel caso della persona che va in palestra può accadere lo tesso e, di conseguenza il trainer, con specifiche tecniche "motiva" supporta e stimola , arrivando ad ottenere  risultati scientificamente provati. Qua non si tratta di addossare colpe, si tratta, al contrario, di ammettere che  le tecnologie educative esistono, ma non sono  né studiate né tantomeno applicate.

D. Crede che un cambiamento come quello da lei augurato sia possibile al giorno d’oggi?
R.
Ottimismo pedagogico il mio? Non saprei. A me sembra che abbiamo la necessità di cambiare, e non solo nel contesto scolastico. Un eco sistema completamente devastato,  mancanza di valori, disequilibri economici: questo è il mondo che stiamo consegnando ai  giovani. Per chi crede nei cicli cosmici, il Kalpa induista, la soluzione è semplice... Ci sarà un periodo di distruzione e poi di ri-creazione. Senza essere così catastrofici ci sembra necessario, e tutti lo stanno predicando, un cambiamento radicale e tutto questo può essere suscitato solo da un  sistema educativo nuovo: la polis è possibile se fin da piccoli si è educati  a vivere in una polis. Se pensiamo alla politica sull'immigrazione italiana ci rendiamo conto del paradosso messo in atto: accogliamo (come è giusto che sia), ma in maniera approssimata ed indiscriminata e poi? Non seguiamo  gli immigrati, non garantiamo loro nulla, non li educhiamo e... sforniamo nuovi fenomeni di delinquenza e di devianza. Non sarebbe meno dispendioso  educarli ad una vita  comune, garantendo loro i diritti fondamentali, come  fa il resto dell'Europa. Ma si sa, l'Italia è il paese di Pulcinella....

D.Cosa si aspetterebbe da questa scuola nuova? Quali miglioramenti? 
R. Di "scuole nuove"  se ne parla da un secolo in tutto il mondo... Solo che in altre zone del mondo queste strategie educative sono state messe in atto e in Italia no. L'elefantiasi  della burocrazia, gli interessi delle classi dominanti rallentano ed ostacolano la formazione di "nuovi" docenti e  "nuovi" dirigenti, per non parlare di strutture fatiscenti ed attrezzature obsolete. Eppure le stanze del Quirinale e del parlamento pullulano di  Mac utilizzati anche per prenotare  le serate hard dei politici!  Il popolo italiano, creativo, geniale, pieno di arte, cultura e tradizione  spesso è costretto ad emigrare. Il male del CLIENTELISMO, del NEPOTISMO e in alcuni casi del CLERICALISMO si è insinuato in tutti i centri di potere. Una scuola nuova dona coscienza e consapevolezza, offre strumenti critici e di sana e pacifica rivoluzione culturale. Stiamo vivendo un paradosso: un governo non votato dal popolo ha votato un presidente:  ecco il crollo subdolo della democrazia. Un'Italia che  è culla della cultura occidentale potrebbe vivere di arte cultura e turismo, invece, soprattutto al Sud, è stata  avvelenata da aziende ed industrie che nel dopo guerra  hanno promesso benessere e invece hanno portato morte  attraverso tumori assurdi. E ora? Sono partite verso nuovi  "lidi" da inquinare,  dove  la manodopera costa meno e le tasse sono appetibili. Dura legge del Mercato? No! Squallida macchinazione dei ricchi.  Una coscienza  nuova, pulita,  dinamica, acquisita grazie ad una scuola  critica,  che sveglia e non addormenta è alla base di un possibile cambiamento della nostra società.

D. A chi dedica il suo lavoro?
R. Chiaramente ai giovani, a quelli che a scuola vanno male, perché spesso nella vita troveranno riscatto e giustizia. Ai giovani che si sentono insoddisfatti ed inquieti nell'ascoltare passivamente per ore: eppure proprio loro hanno una grande responsabilità nel cercare di contrastare un sistema  letargico ed invernale. I ragazzi di don Milani andavano  a scuola con allegria e non esisteva né ricreazione né pausa, perché tutto era una scoperta costante, contro i frontalismi  assurdi a cui erano costretti a sottostare.

D.Cosa raccomanderebbe a chi volesse trarre uno spunto concreto dal suo scritto?
R. Sapere aude... o ancora, più recente: stay hungry, stay foolish! C'è una sottile follia nell'esistenza, di cui Erasmo tesseva l'elogio. Abbiamo dimenticato che la nostra permanenza su questa terra è brevissima e, spesso la  sciupiamo. Se la vita è un dono è un nostro diritto viverla pienamente: carpe diem, "l'attimo fuggente", celebrato film su una scuola attiva è passato di generazione in generazione senza lasciare tanta traccia. Gli anni della gioventù, senza retorica, sono quelli più vitali: il GH è alle stelle, eppure lo lasciamo dormire tra le pieghe dei nostri neuroni. Qui non si tratta di cambiare la scuola, ma di trasformare la società sclerotica fondata sul "religio", sull'essere incatenati. Da più di duemila anni il "mito della caverna" continua ad ammonire i giovani sulla possibilità di liberarsi dai vincoli degli "idola" che ci attanagliano. Nel visionario "Matrix" si intrecciano mondi e domini virtuali, mentre l'uomo continua a soffrire e... sperare. Dobbiamo avere il coraggio di  cambiare il mondo, senza la pretesa di voler essere salvatori della terra ma cercando di operare piccoli passi di "metanoia"  in noi stessi prima che negli altri. Viviamo in una grande truffa, ma  la cosa peggiore è che  pensiamo di truffare gli altri mentre stiamo truffando noi stessi.

D. Ha considerazioni o commenti da aggiungere?
R. Vorrei ringraziarla per avermi dato uno spazio di riflessione. I new media sono importantissimi nella formazione dei giovani ma si devono utilizzare con tecniche appropriate.  Nelle scuole europee ed in alcuni istituti italiani  si vedono i risultati  e la velocizzazione dei processi di apprendimento... Tutto si trasforma e in pochi anni  i sistemi di apprendimento tradizionale saranno soppiantate da tecnologie educative completamente diverse. Sarà allora che ci si renderà conto del ritardo epocale che ha coinvolto docenti e dirigenti  per colpa di un sistema politico elefantiaco.  Il problema sarà non nell'utilizzo del mezzo ma  nell'ossatura valoriale che saremo riusciti a trasmettere alle nuove generazioni. Se mi si offre la possibilità potrei raccogliere in una antologia  voci della pedagogia di tutti i tempi che offrono spunti di riflessione scientifica su una scuola  diversa, nuova, attiva, adatta ai nostri tempi... Ma non dipende certo da me...


Intervista a cura della Dott.ssa Alice Fusella

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"Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi" di Annamaria Improta: presentazione a Portici

LOCANDINA INTERVENTO PSICOLOGICOGiovedì 30 aprile 2015 alle ore 18,00 Annamaria Improta presenta "Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell’intervento" con il Patrocinio del Comune di Portici presso Villa Savonarola, C.so Garibaldi 200 – Portici.




Il libro nasce con l’intento di suggerire vie e modalità per la risoluzione dei conflitti. L’autrice propone metodi operativi concreti, basati sulla conoscenza di sé per arrivare alla conoscenza e all’accettazione della diversità dell’altro.
Il lavoro affonda le radici su una salda impostazione teorica - richiamata peraltro  nel testo - che parte dallo studio dell’attuale organizzazione scolastica per comprenderne il mandato sociale nella società complessa e giungere alla definizione di qualità e caratteristiche dell’intervento psicologico più utile nei contesti scolastici.
Il lavoro, naturalmente, non prescinde da una precisa e ampia analisi della domanda dei committenti (alunni, genitori, insegnanti, operatori sociali e chiunque abbia bisogno di un supporto di questo tipo).
copertina_intervento-psicologico-scuolaxsitoNel libro l’utilizzo dei metodi narrativi in un’ottica costruttivistica dell’intervento viene collegato alla più generale teoria dell’intervento psicologico nei sistemi complessi. In questa prospettiva, l’intervento e l’operato dello specialista viene costruito in un’ottica di sviluppo del cliente, non attraverso l’adesione alla sua richiesta di intervento, ma attraverso la decodifica delle dinamiche emozionali che sono ‘dietro’, alla base della sua richiesta. Gli alunni divengono così parte del processo di cambiamento e non solo “oggetto” dell’intervento e lo psicologo coniuga la teoria (attraverso la lettura di tali dinamiche secondo un saldo modello teorico) alla prassi, operando compiutamente anche attraverso il metodo ‘autobiografico’.

Annamaria Improta (4)Annamaria Improta Psicologa Clinica di Comunità, Pedagogista, Spec. Psicoterapia e Insegnante. Specialista dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento e del Comportamento Alimentare e del Peso. Si occupa del disagio psicosociale e relazionale, dell’handicap, dei disturbi del comportamento alimentare. Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Salerno di tre laboratori nei Corsi di Specializzazione per Insegnanti di Sostegno. Svolge attività come docente di sostegno e psicopedagogista presso una Scuola Secondaria di Primo grado, dove è coordinatore didattico delle attività di inclusione delle diversità.

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Dalla malattia al paziente di Roberta De Bellis. Un nuovo modello di comunicazione medico-paziente

cop dalla malattia al pazienteDalla malattia al paziente. Modelli di comunicazione nella relazione terapeutica è un interessante  volume di Roberta De Bellis nella collana Ricerche e Contributi in Psicologia - Edizioni Psiconline, che propone un cambiamento della comunicazione medico-paziente cioè una “medicina centrata sul paziente”, una prospettiva in cui il malato è al centro dell’attenzione ed è protagonista.


Attualmente il modello più diffuso sostiene che la medicina si debba occupare della malattia (desease centered), intesa come alterazione dalla norma di variabili biologiche, somatiche misurabili. Al medico compete definire la presenza di una patologia nei malati, tramite una diagnosi e di intervenire con un piano terapeutico dimostrato scientificamente. Il punto di vista del paziente sulla sua malattia e la sua condizione di sentirsi malato non sono tenuti in considerazione e addirittura in molti casi ritenuti ostacoli nel processo diagnostico. Il medico, infatti, più che un alleato, è spesso percepito come un esperto che parla un linguaggio poco comprensibile e che combatte la malattia con le armi che la tecnologia gli ha consegnato.

 

La “medicina centrata sul paziente”, implica invece una prospettiva in cui il malato è al centro dell’attenzione ed è protagonista. Il modello patient centered non si limita
solamente ad un cambiamento a livello teorico ma propone obiettivi specifici per il medico, e individua gli strumenti pratici e i percorsi adeguati per acquisire tali strumenti.
In questo modello acquisiscono pari importanza e rilevanza sia la patologia del malato in senso biologico, sia il suo vissuto di malattia.
Una visita medica fondata su un metodo patient centered vede il malato coinvolto attivamente, con le sue paure, preoccupazioni bisogni, articolati nella relazione con il medico che dovrà comprendere in toto il suo paziente.
La partecipazione attiva del paziente non sostituisce le competenze del medico ma al contrario le arricchisce al fine di conoscere il vissuto del malato.
Nel presente lavoro si è puntata quindi l’attenzione all’aspetto comunicativo della relazione tra medico e paziente, quale strumento fondamentale nel processo di cura; saper comunicare fa parte del bagaglio culturale del medico, a tutti i livelli e rappresenta un caposaldo fondamentale per l’instaurarsi di una relazione empatica, di una buona compliance da parte del paziente nel percorso di diagnosi e di cura.
Questo libro, offre una visione chiara dei due approcci e si focalizza attraverso esempi pratici, frutto di ricerca avvenuta sul campo, sugli alcuni dettagli della comunicazione tra medico e paziente che possono incidere positivamente sul processo di accettazione, comprensione e vissuto della condizione di malattia.

 

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La città bianca alla Feltrinelli di Pescara. Intervista all'autrice

LA CITTA BIANCA PESCARAVenerdì 17 aprile presso la Libreria Feltrinelli di Pescara si è svolta la presentazione del libro La città bianca di Francesca Romana Orlando.
È intervenuta l'autrice che per circa un'ora è riuscita a coinvolgere il pubblico presente che si è mostrato attento e partecipe. Non è stata una presentazione come quelle a cui siamo abituati, perché si è discusso del romanzo ma molto di più del tema che ha ispirato la storia.


PRESENTAZIONE1L'autrice infatti per potersi rivolgere ad un pubblico ampio ha scelto di scrivere un romanzo, nello specifico un romanzo di avventura, un thriller, perché il suo movente primario era quello di divulgare e quindi far arrivare ad un pubblico vasto argomenti piuttosto complessi, cioè i rischi per la salute derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici e i conflitti di interessi tra chi è chiamato a giudicare la pericolosità di tale esposizione e le multinazionali del settore delle telecomunicazioni che spesso finanziano e condizionano gli studi.
Si è parlato del delicato equilibrio tra realtà e finzione, della distinzione tra realtà e finzione. La realtà è che ci sono rischi legati all'utilizzo giornaliero del cellulare che però viene recepito come uno strumento utile anzi indispensabile, uno strumento che ci rende particolarmente efficienti, ancor più pericolosa inoltre è l'esposizione "inevitabile" alle antenne.
LA CITTA BIANCA PESCARALa realtà è anche che esiste un meccanismo "malato" che porta a far sì che scienziati legati all'industria arrivino a influenzare le decisioni di organizzazioni sovranazionali come l'OMS, e di conseguenza l'opinione pubblica. Sono queste le caratteristiche, le realtà che hanno portato al concepimento del libro dove l'autrice immagina che una ricercatrice dell'Istituto Superiore di Sanità, venga incaricata dal Tribunale di Roma ad esprimersi sulle conseguenze dell'esposizione alle antenne di cittadini residenti in una zona di Roma, che sono interessati da varie e spesso gravi patologie. Riuscirà a condurre al sua ricerca in modo indipendente anche rischiando l'isolamento nel mondo scientifico o si piegherà ai condizionamenti dell'industria e del suo stesso Istituto?


LA CITTA BIANCA PESCARAPer riuscire a conoscere ancora meglio La città bianca abbiamo intervistato Francesca Romana Orlando, al termine della interessantissima presentazione che si è svolta con l'ausilio di slide e che si è concentrata sull'esposizione di studi passati e in corso sulla materia e sugli ostacoli posti alla ricerca indipendente dall'industria delle telecomunicazioni. Successivamente anche all'acceso dibattito che ne è seguito.


logo edizioni miniQuando ha ideato questo thriller e cosa l'ha ispirata?


LOGOHo iniziato a lavorare a questo thriller nei primi mesi del 2011 quando ho letto la monografia della Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici sui cosiddetti "effetti non termici" dei campi elettromagnetici e mi sono resa conto che il cittadino comune non sa di essere circondato 24 ore su 24 da un inquinamento invisibile, impercettibile ma estremamente dannoso, dovuto all'uso dei dispositivi a radiofrequenza, come il cellulare.
Quello che mi interessava di più era proprio l’aspetto dell'esposizione passiva alle antenne che siamo tutti costretti a subire in strada, ma soprattutto coloro che vi abitano vicino. Conosco personalmente, infatti, diverse realtà in cui si osserva un aumento preoccupante di patologie in coloro che vivono nei palazzi intorno a queste installazioni e ci sono forti sospetti che l'attuale legge che limita i campi elettromagnetici non sia sufficiente a tutelare la salute della popolazione.
Già nel 2009 il Tribunale della Corte d'Appello di Brescia ha riconosciuto il nesso causale tra l'uso del cellulare e l'insorgenza di tumore cerebrale e mi sono chiesta se fosse possibile dimostrare in un aula di tribunale anche il nesso causale tra le antenne e le patologie osservate in chi vi abita vicino.
Ho immaginato il travaglio che si troverebbe a vivere una biologa dell'Istituto Superiore di Sanità chiamata dal giudice a decidere in merito a questa situazione e ne ho concluso che sarebbe divisa tra la spinta della coscienza di chi ragiona in modo autonomo e il dovere di appartenenza alla propria istituzione, l'ISS appunto che ha un posizione rassicurante in merito agli attuali limiti di legge.


logo edizioni miniQuando ha incominciato ad interessarsi a questo argomento (rischi per la salute derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici)?


LOGOAlla fine degli anni '90, quando stava esplodendo Internet nel nostro Paese, lavoravo per diverse riviste che trattavano dello sviluppo della Rete e mi sono trovata spesso a descrivere le potenzialità del Wi-Fi e dei cellulari, ma con qualche perplessità. Avevo l'impressione, infatti, che si stessero promuovendo delle tecnologie che emettevano- radiofrequenza con eccessiva leggerezza.
A quindici anni di distanza, nonostante ogni giorno aumentino le evidenze scientifiche dei rischi per la salute legati all'esposizione a campi elettromagnetici, la nostra società sta adottando delle scelte "folli" come lo sviluppo delle reti Wi-Fi nelle scuole o la diffusione di nuove reti per la telefonia mobile che comportano un'esposizione pressoché pervasiva di radiofrequenza e microonde.
La consapevolezza di quanto siano gravi i rischi per la nostra salute, ma anche per la flora e la fauna in natura, mi ha spinto ad approfondire questo tema e a divulgarlo. Ho ritenuto che il romanzo fosse il modo migliore per descrivere tutti gli attori che sono coinvolti nel problema: dai ricercatori, all'industria, agli esperti di pubbliche relazioni e ai mass media.


logo edizioni miniQuanto c'è di reale nel suo libro e quanto invece è frutto di fantasia?


LOGOIl libro prende spunto da fatti reali e li sviluppa attraverso una narrazione di finzione. Innanzitutto, è reale la diatriba che divide gli scienziati riguardo gli effetti biologici dei campi elettromagnetici: alcuni ritengono che ci si debba preoccupare solo degli effetti termici, ovvero del riscaldamento prodotto dalle radiazioni; altri credono invece che ci sono effetti biologici anche per esposizioni bassissime che non possono causare alcun riscaldamento. Curiosamente a sostenere quest'ultima tesi sono soprattutto scienziati indipendenti che non hanno legami con l'industria delle telecomunicazioni.
Il romanzo trae ispirazione da questa realtà per descrivere la crisi personale di una scienziata di un'importante istituzione governativa, l'Istituto Superiore di Sanità, che deve decidere con quale gruppo schierarsi, avendo la consapevolezza che la propria scelta rischia di metterla in una condizione di isolamento rispetto alla propria classe di appartenenza.
Un altro fatto reale è la classificazione della radiofrequenza come possibile cancerogeno per l'Uomo nel maggio 2011 da parte dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Avevo iniziato a scrivere "La città bianca" diversi mesi prima di questo evento, immaginando che un'eventuale ammissione del rischio per la salute umana avrebbe causato una reazione delle pubbliche relazioni promosse dall'industria. Così è stato: anche sulla stampa italiana si sono letti articoli di giornale piuttosto curiosi che adottavano tecniche di comunicazione molto precise per sminuire l'importanza della notizia. Ecco perché il romanzo sottolinea la silenziosa alleanza tra industria delle telecomunicazioni e industria dei media e delle pubbliche relazioni - per cui il mondo dei cellulari è una fonte di reddito sostanziale.


logo edizioni miniSi ha l'impressione che si parli meno e ci preoccupi meno dei rischi derivanti dall'esposizione dei campi elettromagnetici rispetto ad esempio ad agenti chimici ecc.

LOGOÈ solo un problema di tempo. Di inquinamento chimico si parla almeno dalla fine degli anni '70 e, ciononostante, la nostra capacità come società di contenere i danni e di prevenirli è appena agli albori. Il fatto che se ne parli, tra l'altro, non significa che siamo in grado di gestire questi problemi. Anzi.
Nel caso dei campi elettromagnetici l'opinione pubblica è completamente disinformata perché le tecnologie a radiofrequenza si sviluppano commercialmente senza che vi siano sufficienti ricerche che ne provino l'innocuità. Praticamente vengono immessi sul mercato dispositivi wireless lasciando che siano gli utenti a fare da cavie inconsapevoli.
L'aspetto più drammatico è che le fonti di esposizione a radiofrequenza stanno diventando talmente ubiquitarie (nelle scuole, negli uffici, a casa, nei bar, nelle biblioteche, nelle piazze, nelle case con i rilevatori a distanza dei consumi di gas, luce, riscaldamento, ecc.) che da qui a pochi anni sarà impossibile trovare persone non esposte a radiofrequenza e questo comporterà una notevole limitazione per gli studi epidemiologici che, per funzionare, devono confrontare gruppi di popolazione esposta e non esposta.
Esattamente come è avvenuto per l'amianto o per altri inquinanti, è la popolazione a sperimentare sulla propria pelle gli effetti nocivi dell'esposizione e la politica assume con troppo ritardo le evidenze che derivano dal mondo scientifico, anche a causa di scienziati corrotti che producono ricerche apposta per minimizzare le prove del rischio.


logo edizioni miniLei si sente vicina ad un personaggio descritto nel suo libro per le vicende vissute o per alcune caratteristiche?

LOGOCredo che ogni scrittore metta nei propri personaggi una parte di sé e della propria esperienza. Con il personaggio principale, Cassandra, condivido lo spirito di indipendenza che si esprime non solo nel modo critico di affrontare la conoscenza, cercando sempre di comprendere il contesto e le fonti delle informazioni, ma anche nell'affettività e nelle relazioni, con il rifiuto di modelli stereotipati in favore di una ricerca più profonda di contatto e di relazione con gli altri.
Ho voluto tratteggiare il personaggio di Cassandra come un'eroina che si trova di fronte ad una scelta da cui dipende non solo la propria carriera, ma anche la propria identità. Moltissime volte non ci si rende conto che si prendono decisioni per rispondere al proprio gruppo di appartenenza, come la propria famiglia o i propri colleghi. È raro che ci si prenda l'onere di ragionare in modo autonomo e di pagare le conseguenze di un eventuale isolamento relazionale in onore di un valore più alto, come la verità e la libertà.
Cassandra, inoltre, è anche il nome di una figura della mitologia greca. Era sacerdotessa nel tempio di Apollo da cui ebbe la facoltà della preveggenza. Bellissima, profetizzava sventure e non veniva ascoltata. Accade anche quando il cavallo di legno fu introdotto a Troia e lei rivelò ai suoi concittadini che al suo interno vi erano dei soldati greci. Nessuno le credette e sappiamo quale fu il destino della città. Non vorrei proprio che l'allarme lanciato dalla Cassandra del mio romanzo rimanesse allo stesso modo inascoltato.


logo edizioni miniIl suo libro è frutto della fantasia anche se gli studi che lei cita
sono reali, una vicenda come quella narrata potrebbe verificarsi anche nella realtà? Quando la ricerca scientifica "danneggia" gli interessi delle grandi multinazionali cosa accade realmente? Quali tutele ha il
cittadino comune che non ha conoscenza della realtà dei fatti?


LOGODimostrare che le multinazionali si organizzano per uccidere gli scienziati scomodi o per finanziare degli studi scientifici manipolati per ridurre la percezione del rischio ambientale è davvero molto difficile. Il lavoro dell'ex procuratore del Tribunale di Venezia Felice Casson è emblematico. Nel corso delle sue indagini sugli operai del polo petrolchimico di Marghera che si ammalavano di tumore, scoprì che le Sette Sorelle, ovvero le sette maggiori compagnie petrolifere, si erano messe d'accordo per occultare per decenni le prove dei rischi derivanti dall’esposizione occupazionale a cloruro di vinile monomero (CVM).
Sin dalla fine degli anni ’50, infatti, i dirigenti delle principali multinazionali del settore erano consapevoli che i livelli stabiliti per l’esposizione occupazione al CVM erano di gran lunga superiori a quelli che producevano significativi danni alla salute. Le multinazionali si mandavano missive “confidenziali” per avvisarsi a vicenda, senza intraprendere, però, alcuna azione per rimediare al problema. Nella finzione ho ipotizzato che potesse avvenire qualcosa del genere anche in merito alla negazione dei rischi per la salute derivanti dall'esposizione a radiofrequenza.
Credo che anche solo immaginare questa ipotesi ci aiuti tutti ad essere più vigili.
D'altra parte, dobbiamo imparare anche a riconoscere e a sostenere chi si batte affinché emerga la verità, anche pagando in prima persona, come spesso avviene. Nel caso dei campi elettromagnetici questo sostegno va dato agli scienziati della Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici (ICEMS), a cui il libro è dedicato con profonda stima e ammirazione.


logo edizioni miniIl suo romanzo si conclude con una speranza e cioè che esista davvero una alternativa valida all'utilizzo dei campi elettromagnetici e cioè la comunicazione fotonica. Esiste davvero una alternativa alle onde radio?


LOGOAssolutamente sì. Le alternative alle tecnologie esistono sempre. Basti pensare all'energia atomica che fino a qualche anno fa veniva presentata come la migliore fonte energetica alternativa ai combustibili fossili. Qualche ricercatore italiano ha scoperto, invece, che si potrebbe sviluppare anche la fissione fredda, ma "chiaramente" è stato messo in condizione di non approfondire la questione.
Nel caso delle onde radio al momento ci vogliono far credere che non siano possibili altre forme di telecomunicazioni, ma le alternative ci sono.
Nel libro ho ipotizzato una telefonia mobile che si basa sulla luce, un fattore ambientale che non è nocivo per il corpo umano. L'idea sarà forse possibile in futuro ma già oggi esiste il Wi-Fi via LED che è stato sviluppato in Germania dall'Istituto Fraunhofer di Berlino. Questa luce LED viene posizionata sul soffitto di una stanza e da essa il segnale adsl viene reso disponibile ai computer nella stanza via luce.
PRESENTAZIONE6Ad oggi l'unica vera alternativa all'esposizione alla radiofrequenza è lo sviluppo delle tecnologie via cavo. Invece di finanziare le reti Wi-Fi o di agevolare lo sviluppo delle reti mobili con decreti ad hoc, i governi potrebbero finanziare la fibra ottica agevolando gli investimenti per postazioni fisse agli angoli delle strade, in ogni banco di scuola, in ogni tavolo di biblioteca, per garantire a tutti connettività ad alta efficienza e soprattutto senza rischi per la salute.

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