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Il Test del Villaggio attraverso il metodo Evolutivo-Elementale spiegato da Luca Bosco

Luca BoscoIncontriamo il dott. Luca Bosco per parlare approfonditamente del suo nuovo lavoro I luoghi del Sè. Il Test del Villaggio nello specifico della applicazione del metodo Evolutivo-Elementale, un nuovo modello interpretativo che permette di leggere il villaggio attraverso una serie di criteri, che possiamo sintetizzare nel concetto di spirale evolutiva e nella ripartizione del tavolo in quattro Elementi.

D. Buongiorno dott. Bosco, a distanza di  pochi anni dalla pubblicazione del volume La Tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile, viene pubblicato questo nuovo testo dal titolo I luoghi del Sé. Il Test del Villaggio, quali sono le novità rispetto al precedente?
R. Il nuovo libro rappresenta un’evoluzione dal punto di vista teorico-metodologico, frutto del lavoro di questi ultimi anni. Vi era l’urgenza di pubblicare un nuovo testo perché, mentre procedevo con l’utilizzo e la riflessione sullo strumento, rimanevo sorpreso dai risultati a cui era possibile arrivare, e volevo condividerli il più possibile, come già avevo iniziato a fare nei corsi di formazione. Attraverso il modello interpretativo presentato, l’analisi della produzione del soggetto si fa più raffinata e approfondita. La novità principale rispetto al libro precedente è appunto il Metodo Evolutivo-Elementale, che permette di leggere il villaggio costruito da un soggetto attraverso una serie di criteri, che possiamo sintetizzare nel concetto di spirale evolutiva e nella ripartizione del tavolo in quattro Elementi. Idealmente inscriviamo sul tavolo di costruzione una spirale su cui disponiamo tutte le fasi del ciclo di vita, dalle prime settimane dalla nascita alla vecchiaia. Attraverso le caratteristiche tipiche e ai compiti di vita propri di ogni fase del ciclo di vita, possiamo cogliere determinati aspetti del villaggio, o di una parte di esso, che è collocato in quella zona del tavolo, dando ad essi un senso, anche alla luce di altre informazioni emerse da altri indici del villaggio stesso, o ricavati da ulteriori test o in fase anamnestica. Il tavolo è altresì suddiviso in quattro settori, ognuno dei quali rappresenta un Elemento: Terra, Fuoco, Aria, Acqua. Utilizziamo questa simbologia perché archetipica e fortemente evocativa, e consente di ritrovare all’interno di essa tutte le caratteristiche dell’Uomo, che ci guidano nell’analisi, insieme a svariati parametri ad essi associati. Le attitudini profonde del soggetto sono sintetizzate in modo paradigmatico da nove tipi che ci guidano nell’interpretazione degli aspetti di carattere, struttura e tendenza a particolari aspetti psicologici, emotivi, relazionali, etici e psicopatologici. L’implementazione di questo modello verso un’analisi anche diacronica, sull’arco della vita rappresentato dalla spirale, ha permesso di evidenziare un rapporto tra la posizione esistenziale occupata dal soggetto (che non corrisponde necessariamente con la fase di vita e l’età reale), con le caratteristiche che definiscono le diverse età (dai primi mesi di vita alla vecchiaia), e il particolare modus che lo contraddistingue a livello strutturale. Infine, una novità non meno importante riguarda l’allargamento del bacino di utenza, per cui nel libro saranno presentati molti casi riguardanti, non solo l’infanzia, ma anche l’adolescenza e l’età adulta.

copertina i luoghi del sé v001 sitoD. A chi si rivolge?
R. Il testo, in ambito clinico, si rivolge a psicologi, psicoterapeuti, NPI, che possono utilizzare lo strumento a livello psicodiagnostico (il villaggio come test) o terapeutico (il villaggio come tecnica). Previa formazione specifica e supervisione, lo strumento potrebbe essere utilizzato, ad esempio in ambito formativo e di gruppo, da formatori o insegnanti; o in ambito riabilitativo, da neuropsicomotricisti dell’età evolutiva, logopedisti, neuropsicologi.

D. Come è strutturato il testo?
R. Il testo è strutturato in una prima parte in cui vengono descritte le basi teorico-metodologiche del test, e in una seconda parte in cui vengono analizzate in maniera approfondita decine di villaggi di bambini, adolescenti e adulti. Il testo vuole accompagnare il lettore all’utilizzo dello strumento nella pratica.

D. Cosa è in breve il Test del villaggio e perché effettuare questo test?
R. Il Test del Villaggio è un test psicodiagnostico semiproiettivo, che può essere anche utilizzato come strumento ludico all’interno della relazione terapeutica. Il test è molto semplice nel suo utilizzo, poiché si chiede al soggetto di costruire, con del materiale apposito, un villaggio o una città su un tavolo. A seconda di come, dove e cosa ha costruito il soggetto, possiamo effettuare un’analisi. La configurazione finale del villaggio rappresenta l’organizzazione di personalità del soggetto, con la sua struttura, le sue difese e barriere, i suoi punti di forza e le sue fragilità, i suoi vuoti, il dinamismo interno. Nel contenuto del villaggio (i pezzi che il soggetto ha utilizzato e come li ha utilizzati), nell’inchiesta e nella storia che facciamo raccontare al soggetto, possiamo trovare indici relativi al suo posizionamento nel mondo, alle dinamiche relazionali, agli aspetti affettivo-pulsionali. Con i bambini, l’utilizzo non comporta particolari problemi, dato che può essere vissuto come un gioco di costruzioni. Con gli adolescenti e gli adulti, si può indicare loro di mettersi nei panni di un architetto o progettista o costruttore che deve realizzare una città (quindi l’accento è più sul lavoro, che sul gioco). Il test può rientrare in una batteria diagnostica, e accompagnare altri test di tipo visivo-verbale, come il Rorschach, il CAT/TAT, il Patte Noir, ecc. A livello spaziale possiamo trovare analogie tra tavolo e foglio, con i disegni e i test carta e matita. La peculiarità del test, rispetto ai test visivo-verbali, è che inserisce anche l’elemento della tridimensionalità (si hanno a disposizione degli oggetti da manipolare e posizionare) e il movimento (nel posizionamento degli oggetti e della persona stessa intorno al tavolo, in fase di costruzione). Per alcuni aspetti, possiamo individuare delle analogie anche con la “sand play therapy” o con lo “sceno test”.

D. Quali sono i soggetti che prendono parte a questo test?
R. Il test può essere somministrato a bambini, adolescenti, adulti, così come a gruppi di persone, nel caso si vogliano esplorare le dinamiche di gruppo.

D. Quali materiali vengono utilizzati?
R. È stato predisposto un kit apposito, che può essere acquistato. Esso è composto da 200 pezzi, tutti di legno colorato, che rappresentano un castello, una chiesa, delle case, dei negozi, degli alberi, delle automobili, delle persone, degli animali, più altri elementi meno connotati di significato univoco, che il soggetto può interpretare e utilizzare nelle maniere più disparate.

D. Qual è la durata del test?
R. Non c’è una durata standard per il test. Viene lasciata libertà al soggetto di impiegarci il tempo di cui ha bisogno, nonché di utilizzare solo i pezzi di cui necessita. Per esperienza, il tempo impiegato può variare da pochi minuti (ad esempio nei bambini piccoli o negli adulti inibiti o depressi) fino a 40/50 minuti.


D. Quali sono le differenze tra il test del villaggio proposto nel precedente volume e il test secondo il modello Evolutivo/Elementale?
R. Il primo libro era dedicato per lo più alla fascia di età dell’infanzia e della preadolescenza. Venivano analizzati alcuni casi seguiti nell’ambito di psicoterapie a lungo termine, in modo da illustrare come il villaggio, ripetuto ad intervalli più o meno regolari di tempo, si modificasse con l’evolversi della terapia. Il primo libro, inoltre, aveva come obiettivo quello di sistematizzare un sapere di Scuola (l’Istituto Adler di Torino) trasmesso da alcuni decenni oralmente da Maestro ad allievo, data la scarsità di letteratura sull’argomento e l’impiego poco diffuso in Italia dello strumento. Veniva proposto un “modello integrato” che partiva dai classici riferimenti per il Test del villaggio, come Arthus, Mabille, Mucchielli, integrandoli con le nuove ricerche che le Scuole francesi stanno portando avanti attualmente, oltre che con l’approccio della Scuola di Torino e con degli abbozzi di quello che è stato poi sistematizzato nel secondo libro. Quest’ultimo, dunque, parte da quelle basi, ma propone un ampliamento teorico-metodologico, oltre che illustrare numerosi casi clinici (con fotografie dei villaggi a colori) di tutte le fasce di età (dall’età prescolare agli ultrasessantenni).

test villaggioD. Quali sono i criteri di interpretazione dei processi di costruzione e del villaggio?
R. Durante la fase di costruzione, prenderemo nota sia dell’approccio del soggetto al test, che delle modalità e del processo che lo portano a dare forma al suo villaggio (“interpretazione”). Si può osservare come l’approccio del soggetto al test sia simile all’approccio che egli ha alle cose del mondo, quando deve iniziare un progetto, quando deve svolgere un compito o una mansione, quando deve prendere una decisione, quando deve cambiare qualcosa in sé o nell’ambiente, quando deve organizzare delle informazioni che gli consentano di agire (così come organizza un villaggio sul vuoto del tavolo, a partire dal caos del mucchio di pezzi). Per cui, già nei primi minuti, potremo ricavare molte informazioni sul soggetto (impulsivo, insicuro, organizzato, oppositivo, metodico, ossessivo, ecc.).
L’analisi vera e propria del villaggio, una volta terminata la costruzione, è invece una combinazione delle riflessioni che possiamo compiere circa la sua forma (configurazione), la sua posizione sul tavolo (localizzazione) e il suo contenuto (organizzazione).

D. Il libro fornisce numerosi esempi, corredati da fotografie e analisi dei villaggi, tra questi ce n'è uno che lei ritiene particolarmente interessante?
R. In ambito didattico, durante i corsi di formazione, utilizzo frequentemente quei villaggi che possano aiutare le persone a cogliere con maggiore efficacia il metodo, e attraverso i quali sia possibile fare riferimenti teorici più espliciti, e fornire strumenti pratici di utilizzo. Tra i bambini, direi che il villaggio di Giorgio sia quello che dà la possibilità di entrare gradatamente nel metodo. Non a caso, benché fosse già stato trattato nel primo libro, in questo secondo testo l’ho voluto riprendere per analizzarlo anche attraverso il nuovo metodo, dedicandovi ben due paragrafi, che intervallano il procedere della discussione teorica. Tra gli adolescenti, potrei suggerire il villaggio di Simone, perché aiuta a cogliere la dinamica interna del soggetto nei vari luoghi del Sé (le varie posizioni delle porzioni di villaggio sul tavolo); o anche quello di Oscar, per l’articolazione con i dati ricavati da altri test. Tra gli adulti, è molto interessante il villaggio di Tullio, perché ci aiuta ad osservare il suo vissuto circa le immagini genitoriali, e come esse stiano influenzando il suo modo di percepirsi e di vivere; ma anche quei villaggi che ho denominato “mandalici”, per via della forma rotonda e degli aspetti di simmetria ed equilibrio.

D. Perché in Italia il Test del Villaggio è poco conosciuto? Quali vantaggi potrebbero derivare dalla sua diffusione?
R. In Italia il test è poco diffuso per varie ragioni. La prima potrebbe essere dovuta al fatto che, quando il testo di Arthus è stato tradotto in italiano, era passato già molto tempo dalla morte dell’autore, e non si erano sviluppate delle Scuole che ne diffondessero l’operato. Esso non ha mai fatto breccia nelle Università o nelle Scuole di specializzazione, per cui non vi sono molti professionisti formati nell’utilizzo di questo strumento. Eravamo in un periodo (gli anni ’60/’70) in cui erano il Rorschach e il TAT a farla da padrone. Vi sono in Italia alcune nicchie che hanno continuato ad utilizzarlo. Da una di queste deriva il nostro approccio, che si è incaricato di far progredire gli studi sul test e di divulgarlo, formando i professionisti.
Un altro fattore potrebbe essere la natura sostanzialmente ludica del test, che benché gradita in età evolutiva, ne ha scoraggiato l’utilizzo con gli adolescenti e gli adulti. Tuttavia l’esperienza di questi anni, ci ha dimostrato come questo pregiudizio possa essere tranquillamente risolto, proponendo al soggetto di analizzare il suo villaggio immediatamente dopo la costruzione, facendogli cogliere per sommi capi alcuni aspetti del suo mondo interno. Con il villaggio davanti a sé, a fargli da specchio, nella sua struttura, nei suoi pieni e vuoti, nei suoi contenuti, il soggetto è accompagnato a riconoscersi in esso, al fine di avere una mappa da utilizzare nel corso della terapia.
Oltre a ciò, come spesso avviene per i test che prevedano molto materiale, il costo era abbastanza elevato, e forse non alla portata dei singoli operatori. Per tale motivo, abbiamo iniziato a produrre un kit tentando di tenere i costi più bassi possibile.
Non possiamo non tener conto che siamo in un’epoca in cui prevale la necessità di ottenere dai test degli indici quantitativi numerici, oltre che di test settoriali (alcuni “di moda” come quelli per l’ADHD o i disturbi dell’apprendimento, o altri più “classici” come quelli per l’ansia e la depressione), che misurano cioè un solo indice. Di conseguenza un test prevalentemente interpretativo poteva non essere visto di buon occhio. Noi invece consideriamo il villaggio come una risorsa, proprio perché permette di rilevare dei dati qualitativi estremamente puntuali, ma anche di cogliere il tipo di organizzazione globale del soggetto.
Infine, nel corso degli ultimi decenni si sono rinforzati degli standard diagnostici, per cui chi utilizza i test, di solito, impiega sempre una batteria composta dagli strumenti attualmente più diffusi e che vengono insegnati nelle università o nelle Scuole di specializzazione, o prevalentemente utilizzati nelle ASL. Noi riteniamo che un test qualitativo come il villaggio possa dare molte informazioni sia in ambito testistico che durante il percorso psicoterapeutico, ma è chiaramente indispensabile una buona formazione e una pratica assidua (come peraltro per il Rorschach o il TAT).
I vantaggi che derivano dall’utilizzo del test del villaggio riguardano, a mio avviso, la profondità dell’analisi a cui è possibile arrivare e la mole di informazioni che possiamo ricavare sul soggetto. Inoltre, questo è un test che può essere tranquillamente utilizzato più volte, a distanza di tempo, perché non comporta “apprendimento” e saturazione della risposta, quanto al contrario permetterà di rilevare i cambiamenti strutturali e di contenuto nel soggetto, man mano che la terapia avanza.

corso test villaggioD. Lei ha attivato dei corsi per chi volesse accostarsi a questa tecnica?
R. Nel corso di questi ultimi anni ho condotto dei seminari di formazione di una o più giornate, sia all’interno di Scuole di specializzazione o Master in psicodiagnostica, che presso enti privati o nell’ambito di seminari ECM organizzati dagli Ordini regionali degli psicologi. Mi rendo disponibile laddove vi sia un interesse in tal senso, così come per seguire a livello di supervisione i colleghi che desiderino iniziare ad utilizzarlo nella propria pratica clinica o formativa. I corsi hanno l’ambizione di fornire strumenti pratici da utilizzare nel lavoro clinico, per cui, nella prima parte, la presentazione degli aspetti teorico-metodologici è comunque corredata da molti riferimenti a casi concreti, con proiezione di fotografie di villaggi e relativa analisi, e un’interazione con i partecipanti, laddove sia possibile portarli a cogliere intuitivamente quegli aspetti che poi saranno trattati dal punto di vista teorico e metodologico. La seconda parte prevede un’immersione nella pratica, inizialmente con l’analisi dettagliata di alcuni casi clinici, e poi con la consegna ai partecipanti (individualmente o in piccolo gruppo) di utilizzare quanto appreso fino a quel momento per analizzare uno o più villaggi. Infine, si riportano al grande gruppo le esperienze e si condividono le analisi, arricchendole con il contributo di tutti i partecipanti.

 

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