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I blog di Edizioni Psiconline

Gli autori, le recensioni, le novità e le informazioni sulla nostra Casa Editrice
Redazione

Dentro le scarpe il romanzo di Bianca Brotto, il senso della vita e della morte nel destino dei protagonisti

Icop_dentro_le_scarpe-x-sitoDentro le scarpe è il libro di Bianca Brotto nella collana A Tu per Tu di Edizioni Psiconline, un romanzo intriso di realismo magico, che affronta con uno sguardo intenso, ma al contempo scanzonato, i temi fondamentali dell’esistenza, a cominciare dall’amore e dalla morte, e il modo in cui si intrecciano nella vita dell’uomo attraverso i fili imperscrutabili del destino.



Quando Ruben eredita l’attività di calzolaio sui Navigli milanesi, dopo la scomparsa del precedente Maestro Camillo, sa che quello è il suo ineludibile futuro: diventare a sua volta il Maestro e, attraverso uno specchio – antichissimo, eterno, forse – leggere il passato e il futuro dei clienti che entrano nel suo negozio, per provare a incidere sulle loro esistenze.


5G9nEwF2Yb0EGvuxYSVC4A2BRLXe-gc63hIp2GQGcbwNel corso degli anni, la piccola ma accogliente bottega accoglierà un variopinto campionario di umanità: personaggi dalle sorti spesso avverse che a volte si incroceranno e non di rado – ma non sempre – Ruben riuscirà a salvare, offrendo loro, grazie alle scene viste nello specchio, la possibilità di modificare il corso degli eventi.


Sarà nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno che Ruben conoscerà Alessandro, un bambino di cinque anni che ha il suo stesso dono; da questo momento le vite dei due Maestri si incroceranno più volte finché Alessandro, dopo molti anni perduti alla ricerca di   Vittoria, la ragazza amata e, suo malgrado, abbandonata, maturato e libero dalle ossessioni, erediterà la bottega, con i suoi strani oneri, mentre Ruben si allontanerà discreto, evanescente, come il suo Maestro prima di lui.


bianca brottoScorrendo i ventun capitoli, le storie dello scampolo di umanità di passaggio nel negozio si intrecciano così con le vite del protagonista e del suo successore in un arco temporale che va dal 1950 al 1992.


Di seguito le impressioni di alcuni lettori:


"DENTRO LE SCARPE mi ha fatto sorridere e commuovere con storie e personaggi talmente veri da rimanere in testa e accompagnarmi nella vita fuori dalle pagine. Il passato e il presente di uomini e donne con segreti, dolori che arrivano da lontano tormentando il loro presente e gioie che vorrebbero rivivere ma sembrano ormai irraggiungibili, mi hanno toccata profondamente arrivando dritti al centro, percorrendo strade che ho riaperto e che non ricordavo neppure di aver chiuso.  Ruben, il protagonista principale, crea squisite calzature con tutta la lentezza, l'accuratezza e l'amore che dovremmo dedicare a noi stessi e alla nostra vita; lui e la sua bottega artigianale fanno da catalizzatori e scaldano il cuore, fanno da riparo e rifugio e rivelano verità anche scomode agli avventori". (Daniela)


"Libro molto bello: complesso, ma ben strutturato, ricco nel linguaggio e nelle immagini. I personaggi, anche quelli minori, sono ben delineati e le loro vicende incuriosiscono ed appassionano.
“Dentro le scarpe” va ben oltre la trama; trascina alla scoperta del significato della vita e della morte, del destino del quale ognuno è artefice e dell’importanza della “sapienza” che sa leggere i segni e può suggerire rimedi. Dietro al “maestro” che “vede” nello specchio, penso sia nascosto ognuno di noi che ha la possibilità di interpretare la propria vita e quella delle persone che gli stanno accanto; se guidato da un “purezza” di sguardo che diventa saggezza può orientarsi ed orientare verso un futuro di speranza.
Complimenti all’autrice: mi ha divertito e commosso, ha reso viva davanti ai miei occhi la vita sui navigli, quella di un tempo e quella più recente, mi ha trascinato in un viaggio all’apparenza solo fantastico, ma dai contorni molto reali, che parlano, in fondo, anche di me". (Paola)


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Redazione

Il Tarlo e la Quercia. Strategie di cura del pedofilo: presentazione a Siracusa

copertina_il_tarlo_e_la_quercia_v002-sitoVenerdì 17 aprile alle ore 18,30 Felicia Cataldi e Teresa Tringali presentano “Il Tarlo e la Quercia. Strategie di cura del pedofilo” con il Patrocinio del Comune di Siracusa, presso la Sala Borsellino di Palazzo Vermexio – P.zza Duomo 4 Siracusa.


Il libro nasce da un’esperienza concreta ed ha l’obiettivo, rivolgendosi a tutti e quindi non solo al lettore professionalmente interessato a questa tematica, di affrontare ed analizzare in modo innovativo, una delle più controverse e spinose problematiche che l’umanità si è trovata a fronteggiare: la pedofilia.
Il testo si cala nella profondità più celata ed oscura del pedofilo rispondendo all’interrogativo più grande che la collettività si pone di fronte a comportamenti così spregevoli, ovvero cosa possa spingere un adulto a provare interesse sessuale nei confronti di un minore.
Perché il tarlo e la quercia?
Il pedofilo rimanda all’immagine della quercia, albero dalla struttura nodosa, pesante e dura, per la corazza impenetrabile che si è costruito nel tempo. Le sue fantasie devianti sul minore, il desiderio martellante di sopraffazione, richiamano l’azione corrosiva del tarlo. Ma attraverso la terapia un nuovo tarlo si insinua: il rimorso, la vergogna, l’immedesimazione nell’altro, la coscienza.
Il libro è la descrizione di un processo di cambiamento, attraverso la riflessione retrospettiva dei suoi protagonisti. Questi, divenuti consapevoli della loro devianza e del bisogno di aiuto, si sono messi a nudo, hanno scavato nella loro interiorità, per comprendere e far comprendere i propri meccanismi mentali, a vantaggio della ricerca e della possibilità di cura.

locandina presentazione il tarlo e la quercia

Felicia Cataldi è nata a Siracusa, dove vive e lavora.
Laureata in Servizio Sociale presso l’Università degli Studi di Trieste è iscritta all’Albo Professionale degli Assistenti Sociali della Regione Sicilia. Funzionario dell’Amministrazione Penitenziaria, dal 2003 è Responsabile dell’Area educativa della Casa Circondariale di Siracusa.

Teresa Tringali è nata a Caltagirone, vive e lavora a Siracusa.
Laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, è iscritta all’Ordine degli Psicologi e degli Psicoterapeuti della
Regione Sicilia. Terapeuta E.M.D.R., libero professionista, dal 2003 Esperto presso la Casa Circondariale di Siracusa e la Casa di Reclusione di Augusta.

 

Insieme alle autrici interverranno:
Dott. Emanuele Schiavo (Assessore alle Politiche Sociali Comune di Siracusa)
Avv. Sofia Amoddio (Onorevole alla Camera dei Deputati)
Avv. Salvatore Bianca (Presidente Camera Avvocati Tributaristi di Siracusa)
Don Fortunato Di Noto (Presidente di Meter onlus a tutela dell’infanzia)
Prof. Maurizio Guarneri (Docente Istituto di Psicanalisi di Gruppo di Palermo)
Dott.ssa Paola Iacono (Direttore F.F. N.P.I.A. ASP Siracusa)


Valentina Territo leggerà pagine del libro

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Redazione

La città bianca di Francesca Romana Orlando alla Libreria Feltrinelli di Pescara

copertina-citt-bianca-x-sitoVenerdì 17 aprile alle ore 18.00 Francesca Romana Orlando presenta “La città bianca” presso la Libreria Feltrinelli di Pescara in Via Milano (angolo Via Trento).
Nel corso della presentazione si discuterà di onde elettromagnetiche e rischi per la salute.
Con l’autrice dialoga Alessio Ramaccioni (giornalista radiofonico, autore di saggi sull’inquinamento elettromagnetico).




locandina presentazione La città bianca Pescara

La città bianca
Un tranquillo professore di statistica di una università di provincia si è appena trasferito a New York. Sta per iniziare una consulenza per una delle più grandi società di assicurazioni statunitensi. È entusiasta. Sembra che niente possa fermare la sua ascesa nella Grande Mela quando apre la porta della sua camera d’hotel e viene ucciso da un misterioso fattorino.
A Londra, l’ultima sera dell’anno, un esperto PR della City partecipa ad un incontro degli alcolisti anonimi. Vuole cambiare la sua vita e per non essere riconosciuto, ha scelto una chiesa di periferia.A Roma una biologa dell’Istituto Superiore di Sanità sta preparando una perizia per conto del tribunale sui rischi connessi ai ripetitori dei cellulari. È una decisione difficile da cui dipenderà il destino di centinaia di persone, ma anche il suo. Se sbaglia potrebbe restare isolata dalla comunità scientifica. Ad aggravare queste preoccupazioni c’è l’accusa assurda di essere coinvolta in un traffico di stupefacenti e lo strano incidente stradale di cui è vittima suo padre, decano di medicina ormai in pensione.
Un ingegnere di Nuova Dehli sta per lasciare l’India per iniziare una nuova carriera a Londra, quando una giovane e bellissima ricercatrice si offre a lui con eccessiva disinvoltura.

Che cosa accomuna questi personaggi?
Si trovano tutti ad un bivio, di fronte ad una scelta e sono tutti in pericolo di vita.

Francesca Romana Orlando, giornalista professionista, è esperta di divulgazione scientifica. Ha studiato Lettere all’Università La Sapienza di Roma e all’Università di Exeter nel Regno Unito. Ha conseguito prima il Perfezionamento in Scienze della Comunicazione presso la Sapienza e poi la Specializzazione in Analisi e Gestione della Comunicazione all’Università di Tor Vergata, facendo esperienza presso la redazione di Rai News 24 e del Tg3 Nazionale. Ha vinto nel 2000 il Premio speciale della giuria del Rotery Club Roma Nord-Ovest “C. Casalegno” per la qualità del percorso formativo.
Dalla fine degli anni ’90 alla metà degli anni 2000 ha lavorato per diverse riviste del settore delle telecomunicazioni e dell’editoria digitale, tra cui Media 2000, ZdNet, Internet Magazine, Internet World, e-Business e molte altre. Di recente collabora per Sicurezza Sanitaria e scrive articoli per il sito di A.M.I.C.A. (www.infoamica.it), un’associazione che si occupa di inquinamento chimico ed elettromagnetico. Per la stessa associazione, che ha co-fondato nel 2003, organizza annualmente convegni medico-scientifici. Nel 2010 ha pubblicato il saggio “Il Cerchio Perfetto” sul conflitto di interessi nelle politiche ambientali e di salute pubblica.

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Redazione

I toni dell'azzurro di Elia Rubino adesso anche in Ebook

Cop Toni azzurroI toni dell’azzurro. Scuola e formazione personale dei giovani di Elia Rubino, Edizioni Psiconline, 2013, nella collana A Tu per Tu è disponibile anche in Ebook. Pubblichiamo una recensione per far conoscere meglio il libro.


La scuola e la formazione dei giovani: Elia Rubino ci presenta le diverse sfumature di questo mondo. Sfumature di un unico colore però: l’azzurro, simbolo di gioia, ma anche rimando al cielo, a qualcosa di superiore e più alto di noi, nonché diametralmente opposto alla terra, in cui si erigono le mura di questo edificio tanto eterogeneo.

 

Ed è proprio con i toni della gioia e dell’umorismo che l’autore ci apre le porte delle sue classi, non tanto, o meglio, non solo per mostrarci i suoi studenti annoiati dalle solite lezioni ripetitive e dalla paura per compiti ed interrogazioni, per lo più fini a se stessi, ma per descriverci soprattutto quello che fanno gli insegnanti.

 

Una spiegazione diversa, quindi, ai risultati mancati, agli atteggiamenti negativi e spavaldi di una gioventù, secondo Rubino, troppe volte accusata di colpe che non le sono proprie (o, per lo meno, che non sono solo sue): e se tutto ciò dipendesse anche dagli educatori e dalla scuola come istituzione? Cos’è che essa dà realmente ai giovani? E di cosa essi hanno bisogno per il loro futuro?

 

Elia Rubino fa riecheggiare queste domande in tutta la sua trattazione ed apre la strada ad una riflessione profonda, quanto complessa e delicata. Egli si pone in prima persona in questa analisi, ripercorrendo la sua carriera e descrivendo i passaggi più delicati del suo metodo, senza risparmiare nemmeno a se stesso una critica ed un giudizio del tutto obiettivi. Sì, perché, secondo l’autore, la vera scuola dovrebbe essere quella che prepara alla vita, al saper riflettere con la propria testa ed al saper utilizzare e mettere in campo le proprie forze e le proprie capacità. E proprio lui riesce a scrivere ragionando ed argomentando il suo pensiero e prende ad esempio la filosofia, che non utilizza come quella materia “spaventosa” e misteriosa, che da sempre perseguita gli studenti di ogni generazione, ma come aspetto intrinseco dell’intelligere umano.

 

I toni dell’azzurro è un’autocritica serrata alla scuola, alla sua educazione, ma anche all’essere ed al divenire umani. È un invito all’autoriflessione, sia per chi opera come insegnante, ma anche per gli studenti, affinchè sappiano prendere dalla scuola tutto il nutrimento intellettivo utile a costruire il loro futuro.

 

Elia Rubino non solo affronta un tema così delicato, ma lo fa con uno stile diretto e leggero, che rende la lettura fluida, come lo è un pensiero quando si articola nella nostra mente, impreziosito da spunti di una cultura che egli trasforma in messaggi e linee guida per la vita presente e futura.

 

a cura della Dott.ssa Alice Fusella


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Redazione

Tutti gli ebook di Edizioni Psiconline in promozione fino al 21 aprile

PROMOEBOOKFantastica Promozione di tutti gli Ebook di Edizioni Psiconline a soli Euro 0,99, su tutti gli e-store.
Il catalogo degli ebook di Edizioni Psiconline sta crescendo, presto si aggiungeranno nuovi titoli, nel frattempo gli ultimi tre pubblicati qualche giorno fa sono anch'essi in promozione.




Ti amo anima mia di Najaa, un libro: una storia di amore e di violenza. Una storia d’amore finita male, tra un ragazzo e una ragazza. Dall’incontro di Najaa con Sajmir, che sembra essere l’uomo più importante della sua vita, all’innamoramento più assoluto, al matrimonio, alla quotidianità e ai successivi problemi di gelosie e convivenza.

I Toni dell'azzurro di Elia Rubino: riflessioni scritte quasi di getto, pensate a lungo e vergate senza nemmeno rileggere, ecco lo sfogo, le speranze e le utopie di chi per 25 anni ha rovinato o ha formato in modo diverso (dipende dai punti di vista) tanti ragazzi.

Il codice segreto dell'amore di Raffaele Renna: ci innamoriamo tutti di un modello ideale di partner (e di bellezza) che nasce con noi, in quanto parte del programma genetico, all’interno di una personale visione che proiettiamo continuamente nel mondo. Ognuno ha il suo modello, è in sé perfetto, rimane a livello inconscio, è introvabile nella realtà (ciò comporta problemi e rischi), non “invecchia” mai con l’avanzare dell’età e per di più ci somiglia. Ciò è quanto emerge dai test del presente studio, contraddicendo la teoria freudiana sull’argomento.

I nostri titoli sono in formato Pdf o Epub, comunque per tutti gli e-reader disponibili sul mercato.
Questa è sicuramente un'ottima occasione per chi non l'avesse già fatto per vivere un'esperienza di lettura più libera e indipendente perché è possibile portare sempre con sé il proprio ebook per leggerlo dappertutto.

Alcuni titoli presenti nel catalogo:

ebook scontati
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Redazione

Le presentazioni del mese di aprile 2015

PRESENTAZIONI APRILELe presentazioni continuano anche nel mese di aprile.
I nostri autori si stanno impegnando per assicurare un calendario davvero interessante per il mese di aprile 2015, di seguito alcune anticipazioni.




 presentazioni aprileVenerdì 17 aprile  alle ore 18.00 Francesca Romana Orlando presenta “La città bianca” presso la Libreria Feltrinelli di Pescara in Via Milano (angolo Via Trento).

"Ogni sforzo dell'industria per tacere sui rischi per la salute connessi ai cellulari sembra vano quando, il 31 maggio 2011, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica la radiofrequenza come "possibile cancerogeno". Il Round Table poi non potrà nulla per arginare la diffusione di una nuova tecnologia che si sostituirà ai cellulari e che cambierà il volto delle città."

Con l'autrice dialoga Alessio Ramaccioni (giornalista radiofonico, autore di saggi sull'inquinamento elettromagnetico).
Nel corso della presentazione si parlerà di onde elettromagnetiche e rischi per la salute.

 presentazioni aprileVenerdì 17 aprile alle ore 18,30 Felicia Cataldi e Teresa Tringali presentano "Il Tarlo e la Quercia. Strategie di cura del pedofilo" con il Patrocinio del Comune di Siracusa, presso la Sala Borsellino di Palazzo Vermexio – P.zza Duomo 4 Siracusa.

Il libro nasce da un’esperienza concreta ed ha l’obiettivo, rivolgendosi a tutti e quindi non solo al lettore professionalmente interessato a questa tematica, di affrontare ed analizzare in modo innovativo, una delle più controverse e spinose problematiche che l’umanità si è trovata a fronteggiare: la pedofilia.

Insieme alle autrici interverranno:
Dott. Emanuele Schiavo (Assessore alle Politiche Sociali Comune di Siracusa)                 Avv. Sofia Amoddio (Onorevole alla Camera dei Deputati)
Avv. Salvatore Bianca (Presidente Camera Avvocati Tributaristi di Siracusa)
Don Fortunato Di Noto (Presidente di Meter onlus a tutela dell’infanzia)
Prof. Maurizio Guarneri (Docente Istituto di Psicanalisi di Gruppo di Palermo)
Dott.ssa Paola Iacono (Direttore F.F. N.P.I.A. ASP Siracusa)

Valentina Territo leggerà pagine del libro

presentazioni aprile

Giovedì 30 aprile 2015 alle ore 18,00 Annamaria Improta presenta "Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Stretegie per la costruzione dell'intervento"  con il Patrocinio del Comune di Portici presso Villa Savonarola, C.so Garibaldi 200 - Portici.

Il libro nasce con l’intento di suggerire vie e modalità per la risoluzione dei conflitti. L’autrice propone metodi operativi concreti, basati sulla conoscenza di sé per arrivare alla conoscenza e all’accettazione della diversità dell’altro.
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Redazione

Costruttori di cerchi:ancora una presentazione a Reggio Emilia

copertina-costruttori-di-cerchi-sitoCostruttori di cerchi di nuovo a Reggio Emilia il 27 marzo scorso, dopo la presentazione alla biblioteca Panizzi dello scorso febbraio.
Questa volta il testo è stato ospitato e promosso dalla Associazione Amici di Gancio, che si occupa, in continuità con un'esperienza che nel complesso copre oltre 25 anni di lavoro, di progetti di counselling scolastico, volontariato giovanile, supporto alle scuole per attività psico-educative.



ANZIVINO1Alla presenza di un gruppo di addetti ai lavori, prevalentemente psicologi e psicologhe impegnate nel lavoro sul territorio all'interno di progetti di vario tipo, Massimiliano Anzivino ha presentato il suo testo condividendo con i colleghi le difficoltà ma anche le risorse del momento attuale.


Si è parlato molto di scuola ma anche delle sfide che la professione di psicologo sta affrontando, prima fra tutte quella di trovare un equilibrio tra gli aspetti più tecnici e quelli più relazionali.


ANZIVINO2Costruttori di cerchi è infatti il tentativo di proporre una metafora, un concetto che sappia rimettere in primo piano gli aspetti più semplici ma spesso più dimenticati per la promozione del benessere delle persone e delle organizzazioni nelle quali si opera come professionisti: uscire dalle proprie stanze, dai propri ruoli, dalle proprie identità radicate per ricordare quanto l'essere umano abbia bisogno prima di tutto di contatto umano, di occasioni di fiducia, di gruppi su cui contare.


Dal cerchio predisposto per l'occasione dai padroni di casa, Leonardo Angelini e Deliana Bertani, sono nate domande e discussioni, spunti per arricchire la visione della professione di psicologo e del difficile e raffinato lavoro che gli viene richiesto.


Questa presentazione è stata per certi versi un ritrovarsi tra amici, in un gruppo di lavoro di cui l'autore ha fatto parte nella prima fase della sua carriera come counsellor scolastico all'interno del progetto Free Student Box nelle scuole medie superiori di Reggio Emilia.


 Nel mese di maggio sono in programma altre presentazioni: una ancora a Reggio Emilia all'interno di un percorso di dialogo tra scuola, amministrazione pubblica e associazioni di cittadini; l'altra a Bologna presso la sede dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna


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https://www.youtube.com/watch?v=Rlno1XO9SwM

 
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Redazione

Tre nuovi Ebook nel Catalogo di Edizioni Psiconline

copertine ebookIl Catalogo di Edizioni Psiconline sta crescendo, tre nuovi ebook sono stati pubblicati e altri se ne aggiungeranno molto presto, per la gioia dei nostri lettori che amano portare sempre con sé il proprio libro in formato pdf o epub.




Da qualche giorno disponibili sugli ebook store tre nuovi titoli:

BOOKREPUBLIC

Il codice segreto dell’amore. L’utopia del partner ideale di Raffaele Renna.

"Ci innamoriamo tutti di un modello ideale di partner (e di bellezza) che nasce con noi, in quanto parte del programma genetico, all’interno di una personale visione che proiettiamo continuamente nel mondo. Ognuno ha il suo modello, è in sé perfetto, rimane a livello inconscio, è introvabile nella realtà (ciò comporta problemi e rischi), non “invecchia” mai con l’avanzare dell’età e per di più ci somiglia.
Ciò è quanto emerge dai test del presente studio, contraddicendo la teoria freudiana sull’argomento.
L’amore non è mai come quello sognato ma sognare si può e fa bene.

BOOKREPUBLICTONI DELLAZZURRO

I toni dell’azzurro. Scuola e formazione personale dei giovani di Elia Rubino

"E voi: genitori, educatori e maestri del sapere, siete proprio sicuri della vostra azione pedagogica intrisa di saccente sicurezza?
In queste riflessioni scritte quasi di getto, pensate a lungo e vergate senza nemmeno rileggere, ecco lo sfogo, le speranze e le utopie di chi per 25 anni ha rovinato o ha formato in modo diverso (dipende dai punti di vista) tanti ragazzi.
I loro volti sono impressi nel mio cuore e hanno dato la speranza di continuare. In modo semplice e lineare, senza tanti pedagogismi, la proposta per una scuola anti scuola, per uno studio anti studio ma non certo antipatico."

BOOKREPUBLIC

Ti amo anima mia. Una storia di violenza di Najaa

Una storia di amore e di violenza.
Una storia d’amore finita male, tra un ragazzo e una ragazza.
Dall’incontro di Najaa con Sajmir, che sembra essere l’uomo più importante della sua vita, all’innamoramento più assoluto, al matrimonio, alla quotidianità e ai successivi problemi di gelosie e convivenza.

Consulta il Catalogo su Bookrepublic
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Redazione

Dislessia oggi come affrontarla. Ne parliamo con lo Psicologo Sebastiano Lupo

COPERTINA LUPOLa dislessia evolutiva e i suoi trattamenti di Sebastiano Lupo nella Collana Strumenti è in libreria.
L’autore, in premessa, muove una critica serrata all’impianto della Legge 170/2010, sul riconoscimento dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico) abbiamo allora intervistato Sebastiano Lupo per esaminare dettagliatamente il contenuto del suo nuovo e interessante testo sulla dislessia.

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Redazione

Premio Il Molinello a Storie borderline della mia pipa. Un grande successo per Enrico Magni

copertina-il-molinelloLa Giuria del Concorso Letterario Internazionale “Il Molinello” ha assegnato a Enrico Magni il Premio Speciale della Giuria Diploma d’onore Il Molinello per la Narrativa Edita con il libro Storie borderline della mia pipa – Edizioni Psiconline.



La cerimonia di premiazione ha avuto luogo sabato 28 Marzo 2015 alle ore 16,00 presso la Sala Meeting “Le Monete” del "Complesso Turistico Alberghiero Apogeo" Loc. Bettolle - Sinalunga (Siena).


MAGNI1BISEnrico Magni, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, ipnologo, specialista in Criminologia è autore di diversi articoli scientifici e di saggi sul disagio psicologico e sociale tra i vari: Il volo di Rust: il disagio giovanile dentro e fuori il mito, Editore Bertani, 1997; Il male di vivere, Edizioni Sapere, 2003; La discarica dei folli, Edizioni Sapere, 2005; L’atto violento: aspetti biologici, psichici, psichiatrici, Edizioni Sapere, 2006; Droghe ricreative. Le life skills per crescere in-dipendenti, Franco Angeli, 2010; Parlo con te. Ragazzi, genitori, insegnanti, Edizioni Sapere, 2011; Tecniche di distensione immaginativa, manuale di auto-aiuto. Edizioni Psiconline, 2013.

Storie borderline della mia pipa pubblicato nel 2014 presentato al Festival delle Letterature dell'Adriatico lo scorso mese di novembre racconta di sei  storie vere, nate dal caso e dall’incontro, così come la pipa e il tabacco generano il fumo o come il contenuto e il contenitore producono un significato dando forma all’informe.
Un ascoltatore ed il suo interlocutore. Una storia che fluisce e s’intreccia ad emozioni e pensieri forti. Il bisogno di raccontare ed essere ascoltati e lo sforzo di chi tenta di non sfuggire e non giudicare. Una relazione: tra chi ha qualcosa di importante da dire ed un professionista che cerca di registrare tutto ciò che gli viene proiettato addosso.
È questo il filo conduttore di ognuna delle sei storie presentate nel libro di Magni: un reporter ascolta (o legge) delle vicende, assolutamente diverse tra di loro, e presentate con modalità altrettanto varie. Dalla guerra nazifascista, che ha portato via la madre del primo protagonista; al trauma di Gianni, primo attore nel secondo capitolo, e all’insorgere della sua malattia; alla vita sessuale precoce di un’adolescente, Luciana, che dimentica sbadatamente il suo diario su una panchina del parco; alle vicende di Carla, “sottomessa” psicologicamente al marito e ad una vita prestabilita; alla vita nel carcere, che rappresenta, per la sua lunghezza e la sua corposità, un romanzo nel romanzo; infine, all’adolescenza ed alle dinamiche della dipendenza da sostanze, circolo vizioso senza fine e dalle mille sfaccettature, di cui l’autore presenta “solo” quattro esempi.
MAGNI2Man mano che si procede nella lettura, vengono messi in risalto i discorsi degli interlocutori, come se l’autore passasse al lettore stesso il ruolo di ascoltatore e volesse fargli provare le emozioni e le sfaccettature della relazione in corso. Chi legge, infatti, si sente in stretto contatto con le vicende che vengono narrate: in ognuna ci si immerge completamente, si guardano in faccia i protagonisti, si vivono le loro emozioni e si interagisce con loro, fino ad esserne completamente coinvolti. Ma poi il distacco è brutale e, così come ogni finale può lasciare amareggiato il lettore, così è, in fondo, la fine di ogni rapporto, in cui sono state messe in ballo molte parti di sé. Forse è proprio per questo che l’autore, nell’ultimo capitolo, come per la storia di Carla, riprende uno stile più freddo, raccontando una storia sentita, non vissuta direttamente, forse per il bisogno di distaccarsi egli stesso dalle inevitabili sensazioni agrodolci di quest’ultimo racconto e di ogni atto finale di una qualsiasi relazione.
Storie Borderline, insomma, cioè al confine (border = confine, limite; line = linea) tra normalità e follia. Storie piene di vita propria e contraddizioni. Storie che non parlano di psicopatologie, ma che raccontano un esistere sempre in bilico. Storie che ti avvolgono nella loro essenza, così come il fumo di una pipa può essere lo sfondo di una vita che ne accoglie un’altra, per farla anche sua e vivere con i protagonisti vissuti ed emozioni penetranti, proprio come il suo odore. Storie che nascono e si sviluppano dall’incontro con l’Altro e che il lettore deve provare in prima persona per poterne capire la vera essenza.
Magni usa uno stile assolutamente semplice e diretto. La presentazione delle storie è così lineare e dettagliata, da coinvolgere completamente nella lettura: le emozioni che ogni protagonista vive e le loro esperienze si proiettano anche nel lettore, fino a lasciarlo completamente avvolto nella stanza e nella narrazione, seduto su quella sedia, con quella persona di fronte, che gli chiede ascolto ed aiuto per quella sua specifica richiesta. Ciò fa di “Storie borderline della mia pipa” non un libro da poter raccontare, ma da vivere, riga dopo riga. Si trattiene il fiato fino alla fine e, quando si arriva all’ultima pagina, si resta con un turbinio di stati d’animo e sensazioni, che fanno sembrare questo un finale brusco e crudele.
MAGNI3Facendolo sperimentare in prima persona, Magni usa, forse, il mezzo più efficace per descrivere il suo lavoro, una vera avventura tra così tante vite ed i loro protagonisti, e per spiegare cosa vuol dire ascoltare, con rispetto, tutto quello che viene portato in questo vortice di emozioni, positive e negative, nonché quanto coraggio e quale sforzo ci vogliano per rimanere in una relazione.


Recensione a cura della Dott.ssa Alice Fusella


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Redazione

Scuola e psicologia: Intervento psicologico per la scuola di Annamaria Improta

intervento psicologico scuolaxsitoAnnamaria Improta, Psicologa Clinica di Comunità, Pedagogista, Spec. Psicoterapia e Insegnante è autrice di un nuovo ed originale testo, Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell'intervento, da poche settimane in tutte le librerie, che propone una metodologia di intervento  per la risoluzione dei conflitti assolutamente innovativa.


IMPROTA1Il libro nasce con l’intento di suggerire vie e modalità per la risoluzione dei conflitti. L’autrice propone metodi operativi concreti, basati sulla conoscenza di sé per arrivare alla conoscenza e all’accettazione della diversità dell’altro.
Per conoscere meglio l'argomento trattato nel volume abbiamo intervistato l'autrice, che ha risposto alle nostre domande con molta chiarezza nell'intento di avvicinare il lettore a questo interessantissimo testo.

D. Ringraziamo la Dott.ssa Improta per la sua disponibilità, le chiediamo: Qual è lo scopo del suo libro?
R. L’idea era quella di individuare una “strategia operativa” per la risoluzione dei conflitti.  Il libro nasce infatti da un lavoro, da un’esplorazione sul campo: al centro i conflitti e la loro possibile soluzione nel mondo degli adolescenti. Naturalmente, trattandosi di una modalità operativa, di un modello, per così dire, può essere adattato a qualsiasi contesto educativo e/o comunitario, quindi a persone di età diversa, visto che parte da un vissuto del quale tutti hanno esperienza:  l’esplorazione dei propri ricordi e la conoscenza di sé … Per arrivare all’incontro con l’altro e all’accettazione delle differenze.
Il libro, quindi, ha una doppia “anima”: una psicologica, l’altra pedagogica.

 D. Ci spieghi
R. Ho cercato di fornire un approfondimento teorico sul mondo della scuola e sull’attuale organizzazione scolastica, a partire da un punto di vista privilegiato: sono una docente, infatti. Obiettivo: comprendere e interpretare il mandato sociale della formazione scolastica nella società complessa, per giungere alla definizione del più utile intervento psicologico nei contesti scolastici, definendone ‘qualità’ e caratteristiche calzanti. In questa prospettiva ho cercato di collegare l’utilizzo dei metodi narrativi - in un’ottica costruttivistica dell’intervento - alla più generale teoria dell’intervento psicologico nei sistemi complessi. La teoria della prassi che mi è sembrata  più utile - e che dunque ha guidato il mio fare operativo - è l’analisi della domanda, che mi ha consentito di costruire un intervento non aderendo alla “richiesta” di riportare alla “norma” un sistema disfunzionale, bensì attraverso la decodifica delle dinamiche emozionali che sono ‘dietro’, alla base della richiesta. Ho cercato quindi di “costruire” il cambiamento insieme agli insegnanti coinvolti e agli studenti, che sono diventati così  parte del processo di cambiamento e non solo “oggetto” dell’intervento. Tale strategia operativa mi ha dato occasione di  coniugare la teoria alla prassi, operando compiutamente anche attraverso il metodo ‘autobiografico’.

 

D. A quale pubblico si rivolge il suo lavoro?
R. Come ho detto prima, nel libro propongo una strategia di intervento per la risoluzione dei conflitti, tanto frequenti in età adolescenziale ma, proprio perché parte dal sé del soggetto-protagonista per arrivare all’incontro con l’altro,  tale modalità rappresenta quasi un passepartout nei sistemi e nei contesti comunitari più diversi. In questa prospettiva il libro è rivolto (e/o può essere utile) a tutti coloro che hanno a che fare con la delicata dimensione educativa e trasformativa, nella quale è coinvolta la relazione. Mi riferisco a Psicologi, Insegnanti, Pedagogisti, Educatori, Animatori Sociali, Mediatori, Operatori di cooperative educative e sociali, tutti possono trovare nel volume una lettura dei fenomeni scolastici e un’impostazione programmatica per realizzare un intervento psicologico di matrice costruttivistica. Al testo, infatti, sono allegate numerose schede operative, immediatamente utilizzabili, che forniscono al lettore strumenti operativi di rapida applicazione; le schede – di fatto – sostanziano un ‘modello’ per elaborare strumenti ‘ad hoc’ per il contesto in cui ci si trova a lavorare. A garantire la replicabilità dell'intervento psicologico proposto è la flessibilità: esso cambia  perché cambiano gli utenti e con loro e per loro di volta in volta si costruisce un intervento che non è mai dato. In qualsiasi caso, un intervento basato sulle metodologie analizzate e proposte non può mai essere, infatti, un intervento "calato dall'alto", ma si sviluppa step by step attraverso una ricerca – azione che parte da un'esperienza già realizzata e ‘rodata’. Tale impostazione conferisce al volume il pregio di presentare gli elementi caratterizzanti di una buona prassi  e ne garantisce la riproducibilità in contesti diversi, permettendo al lettore/consulente di realizzare interventi di integrazione “di qualità”. Il valore aggiunto del volume, insomma, è che offre al lettore, per la ricerca che ne è alla base, per la reale applicabilità e  per lo scenario ampio che fotografa, una sorta di ‘cassetta degli attrezzi’ per un preciso intervento, in tutte le sue fasi, e una possibile verifica dei risultati. In questo senso, può quindi essere utile anche a studenti e/o a professionisti in formazione che possono verificare come coniugare teoria e prassi.

D. La raggiunta autonomia della scuola ha davvero rappresentato un cambiamento positivo? O è possibile individuare anche aspetti negativi?
R. Io vedo la scuola come un’organizzazione di servizi in cui tutti gli attori perseguono obiettivi comuni. In questa prospettiva l’autonomia scolastica rappresenta una sfida: può essere una grande occasione, se riesce a garantire una nuova, effettiva partecipazione alle scelte da parte degli studenti, che sono posti  al centro del sistema, come detentori del diritto a una prestazione didattica aggiornata e attenta ai loro bisogni formativi. Se questa è la premessa, fa da contraltare un sistema formativo spesso elefantiaco, che si perde dietro adempimenti burocratici che rischiano di far perdere di vista il protagonista dell’intervento stesso: lo studente! Il paradosso è che nel sistema formativo italiano l’ancoraggio alla tradizione pedagogica, che dovrebbe fornire la griglia di lettura per analizzare le nuove emergenze educative, spesso diventa una gabbia, specchio di una società  obsoleta, per cui la scuola, che dovrebbe preparare le future generazioni, talvolta legge i cambiamenti sociali come fattori di destabilizzazione. Gli eventuali aspetti negativi dell’autonomia scolastica possono manifestarsi pertanto quando la scuola non ne coglie appieno le opportunità, irrigidendosi e/o proponendo un curricolo formativo depotenziato, semplificato che, lungi dal motivare gli studenti, li allontana ulteriormente. La sfida sta quindi nel proporre un modello educativo solido attraverso metodologie motivanti e aggiornate.

D. Si è anche ridefinita la missione pedagogica della scuola?
R. Con il mutare del contesto sociale la missione pedagogica della scuola va necessariamente adeguata alle nuove emergenze formative. Non si tratta però di inseguire mode e modelli che poco hanno a che fare con l’educazione, con l’alibi di garantire il diritto allo studio per tutti, quanto di permettere a ciascuno di sviluppare le proprie capacità e potenzialità personali, in un’ottica inclusiva.

D. Quindi?
R. Il punto è oggi nella riorganizzazione dei percorsi didattico-educativi, mi spiego  meglio:  non più obiettivi comuni per tutti ma obiettivi differenziati per i diversi studenti, in grado di valorizzare le differenze. Questo nodale passaggio è evidenziato nella prefazione del libro: il prof. Gritti sottolinea come dal punto di vista della teoria dei sistemi complessi, una buona funzione pedagogica dovrebbe affrancarsi da esiti ordinati o al contrario caotici, per porsi in equilibrio dinamico, affine  alla configurazione “sull’orlo del caos”: è questa la nuova mission della scuola, intesa come sistema complesso in continua  evoluzione.

IMPROTA2D. Ci spiega il significato di simbolizzazione affettiva e categorizzazione?
R. Simbolizzazione affettiva e categorizzazione sono due modalità per leggere il contesto. La simbolizzazione affettiva, inconscia, e quindi inconsapevole, è una lettura del contesto attraverso le emozioni, la categorizzazione, invece, legge la realtà attraverso la razionalità, la produttività. Il senso comune considera le emozioni dimensioni residuali, in aggiunta al pensiero razionale, per cui considera il comportamento ad appannaggio del pensiero e della razionalità. Le simbolizzazioni affettive condivise entro il contesto vengono definite in letteratura collusione  sulla quale si fondano le rappresentazioni che hanno della scuola gli alunni, le famiglie, i docenti, ma anche quelle di tutti quegli interlocutori “meno diretti” che con la Scuola hanno comunque a che fare: dai cittadini alle aziende sanitarie, ai servizi del Comune, etc. Sulla collusione è quindi organizzata quella che definiamo cultura locale,  in riferimento a tali emozioni condivise, che orientano la relazione e portano il soggetto ad agire inconsapevolmente in un determinato modo.
Secondo l’approccio proposto nel mio lavoro, tuttavia, le emozioni non rappresentano perciò una dimensione residuale bensì sono fondanti la relazione insieme alla categorizzazione. Tale concezione impone una revisione nella lettura dell’organizzazione che non può essere un  processo esclusivamente basato sulla razionalità. Simbolizzazione affettiva e categorizzazione sono, dunque, due modalità inscindibili di costruzione della realtà: emozione e razionalità rappresentano due facce di una stessa medaglia.

D. E ci può dire di più sul ruolo dell’intervento psicologico in ambito scolastico e sul ruolo della relazione?
R. Se, come dicevamo, la relazione si fonda sulla simbolizzazione affettiva e sulla categorizzazione, le emozioni sono contemplate in qualsiasi intervento che voglia porsi come trasformativo. Nella prassi più generale, quando ci si rivolge ad uno psicologo a scuola le motivazioni che sottendono la richiesta sono per lo più di natura reattiva: il prototipo è la richiesta di intervento sul caso individuale per cui la scuola chiede allo psicologo di occuparsi del bambino o del ragazzo “problematico”, sulla base del presupposto che tale “problematicità” vada ascritta a variabili “psicologiche”, separate rispetto a quelle proprie del setting insegnamento-apprendimento. In questo quadro l’intervento richiesto allo psicologo è un intervento di tipo “ortopedico”, il cui obiettivo è riportare ad hortos, cioè alla normalità, un comportamento giudicato inadeguato. Tale tipo di richiesta tende a bypassare l’emozionalità di cui è intriso il contesto, per fondarsi esclusivamente sul presupposto della razionalità, giacché l’emozione è vissuta come deviazione dalla norma. Lo psicologo, secondo il modello proposto nel volume, evitando di rimanere intrappolato nella logica collusiva di aderire ad una richiesta che bypassa l’emozionalità, deve analizzare la domanda, ponendosi come consulente all’interno di un processo in cui promuove/sostiene/contribuisce ad aiutare il cliente (docente e/o studente)  ad uscire  dalla condizione di crisi di decisionalità, che si è innescata quando gli schemi di funzionamento fino ad allora funzionanti sono falliti. Anche perché, quando ci si rivolge ad uno psicologo è perché uno studente ha messo in crisi un sistema altrimenti funzionante; tuttavia va considerato che se la scuola non si organizza, il rischio è che lo studente  esca dal circuito educativo senza riuscire a utilizzare questa risorsa per il suo sviluppo. Spesso, infatti, la scuola ha difficoltà ad effettuare una presa in carico adeguata, per cui si genera una dinamica circolare per cui l’ambiente, anziché sviluppare risorse, si costituisce quale specchio rifrangente delle difficoltà dell’alunno.

D. Ed ora, se è d’accordo, ci spieghi i concetti di assimilazione e accomodamento.
R. Se abbiamo detto che l’intervento psicologico viene richiesto nei casi in cui l’attore (insegnante, genitore, studente, etc…) si trova in una situazione di crisi di decisionalità, l’intervento dello psicologo dovrà essere volto a promuovere la sua capacità decisionale attraverso una nuova lettura del contesto, partendo dai presupposti che orientano la sua azione. Di fronte ad una situazione in cui l’attore si trova in crisi di decisionalità, egli potrà interpretare tale contesto in modi differenti, rientranti tutti nei modelli generali di “assimilazione” ed “accomodamento”. La funzione di assimilazione è adeguata a sostenere l’invarianza, la prevedibilità e la riproduzione organizzativa. La funzione di accomodamento, invece, è quella per cui un’organizzazione è in grado di trattare la variabilità ambientale ed adeguarsi a essa.
In altri termini, se il modello adottato è uno, allora la strategia d’uscita dalla crisi di decisionalità sarà l’assimilazione; se il modello è l’altro, la strategia sarà l’accomodamento.
Il modello fondato sull’assimilazione postula che il modello organizzativo che guida l’attore sia in sé adeguato. Da qui la ricerca di strumenti (informazioni, norme, strumenti operativi, tecniche...) che permettano di portare sotto controllo le fonti esterne di crisi. In definitiva, questo approccio non ritiene necessario procedere ad una revisione del modello organizzativo; per certi versi, al contrario, protende per un suo consolidamento e una sua eventuale espansione attraverso l’acquisizione di nuovi strumenti che permettano l’applicazione ai nuovi eventi ambientali (le fonti esterne di crisi).
Nel modello fondato sull’accomodamento per il soggetto la crisi di decisionalità  è la conseguenza dell’inadeguatezza del modello organizzativo utilizzato. Quando la crisi è interpretata nei termini del secondo modello, la soluzione è evidentemente ricercata nella revisione del modello organizzativo proprio dell’attore, piuttosto che nella ricerca di nuovi strumenti.

D. Dottoressa, ci può dettagliare, ovviamente in breve, il metodo narrativo-autobiografico, la necessità del racconto autobiografico e i contesti applicativi del metodo autobiografico?
R. La tesi alla base del mio lavoro va proprio in questa direzione, attraverso il coinvolgimento degli studenti in relazione a ciò che conoscono di più: la propria storia personale. La narrazione di sé è data dal bisogno di farsi sentire, di essere accettati e capiti. L’approccio autobiografico in educazione si fonda sulla possibilità di autoformarsi, attraverso un lavoro interiore legato alla rivisitazione e alla narrazione delle proprie esperienze remote, recenti e attuali. La formazione di sé deriva dall’acquisizione di una maggiore consapevolezza (di sé, degli altri, del mondo) e dalla possibilità di prospettare opportunità di scelte di cambiamento per la propria vita, alla luce di una nuova visione e di una diversa disposizione d’animo. Sin dai primi anni di vita l’individuo tende a raccontare quello che gli accade, cercando di riportarlo a ciò che è già noto, che è culturalmente condiviso. In questo modo, la narrazione diventa lo strumento di costruzione e conoscenza del mondo e nel contempo del proprio sé. Esiste quindi uno stretto legame tra il pensiero narrativo e lo sviluppo dell’identità, in quanto la narrazione si pone come strumento di mediazione tra il sé e la realtà esterna.

D. Ci faccia capire meglio.
R. Ogni narrazione non è solo “storia personale”, percorso puramente interiore, ma “storia di interazioni”. Ogni soggetto, nel momento in cui racconta la propria storia personale, conferisce significato alle sue azioni, modificando e ricostruendo la propria identità operando, contemporaneamente, una ‘co-costruzione’ della realtà circostante. Questo processo di co-costruzione di significati è la base di ciò che chiamiamo cultura. In questa prospettiva, l’aula diventa quindi il luogo in cui si realizza un intreccio di linguaggi, e diventa l’occasione, il luogo in cui rappresentare e affrontare quella frammentazione, quella divisione dei saperi spesso incomprensibile per gli alunni. L’approccio autobiografico, inoltre, connette la dimensione cognitiva-razionale con quella emotivo-affettiva: dedicare del tempo, infatti, ri-pensarsi e narrarsi è anche un modo per prendersi cura di sé. Né va dimenticata la componente di impegno legata al processo di crescita, in cui la memoria personale porta ad una rinnovata autoprogettualità.
In questa prospettiva, passato presente e futuro acquisiscono nuovi significati in relazione ad una maggiore consapevolezza. Nel narrarsi esistono, dunque, i fattori mutativi di ogni psicoterapia: la trasformazione del comprendere, del sentire attraverso l’interpretazione dell’esperienza emozionale.
Proprio per la trasversalità dell’oggetto della narrazione, la propria storia, l’approccio autobiografico ha un’ampia applicabilità nei contesti più disparati: aziendali e professionali;  socio educativi e orientativi;  territoriali e locali; scolastici e universitari. Inoltre, anche le età dei destinatari può essere varia, un po’ come quando sui giochi di società c’è l’indicazione “da 3 a 99 anni”. Proprio per questo i destinatari della formazione autobiografica possono essere sia gli operatori educativi (formatori, educatori, animatori, orientatori, insegnanti, psicologi) sia gli utenti finali dell’azione educativa (manager, stranieri, anziani, disabili e alunni).

 

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La Tecnica del Villaggio spiegata da Luca Bosco e Lino G. Grandi

bosco grandiLuca Bosco e Lino G. Grandi chiariscono nella intervista che segue, i diversi e multiformi aspetti del volume La tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile (nella Collana Strumenti di Edizioni Psiconline), un manuale operativo per l’utilizzo di uno strumento psicodiagnostico quale il Test del Villaggio, sconosciuto a molti, ma estremamente ricco e che può avere un’ampia rilevanza all’interno del setting clinico tra terapeuta e paziente. Un testo ricco di esemplificazioni cliniche e corredate da molte immagini.
La Tecnica del Villaggio vuole sopperire al vuoto della letteratura scientifica italiana sull’argomento e ci auguriamo che la pubblicazione del volume e un approccio diretto con gli autori attraverso le domande della nostra Redazione, favorisca la divulgazione di questa tecnica tra gli psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili ma anche nel mondo della scuola e della formazione.

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La dislessia evolutiva e i suoi trattamenti di S. Lupo in libreria dal 2 aprile

copertina-dislessia-evolutivaxsitoLa dislessia evolutiva e i suoi trattamenti. Manuale per insegnanti, genitori e operatori è il nuovo libro di Sebastiano Lupo in libreria dal 2 aprile nella Collana Strumenti e passa in rassegna tutte le problematiche relative alla Dislessia evolutiva senza risparmiare critiche  all’impianto della Legge 170/2010  meglio conosciuta come legge sulla dislessia.



Una definizione di Dislessia Evolutiva viene fornita da Tre istituti, tra i più rappresentativi nel panorama internazionale, il National Institute of Child Health (NICH), l’International Dyslexia Association (IDA) e l’European Dyslexia Association (EDA), i quali concordano nel definire la Dislessia Evolutiva (DE) come “una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà nell’effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica della lettura che può impedire la crescita del vocabolario e delle conoscenze generali”.
Spesso altre forme cliniche si associano alla dislessia evolutiva, infatti raramente la DE si presenta nella forma pura; molto spesso essa è associata ad altri disturbi, dunque in comorbidità (disortografia, diascalculia, disprassia della scrittura, ansia, depressione, disturbi oppositivo-provocatori, ADHD, disturbi del comportamento, ecc.).
In misura e gradi diversi la dislessia si accompagna a disturbi della sfera emotivo-relazionale e del comportamento, sicché molto spesso questi vengono erroneamente considerati le cause della difficoltà nella decodifica della parola scritta.
Il bambino dislessico è svogliato, apparentemente privo di motivazione allo studio, utilizza tecniche di coping disfunzionali quali la disattenzione, la scarsa partecipazione, l’evitamento, che ben presto si circolarizzano e divengono abitus comportamentale corrente.


In Italia il dibattito attorno alla complessa problematica della dislessia evolutiva ha ricevuto un impulso notevole con l’emanazione, da parte del Parlamento Italiano, della Legge n. 170 del 10 ottobre 2010 sul riconoscimento dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico) da parte delle istituzioni scolastiche a tutti i livelli. La nuova normativa, meglio conosciuta come legge sulla dislessia, ha introdotto due principi fondamentali, che declinano il diritto allo studio per i soggetti colpiti dal disturbo di lettura: il riconoscimento formale del disturbo, che può arrecare gravi ed irreparabili conseguenze alla crescita scolastica ed umana e il diritto a un trattamento pedagogico-didattico differenziato, nell’ambito della scolarizzazione di base primaria e secondaria. La riabilitazione neurocognitiva non viene però menzionata.
Perché non si è inteso affidare alle medesime strutture pubbliche del S.S.N.
anche l’obbligo dei programmi di riabilitazione? Perché si è affidato, ancora una volta, alla scuola italiana un compito e una funzione che non le sono propri? Perché s’è fatta una legge a costo zero?
LUPO1L’autore muove una critica serrata all’impianto della Legge 170/2010 su tre precise direttrici giuridico-legali, epistemologiche e metodologiche. L’impianto pubblicistico, che riserva ai soli professionisti in servizio al S.S.N. la potestà certificatrice ai fini giuridici-scolastici, sta creando non pochi disservizi (cfr. Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 in tema di BES Bisogni Educativi Speciali) e disparità di trattamento a livello territoriale. Sul versante epistemologico l’autore ritiene scientificamente discutibile la scelta di spostare il baricentro dall’ambito clinico a quello educativo, che ritiene risponda più all’esigenza di economizzare risorse nel S.S.N. che a una efficace direttiva scientifica-metodologica. L’ultima critica riguarda il privilegio accordato agli strumenti compensativi, di cui afferma la validità terapeutica ma all’interno di un programma di trattamento riabilitativo il cui focus dovrebbe essere la riabilitazione neuropsicologica.


Il libro si declina in sei capitoli.
Il primo capitolo tratta dei principi fondamentali, con particolare riferimento al lungo dibattito scientifico che ha portato la neuropsicologia dell’età evolutiva ad affermare il carattere neurobiologico del disturbo. Vengono presentati gli aspetti epidemiologici, genetici e le evidenze neuroanatominche e neurofunzionali.
Nel secondo vengono trattate le diverse teorie eziologiche e viene illustrata una recentissima ricerca, tutta italiana, che accredita l’ipotesi della multifattorialità.
Il terzo capitolo è dedicato ai modelli esplicativi, e vengono ripresentati, sotto veste nuova, i modelli neuropsicologici e neuropsicofisiologici: il modello a doppia via di Coltheart, il modello a doppia via standard di Sartori, il balance-model di Bakker, il modello componenziale di Struiksma e il modello evolutivo di Frith.
Il quarto capitolo affronta dettagliatamente le problematiche della diagnosi, soffermandosi sulle Raccomandazioni della Consensus Conference, sugli strumenti di valutazione, sulla diagnosi a fini nosografici e funzionali.
Il quinto capitolo tratta dei trattamenti riabilitativi, con particolare attenzione al trattamento lessicale e sub-lessicale e alla stimolazione emisfero-specifica secondo la visione di Bakker.
Conclude il libro il sesto capitolo dedicato al confronto fra i diversi tipi di trattamento secondo le linee dell’EBM Evidence Based Medecine.


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http://issuu.com/edizionipsiconline/docs/la_dislessia_evolutiva_e_i_suoi_tra/1

 
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L'uomo che correva vicino al mare ha vinto il Premio Emotion

l-uomo-che-correvaL'uomo che correva vicino al mare di Ciro Pinto - Edizioni Psiconline nella collana A Tu per Tu ha vinto il Premio Emotion alla 7^ Edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, 2015.


L'uomo che correva vicino al mare, secondo posto al I Premio Letterario Nazionale Circe 2013, sezione inediti (primo posto per la Giuria dei lettori) ad un anno dalla sua pubblicazione continua a far parlare di sé, stavolta con un premio speciale.



l'uomo che correvaIl Premio Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards è una grande manifestazione conosciuta a livello internazionale per la qualità dei contenuti ed è il premio letterario più importante in Italia, dopo il Campiello, il Calvino, lo Strega e il Bancarella.
Una kermesse popolare che si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonché di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.
Il Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards è uno dei premi più ambiti, tappa indispensabile nel curriculum di ogni autore.


L'uomo che correva vicino al mare ha ottenuto un premio meritatissimo in alcune recensioni si legge:


"L'uomo che correva vicino al mare è una conferma della finezza letteraria di Ciro Pinto che prende per mano il lettore e lo trasporta dentro le tante pennellate di realtà, tra
mille emozioni e stati d’animo di una sofferta storia di vita. [...]
Lo stile del romanzo è molto fluido con tessuto narrativo realistico e introspettivo, con sequenze dialogiche centellinate all’indispensabile.
CirRENDE1o Pinto predilige una forma di comunicazione iconica, uno stile del tutto personale che si centra sulle immagini; un genere di lirismo descrittivo, fortemente emotivo e coinvolgente, dove l’elemento verbale feconda l’elemento visivo. La narrazione è molto curata e attenta. [...]
Questo romanzo ha una sua forza e specificità che ne costituiscono l’attrattiva per un lettore attento e desideroso di riscoprire valori importanti della vita, quali l’amore e il calore di una famiglia, la nostalgia per il passato, la sofferenza per la perdita di un congiunto e tanto altro ancora. La tecnica narrativa con flashbacks in vari capitoli in perfetta coordinazione tra presente e passato, rende ogni elemento maggiormente veritiero. [...]
L’uomo che correva vicino al mare è un romanzo denso di sensibilità e di sensazioni inconsce, a tratti dolente ma pur sempre ricco di quell’autenticità e di quel senso di forte umanità che impregnano ogni romanzo di Ciro Pinto, uno dei pochi romanzieri contemporanei in grado di narrare la vita vera, toccando le note più intime di ogni lettore." (Susanna Polimanti)


"Un racconto che traduce la complessità del vivere con quella schiettezza che è frutto di profonda esperienza. Un racconto che nella sua scrittura privilegia la condizione dell’attesa" (Prof.ssa Anna Maria Vitale).


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http://issuu.com/edizionipsiconline/docs/l-uomo-che-correva-vicino_al_mare/1
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Intervista ad Alberto Vito autore di Affetti Speciali. Uno psicologo (si) racconta

copertina vito2Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Cosa fa “riuscire” una terapia? Quante curiosità suscita il libro di Alberto Vito "Affetti speciali. Uno psicologo (si) racconta"!
Per rispondere a queste e ad altre domande abbiamo intervistato il Dott. Alberto Vito al termine della presentazione che si è tenuta alla Casa delle Culture di Ancona lo scorso 13 marzo.


D. Ringraziamo il Dott. Alberto Vito per la disponibilità dimostrata e cominciamo subito l'intervista prima dell'inizio del firmacopie. Quando e come nasce il suo libro?
R. Il libro nasce inizialmente dalla presentazione di alcuni casi clinici a fini didattici. Nel realizzare una comunicazione ad un Convegno decisi di adottare una formula narrativa, scegliendo di leggere un racconto di fantasia, tratto da un reale caso clinico. Mi sembrò che la formula funzionasse ed ho scritto poi altre “novelle” ispirate dalla mia attività di psicoterapeuta. I commenti sono stati positivi ed un po’ alla volta ho raccolto le storie che unite hanno creato la struttura del libro.

D. Le storie narrate sono attuali o del passato?
R. Il libro raccoglie 10 storie. Si narrano due settimane di uno psicoterapeuta, vito2immaginando che ogni giorno, dal lunedì al venerdì, incontri un paziente diverso. Prevalentemente sono resoconti di terapie svoltesi recentemente, negli ultimi anni, ma vi sono anche un paio di storie ispirate da pazienti incontrati oltre dieci anni fa. Non sono i casi clinici più importanti, ma quelli che, messi insieme, potevano dare ai giovani colleghi  un quadro il più ampio possibile del mio modo di lavorare. Li ho scelti per esemplificare come inizio una prima seduta, come  affronto certe patologie, quali sono le metafore che mi piace utilizzare più spesso… Bisogna tener conto che sono più di venticinque anni che svolgo questa professione!

D. Quanto può incidere il rapporto terapeuta-paziente nel terapeuta?
R. È ormai noto quanto la relazione terapeuta-paziente sia uno dei fattori più rilevanti, decisivi sull’esito e sull’andamento del percorso clinico, quale che siano l’approccio teorico ed i modelli operativi utilizzati. Nella trascrizione di alcuni dialoghi e nella descrizione dei miei vissuti, durante le sedute, mi sono sforzato di mostrare proprio quanto una psicoterapia, pure all’interno di ruoli asimmetrici, sia un percorso costruito insieme, dalle individualità, dalle personalità, dalle risorse e dai limiti, sia del paziente che del terapeuta.

D. Come è cambiata la sua vita di terapeuta nel corso degli anni?
R. Il libro probabilmente nasce proprio dalla mia esigenza e dal piacere di descrivere proprio questo. Se facciamo riferimento esclusivamente al mio modo di lavorare credo che negli anni sono diventato più sicuro, grazie all’esperienza acquisita, sforzandomi di non far diventare mai il mio lavoro “routine”. All’inizio si rischia di essere spaventati, ma dopo molti anni si rischia di diventare superficiali o stanchi. È invece importante rispettare ogni persona come individualità, ricordando che ogni esperienza umana ha una specificità. A volte, poi, all’inizio della carriera si rischia di essere rigidi nel considerare il proprio modello teorico come “migliore”, mentre nel corso degli anni si acquista anche una maggiore duttilità. Nel libro, ringrazio sia i miei insegnanti più significativi, i miei colleghi, gli allievi ed i pazienti. Tutti, anche se ovviamente in modo diverso, mi hanno aiutato a migliorarmi, sia come persona che come professionista.

D. La professione di terapeuta l'ha cambiata?
R. Se vi è originalità nel mio testo, forse dipende dal mio tentativo di raccontare non solo l’esito dei percorsi clinici dal punto di vista dei pazienti, ma anche da quello del terapeuta. Pur sempre in forma romanzata, racconto i miei pensieri ed i miei comportamenti, in attesa di una seduta ed al suo termine.
È pure formulata qualche ipotesi sui cambiamenti avvenuti nel mio stile di vita rispetto a diversi anni fa e che io attribuisco, a torto o a ragione, all’attività professionale. Nella parte conclusiva del libro, descrivo quelli che secondo me sono i “10 ingredienti”  indispensabili per essere un buon terapeuta. La mia convinzione è che il terapeuta debba possedere tutte queste capacità almeno nello spazio circoscritto della seduta, durante lo spazio temporale limitato della terapia. Per questo motivo, reputo che la valenza trasformativa dell'attività clinica per il terapeuta sia insita proprio in questo sforzo continuo di attenzione, consapevolezza e coerenza nel provare ad essere il più possibile simile al se stesso che vorrebbe essere. Inoltre, a meno che il terapeuta non sia completamente scisso, è impossibile non aiutare gli altri ad essere più integri e coerenti, accettando le conseguenze delle proprie scelte, senza che ciò non influenzi positivamente la vita del terapeuta. Per fare un esempio un po’ banale, è certamente un cattivo medico quello che prescrive ai suoi pazienti di smettere di fumare, ma poi continua a fumare, sia in presenza che in assenza dei suoi assistiti.

D. Esistono problematiche del paziente che un terapeuta si rifiuta di affrontare?
Quando alcune problematiche sono difficili da affrontare come si comporta il terapeuta?
R. Innanzitutto, occorre considerare che alcuni approcci sono più utili per alcune problematiche e quindi bisognerebbe sempre delimitare il proprio ambito di intervento, riconoscendo in quali situazione il proprio modo di operare può risultare elettivo e quando è meglio inviare ad un collega con una specifica diversa competenza. Poi bisogna tener conto della richiesta del paziente, se più interessato ad una risoluzione dei sintomi o anche ad un percorso di ristrutturazione più ampio. Infine, il terapeuta dovrebbe essere consapevole dei propri limiti e delle proprie difficoltà ad affrontare certe specifiche situazioni. Io, ad esempio, mi occupo con una certa frequenza, in ambito psicogiuridico, di consulenze, sia da CTU che da CTP. Ma sono perito quasi esclusivamente nelle situazioni di affido controverso dei minori all’interno di separazioni coniugali conflittuali, mentre ho scelto di non occuparmi dei casi di sospetto  abuso.

 

D. Tra le storie da lei narrate può individuarne alcune che l'hanno coinvolta profondamente?
R. È la specificità del nostro lavoro, dove in fondo noi stessi siamo l’unico attrezzo del mestiere, ad imporre un coinvolgimento profondo. È evidente che la nostra attività comporta un’esperienza di intimità (si pensi solo a quante persone raccontano a noi i loro segreti più nascosti) pur rimanendo all’interno di un contesto professionale. Il titolo del libro, “Affetti Speciali”, fa proprio riferimento, oltre che alle vicende  affettive dei pazienti, che a volte sono particolari e dolorose, proprio alla particolare relazione che si crea tra pazienti e terapeuta, e viceversa. Per questo motivo, sentirei di fare un torto a qualcuno se dovessi  scegliere  qualche vicenda clinica in particolare. Ovviamente, come avviene in qualsiasi incontro fra esseri umani, sono sempre diversi, anche per intensità e colorazione, i sentimenti che gli altri suscitano in noi.


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Costruttori di cerchi di M. Anzivino: nuova presentazione a Reggio Emilia con operatori dei servizi psicoeducativi

copertina-costruttori-di-cerchi-sitoVenerdì 27 marzo alle ore 18,00 presso l'Associazione APS Amici di Gancio in Via Campobasso 41 - Reggio Emilia, Massimiliano Anzivino presenta "Costruttori di cerchi. Psicologia possibile per una scuola felice".
L'evento è dedicato ad operatori che lavorano nell'ambito dei servizi psico-educativi.



Costruttori di cerchi, racconta l’esperienza diretta di collaborazione con la scuola, in special modo negli istituti medi superiori dell’Emilia Romagna, con particolare riferimento alla provincia di Reggio Emilia.
Vengono descritti i progetti concreti realizzati nell’ultimo decennio guardando, con un tono volutamente leggero, ai punti di forza e agli aspetti ancora da mettere a punto. Sportelli di ascolto, peer education, interventi di prevenzione, formazione per docenti... sono i pezzi di un puzzle di un approccio integrato al lavoro di promozione del benessere a scuola e per la scuola.
Questa carrellata diviene quindi un’occasione per fare il punto sullo stato di salute della scuola e degli operatori che con essa si interfacciano per rilanciare una visione nella quale tale collaborazione possa essere maggiormente soddisfacente e sensata per entrambi.
costruttori di cerchi amici di gancioMassimiliano Anzivino, psicologo e consulente scolastico con un’ampia esperienza sul campo, ci accompagna, insomma, in quello che egli stesso definisce un viaggio, in cui conoscere le criticità, ma anche le risorse, nell’ambito scolastico, utili anche per la realizzazione di una rete più efficiente ed al servizio di un contesto in cui si promuovono non solo le competenze, ma anche i “valori” importanti nella/della vita, inclusa l’utilità della psicologia, intesa non più come un rimedio che guarisce quei problemi, di cui nessuno si può più occupare (per mancanza di tempo, di spazio, di risorse, di importanza?), ma come aspetto dinamico ed integrato nell’ambito, più generale, della salute e del benessere della persona. Obiettivo, quest’ultimo del benessere, che la scuola, in quanto ente che si prefigge la formazione e l’educazione dell’individuo, non può ignorare, ma, anzi, deve perseguire, servendosi di quelle figure professionali, idonee a tal fine, che diventano uno degli anelli di questa grande rete. Un viaggio critico, quindi, in cui viene rivalutata l’importanza di quell’ovvio, che, per l’autore, è stato sempre etichettato come superfluo e di competenza altrui, ma che, invece, sembra essere proprio ciò che conta davvero nel futuro di ogni persona.


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La tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile di L. Bosco e L.G. Grandi

la tecnica del villaggioLa tecnica del Villaggio nella psicoterapia infantile è il libro di Luca Bosco e Lino G. Grandi nella Collana Strumenti di Edizioni Psiconline.


Il volume nasce da un vivo interesse degli autori per lo strumento del Villaggio, nonché dalla constatazione della grossa difficoltà a reperire del materiale per conoscerlo e studiarlo in modo approfondito. Vuole quindi sopperire al vuoto della letteratura scientifica italiana sull'argomento e accompagnare il lettore alla scoperta di questo test sconosciuto a molti, ma estremamente ricco, approfondendo i diversi e multiformi aspetti e fornendo esemplificazioni cliniche, corredate da molte immagini.
Il Test del Villaggio è poco considerato e ancor meno utilizzato, quindi non è fatto oggetto di ricerche o studi che ne promuovano, a livello di pubblicazioni scientifiche, l’apertura al mondo dei professionisti della psicologia e della psicoterapia. Rimane, pertanto, uno strumento di nicchia, per quegli operatori che ne hanno intuito la straordinaria potenzialità e utilità, e che hanno saputo fare proprio e ampliare l’insegnamento di Arthus e dei primi Autori che studiarono il Villaggio.
A partire dal classico Test del Villaggio viene presentato un manuale operativo per l'utilizzo di uno strumento psicodiagnostico che può avere un'ampia rilevanza all'interno del setting clinico tra terapeuta e paziente.
Si tenta di mostrare come l’utilizzo del Villaggio, nel corso della psicoterapia, consenta – se letto in modo dialettico con quanto via via emerge nelle sedute – di avere sempre un quadro aggiornato di quanto si muove nel mondo interno del bambino e di cosa succede nella relazione terapeutica. Questo, naturalmente, potrebbe essere fatto anche con gli altri test; ma il Villaggio, rispetto ad essi, ha la peculiarità di essere fondamentalmente un gioco di costruzioni: rappresenta, dunque, per il bambino, un “compito conosciuto”, nel quale si sente “competente”, ed è da questi vissuto in maniera tendenzialmente meno ansiogena e valutante, fino al punto da potersene appassionare, richiedendo a più riprese di poterci “giocare”.
Nella prima parte, gli autori hanno ripercorso sinteticamente la storia del Test del Villaggio e riscontrato ciò che emerge dal dibattito attuale.
Hanno quindi ricercato e tentato di stabilire un legame tra gli apporti di Arthus alla lettura del Villaggio e gli apporti della Psicologia Individuale Comparata, a partire da Adler, fino ai giorni nostri (Dreikurs, Ansbacher, Parenti, Grandi); segue poi una carrellata sugli Autori e sulle concettualizzazioni che vengono ritenute fondamentali per il lavoro clinico e per l’analisi dei villaggi.

Stefano 300ppiOltre ad aver compiuto una sistematizzazione degli apporti teorico-metodologici all’utilizzo del Villaggio, servendosi della letteratura disponibile sull’argomento, ma soprattutto delle riflessioni, delle rielaborazioni e degli apporti originali al lavoro sul Villaggio (per lo più tramandati oralmente) dell’équipe di Psicoterapia dell’Infanzia dell’Istituto Adler.
Parallelamente è stato proposto un “modello integrato” per l’analisi del Villaggio, che permette un’analisi multidimensionale, attraverso cioè più piani e più lenti sovrapposte, integrate e fatte dialogare: tale modello si basa essenzialmente sulla teoria adleriana, anche se vi sono altri apporti che consentono di completare le osservazioni secondo tre criteri: strutturale (o di organizzazione/integrazione), tematico (o psicodinamico-relazionale), dinamico (o topografi cotopologico); nonché attraverso una complessa teoria sul simbolismo delle zone e delle linee direttrici.
Nell’ultimo capitolo della seconda parte sono riportate alcune esemplificazioni tematiche a partire dall’analisi dei Villaggi di alcuni bambini e pre-adolescenti di diverse età, che gli autori hanno incontrato nell’ambito di una valutazione psicodiagnostica.
Nella terza parte, più prettamente clinica, sono stati presentati tre “casi”, fornendo un’ampia descrizione e un’approfondita analisi dei diversi Villaggi costruiti dai tre bambini nel corso di alcuni anni di psicoterapia, supportate: (a) da integrazioni anamnestiche o provenienti dai dati ricavati da altri test; (b) da alcuni stralci di sedute, con situazioni
di gioco o sequenze verbali; (c) da riflessioni su temi specifici emersi nel corso dell’evoluzione della terapia.
Il Villaggio può essere utilizzato proficuamente in ambito scolastico, ad esempio come gioco “proiettivo” e/o “relazionale” nella scuola dell’infanzia, sia come strumento utile a favorire determinate dinamiche di scambio e cooperazione all’interno del gruppo classe o di una parte di esso.
Il Villaggio si propone come uno strumento che non disturba il bambino, ma che al contempo ci permette di rilevare eventuali precursori di difficoltà scolastiche (di apprendimento, di comportamento, di relazione ecc.) che egli potrebbe incontrare nell’accedere alla scuola primaria.

 

"Per giudicare un uomo non è sufficiente osservarlo: bisogna osservarlo
«vivere» ed è per vederlo vivere che gli si fa costruire un villaggio".
(Henri Arthus)

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La recensione di Testimoni del passato di Gianfranco Bernes a cura di Vincenza Sollazzo

Testimoni del passato. Gli anni intensi di Trieste fra psichiatria e antipsichiatria"Testimoni del passato. Gli anni intensi di Trieste fra psichiatria e antipsichiatria" di Gianfranco Bernes nella collana A Tu per Tu di Edizioni Psiconline, è un interessantissimo libro su Franco Basaglia, che condusse una lunga battaglia per l'abolizione dei manicomi per restituire dignità ai malati che vi erano ricoverati, e sull’esperienza di Trieste.
Pubblichiamo la recensione del volume a cura della Dott.ssa Vincenza Sollazzo, Psicologa e Psicoterapeuta autrice per Edizioni Psiconline del volume "Il sentiero del viaggio interiore. Conosciti, amati, guarisci".



SOLLAZZOHo enormemente apprezzato per la notevole ascendenza e impatto che ha esercitato su di me la pregevole opera “Testimoni del passato” del Prof. Gianfranco Bernes, edita da Edizioni Psiconline. Infatti, leggendola, mi ha particolarmente coinvolta, oltre che documentata ed aggiornata, in merito alla evoluzione dei metodi di cura della sofferenza che affligge il malato, promuovendo notevoli ed interessanti spunti, ampliantesi rileggendola. Pertanto ritengo doveroso condividere con i potenziali lettori e quelli che hanno già letto la “Bellezza” di quest'opera affinchè, come me, possano saggiarne e gustarne le evidenti, ma anche riposte preziosità, intese come summa di insegnamenti in essa contenuti e spunti utili alla riflessione. Anche lo stile, adottato dall'autore, presenta una speciale funzione comunicativa ed in tal senso esercita un notevole richiamo. L'autore espone infatti con chiarezza cristallina e senza supponenza, ma con profondità di pensiero e sano coinvolgimento, le tematiche relative alla “umanizzazione” della cura dei malati rinchiusi nel manicomio. Il tema riguarda noi tutti, dal momento che in ognuno di noi si cela un quantum di follia, che ci apparenta ai “matti” ed al riguardo risuona attuale la nota massima di archetipica saggezza di Plauto “homo sum, humani nihil a me, alienum puto”. La riforma ed il riferimento normativo relativo all'abolizione dei manicomi riguarda tutti. A nulla infatti cale se non comprendiamo che il “matto” va curato e non recluso. Dovremmo tutti comprendere che la cura richiede una educazione interiore volta ad eliminare atteggiamenti discriminatori verso i matti e favorire la cultura della accoglienza e della tolleranza. L'autore, con il suo “mirabile dono di penna”, la sua saggia dottrina, nonché l'esperienza diretta sul campo come psichiatra e come collaboratore del noto Franco Basaglia, prende per mano il lettore, “curandosene”, conducendolo in quel luogo e quel tempo, ove il trattamento medico psicologico della sofferenza raggiunge ragguardevoli traguardi. Viene restituita al malato la dignità, curato nel luogo adatto (non il manicomio in cui rinchiudere il matto) e con l'abolizione dei noti metodi coercitivi, come per esempio l'elettroschok. Il lettore apprende in filigrana, leggendo con viva attenzione, a non nutrire diffidenza, paura e avversione verso il “matto”, ma atteggiamenti comprensivi e di collaborazione con le figure deputate a curarlo. A tal riguardo e a mo' di accorato monito e appello alla coscienza del lettore, l'autore mostra, “alzando” la sua penna, ciò che i suoi occhi hanno visto, ossia scorci e quadri di matti curati nel manicomio che stimolano il lettore, lo rendono partecipe alla vicenda, invitandolo a maturare nel proprio albergo interiore riflessioni attente, serie, profonde, composte sul tema scottante e toccante che tutti noi riguarda in un modo o nell'altro. Con tale opera prosegue quell'aspetto della riforma relativo alla sensibilizzazione delle coscienze. E l'autore, cosciente dell'asprezza e della profondità del tema, vuole allertare sì, ma non allarmare il lettore, con un “farmaco” particolare, che richiama la saggezza lucreziana. Ecco allora la scelta attenta dello stile paratattico e romanzato per accompagnare il lettore in questo itinerario, senza per questo privarlo dei documenti oggettivi che contrassegnano l'epocale e rivoluzionario passaggio relativo alla cura. Il matto non va rinchiuso e punito, ma curato e rispettato nella sua dignità e sacralità. Tutti dovremo allora leggere questa opera, pregna di insegnamenti, documenti, moniti e spunti. Comprendendo quei matti, comprendiamo “inconsciamente” il matto che è in noi, recluso, che “chiede” comprensione e libertà, perché lì si cela la nostra essenza. Ciò perchè la sofferenza, che è palese nel matto e latente in varia misura in noi tutti,al matto apparentati, presenta due registri: patimento ed iniziazione alla personale conoscenza. L'autoconoscenza ed è a tutti noto il motto ed il monito socrateo al riguardo, è la perla più preziosa di cui l'uomo possa disporre. Avviene attraverso la lettura dei codici emotivi racchiusi nella follia per accedere alla personale saggezza. Questo l'insegnamento ultimo o lo spirito che ànima l'opera, riposto in quest'opera, se viene vagliata e letta con intima adesione e opportuno discernimento e ove ci ritroviamo tutti insieme con le nostre unicità.


Dott.ssa Vincenza Sollazzo Psicologa e Psicoterapeuta


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Oltre le stelle di Rachele Magro, al Nato Rapid Deployable Corps Italy

Oltre le stelleIl giorno 16 marzo 2015, nella caserma “Ugo Mara” di Solbiate Olona (VA), sede del NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA), è stato presentato dall’Associazione Nazionale L’Altra metà della Divisa – Rete Supporto Famiglie militari, il libro “Oltre le stelle. Vissuti ed emozioni di famiglie militari italiane”- Edizioni Psiconline.


foto profilo paginaIl volume, curato da Rachele Magro, Responsabile del Servizio Psicologico alle famiglie, è in distribuzione dallo scorso 2 ottobre ed è stato presentato a Torino al Salone del Libro 2014 su preciso invito dello Stato Maggiore della Difesa.
All’appuntamento hanno preso parte, oltre alla curatrice, Rachele Magro, la Dott.ssa Santoro, Responsabile del Marketing e la Dott.ssa Emanuela Serra, pubbliche relazioni dell’Associazione.


Oltre le stelle rappresenta un’iniziativa all'interno del progetto dell’Altra metà della Divisa, associazione no profit, cui sarà devoluto totalmente il ricavato delle vendite, nata per volontà di un gruppo di donne, compagne, e familiari di militari, consapevoli dell’indispensabilità di una rete di supporto, con l’obbiettivo di condividere esperienze e difficoltà, sensibilizzare e sostenere le famiglie militari, indipendentemente dalla Forza Armata di appartenenza e dal grado rivestito.


Oltre le stelle nasce quindi dall’idea di raccontare le storie, le esperienze di queste donne che per scelta o per familiarità, vivono accanto ad un uomo in divisa. Le testimonianze, raccolte e curate dalla dott.ssa Rachele Maria Magro, parlano della forza, del coraggio e della determinazione nell’affrontare scelte difficili che spesso hanno come conseguenza la solitudine e la sofferenza, esperienze uniche vissute attraverso gli occhi delle protagoniste. Le fragilità e le paure, i momenti di tensione e le difficoltà raccontati, vengono inquadrati in una cornice che, analizzando in modo professionale la psicologia e la capacità di reazione agli eventi imprevisti, sono in grado di catapultare il lettore nella quotidianità di ciascuna di queste protagoniste; una quotidianità complessa e spesso complicata dalle regole della vita militare, una quotidianità spesso taciuta, sconosciuta ai più, ma che rivela quanto sia saldo e indissolubile il legame, seppure a volte conflittuale, che c’è tra loro e la divisa.


L’incontro per la presentazione del libro è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione NRDC Italy Women’s International Club (NIWIC), nata con lo scopo di riunire ed integrare le donne della comunità multinazionale di NRDC-ITA tra loro e con il territorio, molto attiva ed attenta ad iniziative volte alla valorizzazione delle famiglie militari.


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"Il sentiero del viaggio interiore" di Vincenza Sollazzo alla Biblioteca Civica di Maniago

copertina-il-sentiero-del-viaggio-interiore-sito2Sabato 28 marzo 2015 alle ore 18.00, la Dott.ssa Carla Aceto (Psicologa) presenta "Il sentiero del viaggio interiore. Conosciti, amati, guarisciti" di Vincenza Sollazzo - Edizioni Psiconline, presso la Sala Rosa Bian della Biblioteca Civica in via Battiferri,1 - Maniago (PN).


La presentazione inserita nel calendario degli Incontri in Biblioteca, è realizzata con la partecipazione dell'Associazione Intercomunale delle Valli delle Dolomiti Friulane, della Biblioteca della Montagna Pordenonese, e il Patrocinio della Città di Maniago.


Il sentiero del viaggioIl Sentiero del viaggio interiore, tratta il tema della sofferenza, intesa, oltre che come penoso fardello, come chiamata iniziatica o malattia creativa dell’anima e le strategie psicoterapeutiche per trasformarla e favorire il naturale percorso psicologico, le attitudini vocazionali, la “Bellezza” dell’esistenza, preclusa dai sintomi, devitalizzanti, coercitivi.
San Paolo ascoltò la chiamata e si avviò. “Saper” ascoltare la chiamata è atto eroico, composto da umiltà e coraggio, i cui effetti creano giovamento sia all’individuo che alla collettività. La psicoterapia, diventa un viaggio, simile a quello dantesco, ove la Conoscenza si intreccia con la Cura.
Arricchito anche da esempi, tratti dalla attività di psicoterapeuta dell'autrice, invita il lettore ad un nuovo modo di rapportarsi alla lettura, coinvolgendo l’“homo totus”, ossia Logos ed Eros, emisfero sinistro e destro ed ogni pagina diventa specchio per specchiarsi, sino a scorgere l’affresco della propria interiorità ed in tal senso diventa da parte dell’autrice un invito al lettore a non fermarsi ai veti del dolore, che, superbo impone blocchi inaccettabili.

Vincenza Sollazzo
nasce in Calabria nel 1965, si laurea in Psicologia alla “Sapienza” di Roma nel 1988 e si specializza in Psicoterapia individuale, presso l’ ISP (International School Psicologhy), nel 1994.
Prosegue la sua formazione con Masters di 2° livello su infanzia e adolescenza e partecipa a numeri corsi di aggiornamento studiando Sanscrito, Storia delle religioni, Filosofia della scienza.
Dal 1986 inizia con la guida eccellente del prof. Aldo Carotenuto lo studio e l’approfondimento dell’inconscio tramite la Sincronicità e le discipline inerenti (ipnosi, meditazione, immaginazione attiva, spiritualità, epistemologia), con un approccio speculativo (scrivendo articoli specifi ci e divulgativi) e pragmatico, legato quest’ultimo anche all’attività di psicoterapeuta che svolge a Trento ed in provincia di Venezia, da lungo tempo.


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